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Stampa, cinema, pubblicità: l’Eni di Mattei e la costruzione del consenso

Eni Supercortemaggiore

Stampa, cinema, pubblicità: l’Eni di Mattei e la costruzione del consenso

Concludiamo oggi, ringraziando l’autrice per la grande disponibilità e l’approfondita qualità dell’opera messa a nostra disposizione, il dossier di Sveva Bertini sulla figura di Enrico Mattei e sul ruolo politico, economico e sociale dell’Eni nell’Italia della ricostruzione. Oggi parliamo della macchina del “consenso” di cui Mattei, tra mondo politico e opinione pubblica, seppe fare uso per rafforzare il sostegno alle sue scelte strategiche.

In un contesto caratterizzato dalla forte opposizione delle élite politiche nazionali e internazionali, le nuove prospettive di Mattei necessitavano la costruzione di un supporto “dal basso”, di una sorta di “affezione popolare e borghese” all’azienda di Stato e nulla poteva essere miglior veicolo di diffusione di un giornale.

Registrata inizialmente come Società editrice lombarda, la testata giornalistica fondata da Gaetano Baldacci (giornalista del Corriere della Sera), dall’editore Cino Del Duca e da Mattei aveva un capitale sociale di un milione di lire, in seguito aumentato a cento milioni, di cui il 49% sottoscritto da Bruno Giussani, commercialista milanese che rappresentava la quota di Enrico Mattei. Tuttavia, si dovettero aspettare sei mesi perché, dalla sede milanese, il 21 aprile 1956 uscissero le prime copie di un quotidiano chiamato “Il Giorno”.[1]

Gli editori de “Il Giorno” guardavano alla stampa europea, in particolare a formati innovativi come quello del “Daily Express” di Londra, e miravano “sfidare l’egemonia milanese del “Corriere della Sera”.[2] A partire dalle scelte grafiche e in particolare attraverso la penna dei suoi giornalisti, il nuovo quotidiano si fece tramite di una politica orientata al centro-sinistra, cercando di limare il tabù rappresentato dall’apertura ai socialisti; tuttavia, la linea di più radicale cambiamento, rispetto alla stampa corrente, fu l’indipendenza dal governo in materia di politica estera e la critica anti-americana sia in relazione allo scenario internazionale, sia per quanto riguardava l’azione delle multinazionali statunitensi in Italia.

L’insolito allineamento tra le idee del Presidente dell’Eni e i contenuti diffusi da “Il Giorno”, fece sorgere qualche dubbio riguardo l’effettiva provenienza dei finanziamenti del quotidiano. Già nell’ottobre del 1956, infatti, la prefettura di Milano in “una “nota riservata> alla direzione generale di Pubblica sicurezza”[3] fece emergere che l’Eni aveva un contratto pubblicitario con “Il Giorno” per 240 milioni di lire. Ma solo nel 1959, attraverso una comunicazione dal Ministro per le Partecipazioni statali Mario Ferrari Aggradi, l’opinione pubblica venne a conoscenza che il quotidiano era finanziato per il 49% dall’Eni, per il 49% dall’IRI e per il 2% dal Ministero per le Partecipazioni statali, fatto che portò alla destituzione del direttore Gaetano Baldacci e alla nomina a direttore dell’ex partigiano Italo Pietra.

La nuova direzione apportò migliorie al giornale, attraverso la collaborazione con artisti come Pasolini, Gadda e Calvino e grandi firme del giornalismo come Giorgio Bocca, Giampaolo Pansa ed Enzo Forcella, ma non portò ad un sostanziale cambio di direzione rispetto alla diffusione di contenuti politici spesso in contrasto con il governo. Ad Italo Pietra verranno, infatti, contestati il diradarsi di giornalisti moderati e democristiani e l’infittirsi di critiche al modello liberale e agli Stati Uniti, come i clamorosi titoli contrari alla guerra nel Vietnam. Fu così che “Il Giorno” di Mattei era tenuto sotto controllo dall’intelligence italiana e straniero, prima ancora di essere al centro delle contestazioni da parte delle altre testate giornalistiche, soprattutto quelle dei liberali di Don Luigi Sturzo e dalle colonne di Indro Montanelli nel “Corriere della Sera”. 

