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Il ruolo delle materie prime nella Storia e nella Guerra Economica

Il ruolo delle materie prime nella Storia e nella Guerra Economica

Giuseppe Gagliano ci introduce un punto centrale nell’analisi della Storia e della Guerra Economica e cioè l’importanza delle materie prime, lo fa attraverso un libro di Alessandro Girando: Storie straordinarie delle materie prima, Add editore, 2019

Più volte abbiamo sottolineato sia nostri articoli che nei saggi pubblicati la centralità della guerra economica nel contesto delle relazioni internazionali. Ebbene, uno degli attori della guerra economica di ieri come oggi (pensiamo alla guerra economica in atto tra Cina e Stati Uniti) sono certamente le materie prime. Ora, dal punto di vista strettamente storico, è indiscutibile il ruolo di centralità rivestito dalle materie prime nel contesto storico, rilevanza questa che è stata sempre presente sia nella riflessione di Braudel che in quella di Carlo Maria Cipolla.


Ebbene, nel suo splendido saggio di storia economica (Storie straordinarie delle materie prime, Add editore, 2019) Alessandro Giraudo – docente di Finanza internazionale e Storia economica a Parigi e non a caso allievo di Carlo Maria Cipolla – illustra in modo chiaro come le materie prime hanno influenzato l’intera storia umana e come continuino ad avere un ruolo centrale negli equilibri dell’economia mondiale. In passato era il pepe, oggi è l’energia, in futuro saranno forse il coltan, il litio, il germanio, il Tullo e altri metalli. Dal punto storico le materie prime hanno causato guerre, portato la pace, stimolato spedizioni in terre sconosciute, dato vita a incredibili operazione di spionaggio, stabilito nuovi equilibri tra i paesi e gli uomini. In particolare, oro, argento, spezie, cereali, hanno contribuito a fare e disfare la storia, ad arricchire certi uomini e a impoverirne altri, a fare la fortuna di alcuni e a gettare le altre nella disperazione come gli schiavi che lavoravano alla coltivazione dello sparto, all’estrazione del mercurio o agli schiavi africani delle miniere di Potosì e Zacatecas.
In questo contesto non c’è dubbio che i mercati – e i mercanti – abbiano svolto un ruolo fondamentale e, in particolare, quelli della mezzaluna fertile in Medioriente, quelli degli schiavi di Delo, i mercati del foro della Roma imperiale o quelli degli Han nella città cinese di Xian. E come dimenticare i mercati dei califfati di Samarcanda e di Baghdad? Come dimenticare i mercati delle spezie di Costantinopoli, di Calcutta e Venezia?Accanto ai mercati naturalmente anche i porti hanno svolto un ruolo fondamentale poiché sono stati il fulcro dei flussi di merci, di uomini e informazioni. Insomma sono stati dei veri motori della globalizzazione di ieri e di oggi.


Dicevamo poc’anzi come l’autore giustamente osservi che la necessità di controllare le materie prime di ogni genere abbia creato ed alimentato lunghe e sanguinose guerre. Pensiamo, ad esempio, alle guerre relative all’acqua. Nel corso degli ultimi 45 secoli – sottolinea l’autore – si contano oltre 500 guerra per il controllo dell’acqua. Guerre per il controllo dell’oro vennero dichiarate dai greci contro Troia, da Filippo II, tra Roma e Cartagine. Per impossessarsi delle miniere d’oro i mongoli sterminarono i Song del sud e in seguito tentarono di invadere il Giappone. I conquistatori spagnoli si avventurarono verso l’ignoto nella speranza di trovare oro, argento e spezie. Le grandi potenze dell’epoca infatti ingaggiarono guerre spietate nelle Indie orientali e occidentali. Ebbene, data l’importanza delle materie prime, l’ attività di spionaggio (come accennato in precedenza) fu sempre molto intensa. A tale proposito Giraudo illustra questa tesi con alcuni esempi molto significativi.


I cinesi, per esempio, tentarono di custodire il metodo di produzione della carta ma dopo il 751 a.C. alcuni prigionieri cinesi che lavoravano nelle cartiere svelarono le tecniche di produzione in cambio della promessa di libertà. Un altro esempio è fornito dal Brasile che diventerà il primo produttore mondiale di caffè nonostante vi siano stati numerosissimi tentativi di appropriarsi delle piante che lo producevano. Infine il rosso di cocciniglia sarà oggetto di spionaggio come dimostra il fatto che i corsari (inglesi, francesi e olandesi) nei Caraibi daranno la caccia ai galeoni spagnoli non solo per l’ argento e l’oro ma anche per il rosso di cocciniglia.

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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