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Il Natale a distanza

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Il Natale a distanza

Come ci avevano già avvisato, vi è un’elevata probabilità che quest’anno festeggeremo, il nostro primo (e forse non ultimo) Natale a distanza. Non si tratta di un cinepanettone, ma dell’intenzione di influenzare in senso biopolitico anche la più importante delle feste cristiane. Niente cenone con parenti, niente messa, niente fuochi di capodanno, niente celebrazioni con amici e conoscenti. Il rischio è quello degli assembramenti, di facilitare la diffusione del virus.

A determinarlo è la pletora di virologi, medici e scienziati vari, generalmente riconosciuta tramite la figura dell’esperto, per cui l’epidemia di Covid è stata innanzitutto una irripetibile occasione per guadagnare visibilità mediatica e potere politico. Difatti, tramite l’occupazione militare dei presidi mediatici, gli esperti dettano sia l’agenda mediatica sia quella politica, in modo diretto tramite le varie task force e comitati tecnico-scientifici, sia indiretto, in virtù di quella tacita norma tecnocratica che impone la pressoché totale sottomissione degli organi politici ai loro enunciati.

Forse il più celebre fra gli esperti, il primario del Sacco, Massimo Galli afferma che:

“se noi affrontiamo il prossimo Natale e il prossimo Capodanno con lo stesso spirito con cui abbiamo affrontato Ferragosto, non ne usciamo più. Perché se anche ipoteticamente chiudessimo tutto adesso per 3-4 settimane e riaprissimo a Natale, è evidente che la riapertura non sarà quella che può consentire alle persone di andare per grandi cenoni e grandi veglioni”. Ancora: “Abbiamo fatto in modo che il Ferragosto, e lo uso come simbolo di festa, sia diventato un elemento di grande amplificazione dell’infezione? Purtroppo sì.”

L’esperto di zanzare, Crisanti, rincara la dose in un’intervista a repubblica:

“Piuttosto che riaprire per Natale, penso che la situazione sia così malmessa da dover consigliare l’opposto: approfittare delle ferie di fine anno per chiudere tutto in quelle due settimane e cercare di fermare il contagio”.

Giuseppe Ippolito dello Spallanzani di Roma gli fa eco:

Durante il periodo delle festività natalizie dovremo mantenere misure di contenimento dell’epidemia, dobbiamo evitare viaggi, feste e grandi riunioni familiari”.

Gli organi politici dal canto loro, legittimano la struttura tecnocratica aderendo alla narrativa tessuta dai media, e basata proprio sull’autorità dell’esperto. Il loro compito diventa quello di meri esecutori, di funzionari dell’apparto tecnico-scientifico, che si concreta nelle formule narrative del “ce lo dice la Scienza”. Si realizza così il vincolo esterno, ovvero la sospensione totale o parziale dell’autodeterminazione politica in virtù di un principio tecnico, pertanto alieno alle procedure democratiche, e superiore rispetto al piano politico.

Il ministro Bellanova, ribadisce quanto espresso dagli esperti in un’intervista a skytg24:

“Sarà un Natale sobrio e non dobbiamo fare come questa estate. Bisogna lavorare per arrivarci in condizioni sanitarie migliori rispetto a quelle attuali. La suddivisione per colori è buon senso: dobbiamo usare gli strumenti che la scienza ci ha dato e proseguire con quelle misure necessarie come le mascherine, il distanziamento sociale o la pulizia”.

Peccato che politici ed esperti non spiegano come mai la curva dei contagi abbia iniziato a salire solo ad ottobre inoltrato, cioè con almeno sei settimane di ritardo dal ferragosto di cui parla Galli, data in cui venne anche emessa l’ordinanza di chiusura delle discoteche. L’unico ad ammettere che l’estate e le discoteche non c’entrano è stato Luigi Lopalco, l’esperto designato dalla regione Puglia. Nonostante sia un dato di una ovvietà sconcertante, nessuno chiede conto di questa inconsistenza numerica ad esperti e politici nelle loro dichiarazioni, lasciando passare nell’opinione pubblica la doxa che la colpa è stata dei cittadini in estate.

la società ha ormai interiorizzato il nuovo principio tecno-scientifico che la sopravvivenza biologica domina ogni altra ragione dell’essere. E accetterà supinamente, anche questa ennesima imposizione calata dall’alto.

