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Cina-Usa, la nuova Guerra Fredda?

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Guerra Fredda

Cina-Usa, la nuova Guerra Fredda?

Da tempo si sente parlare di “Guerra Fredda” (guerra deriva da Werra, parola di origine longobarda) tra Cina e Stati Uniti, ma è davvero così? Spesso, giornalisti ed opinionisti, riciclano termini e definizioni del passato, utilizzandoli per spiegare gli eventi attuali. Per valutare le odierne controversie sino-americane, e se si possano identificare con il termine di guerra fredda al pari di quella tra Usa e Urss, le cui origini sono state indagate sulle colonne dell’Osservatorio Globalizzazione, riteniamo opportuno prendere in considerazione questi elementi: il sistema internazionale, le capacità militari e i sistemi economici.

Uno dei primi ad utilizzare il termine Guerra Fredda, fu nel 1945 lo scrittore e giornalista britannico George Orwell, nel suo saggio: You and the Atom Bomb. Nell’articolo, Orwell prendeva in considerazione le implicazioni sociali e politiche di una situazione in cui uno Stato “which was at once unconquerable and in a permanent state of cold war with its neighbors”.              

Sempre rifacendoci al periodo postbellico, emerge chiaramente un bipolarismo ben definito. In questo ordine bipolare, Usa e Urss si trovavano in una situazione di costante tensione, portata in alcuni episodi allo stremo, ma che non è mai sfociata in un confronto diretto tra le due superpotenze. Emerge quindi il primo elemento di questa analisi, ovvero la natura del sistema internazionale, in questo caso un ordine bipolare. Con la fine del secondo conflitto mondiale e dopo la conferenza di Yalta, si formò quindi un ordine mondiale diviso in blocchi, con eccezione fatta dagli Stati non allineati. I due blocchi, non si contrapponevano solo militarmente, ma anche ideologicamente: economia di mercato vs economia pianificata centralmente. L’equilibrio era fondato sulla deterrenza nucleare, dal terrore di una mutua distruzione assicurata.     

In questo contesto, emerge la politica estera di Truman, denominata politica del “Contenimento”, con l’obiettivo di arrestare l’avanzata comunista nel mondo. Da parte opposta, l’Unione Sovietica poneva sotto la propria ala protettrice, tutti gli Stati che abbracciavano gli ideali del socialismo. Da parte delle due superpotenze, vi erano dunque basi ideologiche, per giustificare intransigenza e interventismo su scala mondiale. L’èlite cinese, diversamente da quella sovietica, punta ad una ascesa lenta e prudente, seguendo una propria ideologia senza innescare uno scontro ideologico come quello tra Usa e Urss. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non sembrano intenzionati ad un inasprimento delle controversie con Pechino, a prescindere da chi sarà il Presidente, nonostante gli ultimi forti attacchi mediatici. Questo è dovuto in parte al rallentamento dell’economia americana e alla situazione di emergenza generale legata al coronavirus.

Un altro elemento che fa pensare che il futuro bipolarismo sino-americano, sia diverso dalla guerra fredda è l’aspetto della corsa agli armamenti. Molti accademici, non riconoscono la Cina come superpotenza e la definiscono ancora come potenza emergente, anche se il gap tra la Cina e gli altri Paesi continua ad allargarsi. Prendendo in considerazione l’aspetto della spesa militare, la leadership americana rimane sicuramente indiscussa. Il SIPRI (istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma) rileva che l’incremento delle spese militari statunitensi, è stato del 5,3% nel 2019, per un totale di 732 miliardi di dollari, pari al 38% della spesa militare globale. La Cina segue con un totale di 261 miliardi di dollari, pari ad un incremento del 5,1% rispetto al 2018, rappresentando quindi il 13,6% della spesa militare mondiale. Gli Stati Uniti, inoltre, sono in grado di intervenire militarmente su scala globale, in qualunque teatro Washington ritenga vitale per il proprio interesse e sicurezza nazionale.
 
Dal punto di vista economico invece, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, la Cina nel 2019, si è attestata con una crescita del PIL pari al 6,1%, mentre gli Stati Uniti solamente del 2,3%. Le prospettive sembrano più rosee nel 2021, dove le previsioni del FMI riportano un 4,7% per gli Stati Uniti e un 9,2% per la Cina, prospettando una ripresa dopo il superamento dell’emergenza legata al Covid-19. Se il modello economico americano è fondato sul libero mercato, quello cinese vede il primato del potere politico su quello economico. Il modello cinese può essere considerato un ibrido tra economia centralizzata ed economia di mercato. Come riporta l’ex ambasciatore italiano in Cina, Alberto Bradanini, nella sua opera Oltre la Grande Muraglia, a partire dagli anni ’80, Pechino conobbe una graduale liberalizzazione economica con la politica di apertura di Deng, confermata poi dai suoi successori Jiang Zemin, Hu Jintao e Xi Jinping, mantenendo comunque il controllo politico attraverso il Partito unico. Sempre agli inizi degli anni ’80, molti capitali stranieri colsero l’opportunità di moltiplicare i profitti producendo in Cina, per poi esportare in Occidente. Questa interconnessione economica sarà una caratteristica peculiare del futuro ordine mondiale. Per citare un esempio attuale, basti pensare al gigante americano Apple, guidato da Tim Cook. Infatti, molti dei componenti degli Iphone vengono prodotti in Cina, rendendo in questo modo il mercato cinese, insieme a quello delle supply chain, strategicamente importante per il colosso americano.

