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Scrittore e ricercatore indipendente di questioni economiche e geopolitiche. Ha collaborato con varie testate e scritto diversi libri, tra cui Ucraina. Una guerra per procura (Arianna Editrice, 2016), Israele. Geopolitica di una piccola, grande potenza (Arianna Editrice, 2017) e Weltpolitik. La continuità economica e strategica della Germania (goWare, 2019).

Dopo aver alimentato i rialzi vertiginosi dei mercati azionari, le politiche ultra-espansive portate avanti nel corso degli ultimi anni delle Banche Centrali stanno cominciando ad inflazionare il valore di gran parte dei prodotti agricoli e delle componenti cruciali della manifattura

Uno degli effetti generati dalla Prima Guerra Mondiale fu indubbiamente quello di imprimere una brusca accelerata al trasferimento del centro di gravità geopolitica del pianeta dal "vecchio continente" agli Usa. Un processo costellato da una serie di crisi in grado di raggiungere un’intensità tale da condurre

Torna sulle colonne dell'Osservatorio l'analista Giacomo Gabellini, che ci parla delle radici storiche e politiche della Reaganomics. Scopriamo come le politiche economiche dell'amministrazione Reagan abbiano contribuito a plasmare il sistema neoliberista e a creare numerose delle contraddizioni interne al sistema

Con Trump la crescita americana ha accelerato, ma al tempo stesso si sono accentuate le connotazioni oligarchiche della distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti. Come fa notare Giacomo Gabellini in questa analisi ripresa dal suo blog “Il Contesto News”, infatti, nell’era Trump a brindare sono

Giacomo Gabellini torna sulle colonne dell'Osservatorio Globalizzazione, con una magistrale ricostruzione dell'inizio della Guerra Fredda, siamo sicuri che così, non la avevate mai letta. Buona lettura! Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, divenne palese agli occhi degli strateghi Usa che

Con piacere vi presentiamo questo interessante articolo dell’analista Giacomo Gabellini su un tema molto spesso sottovalutato: la crisi del dollaro. In appena un anno, la Banca Centrale russa si è liberata dei circa 90 miliardi di dollari di Treasury Bond (T-Bond) statunitensi

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