Le conseguenze del Natale a distanza

Le conseguenze di un natale a distanza saranno almeno di tre ordini.

Uno economico. Restrizioni, il distanziamento e la paura deprimeranno ulteriormente i consumi dando la botta finale ad un’economia ormai morente. Galli, che frequenta gli schermi televisivi più di una soubrette, ha dichiarato alla trasmissione Mattino 5: “Se vogliamo uscirne per Pasqua i regali dovrebbero essere acquistati esclusivamente su internet”. La perdita in termini di PIL sarebbe enorme. A farne le spese saranno soprattutto i piccoli commerciati e produttori. A guadagnare saranno invece produttori stranieri e i giganti del commercio online, e in particolare Amazon di proprietà dell’uomo più ricco al mondo.

Uno religioso. Già da tempo la natura consumistica e materialistica del Natale ha preso il sopravvento su quella religiosa. Con il Covid e l’ennesima festività celebrata fuori dalla chiesa s’inaugurerà il definitivo tramonto, parallelo a quello delle ideologie, della fede cattolica, le cui istituzioni si sono sin da subito arrese all’immanenza del virus.

Uno sociale. Al di là della valenza religiosa e consumistica del Natale, esso poteva rappresentare ancora, da un lato uno dei pochi residui della tradizione culturale, dall’altro un importante momento di riunione familiare, di aggregazione, di comunità.

La mia previsione è che il natale a distanza segnerà la morte della tradizione e dell’aggregazione legate a questo momento, inaugurando invece la stagione della celebrazione individuale, o al massimo relativa allo stretto nucleo di coloro che vivono sotto lo stesso tetto. Sempre Galli a affermato “il cenone dovrebbe avvenire in gruppi ristretti magari collegandosi in videochiamata”. Insomma un natale virtuale, su Skype o su Zoom. Parafrasando Ennio Flaiano: “la situazione è grave ma non è seria”.

Con la progressiva disgregazione dei contesti familiari, il natale passerà dall’essere una festa in famiglia ad una celebrazione della monade, che “eroicamente”, secondo la narrativa dominante rinuncia a tutto ciò che gli è più caro per garantire l’integrità biologica di sé stessa. Magari tra qualche anno questo giorno diventerà un giorno come un altro, dove i regali li faremo a noi stessi, magari acquistandoli su Amazon, e ordineremo il pranzo da asporto.

Non illudiamoci che quest’anno sarà un’eccezione. Come tutte le novità che hanno caratterizzato l’epidemia da febbraio ad oggi, sono destinate a restare, costituendo la nuova normalità contact-less fatta di distanziamento sociale e assenza di fisicità. Ad esempio, Il virologo più noto al mondo, Toni Fauci ha affermato che mascherine e distanziamento saranno necessari anche dopo l’introduzione del vaccino. Un segnale che conferma i timori precedentemente espressi che le misure di prevenzione siano lo scopo e non il mezzo, e che esista un’agenda volta a riformare antropologicamente la società in senso anti-umanista.

Il natale a distanza ancora non è una certezza. Ma è certo che la struttura tecno-scientifica proverà in tutti i modi nel farlo accadere. Sono certo che molti ritengono e riterranno tale restrizione una scelta giusta e saggia, dando del folle a chi come me reclama un natale normale durante “una epidemia”. Aspiro invece a ribaltare la prospettiva, e cioè che è folle rinunciare a un simbolo di socialità importante come il natale per una sindrome influenzale, per quanto pericolosa possa essere. Peccato che nel dibattito pubblico avrà spazio solo la prima delle due visioni.

Chissà forse è veramente folle ritenere che la socialità conti più della mera sopravvivenza biologica, oppure è folle un mondo che si regge sulla contraddizione di ripudiare la vita per preservarla.

Le opinioni qui presentate corrispondono alla visione personale dell’autore, e non necessariamente a quelle di Osservatorio Globalizzazione. Chi volesse proporre di pubblicare un articolo con la propria opinione e visione in materia può scrivere ad info@osservatorioglobalizzazione.it

Classe 1990. Originario di Salerno (SA), è laureato in Economia all'università degli studi di Siena, e ha conseguito un Master in Economics & Business all'università Erasmus di Rotterdam. Ha lavorato come stagista presso il Netherlands Bureau for Economic Analysis e come Trainee presso la Banca Centrale Europea.

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