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I nuovi scenari per il Vaticano dopo il caso Becciu

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I nuovi scenari per il Vaticano dopo il caso Becciu

Nelle ultime settimane la politica vaticana è stata profondamente animata dallo scoppio dello scandalo che ha coinvolto il cardinale Angelo Becciu, rimosso dal Papa dai suoi incarichi dopo che il suo nome era stato associato allo scandalo finanziario avviato nell’autunno scorso dopo la scoperta del controverso caso dell’acquisto del Palazzo di Sloane Avenue a Londra. La Santa Sede vive una fase complessa, ma Papa Francesco non sembra aver perso la barra del timone. Per discutere sul tema ospitiamo oggi una conversazione con Nico Spuntoni, vaticanista e autore del saggio “Vaticano e Russia nell’era Ratzinger”, edito da Tau Edizioni nel 2019

Qual è il contesto in cui emergono i recenti scandali vaticani? Quali sono le determinanti del caso Becciu?

Per quanto se ne sa ad oggi, il cardinale Becciu non risulta indagato né dalla magistratura vaticana né da quella italiana. In riferimento allo scandalo finanziario scoppiato ormai quasi un anno fa e divenuto pubblico dopo la notizia della sospensione di cinque funzionari, ha detto bene Papa Francesco sul volo di ritorno dal Giappone: è la prima volta che la pentola viene scoperchiata dall’interno. Se oggi sappiamo che probabilmente qualcosa potrebbe non aver funzionato nell’ambito di alcune operazioni compiute con finanze vaticane è merito del lavoro fatto all’interno e del fatto che gli anticorpi hanno funzionato. Il caso del palazzo di Londra, infatti, è emerso in seguito ad una denuncia fatta alla magistratura vaticana dal direttore generale dello Ior, il fedelissimo del Papa Gian Franco Mammì, che si è insospettito per la richiesta di un finanziamento da 150 milioni di euro per il rinnovo del mutuo sull’immobile.  Mammì ha portato le carte all’attenzione del Papa, ottenendo da lui in persona il via libera per presentarle alla magistratura vaticana che ha cominciato ad indagare.

Qualcosa, dunque, di molto diverso dagli scandali che in passato hanno coinvolto il Vaticano e le sue finanze…

Esattamente. Questo è un segnale importante: la Santa Sede è spesso stata accusata di omertà e di aver occultato diversi casi, ma che in questo caso ci sia stata una reazione importante è un dato oggettivo innegabile che nemmeno gli anticlericali più incalliti possono mettere in discussione.

E in questo contesto, come è finito coinvolto il cardinale Becciu?

L’operazione immobiliare finita sotto la lente degli inquirenti risale, almeno in parte, al periodo in cui il porporato sardo rivestiva l’incarico di Sostituto. Ma ad oggi nessuna comunicazione ufficiale ha collegato le dimissioni di Becciu all’indagine londinese. Sui motivi della sua defenestrazione sappiamo ciò che lui ha detto in conferenza stampa il giorno dopo l’udienza con Francesco: il Papa gli avrebbe detto di non avere più fiducia in lui dopo la segnalazione dei magistrati vaticani su presunti atti di peculato.  Bisogna fare chiarezza sul provvedimento preso da Francesco e comunicato alla stampa dopo quell’udienza choc: Becciu ha perso le prerogative del cardinalato ma non la porpora, come accaduto nel 1927 al francese Louis Billot che uscì semplice prete dopo un’udienza con Papa Pio XI. Una piccola curiosità: l’episodio storico è ben noto a Francesco che lo ha ricordato, divertito, in una delle conversazioni avute con il sociologo Dominique Wolton da cui poi è uscito il libro “Dio è un poeta”.

