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Dal laburismo al fascismo, la parabola politica di Oswald Mosley

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Dal laburismo al fascismo, la parabola politica di Oswald Mosley

La storia di questa settimana, la parabola politica di Oswald Mosley, ricorda vagamente quanto accaduto in tempi recenti in Italia: dopo le elezioni del 2018, la forza politica non collocata ideologicamente, in un periodo di forti polarizzazioni sociali e politiche, ha cercato dapprima l’abboccamento con la sinistra e, una volta fallito questo, ha virato a destra e ha dato vita al cosiddetto governo giallo-verde. Poi il prosieguo è stato del tutto differente.

Oswald Mosley nacque il 16 novembre 1896 al 47 di Hill Street, Mayfair, Westminster ed era il primogenito di una ricca e illustre famiglia dello Staffordshire, le cui origini nobiliari risalivano ai tempi di re Giovanni Senzaterra.

Studiò dal 1914 al collegio Militare Reale di Sandhurst, non un ambiente favorevole agli interessi filosofici e teoretici di vario genere ma un luogo deputato ad incoraggiare l’attitudine al comando e all’obbedienza. Fu uno tra i primi volontari del Royal Flying Corps, distinguendosi in diverse azioni belliche, anche di terra, sul fronte occidentale fino al 1916 quando fu dimesso per invalidità per una ferita riportata a Loos alla fine dell’anno precedente. Nel 1918 fu eletto deputato per il distretto di Harrow nella Coalizione Unionista, ma successivamente cambiò casacca parlamentare.

Nel 1924 entrò a far parte del Partito Laburista, e quando nel 1929 Ramsay MacDonald formò il suo secondo esecutivo, l’allora 33enne Mosley fu nominato Cancelliere del Ducato di Lancaster, con delega al problema della disoccupazione. Era un politico sui generis, perché crebbe in una atmosfera a-politica ed entrò in parlamento come giovane veterano, senza esperienze pregresse.

Le dinamiche del parlamentarismo gli erano del tutto estranee, così come la gestione di uno stato in termini liberali: dal 1916 al 1918 aveva trovato un impiego avventizio presso il ministero dei Rifornimenti e si era quindi formato nell’idea che lo stato interventista dovesse essere la norma. Il ritorno al liberalismo dopo il 1918 costrinse il giovane Mosley a riflettere, dal suo ruolo parlamentare, sulle mancate promesse ai reduci, sulla galoppante disoccupazione e sulle agitazioni industriali. Il problema politico che lo attenagliava era la domanda sul motivo per il quale lo Stato non potesse fornire piena occupazione e aumenti salariali in tempi di pace, così come aveva fatto in tempi di guerra.

Fu per lui il problema del decennio e lo spinse a studiare Keynes, Webb e i fabiani con quello spirito da “ingegneria del frammento sociale” (per dirla a là Popper) tipica della sua formazione: definizione dell’obiettivo nei suoi limiti essenziali, ricerca dei mezzi per realizzarlo.

I problemi c’erano ma, a suo modo di vedere anche i mezzi, quelli forniti dal progresso scientifico e tecnologico. Quello che mancava era la volontà politica di agire in un dato senso. Non mirando alla trasformazione totale del paradigma, aveva individuato nella disoccupazione il problema vero, quello indegno di un paese come la Gran Bretagna che aveva tutto, dalla tecnica alla ricchezza, per non consentire questo stato di decadenza. Mosley non si considerò mai uomo di partito e questo fu favorito anche dalla fluidità partitica nell’Inghilterra del dopoguerra che vide sparire niente meno che il Partito Liberale di Lloyd George, dopo il tentativo della Coalizione Unionista.

Il concetto di democrazia da lui sviluppato in questo clima era quello della democrazia referendaria, con un appello diretto al popoli saltando le mediazioni, cosa che gli riusciva per altro bene, grazie alla sua capacità dialettica e alla sua disinvoltura. Fin dal 1918 era un giovane tenuto in grande considerazione dai politici e dalla nobiltà, tanto che al suo matrimonio con Cynthia Curzon, figlia del Ministro degli Esteri di Llyod George ed ex viceré dell’India George Curzon nel 1920, parteciparono anche i reali.

