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Il valore strategico della diplomazia economica

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Il valore strategico della diplomazia economica

Ad oggi nel mondo non esiste una definizione universalmente accettata di diplomazia economica, ma piuttosto diverse versioni che variano a seconda del parere degli studiosi, professionisti e istituzioni che se ne occupano[1]. La risposta alla domanda passa per i seguenti quesiti: che cosa si intende per diplomazia economica? Perché è rilevante oggi? Di quali attori si compone? Qual è il suo scopo?

All’interno del mondo accademico è celebre lo studio di Stephen Woolcock e Nicholas Bayne[2] che definisce la diplomazia economica come il processo decisionale e di negoziazione rispetto a questioni centrali che interessano le relazioni economiche internazionali, tra queste vi sono commercio, investimenti, finanza e ambiente. L’enfasi è posta sul processo decisionale e di negoziazione piuttosto che sulla sostanza delle questioni politiche, quest’ultima infatti ricade nella sfera specifica della politica economica estera.

Nell’Unione Europea il concetto di diplomazia economica indica principalmente la promozione delle imprese nazionali sui mercati stranieri, l’interesse ad attrarre investimenti diretti esteri sul suolo europeo e l’influenza sulle norme internazionali[3]. Su questa linea si sviluppa la diplomazia economica italiana che punta ad aprire i mercati internazionali all’Italia e l’Italia al mercato mondiale attraverso il sostegno, orientamento e informazione alle imprese. Secondo Woolcock e Bayne questa visione può essere definita diplomazia commerciale ovvero una sottocategoria o strumento della più ampia diplomazia economica.

Il concetto di diplomazia economica è emerso gradualmente a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e ha assunto un rilievo sempre maggiore nel corso del tempo. La ragione principale sta nel fatto che l’aspetto economico è diventato vitale all’interno delle relazioni internazionali, affermandosi come importante fattore di influenza politica e di sicurezza. Gli equilibri economici globali del nuovo millennio sono notevolmente mutati rispetto al secolo scorso e proprio la rapidità e ampiezza di questo cambiamento hanno reso più complessa la gestione dell’ordine economico internazionale. L’attuale tendenza verso un mondo economico multipolare e globalmente interconnesso impone sfide e cambiamenti che necessiteranno di soluzioni negoziate, nuove regole internazionali e meccanismi di cooperazione efficaci.

Chi desidera studiare o analizzare questi fenomeni deve sapersi muovere tra diversi strumenti e approcci, per queste ragioni nei recenti programmi universitari è stato integrato lo studio delle strutture delle relazioni economiche internazionali con quello dei processi decisionali.

La rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni e gli sviluppi della globalizzazione hanno fatto sì che nella gestione delle relazioni economiche internazionali entrassero in gioco nuovi attori. Gli Stati e le organizzazioni internazionali ricoprono ancora un ruolo fondamentale, ma in aggiunta a essi oggi le imprese e la società civile organizzata possono influire nei processi decisionali. Anche all’interno del singolo Stato, si è allargato lo spettro dei soggetti della diplomazia economica. I capi di Stato o di Governo, i Ministri degli Esteri e i diplomatici devono infatti fare spazio ad altri ministri, enti governativi e agenzie autonome[4].

Lo scopo della diplomazia economica è dunque concordare indirizzi comuni per orientare l’anarchia economica globale, con l’obiettivo di conseguire la stabilità economica internazionale. L’idea di base è che ci sia un legame intimo tra economia e politica per cui la prosperità economica favorisca direttamente la stabilità politica e il benessere nazionale. Quest’ultimo, inoltre, non può prescindere dal contesto globale. Oggigiorno è diventato molto difficile o pressoché impossibile soddisfare gli interessi economici domestici senza partecipare attivamente in negoziati internazionali.

La presenza di regimi economici multilaterali vincolanti sembrerebbe la soluzione migliore per assicurare la protezione dei beni pubblici globali e la stabilità dei paesi più vulnerabili in questo XXI secolo. Tuttavia, assistiamo a una tendenza divergente nella diplomazia economica. La caratteristica della globalizzazione di penetrare nell’economica nazionale ha fatto sì che aumentasse l’interesse domestico per le questioni di carattere internazionale, con una pressione crescente sui governi e difficoltà nell’accettare obblighi formali derivanti da trattati multilaterali. Alcuni governi infatti preferiscono approcci bilaterali e regionali (dove è più facile controllare i risultati delle contrattazioni) e optano per meccanismi di cooperazione volontaria o nazionale rispetto a sistemi fondati su norme generali[5].

In conclusione, sebbene non ci sia un consenso generale sulla definizione del concetto di diplomazia economica, si è invece d’accordo sulla sua crescente importanza negli ultimi anni, evidenziando il ruolo che ricopre come mediatore e ponte su diversi livelli: internazionale-domestico, pubblico-privato ed economico-politico.


[1] Okano-Heijmans, M. (2011). Conceptualizing Economic Diplomacy: The Crossroads of International Relations, Economics, IPE and Diplomatic Studies. The Hague Journal of Diplomacy, 6 (1-2), 7-36.

[2] Woolcock, S. & Bayne, N. (2013). Economic Diplomacy. En A. F. Cooper, J. Heine, & R. Thakur (redactor), The Oxford Handbook of Modern Diplomacy (pp. 385-401). Oxford: OUP.

[3] Bouyala Imbert, F. (2017). EU Economic Diplomacy Strategy. European Parliament, Directorate-General for External Policies, Policy Department. 

[4] Saner, R. & Yiu, L. (2003). International economic diplomacy: mutations in post-modern times. Discussion Papers in Diplomacy, 84. The Haag: Netherlands Institute of International Relations.

[5] Woolcock, S. & Bayne, N. (2013). Economic Diplomacy. En A. F. Cooper, J. Heine, & R. Thakur (redactor), The Oxford Handbook of Modern Diplomacy (pp. 385-401). Oxford: OUP.

Alberto Mazzuca è laureato in Storia e in Scienze politiche presso l'Università di Roma Tre e si è specializzato sui temi del commercio internazionale e dello sviluppo all’Università di Tor Vergata (Roma) e presso l’Universidad de Chile (Santiago)

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