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La globalizzazione secondo Riccardo Petrella

La globalizzazione secondo Riccardo Petrella

Oggi vi parliamo del pensiero politico di Riccardo Petrella, economista e docente universitario italiano che ha insegnato a Louvain, Parigi, Vienna e Mendrisio e ha fondato nel 2001 l’Università del Bene Comune.

Il ruolo degli Stati Uniti

Nonostante la caduta del muro di Berlino e nonostante la fine dell’ex Unione Sovietica, Petrella ritiene un problema il fatto che la militarizzazione del mondo è nuovamente in espansione. Con la scomparsa dell’Urss i dirigenti al mondo occidentale, ed in particolare gli Stati Uniti, avevano annunciato e promesso una nuova era di pace. In realtà le spese militari hanno ricominciato ad aumentare nella seconda parte degli Anni Novanta ed inoltre vi è stata una revisione profonda della concezione degli obiettivi strategici e militari da parte degli Stati Uniti che hanno messo al vertice della loro strategia il consolidamento della loro supremazia e leadership tecnologica e militare accentuando la tecnologizzazione delle armi e della condotta della guerra. Se guardiamo le cifre della militarizzazione gli USA dominano senza rivali poiché il loro bilancio, almeno nel 2015, era di circa 596 miliardi di dollari .

Gli Stati Uniti hanno inoltre allargato la nozione di sicurezza anche sul piano economico e culturale. Infatti la sicurezza dei mercati per i prodotti americani e per i loro investimenti è diventata parte integrante della sicurezza militare.

A tale proposito la guerra in Iraq del 2003 non solo non era necessaria, ma ha anche distrutto un’intera regione provocando 134.000 morti civili fra gli iracheni, quasi 11.000 morti fra i militari e i poliziotti iracheni, 5000 morti di militari americani con un costo di circa 1,500 miliardi di euro

La NATO

Secondo Petrella l’esistenza della Nato e la sua apparente perennità è un esempio inaccettabile di militarizzazione del mondo imposta dalle logiche di potenza degli Usa. La Nato avrebbe dovuto, secondo l’ex docente universitario, essere disciolta o comunque ridimensionata dopo la sparizione dell’URSS. Invece è avvenuto il contrario.

Infatti le spese militari che ha contribuito ad veicolare dimostrano che i paesi della Nato spendono più del resto del mondo. Non solo: la Nato è diventata un laboratorio d’avanguardia in materia di concepimento e sperimentazione di nuove armi. Questo perché, a detta dell’autore, la Nato ha bisogno della guerra. Infatti essa è passata da una strategia di alleanza detta preventiva o difensiva ad una strategia attiva ed espansionistica come provato dai numerosi conflitti che essa ha determinato: la guerra del Golfo, la Somalia, la Bosnia Erzegovina, la Jugoslavia, la Afghanistan, L’Iraq e la Libia.

In tutte queste guerre uno Stato membro dell’alleanza non è stato mai attaccato e proprio per questo le classi politiche coinvolte hanno cercato di giustificare in modo ipocrita i loro interventi affermando che questi erano interventi per motivi umanitari o missione di pace.

La governance

Un’altra caratteristica della nostra epoca è il cambiamento della natura del potere politico che non appartiene più agli Stati ma alla finanza e alle grandi imprese multinazionali. Gli stati infatti operano come notai, organismi amministrativi di gestione ed esecuzione delle decisioni prese dalle nuove oligarchie tecnico-economiche. Proprio per questo lo Stato sociale è stato smantellato e ed è stato abbandonato il sistema di negoziazione su scala nazionale tra Stato, imprese e sindacati come metodo di decisione tradizionale. Oramai, nota Petrella, domina il principio della governance con l’obiettivo di affidare il potere ai cosiddetti portatori di interessi particolari togliendolo ai rappresentanti eletti dal popolo. In tale contesto tutti i portatori di interesse sono considerati allo stesso modo e poco importa se essi siano pubblici o privati .Infatti la governance non riconosce come suo obiettivo l’interesse generale ma unicamente la gestione efficace,  efficiente ed economica delle risorse disponibili in funzione dell’ottimizzazione produttiva e finanziaria.

Il potere delle banche

Le banche sono diventate così grandi, potenti e influenti che non è più possibile metterle in fallimento, anche se tutti hanno riconosciuto la loro piena e primaria responsabilità nell’aver causato la crisi mondiale del 2008. Il loro fallimento avrebbe condotto a difficoltà sistemiche.