Nel 1924 fu accolto benignamente dai Laburisti, nel programma dei quali vedeva una soluzione al problema dell’occupazione, contendendo seriamente il seggio di Birmingham a Chamberlain e strappando nel 1926 Smethwick ai Tories. Malgrado appartenesse all’ala sinistra del partito, MacDonald gli assegnò il cancellierato ducale a Lancaster, da cui si dimise nel 1930 in polemica col partito in relazione al vertiginoso aumento della disoccupazione, che fece un salto dal 10 al 20% nel giro di un anno.

Si accorse che non c’era nessun supporto alla sua idea politica, espressa nel pamphlet del 1925, Revolution by Reason, che pure era stato ben accolto all’epoca. Sostanzialmente si prevedeva una cessazione del gold standard, una sovvenzione per l’occupazione e la produzione per industrie e zone selezionate, blocco dell’inflazione generale, deficit del bilancio, nazionalizzazioni degli istituti di credito in crisi, minaccia di statalizzazione delle imprese e acquisto in massa di derrate e materie prime per mettere nei ranghi dello stato il capitale privato. In pratica si traduceva in un protezionismo doganale, con lo Stato a fare da controllore sulla formazione di monopoli interni e la crescita dei prezzi, aumento della produzione di derrate alimentari, ampio programma di lavori pubblici e concentrazione delle esportazioni verso l’Impero.

I dibattiti nel Partito Laburista furono aspri e portarono alla fuoriuscita di Mosley, che aveva cercato appoggi in tutti i partiti, e che nel marzo del 1931 fondò il Nuovo Partito (il 10 marzo era stato espulso dal Partito Laburista), nella speranza di costituire in seno al parlamento un punto di riferimento. Speranza che andò delusa perché le posizioni partitiche nel dibattito socio-economico inglese erano polarizzate tra il laissez faire dei conservatori e il socialismo laburista. Per altro il governo laburista del 1929, minoritario, si trovava in una posizione che non gli permetteva di approvare alcuna politica minimamente socialista, ammesso che il suo darwinismo gli fornisse una, ed i governi conservatori si guardarono bene dall’attuarne di anti-socialiste per paura degli scioperi (come ad esempio quelli del 1926). Il Nuovo Partito fu il tentativo di ricomporre questa frattura, formato da parlamentari dissenzienti senza obiettivi ben definiti. Il panico finanziario e la formazione del governo nazionale tolsero spazio al Nuovo Partito che fu cancellato dalle liste elettorali dell’ottobre 1931.

Il guaio di Mosley era quello di non avere prospettive immediate di potere: aveva un programma d’emergenza e riteneva che l’occasione di attuarlo si sarebbe presentata con una situazione rivoluzionaria dovuta alla crescente miseria. Mosley aveva un altro problema, ossia quello di non aver mantenuto il sostegno di chi lo aveva eletto nell’esecutivo laburista e delle circoscrizioni elettorali che lo avevano votato in parlamento.

Tutti gli elettori degli ex membri del Partito Laburista, rimasero laburisti. Mosley iniziava senza una base di massa che ne garantisse la continuità. Alle elezioni suppletive di Ashton-under-Lyne, dell’aprile del 1931 Mosley fu duramente contestato dagli operai, ottenne il 16% dei voti e il seggio andò ai conservatori. Iniziava così l’avvicinamento di Mosley al conservatorismo, un avvicinamento dettato anche dal fatto che egli in caso di rivoluzione avrebbe voluto evitare il danno maggiore, essendo il suo obiettivo non la trasformazione della società ma la risoluzione del problema economico.

Schierarsi al centro non era possibile e così virò a destra: i laburisti lo consideravano un fedifrago e i militanti comunisti e laburisti tentarono più volte di sabotare e disperdere le assemblee del Nuovo Partito. Mosley a questo segno istituì una squadra di “Picchiatori” e una organizzazione paramilitare che allenasse le giovani reclute al judo e al pugilato (ne faceva parte anche il puglie Kid Lewis).

I discorsi di Mosley divennero sempre più anti-socialisti (21 settembre a Glasgow) e i continui tafferugli con il mondo operaio portarono all’ingigantimento dei “Picchiatori” che da difensori delle assemblee divennero agenti provocatori. Fu proprio a seguito di quei discorsi di Glasgow e della rissa che ne seguì, che Mosley, nella riunione di partito a Londra, indicò la strada del fascismo e iniziò sostituendo le calendule arancioni con le camicie grigie.

