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Un democristiano tra De Gasperi e Fanfani: Mattei e la politica italiana

Mattei democristiano

Un democristiano tra De Gasperi e Fanfani: Mattei e la politica italiana

L’Eni di Mattei fu un influente attore nel contesto del mondo politico italiano del secondo dopoguerra dominato dall’apparato di potere democristiano. Nel quarto appuntamento del dossier “Mattei, l’epopea di un italiano” a opera di Sveva Bertini vediamo come il manager e politico marchigiano seppe costruire una consistente e duratura rilevanza.

Il 1953 risulta essere l’annus mirabilis per l’avvio del “miracolo economico italiano”: infatti, la Fiat progetta un investimento di 300 miliardi di lire per la costruzione di Mirafiori, il Parlamento emana la legge n. 298 che, sulla scia della Cassa per il Mezzogiorno promuove lo sviluppo del Sud Italia, in particolare quello industriale, mentre viene istituito l’Ente Nazionale Idrocarburi. E se nelle precedenti analisi abbiamo visto la pervasività geopolitica dell’azienda fondata da Enrico Mattei, è altrettanto interessante studiare come la sua nascita incise sull’influenza del manager marchigiano sulla politica nazionale e la Democrazia Cristiana.

L’Eni nasce non come un monopolio di Stato, ma come un’impresa pubblica, ovvero un’azienda che, pur essendo totalmente affidata allo Stato, si trova ad essere in concorrenza con le altre.[1] Proprio la decisione di collocare l’Eni sotto l’egida statale fu al centro di un intenso dibattito non solo interno, con la forte opposizione di Don Luigi Sturzo, ma anche internazionale, considerata l’ingerenza del sistema dei blocchi che si era andata imponendo già sul finire del conflitto mondiale.

Il primo problema consisteva nell’eredità fascista insita nelle farraginose aziende di Stato, quale era l’Agip prima dell’arrivo di Mattei: gli Stati Uniti avevano fin da subito cercato di opporsi alla statalizzazione cercando di preservare i molteplici interessi di aziende private americane operanti in Italia. Nel Bel Paese, infatti, 44 grandi imprese statunitensi avevano investito ingenti somme, la cui metà era rappresentata interamente dall’industria petrolifera, che vedeva la preponderante presenza della Standard New Jersey.[2]

Con il venirsi a creare di un’azienda pubblica operante su un sottosuolo ancora promettente, le Sette sorelle perdevano la certezza del controllo dei prezzi attraverso la quantità offerta, mentre a livello “ideale” “veniva violata la filosofia liberista propugnata dal governo americano”.[3] La tesi americana, orientata alla privatizzazione, era appoggiata dalla borghesia imprenditoriale italiana che, tra le altre cose, temeva l’interruzione dei fondi dell’European Recovery Program (Piano Marshall).

L’interruzione effettivamente avvenne, ma solo per quanto riguardava le risorse dirette all’Agip e all’Eni, più in generale: “l’ECA (Economic Cooperation Adinistration) – che trovava decine di milioni di dollari anche per le imprese italiane più sballate – non trovò nemmeno un dollaro per l’Agip”.[4] In questo contesto ostile prende avvio la storia dell’Eni, che deve la sua fondazione oltre che al suo primo Presidente, al forte supporto di Ezio Vanoni, esponente dell’ala sinistra della Democrazia Cristiana e autore del primo piano di programmazione economica della Repubblica Italiana, ma soprattutto all’appoggio offerto da De Gasperi.

Anche a livello internazionale, le pressioni dei petrolieri americani, che minacciavano di escludere le proprie aziende dal mercato italiano se la nuova legge mineraria non fosse stata redatta in modo a loro congeniale, non trovarono il completo allineamento del Dipartimento di Stato americano che, invece, attraverso la figura di Eisenhower, cercava distensione e compromesso con i “nazionalisti del petrolio”. Tuttavia, l’idea del Presidente degli Stati Uniti non fu ben espressa dall’ambasciatrice americana in Italia, Claire Boothe Luce, consorte del proprietario dei giornali Time e Life, che, provvedendo ad una propaganda iconoclasta nei confronti di Mattei, diffuse l’idea di una presunta opposizione degli Stati Uniti all’Eni, alimentando il mito dell’odio americano per l’ente.

Vocazione mediterranea e neoatlantismo.

Con la legge “truffa” [5] del 1953 e la scomparsa di De Gasperi e Vanoni, l’era dei governi di centro giungeva al tramonto, senza, però, essere sostituita da una chiara direzione politica a causa dei contrasti tra le varie correnti interne alla Democrazia Cristiana.

