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Monsignor Pogliani e la forza della carità

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Monsignor Pogliani e la forza della carità

Il Comune di Cesano Boscone è legato, nell’evo contemporaneo, all’Istituto Sacra Famiglia, che per diverso tempo è stata più grande del paese stesso, ne ha dato anche il soprannome, “el paes di matt”, e ne rappresenta tuttora la più importante realtà occupazionale. Non solo, ma è nota per essere il luogo in cui Silvio Berlusconi ha condotto il suo percorso riabilitativo tra il 2014 e il 2015. Questa struttura, balzata agli onori della cronaca, è legata ad un nome, quello di Domenico Pogliani.

Domenico Pogliani nacque il 18 dicembre 1838, in vicolo Porlezza a Milano, primogenito di Felice Pogliani, maniscalco, e Regina Guani, che si erano sposati nella basilica di San Nazaro a Milano il 1 maggio 1836. Il piccolo venne battezzato il giorno successivo alla nascita, nella chiesa di Santa Maria alla Porta (registrato negli Atti di nascita della parrocchia di Santa Tecla nel Duomo di Milano), coi nomi di Domenico Lazzaro Gerolamo.

La vocazione gli venne durante l’infanzia e la prima adolescenza quando frequentava, per volere dei genitori, cristiani devoti, l’oratorio di San Luigi, in via Cristina, fondato dal conte Giacomo Mellerio, attivo nel campo dell’istruzione dei ragazzi. A dodici anni fu ammesso nel Seminario diocesano, dove durante il percorso formativo, ebbe la definitiva conferma della vocazione. Prima di intraprendere il corso teologico seminariale, volle terminare gli studi superiori alla scuola pubblica. Così, nel 1857, entrò nel Seminario Maggiore di Milano, per approcciarsi alla teologia, ricevendo anche il suo primo incarico: quello di prefetto dei giovani alunni del Collegio Rotondi di Gorla Minore.

Il 25 maggio 1861 Domenico venne ordinato sacerdote.”Grande carità con gli infermi” e coi peccatori fu il suo proposito. E il suo motto rimarrà legato proprio alla carità: Super omnia charitas, al di sopra di tutto vi sia la carità. Fu ordinato dal vescovo di Crema Pietro Ferrè.

La prima destinazione del giovane sacerdote fu la parrocchia di Rosate, paese al tempo di 2600 anime nella Bassa Milanese. Lontano dai rivolgimenti politici della città si immerse nella realtà sociale della campagna, una realtà dura soprattutto se malattia e vecchiaia esponevano le persone inabili al lavoro alla miseria e all’abbandono. Otto anni dopo venne inviato a Lecco, a causa delle sue cattive condizioni di salute ma vi rimase solo quattro mesi, spostandosi, sempre per motivi legati alla sua gracile costituzione, a Trenno, all’epoca borgo del contado ovest-nord-ovest di Milano. L’anno successivo venne destinato al nuovo ruolo di coadiutore, ossia vicario, presso il Duomo di Milano.

Fu un passaggio notevole per lui, abituato a località ben diverse dalla grande città (all’epoca Milano faceva 200000 abitanti)  in fermento: ebbe modo di comparare il diverso sviluppo sociale tra centro e periferia. L’allora Arcivescovo di Milano, Luigi Nazari di Calabiana, lo incaricò di insegnare la Dottrina delle donne (di fatto la catechesi per donne adulte), e di occuparsi delle confessioni delle religiose. A Milano reintrodusse la pratica degli esercizi spirituali per sacerdoti e poi per i laici, ben sapendo di fare una scelta controversa, dato che i gesuiti erano stati espulsi dalla città nel 1859. Fu anche tra gli iniziatori del Circolo San Raffaele, una delle prime forme di associazionismo cattolico ambrosiano. Divenne così un sacerdote apprezzato tanto dal clero quanto dai laici, riuscendo a tessere una serie di contatti che si sarebbero rivelati fruttuosi.

Il 23 ottobre 1883, il quarantacinquenne don Domenico venne nominato prevosto parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Cesano Boscone (nel sud ovest di Milano), che vantava origini risalenti alla regina longobarda Teodolinda. Negli intendimenti dei suoi superiori, quella nomina era una rendita e una posizione vitalizia per un sacerdote che si era speso molto. Fece il suo ingresso solenne nel febbraio 1884.

Cesano Boscone a quel tempo era un borgo di circa 1000 abitanti. Un comune piccolo e a vocazione agricola con abitanti che erano per lo più contadini e affittuari. In realtà la sede era storicamente di rilievo nella campagna milanese. Infatti la Chiesa di San Giovanni Battista era stata Capopieve dal XIII secolo (menzionata così da Goffredo da Bussero nel Liber notitiae sanctorum Mediolani) al 1797, anno in cui, a seguito dell’invasione francese, la struttura delle pievi fu soppressa. Essa comprendeva le parrocchie di  Assago, Baggio, Corsico, Cusago, Romano Banco, Ronchetto sul Naviglio, Seguro, Settimo Milanese, Trezzano sul Naviglio, Vighignolo. La peste manzoniana prima e l’invasione francese poi avevano portato il paese alla decadenza, facendo emergere la vicina Corsico. A livello religioso la pieve durò fino al 1972 quando, con il sinodo diocesano indetto dal cardinale arcivescovo di Milano, Giovanni Colombo, venne abolita. L’incarico di rendita divenne invece un lungo percorso che legò il parroco al paese e che rese noto il prevosto in tutta la diocesi.