Per questo la decisione presa dei gruppi dominanti – incluse le banche stesse responsabili del misfatto – è stata quella di salvare le banche (cioè loro stesse). Così, il costo del salvataggio dei gruppi finanziari non è caduto sulle spalle dai responsabili ma è stato scaricato sui piccoli risparmiatori, facendo credere a questi ultimi che il salvataggio delle banche fosse dettato principalmente dallo scopo di salvare il risparmio della gente comune. Insomma l’imperativo era soprattutto quello di salvare il sistema.

I colpevoli ne sono usciti addirittura avvantaggiati – eccezion fatta per alcuni banchieri – e così i più ricchi prima della crisi sono ancora più ricchi e gli impoveriti sono ancora più poveri. Rari sono stati i casi di fallimento a causa della crisi del 2008 tra i primi mille miliardari al mondo.

Tutto ciò è certamente anche dipeso dalla trasformazione delle banche. Infatti nel mondo attuale non esiste più la separazione tra banca agricola, banca per le imprese e banche commerciali. Trionfa la banca totale che si allontana dall’economia reale, fortemente stigmatizzata da Petrella.

Nella realtà odierna un manipolo di grosse banche prende il potere su scala mondiale con la complicità degli Stati delle classi dirigenti nazionali. I poteri politici diventano in maniera crescente dei notai che registrano le decisioni prese dei poteri finanziari mondiali privati.

Prendiamo, come esempio, lo scandalo Libor che ha visto dichiarati colpevoli dodici fra le più potenti banche mondiali. In quanto responsabili principali della fissazione giornaliera del tasso di sconto che si fanno le banche tra loro nel prestassi il denaro messo in circolazione formalmente dalle banche centrali, esse hanno manipolato durante cinque anni il tasso a vantaggio dei loro capitali e dei loro azionisti guadagnando miliardi di dollari non dichiarati al fisco.

Non contente di quello che hanno fatto e malgrado le multe che hanno dovuto pagare – parliamo di cifre fra i 600 milioni e i 2 miliardi di dollari – sei delle banche re confesse hanno orchestrato un’azione criminale durante altri cinque anni: hanno infatti manipolato i tassi di cambio d’orientamento quotidiani mettendosi d’accordo sul tasso limite prima della sua pubblicazione ufficiale ad inizio mattinata guadagnando così somme considerevoli.

Anche lo scandalo Swissleaks è stato orchestrato dalla sola Hsbc, la seconda più importante banca al mondo. Si è trattato infatti di una massiccia operazione di evasione fiscale messa in moto dalla filiale svizzera della Hsbc grazie alla quale più di 200mila clienti a Ginevra e 20mila società offshore hanno fatto transitare in barba al fisco più di 180 miliardi di dollari. Tra i clienti coinvolti vi erano trafficanti di armi, persone legate al crimine organizzato, capi di imprese, esponenti politici, membri di famiglie reali, sportivi di alto livello eccetera. Dobbiamo inoltre ricordare che questa banca è stata condannata negli Stati Uniti e in Europa per aver permesso il riciclaggio di importanti fondi dei narcotrafficanti messicani e dei trafficanti d’armi sia nel Medioriente che in Asia minore.

Unione Europea

Che oramai la società del benessere e la società dei diritti non siano più la stessa è evidente. Petrella definisce “repressione impietosa da parte delle oligarchie economico-finanziari dell’Ue” la somma di azioni, in gran parte controproducente, esercitate nei confronti della Grecia (e prima in Irlanda, Portogallo Spagna)  in materia di bilancio pubblico, ed è fortemente critico della politica europea nei confronti dell’immigrazione, ponendosi una domanda fondamentale: questi problemi hanno segnato la fine dell’Unione Europea come progetto democratico di giustizia e di solidarietà? Petrella parla della cronaca dell’ultimo decennio come una manifestazione del divario e dell’opposizione tra gli arricchiti e i poteri tecnocratici -oligarchici e gli impoveriti e le numerose forme di esclusione sociale. Infatti i negoziati sul debito greco non sono stati condotti da autorità pubbliche europee con un confronto tra pari ma come una discussione tra soggetti creditori e soggetti debitori privati .

Ciò che infatti conta all’interno della Ue sono le grandi compagnie multinazionali che hanno una potenza di influenza di gran lunga più estese di tutte le ONG della società civile. È infatti difficile credere che l’esercito di più di 35.000 lobbisti residenti a Bruxelles con il compito di influenzare l’elaborazione e l’approvazione delle direttive europee siano pagati per amore dell’Europa e dei suoi cittadini. Il loro mandato è fare approvare delle direttive che non vadano o contro gli interessi delle loro imprese o vadano addirittura loro favore. Anche i think tanks, le fondazioni attive negli Stati Uniti e nei paesi anglofoni svolgono ruolo molto importante. Basti pensare alla potenza economica e alla influenza esercita a livello europeo e mondiale dalle fondazione come quella di Gates, di Rockfeller e di Soros . 

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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