Questo e la volontà di Mosley di non alienarsi i possibili favori dei conservatori e dei capitalisti, adottando una politica conciliante verso l’URSS, determinò la scissione dell’ala sinistra del Nuovo Partito. Mosley venne finanziato da William Morris (per 50000 sterline) e attraeva il gruppo conservatore giovanile. Ma alle elezioni dell’ottobre del 1931 il Nuovo Partito, Mosley compreso, si trovò fuori dal parlamento; il settimanale del partito, “Action” cessò le pubblicazioni e nell’aprile del 1932 l’organizzazione centrale venne formalmente sciolta, dopo che a inizio anno Mosley fece un viaggio in Italia. Oltre che dalla figura di Mussolini, venne decisamente attratto dal corporativismo.

Mosley, convinto che la causa dei mali fosse la balordaggine della classe politica e non le contraddizioni interne al sistema che ne minavano lo sviluppo, fondò l’Unione Fascista Britannica (BUF) il 1 ottobre 1932, rendendo palese la sua scelta di campo e inglobando i due precedenti partiti fascisti inglesi: il “British Fascisti” (BF di Miss Rotha Lintorn-Orman) e la “Imperial Fascist League” (IFL di Arnold Spencer Lease).

Il BUF ebbe il suo periodico, il “Blackshirt”, e l’uniforme del partito assunse la camicia nera; la sua guardia personale, i Biff Boys, usciva dalle palestre di Lewis, campione del mondo dei pesi medi; il partito aveva il suo corpo paramilitare la “Forza di difesa fascista”. Nel 1931 morì Cynthia e Mosley si risposò con Diana Mitford, di 14 anni più giovane: le nozze vennero effettuate a casa di Joseph Goebbels ed Adolf Hitler fu uno degli invitati.

Il suo partito fu escluso dalle elezioni del 1935 ma non gli mancavano i finanziamenti né intellettuali a suo sostegno (Lord Rothermere, un grande uomo d’affari britannico, almeno per qualche anno, fece del Daily Mail, il quotidiano di cui era proprietario, il portavoce delle idee di Mosley). Quel che gli mancava era l’appoggio popolare (anche se vantava 50000 iscritti) e se ne sarebbe accorto il 4 ottobre 1936, quando i fascisti, in camicia nera da lui guidati, marciarono sull’East End di Londra nel tentativo di intimidire e ridurre al silenzio le organizzazioni sindacali (in un quartiere dove vi era una certa percentuale di cittadini di origine ebraica): fu lo scontro di Cable Street  quando le barricate degli operai e dei sindacati inglesi bloccarono con forza la marcia fascista.

Era l’inizio della fine: il Public Order Act del 1936 metteva fuori legge le organizzazioni paramilitari e le uniformi politiche. Mosley godette ancora di qualche credibilità nelle varie elezioni locali fino al 1939 (anno in cui uscì il suo testo più famoso, “The Greater Britain”), quando lo scoppio della guerra e i bombardamenti subiti l’anno seguente dagli inglesi gli fecero rivoltare contro tutta l’opinione pubblica.

Fu arrestato il 23 maggio 1940, internato all’isola di Man, ai sensi del Regolamento della Difesa 18B (che autorizzava il Ministro degli Interni ad arrestare gli iscritti di un’organizzazione se avevano o avevano avuto rapporti con persone dipendenti dal Governo, o simpatie per il sistema di Governo, di qualsiasi potenza con cui Sua Maestà fosse in guerra), per 3 anni e la BUF venne proscritta. Dal 1943 al 1945 fu agli arresti domiciliari. Dopo la guerra Mosley riprovò l’avventura politica fondando il Union Movement (che aveva lo stesso simbolo elettorale della BUF) che a livello europeo aderì al National Party of Europe, l’aggregazione di tutti i partiti europei di estrema destra. Con l’UM Mosley si candidò ancora nel 1958 a Notting Hill e nel 1959 a Kensington North, venendo sconfitto nettamente in entrambi i casi (7,6%); nelle elezioni politiche dello stesso anno l’UM ottenne meno dello 0,1% dei voti. Tornò per l’ultima volta ad affrontare una campagna elettorale nel 1966 ma ancora una volta il Union Movement fece flop, ottenendo meno di 5000 (4,6% nei distretti dove si presentò) preferenze. Malato di parkinson e flebite morì a Parigi il 3 dicembre 1980.

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Laureato magistrale in Scienze Filosofiche all'Università degli Studi di Milano, è attualmente consigliere comunale nel paese di Cesano Boscone.

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