Epidemie, guerre e carestie avevano reso la popolazione esposta alla miseria e socialmente fragile. La prima emergenza che Pogliani vide fu quella educativa: i bambini erano spesso lasciati soli dato che i genitori lavoravano nei campi. Coinvlose, non senza qualche insistenza, la proprietaria terriera benestante Maria Monegherio e insieme fecero edificare un asilo per l’infanzia che venne inaugurato nel 1894, gestito dalla Suore di Carità o di Maria Bambina. Il problema politico che egli affrontò fu quello invece della filantropia, così come si evince dai suoi diari: se in città era largamente praticata, andando a mitigare gli squilibri sociali, la miseria tanto economica quanto spirituale, nella campagne, era invece la povertà abbondantemente sottaciuta e deplorevole, accrescendo quelli che venivano definiti come scarti della società.

L’esempio che egli prese in questo senso fu quello di don Giuseppe Cottolengo, con cui condivideva il concetto della, e la fiducia nella, Divina Provvidenza

Per la sua opera trovò sponda nel Comune che ne agevolò con sovvenzioni e concessioni le intenzioni e i progetti. Dopo un anno difficile che lo vide vicino alla morte (1892) ritornò a darsi da fare . Per l’ospizio di assistenza verso i poveri, i malati psichiatrici e gli anziani ebbero inizio i lavori nella primavera del 1894. La signora Monegherio contribuì donando un suo terreno (per circa 12 pertiche), ma non era sufficiente e allora il prevosto andò per tutta la diocesi a chiedere fondi, sfruttando quella rete di contatti benestanti che era riuscito a costruirsi nel tempo passato come coadiutore in Duomo. Suo sostenitore fu il nuovo arcivescovo Andrea Carlo Ferrari. La cerimonia ufficiale d’inaugurazione del primo edificio fu il 1 giugno 1896, ma già mesi prima il Pogliani ospitava nei locali della parrocchia gli infermi.

Il nome di tutto il complesso fu “Casa della Sacra Famiglia. Ospizio per gli incurabili della campagna milanese” La volontà era quella di “provvedere, adunque almeno ai poveri, i più disgraziati fra essi, quali sono i cronici, scemi, ciechi, storpi, e in qualunque modo impotenti a guadagnarsi un tozzo di pane […]  Essa è intitolata alla Sacra Famiglia e perché il povero disgraziato per sentimento di umanità e religione a tutti deve essere cosa sacra e perché questo Ospizio si pone sotto la protezione di Gesù, Maria, Giuseppe, quella Famiglia cioè dalla quale irradiò la civiltà cristiana, apportatrice della vera eguaglianza e fraternità”. Il ramo sud dell’Ospizio fu il primo a sorgere per 56000 lire (20000 le mise lui di tasca propria, esaurendo tutte le sue possibilità). Poi vennero il ramo ovest e il ramo est e la struttura accolse anche gli orfani.

Mentre la Sacra Famiglia si espandeva il parroco pensò alla ristrutturazione delle vecchia pieve longobarda, rimaneggiata in epoca barocca, che versava in cattivo stato. Si attivò anche presso la popolazione per reperire le somme necessarie per la ricostruzione. Il contributo maggiore provenne dal Comune che investì 14000 lire, deliberando l’intervento nella seduta del 22 dicembre 1897. La consacrazione della chiesa nuova si svolse il 4 settembre 1899, alla presenza del Vicario Generale monsignor Angelo Mantegazza. Nel 1905, in ottemperanza alle raccomandazioni dell’Arcivescovo che voleva un oratorio per ogni parrocchia, arrivò anche la struttura per i giovani con una casa per il coadiutore o assistente dell’oratorio.

Per garantire alla Sacra Famiglia una continuità, dato il continuo afflusso di ospiti, considerato l’aumento delle cure e dell’assistenza necessaria e non essendo Monsignor Pogliani una persona che lesinava sul portafoglio, il fondatore chiese e ottenne il riconoscimento pubblico come Ente morale, nell’agosto 1916 (con Decreto Luogotenenziale del 21-8-1916). “Ente morale” era un’ espressione usata fin dal Medioevo per indicare associazioni o fondazioni approvate da un’autorità superiore e dotate, quindi, di autonomia patrimoniale e di rappresentanza processuale. Ciò gli permise di non far chiudere la struttura dati i debiti accumulati.

Pogliani aveva creato una istituzione che avrebbe fatto scuola e che sarebbe diventata un punto di riferimento per tutta la Lombardia. Già nel 1919 vennero aperte le sedi di Intra e Premeno e le case di Andora e Trevisago.

Durante la Repubblica di Salò, su richiesta del cardinale Ildefonso Schuster, lì andarono i sacerdoti del milanese messi agli arresti domiciliari dai nazisti, e lì vennero confinati decine di antifascisti.

Nel 1968 venne costruita  la “Casa di Cura Ambrosiana” per le esigenze medico chirurgiche degli ospiti (aperto poi alle cure per tutti); negli anni ‘70 presero il via scuole e corsi di formazione professionale, al fine di inserire socio-lavorativamente gli ospiti, diventando punto di riferimento scientifico per la cura delle persone con patologie croniche e attraendo nomi di peso, come il recentemente scomparso Lucio Moderato, luminare degli studi sull’autismo e sulla didattica speciale. La chiesa dell’Istituto fu Porta Santa al Giubileo Straordinario indetto da Papa Francesco nel 2015.

Pogliani morì il 12 giugno 1921, ad Arizzano Alta, presso Verbania, dove era per trascorrere un periodo di riposo estivo. La salma riposa nella chiesa dell’Istituto, a sinistra dell’altar maggiore. Nel 2005 è nominato Servo di Dio.

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35 – Monsignor Pogliani e la forza della carità.

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Laureato magistrale in Scienze Filosofiche all'Università degli Studi di Milano, è attualmente consigliere comunale nel paese di Cesano Boscone.

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