Mattei, senza prendere una definita posizione di alleanza, stabilisce spesso una sinergia d’azione con Giovanni Gronchi e Amintore Fanfani.[6] Questo “triumvirato” presenta non poche ambiguità, poiché composto d’uomini che, non ponendosi genuinamente sotto l’ala di una delle correnti interne, tendono a non escludere alcuna possibilità, pur di conquistare i loro obiettivi personali. Le mire di Mattei, seppur personali, non riflettono interessi volti al vantaggio e all’arricchimento individuale, bensì un disegno collettivo di benessere e sviluppo, pensato dal Presidente dell’Eni per l’Italia della ricostruzione, attraverso un’abile forgiatura della politica estera. Prima di Mattei già altri movimenti interni al partito che propendevano per una sorta di pacifismo cristiano, nutrivano grande insofferenza per i retaggi di imperialismo e per l’imposizione statunitense che comportava l’Alleanza Atlantica.

Ed è con l’elezione presidenziale di Gronchi che la visione dell’oppressione dell’alleato americano si diffonde e trova terreno fertile con le politiche energetiche propugnate da Mattei, mentre viene ostacolato dall’ala destra della DC. In questo modo viene a delinearsi una nuova ottica in politica estera: il “neoatlantismo”, che non tende a rinnegare l’Alleanza Atlantica, ma mira a creare nuovi spazi di autonomia per l’Italia e allo stesso tempo nuovi margini di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, che vanno a sostituire gli antichi rapporti di subordinazione all’Occidente. Il ruolo immaginato per il Paese è, quindi, quello di ponte tra le due culture, tra le due economie e tra i due sistemi Occidente- Periferia del mondo. In un momento in cui gli Stati Uniti offrivano il piano Marshall e si cominciava a respirare aria di integrazione europea, Mattei, Gronchi e Fanfani percepivano come fondamentale la presenza nel Mediterraneo e immaginavano l’asse dell’interesse nazionale spostato verso il mare nostrum, così ricco di opportunità di sviluppo e di oro nero.[7]

Montanelli, riassumendo la politica di Mattei commenta tra le righe del Corriere della Sera:

Nelle parole di Mattei […] spira ogni tanto una ‘bavetta’, come dicono a Venezia, di mare nostrum, di Italia proletaria, di vocazione africana e di destino mediterraneo che, in tempi di integrazione europea e di Mercato Comune, ci ispirano qualche perplessità”. [8]

4 – Continua

1 – La visione globale di Mattei

2 – La sfida alle “Sette sorelle”

3 – Mattei e Gronchi: la “diplomazia del petrolio” tra Italia e Urss

4 – Mattei il democristiano

5 – La costruzione del consenso


[1] Francesca Carnevalli,State enterprise and Italy’s “Economic miracle”: The Ente Nazionale Idrocarburi, 1946-1962. Enterprise & Society, June2000, Vol. 1, No. 2., pp. 248-278, Cambridge University Press.

[2] Leonardo Maugeri, op. cit., p. 71.

[3] Ivi, p. 71.

[4] Ernesto Rossi, Il Paniere sfondato, <<Il Mondo>>, Roma, 10-8-1953.

[5] Legge “truffa”: legge elettorale n. 148 del 1953 che modificò la precedente formula elettorale del 1946  in senso maggioritario. Fu appellata “truffa” poiché fu largamente contestata per la distorsione che avrebbe compiuto rispetto alla rappresentanza puramente proporzionale.

[6]  Leonardo Maugeri, op. cit., pp. 117-123.

[7]  Alberto Tonini, op. cit., pp. 42-45,

[8] Indro Montanelli, “I protagonisti: Mattei”, Corriere della Sera, 29 agosto 1961. cit.

Nata nel 1998 a Milano e cresciuta tra le colline del Monferrato, ha coseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli studi di Pavia, discutendo una tesi sulla figura di Enrico Mattei. Durante il triennio a Pavia è stata allieva del Collegio Ghislieri. I periodi di scambio, prima al St John’s College presso l’Università di Cambridge, poi a Sciences Po Toulouse, le hanno dato modo di approfondire questioni attinenti le politiche dell’ambiente e il ruolo dell’energia a livello internazionale. Attualmente frequenta il primo anno di laurea magistrale in Scienze delle amministrazioni e delle politiche pubbliche presso l’università La Sapienza ed è allieva della Scuola Superiore di Studi Avanzati di Roma.

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