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Il finanzcapitalismo all’assalto dell’ambiente

Il finanzcapitalismo all’assalto dell’ambiente

Giuseppe Gagliano conclude il suo dossier su “Finanzcapitalismo” di Luciano Gallino parlando del grave tema dell’assalto all’ambiente e alla natura da parte del sistema del capitalismo finanziario. Destinato a produrre la più grande corsa allo sfruttamento della Terra che il mondo abbia mai visto.

Un discorso a parte merita infine l’irrazionalità che il finanzcapitalismo mostra dinnanzi alla natura e agli ecosistemi. Il finanzcapitalismo secondo Gallino ha applicato il concetto di valorizzazione delle risorse naturali. In concreto però la valorizzazione ha assunto  principalmente la forma di abbattimento delle foreste e la trasformazione di risorse rinnovabili in risorse non rinnovabili, e di fatto sfruttate sino alla consunzione.

Senza quasi eccezioni, i progetti di valorizzazione hanno una rilevante componente finanziaria. La quota maggioritaria di questi progetti si riferisce a paesi emergenti che non avrebbero i mezzi economici per realizzabili in proprio, ma bisogna anche considerare le enormi pressioni che il sistema esercita sui governi dei paesi emergenti affinché attuino i progetti di valorizzazione. Il paradosso in cui si impiglia il modello contabile del finanzcapitalismo è che la creazione di ricchezza finanziaria, ottenuta dalla cosiddetta valorizzazione di risorse naturali, è in realtà ampiamente sorpassata dalla distruzione permanente della ricchezza ecologica del pianeta (risorse ittiche, foreste e altri biomi a rischio).

Il finanzcapitalismo sta conducendo un assalto globale al sistema agro-alimentare del mondo. Lo scopo non è quello di assicurare al mondo un alimentazione migliore e più sicura, ma quello di estrarre valore e profitto da questo settore. Tra i fattori che maggiormente hanno favorito questo fenomeno vi è senz’altro la formazione di monopoli e oligopoli, avvenuta in forza di ondate di fusioni e acquisizioni di società concorrenti che controllano completamente il mercato degli alimenti di base. In tali operazioni il ruolo propulsivo e non solo ausiliario della finanza ha un peso determinante. Scendendo lungo la catena del sistema agroalimentare si osserva che un quarto del mercato mondiale degli alimenti confezionati e delle bevande è controllato da appena una decina di industrie, come la svizzera Nestlè, l’americana Kraft, l’olandese Unilever, la francese Danone.

L’assalto del finanzcapitalismo ha prodotto a carico del sistema agro-alimentare delle deformazioni enormi che hanno provocato gravissimi danni all’ambiente e alle popolazioni locali: per mezzo della transizione a vastissime monocolture estensive, il finanzcapitalismo ha distrutto larga parte dell’agricoltura tradizionale, riducendo drasticamente anche la biodiversità delle piante alimentari con i rischi che ne derivano a carico dei futuri raccolti, ha accresciuto l’inquinamento e la cementificazione. Svariati trilioni di dollari ed euro sono stati investiti in ettari a produzioni estensive tecnologicamente avanzatissime, con una quota crescente di Ogm, con il risultato che la situazione alimentare del pianeta, contrariamente alle previsioni, è notevolmente peggiorata.

In definitiva, il capitale vivente, ovvero il capitale estratto dalla natura e dalle risorse umane del territorio, comprende numerosi aspetti dell’esistenza: l’ampiezza e la qualità del tempo libero, la qualità del lavoro, l’armonia della vita familiare, il tasso di occupazione, il tempo speso nel percorso casa-lavoro, il numero di incidenti sul lavoro, il tasso di povertà, la conservazione e la tutela degli ecosistemi ambientali. In tutti i paesi sviluppati questi aspetti dell’esistenza hanno subito un peggioramento dagli anni ’60 del Novecento a oggi, mentre gli attivi finanziari crescevano senza posa a vantaggio di pochi. In aggiunta, le disuguaglianze economiche, aggravate dal finanzcapitalismo, appaiono oggigiorno semplicemente oltraggiose.

Alla luce di queste considerazioni, un sistema economico complesso si può considerare solido quando la eventuale disfunzione di un componente resta localizzata e non si trasferisce rapidamente ad altre, l’attuale sistema finanziario pare invece costruito seguendo criteri esattamente opposti e sembra segnato da una intrinseca fragilità: a motivo di codesta intrinseca fragilità la mega-macchina sociale denominata finanzcapitalismo rappresenta a parere di Gallino il maggior generatore di insicurezza sociale ed economica che il mondo abbia finora conosciuto ed è un potente fattore di degrado della civiltà-mondo nel suo complesso.

9 – fine

1 – Il finanzcapitalismo secondo Luciano Gallino

2 – Le strutture del finanzcapitalismo

3 – Ascesa e declino del neoliberismo

4 – La Grande Crisi: il fallimento del neoliberismo

5 – Sinistra e neoliberismo: l’abbraccio mortale

6 – I presupposti teorici del finanzcapitalismo secondo Gallino

7 – La finanza degli apprendisti stregoni

8 – La solitudine dell’uomo economico

9 – Il finanzcapitalismo all’assalto dell’ambiente

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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