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Il taglio delle forniture Pfizer: perché il vaccino è “politico”

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Il taglio delle forniture Pfizer: perché il vaccino è “politico”

La decurtazione del numero dei vaccini forniti dalla Pfizer all’Italia non insegna nulla di nuovo a chi osserva la metafisica del potere in Italia.

In termini di politica internazionale è il solito sgambetto fatto ai danni dell’ingenua Italia, grazie alla sprovvedutezza e allo spaesamento del ceto politico nostrano, la cui unica linea è l’affidamento, ovvero il più grave errore che si possa commettere.

Una parte ulteriore della produzione di vaccini della multinazionale farmaceutica di New York, che oltre i limiti degli impianti industriali non può andare, è stata preferenzialmente dirottata verso il mercato interno, al fine di sollevarsi prima dalla pandemia da Covid-19.

Quel che viene prima è l’interesse del bene comune della Nazione di produzione. Sembrerebbe un’ovvietà, ma in Italia si fatica a comprenderlo.

Non è stata una decisione autonoma del più o meno sconosciuto CEO della Pfizer a rallentare la somministrazione dei quantitativi di vaccini forniti all’Italia, senza che vi sia stata una preventiva intesa con la politica di Washington, ovvero con il Segretariato al Commercio, luogo noto alle cronache italiane per la trade war con l’Unione Europea a guida franco-tedesca, ma che dazia i prodotti nostrani.

L’errore consueto dell’Italia è stato quello di aver firmato alla cieca il documento preparato da altri, senza averne negoziato virgola per virgola la stesura, senza chiedersi dove si cela il machiavello, dove sarà l’inganno che legherà mani e piedi. Addirittura nel caso di specie il contratto tra l’Italia e la Pfizer non è neppure pubblicizzato, manco fosse relativo a sofisticati sistemi di armamento, o forse i vaccini, in fase di epidemia, sono diventati altrettanto strategici. Alla parte italiana è sfuggito il valore e il contenuto altamente politico di quel che si andava a sottoscrivere, quasi fosse una semplice questione aziendale, neppure questa però compresa.

Non è l’amministrazione ad essere deficitaria di expertise, ma è la politica che scandalosamente non conosce quel che gli altri sanno fare bene altrove. Stranamente la questione in Italia viene affrontata in termini di giurisdizione, ma è un vicolo senza uscita.

È bene dire chiaramente che non c’è nessuna Corte che possa sindacare la Politica che si traduce in alta amministrazione.

Potrà sembrare scandaloso, ma la Pfizer si sta attenendo all’ordine esecutivo firmato da Trump l’8 dicembre per il vaccino contro il coronavirus, dando priorità agli americani rispetto alle nazioni straniere, il c.d.  Covid-19 Vaccine Executive Order Prioritizing Americans.

Più scandaloso è che di fronte alla prevedibilissima diminuzione delle dosi vaccinali, dalla politica italiana non si siano state prese contromisure urgenti. I vaccini saranno copiosamente esportati all’estero quando vi sarà sovraproduzione rispetto alle esigenze interne soddisfatte dalla Pfizer.

La carenza di vaccini dimostra quanto sia debole l’impalcatura ideale dell’ultra liberismo applicato al commercio mondiale. Si vagheggia che siano le multinazionali a dettare legge agli Stati. Si vorrebbe che tutto, anche il contrasto alle pandemie, fosse affidato agli equilibri di mercato, salvo poi scoprire che il mercato non è il Leviatano che si vorrebbe far credere, ma è un meccanismo che non può prescindere dall’esistenza dell’autorità politica istituzionalizzata, in grado di regolarlo, controllarlo, direzionarlo e, fosse necessario, chiuderlo.

Potrebbe la Pfizer impunemente disobbedire all’ordine di Trump? No.

Tutto ciò insegna che anche nell’iperliberista (a parole) America di Trump, la filiera della sanità non può che essere sotto la direzione pubblica.

Terminata la crisi pandemica, bisognerà rivedere i dogmi economici iperliberisti che hanno dominato la cultura negli ultimi decenni.

Il primato è della Politica che non abdica a favore dell’impotenza per carenza di strumenti[1].


[1] Sulle criticità degli sviluppi del sistema economico italiano, per tutti v.d. N. Perrone, Economia pubblica rimossa. Le partecipazioni statali dalla teoria degli oneri impropri alla privatizzazione, Milano, Giuffrè, 2002 (in Studi in onore di Luca Buttaro, vol. V, pp. 241–289)

Luca Colaninno Albenzio, già avvocato, è abilitato all'insegnamento di scienze giuridiche ed economiche negli istituti di istruzione secondaria di II grado. Si occupa di Contabilità Pubblica; è' autore sotto pseudonimo di numerosi interventi di politica estera sul sito www.aldogiannuli.it, dove pure si cura della newswire "ACME NEWS".

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