Si può dire che spesso il rapporto di Mattei con la cultura americana è stato controverso: da una parte il contrasto dovuto all’asservimento politico dell’Italia agli Stati Uniti portava il Presidente dell’Eni a scagliarsi contro l’alleanza americana, dall’altra, egli fu spesso affascinato dai metodi utilizzati dagli americani per fare ricerca, per organizzare il lavoro e le imprese e per comunicare. I frequenti viaggi di studio negli Stati Uniti non erano il solo esempio di questa ammirazione: Mattei, infatti, fu affascinato dal metodo comunicativo degli “House organ”, giornali aziendali rivolti sia ai lavoratori che per un pubblico esterno, già ripresi in Italia dalla Fiat.

In questa direzione, nel 1955 esce la rivista aziendale dell’Eni “Il Gatto Selvatico”, prendendo spunto dal termine wildcat, con cui si indicavano i ricercatori di petrolio. Nomi noti della letteratura come Natalia Ginzburg, Giorgio Caproni, Carlo Cassola, Leonardo Sciascia e Mario Soldati impreziosirono le pagine della pubblicazione che aveva come scopo dare un’immagine pubblica dell’Eni e instaurare un forte senso di identità sia tra le fila dei lavoratori che quelle dei consumatori. Il giornale doveva avere un taglio divulgativo, non incentrato solo sulla questione petrolifera ed energetica, ma aperto anche al costume e ad articoli più leggeri.

Caratterizzante de “Il Gatto Selvatico” fu soprattutto la promozione del discorso Terzomondista di Mattei, attraverso la pubblicazione di numerosi articoli sull’Africa e sulle possibilità di collaborazione tecnica all’interno di imprese miste (Eni e compagnie locali), mutando l’ottica di azione da quella di stampo colonialista a quella dell’Eni, rivolta ad una cooperazione economica tra pari.[4]

Le strategie comunicative di Mattei, però, non si fermarono alla carta stampata, ma fin da subito conquistarono il piccolo ed il grande schermo.

Pubblicità televisive del cane a sei zampe e sketch dell’Eni con Dario Fo e Franca Rame durante il Carosello erano ormai parte della quotidianità degli italiani. Tuttavia, un momento chiave fu la sera 12 aprile 1961 in cui, in un’intervista Rai[5] in cui avrebbe dovuto essere spiegato il funzionamento dell’Eni e divulgati i nuovi ritrovamenti di idrocarburi in Lucania, Abruzzo e in Sicilia, Mattei fa breccia nel cuore di molti italiani entrando nelle loro case con una parabola semplice ma potente nel suo significato. Egli, infatti, paragonò l’Italia ad un gattino a cui venne impedito l’accesso alla ciotola del cibo da una zampata di un grosso cane affamato, in seguito alla quale morì. Il grosso cane rappresentava gli interessi dei colossi del petrolio anglo-americani, oppressori dell’Italia che voleva ricostruire ed uscire dalla povertà con la via dello sviluppo economico.

“Supercortemaggiore, la potente benzina italiana”

L’Eni e l’Italia, come il gattino, sono stati osteggiati in tutti i modi dagli “ingordi” e potenti cani delle Sette sorelle, ma ora, nella visione di Mattei, erano forti, dopo essersi costruiti uno spazio indipendente: in poche parole l’Italia del boom economico era passata da essere gattino indifeso a cane a sei zampe.[6]

Ed è anche con il cinema che l’immagine del “fido” cane dell’Eni entra nell’immaginario collettivo dell’Italia. In molte pellicole, la stazione dell’Agip con i suoi cartelloni pubblicitari diventa quasi parte del paesaggio, come si può notare nel film “Il sorpasso”, in cui il simbolo dell’azienda petrolifera è una costante lungo tutto il percorso dei due protagonisti.

Jean-Louis Trintignant e Vittorio Gassman in una scena del film “Il Sorpasso”

Tuttavia, l’azione dell’Eni nel cinema non si ferma alla mera “pubblicità indiretta”, ma si fa produttrice di un tipo particolare di film, il tecnofilm, che iniziava ad andare in voga in Italia, grazie all’European Recovery Program e a svariate iniziative della Presidenza del Consiglio per pubblicizzare la crescita italiana del Dopoguerra all’estero. Dapprima l’azienda si concentra su risvolti meramente tecnici come accadde per i tecno-film Le vie del Metano (Ubaldo Magnaghi, 1952), Gela 1959: pozzi a mare (Vittorio De Seta e Franco Dodi, 1960), Il Gigante di Ravenna e A Gela qualcosa di nuovo (Fernando Cerchio, 1960), Ritratto di una grande impresa (Giacomo Vaccari, 1962), Oro sul Mar Rosso (Vittorio Gallo, 1962), poi, con la pellicola “L’Italia non è un paese povero” (Ivens), fortemente voluta da Mattei, l’Eni cerca di arrivare al grande pubblico, con un docu-film di qualità al quale collaborano autori come Alberto Moravia e Corrado Sofia. L’intento è chiaramente quello di mostrare agli spettatori i benefici e lo sviluppo portati da un’azienda di Stato in un paese fino ad allora rimasto arretrato e di mostrare all’estero che l’Italia non è più il paese in estreme condizioni di povertà di “Ladri di biciclette”. Purtroppo il film non avrà il successo sperato a causa di un consistente smembramento operato dalla censura italiana. La tradizione del docu-film verrà portata avanti anche dopo la morte di Mattei, come si può evincere dalle successive esperienze cinematografiche con Bovay e Bertolucci.[7]

