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La Marina e l’interesse nazionale: intervista all’ammiraglio Sanfelice di Monteforte

La Marina e l’interesse nazionale: intervista all’ammiraglio Sanfelice di Monteforte

L’Osservatorio dialoga oggi con l’Ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte, uno dei più lucidi e preparati esponenti della nostra forza navale nonché competente analista strategico, sulle sfide marittime del nostro Paese. Nato a Roma nel 1944, entrato in Accademia navale nel 1962 e nominato Guardiaarina dal 1965, ha comandato la corvetta “Alcione”, la fregata “Maestrale”, l’incrociatore “Andrea Doria” e, in seguito, ha diretto la “Rivista Marittima”. Promosso Ammiraglio di Squadra il 1 gennaio 2000, ha assunto l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore a SHAPE, il 24 gennaio successivo. Dal 1˚ novembre 2002 al 24 giugno 2005 è stato Comandante delle Forze Navali Alleate del Sud Europa (COMNAVSOUTH) – incarico ri-denominato Comandante del Comando di Componente Marittima di Napoli (CC-MAR Naples) il 1 luglio 2004 – periodo nel quale ha svolto il Comando dell’operazione NATO anti-terrorismo “Active Endeavour”.

Osservatorio Globalizzazione: Buongiorno Ammiraglio e grazie mille per la disponibilità. Quali sono secondo lei le principali sfide che l’Italia deve affrontare nel Mediterraneo?

Ferdinando Sanfelice di Monteforte: Ci sono due tipi di sfide, la messa in pratica della Unclos, soprattutto in alto mare, e il risorgere dei conflitti e delle contese geopolitiche tra le nazioni litoranee.

Osservatorio Globalizzazione: Il Mediterraneo sta diventando un terreno di scontro sempre più centrale…

Ferdinando Sanfelice di Monteforte: Esatto. E non ci sono solo queste due sfide. Per l’Italia vi è anche la sfida della protezione dei nostri contingenti e delle nostre comunità all’estero. Oltre ovviamente al naturale mantenimento dell’apertura dei mari ai commerci e alle esportazioni su cui si fonda l’economia del nostro Paese.

Osservatorio Globalizzazione: Recentemente l’Italia ha ospitato il Regional Seapower Symposium di Venezia in cui l’attenzione per il Mediterraneo è stata notevole. Si può dire che l’Italia sia all’avanguardia nella costruzione di una strategia navale per la regione?

Ferdinando Sanfelice di Monteforte: Senz’altro, anzi, vi dirò di più. L’Italia è all’avanguardia dai tempi della storica Legge Navale del 1975, progettata grazie all’importante lavoro di sensibilizzazione e sostegno dei vertici della Marina dell’epoca. Quando nel 1975 il Parlamento approvò lo stanziamento da 1.000 miliardi di lire per l’ammodernamento e la costruzione di mezzi per la Marina Militare fu confermata l’intuizione dell’ammiraglio Gino de Giorgi secondo cui il mare e gli oceani sarebbero diventati importante terreno di confronto nei decenni a venire e secondo cui era necessario “virare” dalla situazione di tradizionale subordinazione della forza navale nel contesto militare italiano. L’Italia seppe capire la situazione geostrategica contemporanea e le future prospettive di evoluzione, richiamando l’attenzione della classe politica sull’obiettivo di evitare il declino della Marina. Tutto ciò che è successo in seguito è frutto di quell’importante precedente. 

Osservatorio Globalizzazione: In questo contesto, come procede l’integrazione delle flotte in ambito Nato?

Ferdinando Sanfelice di Monteforte: Si sta facendo sentire sempre più forte la spinta a integrare gradualmente le flotte dei Paesi membri, passando da un contesto di specializzazione alla possibilità di una proiezione operativa estesa a tutti i membri dell’Alleanza. Tutti, grandi e piccoli, mirano su strumenti bilanciati e non su strumenti specialistici. È finita, ad esempio, l’epoca della marina belga che aveva solo cacciamine in dotazione. Bisogna avere una certa capacità operativa per fare “tutto da soli” in numeri ridotti, unendosi agli altri in un sistema a mosaico Più moduli di forze simili sia nel low-end che nell’high-end.

Osservatorio Globalizzazione: In un certo senso, una vera e propria “economia di scala”.

Ferdinando Sanfelice di Monteforte: Senz’altro. Interoperatività a mosaico, ma pari dignità. Viviamo in un mondo di amicizie limitate, come si vede dalle cronache quotidiane.

Osservatorio Globalizzazione: Quindi la Nato cerca, in un certo senso, di consolidarsi sul fronte navale per parlare a una sola voce?

Ferdinando Sanfelice di Monteforte: Si, ma non si arriverà più, come nel passato, ad alleanze per la vita e per la morte. Predomina la geometria variabile, la liquidità. L’alleato in un teatro è il rivale in un altro: si cerca di tenere tutto al di sotto della soglia del conflitto violento.

Osservatorio Globalizzazione: In questo senso, la Marina può essere un laboratorio per il nuovo tipo di cooperazione nelle forze armate?

Ferdinando Sanfelice di Monteforte: Si, e in questo senso si riprende una tradizione storica. Da sempre le marine hanno collaborato di più rispetto alle altre forze armate. Considerate, ad esempio, che durante la Guerra Fredda le forze di terra Nato, eccezion fatta per i contingenti Usa in Europa, raramente si affiancavano a forze di altre nazioni, le aeronautiche facevano rare esercitazioni comuni, ora aumentate esponenzialmente, mentre le marine erano use a collaborare.

Osservatorio Globalizzazione: Anche fuori dal campo Nato, infatti, l’esercitazione navale è la manifestazione più lampante di una sintonia politica che prova a farsi militare. Lo vediamo con Russia e Cina…

Ferdinando Sanfelice di Monteforte: Assolutamente, concordo in pieno. Eserciti e aeronautiche collaborano molto di più, ma hanno mezzo secolo di ritardo in questi processi.

Osservatorio Globalizzazione: In conclusione, come ritiene si stia sviluppando, in Italia, la consapevolezza riguardante la cultura strategica nel mondo politico-istituzionale?

Ferdinando Sanfelice di Monteforte: Noi abbiamo una grande tradizione di tatticismo, con pochi, ma grandi maestri di strategia. In Italia la cultura strategica non è mai stata però pienamente diffusa. Io mi sono infatti dedicato a insegnare Studi Strategici per diffondere la consapevolezza di questa cultura, sfida fondamentale in cui stiamo migliorando. Le nuove generazioni saranno migliori della nostra sotto questo punto di vista, non vedranno gli scenari globali solo come un prodotto di un meccanismo semplice di azione e reazione.

L’Osservatorio, animato principalmente da giovani redattori che mirano a conoscere il mondo con la chiave della complessità, coglie questo incoraggiamento dell’Ammiraglio Sanfelice da Monteforte come stimolante, come un augurio che al tempo stesso ci ricopre di grandi responsabilità. Ringraziamo l’Ammiraglio per il tempo dedicato e la fiducia dimostrata e continuiamo a guardare il mare. Consci che nelle rotte del Mediterraneo si trovino le future sfide e i maggiori obiettivi del nostro Paese.

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Bresciano classe 1994, si è formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano. Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019. Il suo principale interesse di studio è la geoeconomia, ovvero l’analisi degli effetti dell’interdipendenza tra le grandi questioni geopolitiche e le dinamiche industriali, commerciali e produttive del mondo contemporaneo, con un focus particolare sull’impatto della rivoluzione tecnologica, sulla sfida Usa-Cina e sul ruolo dell’Europa nel mondo contemporaneo.

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