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Gurdjieff, il Maestro

Gurdjieff, il Maestro

L’Armenia è stata nell’ultimo anno al centro della cronaca internazionale per la guerra che l’ha vista, suo malgrado, contrapporsi all’Azerbaijan per il controllo dell’Artsakh. Un “Ritratto” lo dedichiamo quindi ad un personaggio legato alla terra di Gregorio Illuminatore: l’esoterista, filosofo e mistico Georgi Gurdjiev romanizzato in Georges Gurdjieff.

Una figura estremamente complessa sia per il suo pensiero che per la sua idea di divulgazione e conservazione dello stesso. L’esoterismo, e se vogliamo la magia, del personaggio la troviamo già nel nome e nella data di nascita. Nacque ad Alexandropol, ora Gyumri, da un pastore di grandi mandrie e bardo (ashokh) greco del Ponto, Yiannis Georgiades e dalla armena Evdokia. Gurdjiev è la russificazione del cognome paternoQuando nacque non si sa: tra il 1866 e il 1877. Secondo alcuni passaporti era nato il 28 novembre 1877, ma la data ufficiale è considerata il 14 gennaio del 1872. Questa è la data che lui dichiarò alle autorità francesi quando si stabilì a Fontainebleau nel 1922 ed è tale data che viene riportata sulla lapide. C’è da credere che Gurdjieff sapesse bene la data della nascita, ma che ad essa non attribuisse nessuna importanza e non la rivelò mai ai suoi allievi. L’importante era il momento del risveglio interiore e non la venuta al mondo.

Grazie al padre l’infanzia di Gurdjieff fu tutta impregnata di racconti e poemi del lontano passato mesopotamico e caucasico. La famiglia si trasferì a Kars, una città di frontiera, incontro di diverse culture e religioni (yazidi, curdi, turchi, armeni, georgiani, estoni, assiri): lì fu educato dall’arciprete della cattedrale, il decano Borsh, amico di famiglia. Leggeva, parlava e scriveva correttamente armeno, russo, turco e greco e da adolescente venne avviato agli studi teologici, di medicina e di ingegneria. Affascinato dal misticismo e dalle antiche tradizioni religiose, abbandonò il proposito di diventare Pope e iniziò una serie di viaggi in Eurasia (dalla Turchia al Tibet) alla ricerca di arcane tradizioni e dei punti in comune tra le antiche leggende, tramandate oralmente in centri di sapere lontani dal mondo. Stando alle testimonianze di Gurdjieff stesso e dei suoi discepoli (con i quali aveva costituito un gruppo, i “Cercatori della verità”), prima si recò a Iconio e Costantinopoli per studiare il sufismo del Mevlana e dei dervisci; poi si spostò a Giza, Tebe ed Edfu, alla ricerca delle testimonianze degli antichi miti dei fondatori delle civiltà; in seguito ritornò in medio oriente in Mesopotamia per poi approdare, dopo aver percorso tutta l’Asia Centrale, in Tibet, con l’intento di apprendere la saggezza degli eccelsi Lama. Nel 1907 a Tashkent, iniziò a insegnare “Scienze Soprannaturali”, che nulla avevano a che fare con spiritismo e altre amenità del nostro tempo (era opinione di Gurdjieff che l’insegnamento esoterico doveva essere sistematico e rigoroso, altrimenti, se preso fuori contesto avrebbe generato solo allegorie distorte). In questo tempo si sostentava svolgendo qualsiasi lavoro, dal venditore di animali, al falegname alla spia per il governo russo.

 Nel 1912 riapparve nella Russia europea, a Mosca e nel 1913 a San Pietroburgo dove fondò una scuola esoterica, il cui scopo era insegnare il neonato sistema filosofico. Qui trovò il suo più noto discepolo, colui che ne divulgò la dottrina in occidente, l’erudito e scrittore Piotr Uspensky, che riportò gli insegnamenti del Maestro nell’opera “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, dato che almeno fino alla seconda metà degli anni ‘20 Gurdjieff tramandò oralmente la sua filosofia. La comunità attirava pittori, musicisti, matematici e religiosi, ma allo scoppio della Rivoluzione, fu costretto a spostarsi a Tbilisi dove incominciò lo sviluppo di arie e movimenti musicali da accompagnare agli esercizi fisici di lavoro e meditazione. In Georgia nacque di fatto la scuola con cui il filosofo armeno sarebbe poi stato noto in tutto il mondo: l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo. 