Ciò che è successo a Becciu ha un solo precedente recente, quello del cardinale scozzese Keith O’Brien che, accusato di abusi sessuali, dovette rinunciare ai diritti e alle prerogative del cardinalato nel 2015. Tra il Papa ed il suo ex Sostituto si è rotto il legame di fiducia nato sin dal 2013. Bisogna ricordare che Becciu non è espressione diretta dell’attuale pontificato, pur essendone stato nella parte iniziale una figura centrale, ma venne nominato “ministro degli interni” vaticano nel 2011 dopo una lunga carriera diplomatica e dopo essersi messo in mostra nel delicato scenario di Cuba. Come abbiamo già detto, secondo la testimonianza del diretto interessato durante l’udienza del 24 settembre il Papa gli avrebbe riferito dei sospetti atti di peculato su di lui, ma nell’incontro non si sarebbe parlato del palazzo di Londra che, dunque, non dovrebbe essere la causa diretta della caduta di Becciu. È possibile che gli sviluppi dell’indagine sull’immobile abbiano portato i magistrati vaticani a scandagliare altre movimentazioni finanziarie relative al periodo in cui ricopriva l’incarico in Segreteria di Stato. In ogni caso, dopo la conferenza stampa iniziale, sembra che Becciu abbia scelto la strategia del low profile con i media e in questo contesto è maturata la decisione di una seconda udienza con il Papa.

Di cosa possono aver parlato Bergoglio e Becciu in questo secondo colloquio?

Possibile che si sia discusso dell’Ordine di Malta. Nel comunicato ufficiale emanato nella sera del 24 settembre è stata menzionata la rinuncia di Becciu al ruolo di prefetto per le Cause dei Santi e ai diritti relativi al cardinalato, ma non si è parlato dell’altro ruolo di Becciu, quello di delegato speciale del Papa all’Ordine di Malta. L’Ordine non affronta un momento facile, alle prese com’è con il processo di riforme ancora non completato e con l’elezione del successore del Gran Maestro Dalla Torre, scomparso ad aprile. È un dossier delicato per la Santa Sede: difficile che dopo un provvedimento duro come quello di Bergoglio, Becciu possa continuare a svolgere il ruolo di delegato e di “arbitro” papale per il futuro dell’Ordine. È pensabile che un passaggio di testimone sul dossier sia stato oggetto di questo secondo colloquio.

Alcuni analisti hanno provato a costruire un parallelismo tra lo scoppio del caso Becciu e lo svolgimento quasi contemporaneo della discussa visita italiana del Segretario di Stato Usa Mike Pompeo, che ha fatto pressione su Roma e sul Vaticano per ridiscutere i loro rapporti con la Cina. Cosa c’è di credibile in queste ricostruzioni?

Credo che non ci siano legami tra il caso Becciu e le mosse anti-cinesi di Pompeo sul rinnovo dell’accordo Vaticano-Pechino, che è un affare della Segreteria di Stato e non della Congregazione delle Cause dei Santi. Da quando non è più sostituto alla Segreteria Becciu non si occupa del governo centrale della Santa Sede. Parolin in tono più sfumato e Gallagher con toni più netti hanno rubricato la netta presa di posizione dell’ex direttore della Cia sulla testata conservatrice First Thingsalla necessità dell’amministrazione Trump di fare campagna elettorale. Lo spettro anticinese, secondo questa lettura, sarebbe utile a pescare voti in determinati ambienti del cattolicesimo americano. Certamente quello di Pompeo è stato un intervento insolito sulle questioni geopolitiche e georeligiose del Vaticano che rientra, però, nel clima da Guerra Fredda che si è instaurato negli ultimi anni tra Washington e Pechino.

Un’altra figura importante che è tornata alla ribalta in queste settimane è quella del cardinale George Pell, uscito pulito e innocente dalla lunga vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto in Australia. Il suo ritorno a Roma certifica la bontà del suo progetto di riforma delle finanze vaticane?