Ricapitolando, le dispute con Pechino, sono ben lungi da poter essere paragonate a quelle con l’Unione Sovietica. Come riporta Cliff Kupchan in Aspenia n. 87, nel suo articolo: Cina vs Usa: la Cool War (la guerra tiepida), probabilmente, emergerà un bilanciamento più modesto, implicando in questo modo un rischio più basso di guerra tra superpotenze. Il terreno dove ci sarà il massimo antagonismo, sarà quello tecnologico. Se nel secondo dopoguerra la corsa agli armamenti rappresentava l’azione principale di bilanciamento, in questo caso, la forma di bilanciamento sarà (o è già così), il raggiungimento della supremazia tecnologica. Se durante la guerra fredda, gli Stati dovevano decidere per quale blocco parteggiare, ora invece saranno le aziende di tecnologia avanzata di tutto il mondo a dover scegliere mercati filoamericani o filocinesi.

Al momento siamo in assenza di un ordine mondiale ben definito. Quali sono i pro e i contro di un nuovo ordine bipolare? Secondo il politologo americano John J. Mearsheimer, vi sono tre ragioni per cui i sistemi bipolari sono più stabili e pacifici: per il minor numero di conflitti tra grandi potenze; è più facile gestire un sistema di deterrenza efficace; il rischio di errori di valutazione ed incidenti è ridotto. Per i teorici dell’asimmetria invece, l’equilibro di potenza genera insicurezza e porta alla guerra. Per avere la pace è necessaria la presenza di un attore egemone, mentre la fonte massima di instabilità dell’ordine internazionale è proprio il declino della potenza dominante. Secondo Robert Gilpin, teorico della stabilità egemonica, uno Stato cercherà di cambiare il sistema internazionale attraverso l’espansione territoriale, politica ed economica, fino a quando i costi non supereranno i benefici. È la teoria della scelta razionale che mette insieme la teoria della transizione di potenza.  
Quando ed in che modo sorgerà il prossimo ordine mondiale non è ancora dato a sapersi. Sicuramente sarà un nuovo ordine con alcune caratteristiche analoghe a quelle della guerra fredda, ma al momento, nonostante le dichiarazioni del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, non sono presenti le caratteristiche principali che hanno contraddistinto il contrasto tra Usa e Urss. Forse, come riporta Gioia Salvatori su Euronews, quando si parla di guerra fredda è solo “tanta retorica”.

Bibliografia e sitografia

L’articolo di Orwell You and the Atom Bomb in: https://www.orwellfoundation.com/the-orwell-foundation/orwell/essays-and-other-works/you-and-the-atom-bomb/

https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-01-28/apple-supply-chain-braces-for-disruption-from-coronavirus

Alberto Bradanini, Oltre la Grande Muraglia, Università Bocconi Editore, Milano, 2018.

Aspenia n.87, Cliff Kupchan, Cina vs Usa: la Cool War.

Gioia Salvatori, Hong Kong in piazza, Pechino: “Guerra fredda con gli USA” in: https://it.euronews.com/2020/05/24/hong-kong-in-piazza-pechino-guerra-fredda-con-gli-usa

Gioia Salvatori, Cina-USA nessuna guerra fredda: “Tanta retorica e qualche fatto” in: https://it.euronews.com/2020/05/25/cina-usa-nessuna-guerra-fredda-tanta-retorica-e-qualche-fatto

Filippo Santelli, Con gli Usa siamo ad un passo dalla guerra fredda in: https://www.repubblica.it/esteri/2020/05/24/news/ministro_esteri_cina_con_gli_usa_siamo_a_un_passo_da_una_nuova_guerra_fredda_-257497356/

Andrea Muratore, Cina-Usa: la battaglia dei giganti in: http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/cina-usa-battaglia-giganti/

Giacomo Gabellini, Le origini della Guerra Fredda e la nascita del “complesso militar-industriale” in: http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/le-origini-della-guerra-fredda-e-la-nascita-del-complesso-militar-industriale/

R. Jackson, J. Sørensen. Relazioni Internazionali, Geca, Milano, 2008.

Gino Fontana, classe 1993, nato tra le montagne dell'Appennino reggiano e cresciuto a Carpineti, in uno dei più importanti territori matildici. Laureato magistrale ai tempi del coronavirus in Relazioni Internazionali ed Europee presso l'Università di Parma e nel 2015 ho conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, sede di Forlì. Innamorato dei viaggi, appassionato di storia contemporanea, sociologia e politica estera. Ho svolto alcune attività di volontariato in Etiopia con un'associazione umanitaria ed ho avuto la possibilità di approfondire i fenomeni migratori grazie al mio lavoro come operatore presso un centro di accoglienza straordinaria. Infine, mi occupo di un progetto di gemellaggio per il mio comune ricoprendo il ruolo di coordinatore.

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