Alla fine del 1920 quando le condizioni politiche in Georgia cambiarono e il precedente ordine crollò, Gurdjieff con alcuni dei suoi più affezionati allievi tornò a Costantinopoli per un breve soggiorno al Tekke dei Sufi, spostandosi in seguito a Berlino e a Londra (preceduto da Upensky che aveva dato già vita ad un circolo gnostico), ove tenne conferenze filosofiche, arrivando infine a Fontainebleau dove trapiantò il suo Istituto nel 1922, acquistando la tenuta di le Prieuré des Basses Loges. Qui organizzò una vera e propria comunità indipendente con pascoli, coltivazioni, diverse attività lavorative orientate ad un “intenso lavoro su di sé”. I “Movimenti” o “Danze Sacre” erano il coronamento pratico del suo insegnamento teorico.

Nel 1924 Gurdjieff compì una prima tournée negli USA, sperando di poter aprire una scuola a New York, cosa che gli riuscì grazie al filosofo ed editore britannico Alfred Orage. Sempre nel 1924 ebbe un grave incidente automobilistico in Francia, in cui rischiò di morire. Questo avvenimento lo portò, durante un lungo, faticoso, doloroso e incompleto recupero a scrivere diverse opere sulla sua filosofia che emerge sia nei contenuti che nella forma (che si divide tra romanzo, dialogo e saggio): I racconti di Belzebù a suo nipote, Incontri con uomini straordinari, La vita è reale solo quando Io sono -che facevano parte della trilogia “Il Tutto e Ogni Cosa”-, Vedute sul mondo reale e Il nunzio del bene venturo. Nel 1933 fu costretto a vendere il podere per problemi economici continuando a vivere a Parigi in un piccolo appartamento al n.6 di Rue des Colonels-Renard, insegnando lì per tutti gli anni ‘30 e per il periodo dell’occupazione nazista. Non ebbe particolari problemi con i nazisti che (e il recentemente scomparso Galli ci dà una mano) ebbero un legame di fascinazione con il mondo del misticismo e dell’esoterismo.  

Morì il 29 Ottobre nel 1949 all’Ospedale Americano di Neully-sur-Seine, dopo aver trasmesso le sue ultime istruzioni a Jeanne de Salzmann (musicista, allieva diletta e probabilmente anche amante). Fu lei, a partire dal 1950, ad organizzare i tanti gruppi di allievi nella scuola diffusa in tutto il mondo e nota ancora oggi sotto il nome Gurdjieff Foundation. 

Il pensiero, la filosofia, il sistema di Gurdjieff lo si può ricostruire tramite le opere già citate e le testimonianze dei discepoli. L’obiettivo era quello di portare gli individui ad essere consci di loro stessi, a “Ricordare se stessi”, ad evadere dall’ordinario e passare dal sonno alla veglia, dall’essere macchine, all’essere Uomini, attraverso lo Sviluppo delle possibilità interiori della natura umana. Gurdjieff sosteneva che, facendo sforzi frequenti per accrescere e perfezionare la propria capacità di portare attenzione alle piccole cose, le persone potevano gradualmente iniziare a diventare più consapevoli di loro stesse come esseri viventi. A tal fine Gurdjieff preparava delle “Danze Sacre” o “Movimenti” meditativi che aumetavano la capacità di porre attenzione su ogni piccola contrazione muscolare, così da focalizzare il pensiero su ogni nostra azione e sottoazione.

Questa era la “Quarta Via”, come la denominò Uspensky, o la “Via dell’Uomo Astuto” che superava, comprendendole, le precedenti vie religiose: quella del Fachiro, che domina il fisico e la volontà (di matrice Sufi e Indù); quella del Monaco (di matrice cristiana) che è volta a controllare i sentimenti; quella dello Yogi (di matrice buddhista) che governa l’intelletto. Per Gurdjieff le vie religiose erano tutte parziali, sia perché contemplavano un solo aspetto dell’uomo, sia perché sono impraticabili nella realtà contemporanea, comportando un impossibile isolamento dal mondo. Tramite la Quarta Via l’uomo poteva continuare a mantenere l’attenzione sul proprio Io in ogni atto della mondanità, che non veniva rifiutata come uno scarto ipostatico neoplatonico, ma vissuta tenendo desta la percezione del Sée la coscienza di ogni nostro atto, uscendo dalla meccanicità dell’abitudine. Riscoprire il posto del microcosmo nel macrocosmo, questo era in fondo lo scopo dei suoi esercizi. 