Il Papa, a ben guardare, non ha abbandonato Pell in questi tre anni così come non ha sconfessato il suo programma di riforme. Teologicamente distanti su molte questioni, hanno collaborato fianco a fianco a lungo: Pell è stato per i primi anni del pontificato il “conservatore” più vicino a Francesco, che lo ha inserito nel consiglio di nove cardinali per la riforma della Curia (C9). Come ho scritto su Formiche, si tende a generalizzare  troppo facilmente quando si parla della Chiesa: già all’indomani del Conclave, Pell si è messo a disposizione del Papa, che fidandosi della sua onestà si è convinto ad affidargli una delle riforme su cui si basava la nascita del suo pontificato, ovvero la promozione della trasparenza e la nuova governance delle finanze vaticane. Pell si è impegnato da uomo tutto d’un pezzo quale è nel compito: il percorso che ha iniziato ha dato i suoi frutti anche senza di lui. Ad esempio, il meccanismo di centralizzazione del controllo delle finanze vaticane e la promozione della trasparenza in conformità agli standard finanziari internazionali sono idee espresse da Pell da Prefetto della Segreteria per l’Economia.

Quindi, dal quadro fin qui delineato, si può comprendere che sarebbe semplicistico ritenere consequenziali la caduta di Becciu e il ritorno di Pell…

Esatto. Il Papa non ha abbandonato Pell durante il suo lungo calvario giudiziario. C’è una caratteristica che tutti  riconoscono a Francesco: ha il polso fermo nell’esercizio del governo.  Quindi, se avesse dubitato dell’innocenza o dell’onestà di Pell, non avrebbe avuto problemi a sostituirlo o a prenderne le distanze come avvenuto in altri casi. Eppure non lo ha fatto, rifiutando l’accanimento mediatico e giudiziario scatenatosi contro di lui. Quando il porporato australiano finì alla sbarra, ci fu anche chi utilizzò l’accusa proveniente da oltreoceano per attaccare il Papa e riproporre la solita storia della contrapposizione con il suo predecessore: dicevano malignamente che mentre Benedetto XVI aveva desistito dall’idea di dare un incarico curiale di peso a Pell, Francesco non era stato altrettanto prudente. Abbiamo visto, invece, come le accuse e i sospetti contro il cardinale fossero totalmente infondati ed hanno portato un innocente a trascorrere più di 400 giorni di carcere. Francesco ha scelto di non scaricare Pell nonostante non fosse uno “dei suoi”: d’altra parte chiunque abbia letto seriamente e senza pregiudizi le carte del processo non ha mai avuto alcun dubbio sull’assoluta innocenza del porporato. Immagino sia andata così anche per quanto riguarda il Papa.

Il fatto che i due si siano rincontrati recentemente  dopo l’assoluzione di aprile non ha nulla a che vedere con il caso Becciu: Pell sarebbe dovuto comunque tornare a Roma per fare visita al suo appartamento dove tre anni fa aveva lasciato libri ed effetti personale. Era prevedibile che una volta nell’Urbe, il cardinale venisse ricevuto dal Papa che lo ha anche ringraziato per la sua testimonianza durante l’ingiusta detenzione.  E deve avergli fatto particolarmente piacere vedere che un effetto rilevante delle sue riforme finanziarie sia emerso proprio in concomitanza con il suo ritorno a Roma:  poche settimane, infatti, la Santa Sede, per la prima volta dal 2016, ha pubblicato i suoi bilanci, da cui si evince che circa i due terzi del budget sono utilizzati per finanziare missioni e nunziature, fondamentali per la promozione delle opere di carità, assistenza materiale e lotta alla povertà della Chiesa Cattolica. La trasparenza ha aiutato a capire che anche i tanto discussi investimenti di cui si parla non rappresentano che una componente minimale delle finanze mosse dalla Santa Sede e destinate a larga misura a scopi caritatevoli.

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Bresciano classe 1994, si è formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano. Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019. Il suo principale interesse di studio è la geoeconomia, ovvero l’analisi degli effetti dell’interdipendenza tra le grandi questioni geopolitiche e le dinamiche industriali, commerciali e produttive del mondo contemporaneo, con un focus particolare sull’impatto della rivoluzione tecnologica, sulla sfida Usa-Cina e sul ruolo dell’Europa nel mondo contemporaneo.

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