“L’Italia non è un Paese povero” (1960)

Enrico Mattei viene spesso descritto come un uomo determinato, un manager pubblico che, però, è anche tecnico e politico allo stesso tempo, un principe moderno del petrolio il cui fine, non il proprio interesse particolare, ma un’idea di potenza e coesione statale, giustifica una varia quantità di mezzi che vanno, appunto, dal controllo della stampa, della pubblicità, del cinema, alla corruzione.

Seppur non ci siano prove certe di questa attitudine del Presidente dell’Eni, Guido Carli riferisce:

Era un ossesso, un invasato […] pervaso da spirito anticapitalistico, contrario alla concorrenza […]. Non faceva mistero della sua opera di corruzione.[8]

Mentre Maugeri riporta la sua nomea di “corruttore incorruttibile” e di “primo artefice della corruzione di Stato” presso la stampa dell’epoca. Anche i servizi segreti americani dipingevano Mattei come segmento centrale di un ingranaggio di rete corruttiva, iniziato con lo sfruttamento dei fondi neri del metano e sfociato nello sfuggente sistema di finanziamento di partiti.

L’immagine di un uomo che corrompe non per arricchimento personale, ma per il completamento di obiettivi individuali finalizzati al bene comune, trova conferma anche nelle parole di Antonio Segni e Giovanni Togni in memorandum segreti per gli Stati Uniti.

1 – La visione globale di Mattei

2 – La sfida alle “Sette sorelle”

3 – Mattei e Gronchi: la “diplomazia del petrolio” tra Italia e Urss

4 – Mattei il democristiano

5 – La costruzione del consenso


[1] Mauro Forno, Un «sorvegliato speciale»: «Il Giorno» di Mattei nelle carte degli informatori di polizia, Contemporanea, Vol. 16, No. 2 (aprile-giugno 2013), pp. 261-264.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.

[4] Eleonora Belloni, L’Eni e il Terzo Mondo. L’anticolonialismo di Enrico Mattei nelle pagine de “Il Gatto Selvatico, Progressus. Rivista di storia, Anno I, No.2, dicembre 2014,

pp. 1-14, Università di Siena.

[5] Mattei 50 anni dopo, 1962-2012, Rivista italiana del petrolio, giugno 2012, pp. 52-53, Roma.

[6] https://www.youtube.com/watch?v=NfdGw6ylmKs (consultato il 13/09/2020).

[7] Fernanda De Maio, Michela Maguolo, Eniway, La rivista di Engramma No. 169, novembre 2019, pp.153-175, Edizioni Engramma, Venezia.

https://books.google.it/books?hl=en&lr=&id=b_q-DwAAQBAJ&oi=fnd&pg=PA153&dq=enrico+mattei+e+il+cinema&ots=xON-cUQ6fh&sig=OnEWOWhhAi9KSEHshuQTCA4jjzU&redir_esc=y#v=onepage&q=enrico%20mattei%20e%20il%20cinema&f=false, (consultato il 15-09-2020).

[8] Alessandro Aresu, Enrico Mattei, una figura di manager pubblico, Rivista italiana di Public Management, Vol. 3, No. 1, 2020, pp. 47-49.

Nata nel 1998 a Milano e cresciuta tra le colline del Monferrato, ha coseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli studi di Pavia, discutendo una tesi sulla figura di Enrico Mattei. Durante il triennio a Pavia è stata allieva del Collegio Ghislieri. I periodi di scambio, prima al St John’s College presso l’Università di Cambridge, poi a Sciences Po Toulouse, le hanno dato modo di approfondire questioni attinenti le politiche dell’ambiente e il ruolo dell’energia a livello internazionale. Attualmente frequenta il primo anno di laurea magistrale in Scienze delle amministrazioni e delle politiche pubbliche presso l’università La Sapienza ed è allieva della Scuola Superiore di Studi Avanzati di Roma.

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