Questa relazione tra macrocosmo e microcosmo era possibile in quanto per il filosofo armeno l’uomo era immagine dell’universo e ne seguiva le medesime leggi. Due erano le leggi fondamentali: la Legge del Tre e la Legge del SetteLa prima legge postula come ogni fenomeno risulti dall’incontro di tre differenti forze: quella attiva o positiva, quella passiva o negativa e quella neutralizzante che sola può essere colta dal pensiero filosofico. Gurdjieff desumeva questa legge dalle grandi tradizioni sapienziali del passato: Trinità, Trimurti, i tre Gunas, i Tre Triangoli della Quabbalah, ecc… Affermazione, negazione e riconciliazione che superava i precedenti e che era a sua volta “premessa” negativa o positiva per una sintesi futura. Ogni fenomeno seguiva, secondo lui, questa legge.

La seconda riguardava invece lo svolgimento storico dell’universo. Sul solco della tradizione misterico-pitagorica, riteneva che tutto l’universo fosse in vibrazione secondo la scala di ottave. All’inizio e alla fine (nell’analogia musicale tra il mi e il fa e tra il  e il do), ogni fenomeno subiva un rallentamento della vibrazione che richiedeva uno shock per essere superato e sintetizzato. Se non accadeva la riconciliazione, allora l’azione umana non era portata la suo compimento ultimo e tralignava dalle intenzioni iniziali. Questo valeva per il microcosmo, per il macrocosmo e per la relazione che intercorre tra umano e divino: sul piano cosmico la discesa dell’ottava portava alla creazione del mondo, sul piano della realizzazione umana l’ottava ascendente conduceva l’uomo alla piena consapevolezza di sé, oltre il semplice bios in cui sarebbe stato altrimenti assorbito. Rispetto alla gnosi classica in Gurdjieff non c’era un rifiuto del mondo materiale, in favore di uno spiritualismo ascetico, ma una sua ricomprensione all’interno di un Tutto, contenete ogni cosa, che andava manipolato tenendo però il centro dell’attenzione sull’Io, sul perché della nostra azione, sulle sue conseguenze come manipolazione di un microcosmo su una porzione del macrocosmo. 

La fusione delle due Leggi veniva rappresentata da Gurdjieff con l’Enneagramma, un simbolo formato da un cerchio suddiviso in nove parti da punti collegati fra loro da nove rette. Era un simbolo universale, secondo il filosofo armeno, attraverso cui era possibile interpretare qualsiasi scienza.

L’insegnamento di Gurdjieff, che prevedeva anche sessioni di sofferenza fisica e psicologica (usando magari comportamenti e atteggiamenti ambigui e contraddittori) e privazione del sonno, non fu esente da critiche ma ciononostante si diffuse rapidamente raccogliendo discepoli illustri: l’architetto Lloyd Wright, Robert Fripp (fondatore dei King Crimson), l’artista William Segal, la scrittrice Pamela Lyndon Travers (la creatrice di Mary Poppins), il poeta René Dumal, Keith Jarrett e in Italia Franco Battiato, Giuni Russo, Alice e persino Gianroberto Casaleggio. 

Per concludere, fu Gurdjieff un Maestro? Se per Maestro si intende un uomo che per carisma, esemplarità e carica emotiva, rende oggettivamente riconosciuto e riconoscibile il suo pensiero all’insieme degli allievi; se essere Maestro significa fondare una scuola e ricercare con gli allievi costantemente un dato sapere, guidando loro e se stessi; allora, al di là della validità o meno della dottrina Gurdjieff, egli è stato uno degli ultimi Maestri d’Occidente.

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38 – Katsura Masako, la regina del biliardo

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Laureato magistrale in Scienze Filosofiche all'Università degli Studi di Milano, è attualmente consigliere comunale nel paese di Cesano Boscone.

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