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La partita globale del gas naturale: intervista a Gianni Bessi

La partita globale del gas naturale: intervista a Gianni Bessi

Gianni Bessi, ravennate classe 1967, è consigliere regionale del Partito Democratico in Emilia Romagna e analista del settore energetico, in particolare nel settore del gas naturale. Sul tema ha pubblicato il saggio Gas naturale – L’energia di domani, edito da Innovative Publishing con prefazione di Giulio Sapelli. Lo abbiamo contattato per porgli alcune domande sul tema dell’energia e dei nuovi scenari del settore a livello internazionale.

La guerra fredda dell’oro blu

Osservatorio Globalizzazione: Consigliere Bessi, lei è da tempo attivo nello studio delle dinamiche geopolitiche ed economiche concernenti il sistema energetico. In particolare, in “Gas naturale: l’energia di domani” lei parla di una vera e propria corsa all’oro blu. Cosa rende il gas una pedina tanto importante sul piano economico e politico?

Gianni Bessi: Oro blu è il modo di chiamare il gas naturale che ne fa capire l’importanza. Il gas è una delle materie prime fondamentali e per questo è protagonista di una corsa all’approvvigionamento. È aumentata in maniera drammatica la “fame” di energia e il gas si sta ritagliando un ruolo preminente. Per capirne la portata basti pensare a quanto questo fenomeno stia incidendo sugli equilibri geopolitici mondiali, con le reti di gasdotti che sono una priorità per le strategie nazionali anzi continentali: dal North Stream2 al Turkstream e al Power of Siberia, per andare alle reti che collegano Giappone e Cina con la Russia. Il mio parere è che stiamo vivendo una vera ‘guerra fredda’ del gas, mi si passi l’espressione. La concorrenza ormai si gioca a tutto campo e non è solo mia convinzione che il mercato del gas naturale cominci ad assomigliare a quello petrolifero, dove sono i prezzi e non la geolocalizzazione a determinare il valore delle transazioni. Questa partita vede in campo molti giocatori fra i quali la Cina, i cui piani energetici legati a questa fonte sono già stati decisi: da oggi al 2030 è previsto che la domanda di gas naturale raddoppierà e al fine di soddisfarla in parte i Cinesi hanno firmato un accordo con la Russia per l’utilizzo della megapipeline Power of Siberia, che permette di trasferire fino a 61 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno.

Osservatorio Globalizzazione: La sicurezza energetica è prioritaria nell’evoluzione delle strategie di politica internazionale di diversi Paesi. Assistiamo negli ultimi mesi alla dura campagna lanciata dagli Stati Uniti per rafforzare la posizione di Washington nei mercati globali, primo fra tutti quello del gas. Come si articola la strategia di energy dominance americana? In che modo essa impatta sull’Europa?

Gianni Bessi: La nuova politica a sostegno della commercializzazione del proprio Gnl, che tanto nuova non  è essendo stata iniziata dall’amministrazione Obama, che tolse il blocco delle esportazioni introdotto dall’amministrazione Nixon nel 1973, e continuata da Donald Trump, permette agli Usa di conquistare una posizione di primo piano nel mercato dell’energia e di accrescere il valore delle esportazioni. Dall’alto della propria potenza economica gli Usa hanno ricominciato a esportare gas naturale, oltre al petrolio, grazie a una produzione garantita dalle nuove tecnologie non convenzionali come lo shale o il fracking. Del resto le stime più recenti confermano la potenzialità dello shale che si prevede che raggiunga i 90 miliardi di metri cubi entro il 2020, rendendo gli USA uno dei primi tre esportatori di Gnl al mondo. Perché questa accelerazione, questa sì, imposta dall’amministrazione Trump a una politica di “dominio energetico”? A mio parere la ragione principale va cercata nell’esigenza di sostenere l’economia reale Made in USA che ha perso lungo la strada pezzi della bilancia commerciale, soprattutto nel settore manifatturiero per la concorrenza di Cina e India. L’obiettivo anche della presidenza Trump è recuperare risorse grazie alle esportazioni nel settore energetico per sostenere il budget statale. Che si è indebolito anche per il calo delle entrate dovuto alla riforma fiscale. La potenza americana riuscirà ad aumentare il proprio vantaggio competitivo convertendo i terminali di importazione in terminali di esportazioni nel golfo del Messico e riducendo i tempi di trasporto verso l’Oriente. Questo grazie all’allargamento del canale di Panama, che dai tempi di James Monroe è un po’ come “il cortile di casa”. E questa è solo una delle facce del dollaro…

Osservatorio Globalizzazione: Esatto, c’è anche l’interesse di Washington per il mercato europeo…

Gianni Bessi: Washington non si limita a guardare verso oriente ma ha anche dato il via a un export aggressivo, con le gasiere cariche di Gnl che dal terminale di Sabine Pass della compagnia Cheniere Energy partono alla volta dei terminali polacchi e di quello di Klaipeda in Lituania. È un modo per limare le quote di forniture russe proprio nei Paesi dell’Europa dell’est. Mettendo le basi per ‘raggiungere’ il cuore dell’ex impero sovietico: l’Ucraina. Sempre in chiave di predominanza energetica, gli Usa utilizzano ogni forma di pressione geopolitica, dalle sanzioni economiche (Russia o Iran per esempio) alla diplomazia tradizionale. L’agenda della diplomazia per gli affari energetici internazionali del dipartimento a Stelle&Strisce, in questi anni non ha avuto una data libera, perché la priorità è promuovere la “flessibilità” dell’approvvigionamento di Gnl made in Usa rispetto alle forniture di gas siberiano.

Gli scenari mediterranei e il ruolo dell’Italia

Osservatorio Globalizzazione: Veniamo ora all’Italia e al Mediterraneo. Quali sono, attualmente, le principali dinamiche energetiche che deve gestire il nostro Paese? La preoccupa la situazione in Libia e Algeria?

Gianni Bessi: Siamo realisti: ancora una volta nel nostro Paese esitazioni e veti incrociati, magari nascosti dietro l’esigenza di aspettare un decreto taumaturgico o una legge quadro, o facili slogan da convegno ma privi di una visione di politica industriale geopolitica ci stanno escludendo dal numero dei protagonisti della corsa all’oro azzurro. La visione di una strategia energetica fondata sul mix gas naturale – rinnovabili, è ampiamente condivisa, quindi bisogna essere conseguenti: il gas naturale ci serve. Sul commercio dell’energia si stanno decidendo i futuri equilibri internazionali tra i Paesi economicamente più avanzati e l’Italia non può permettersi di chiamarsi fuori. Siamo il quinto consumatore mondiale di gas naturale. Tale importanza è emersa benissimo nell’ Exibition and Conference dell’OMC Offshore Mediterranean Conference dello scorso marzo a Ravenna che ha visto come tema principale Expanding the Mediterranean Energy sector: Fuelling Regional Growth. Argomenti scelti non a caso, se si pensa al nuovo andamento intrapreso dalle iniziative esplorative dopo la scoperta del giacimento di Zohr in Egitto. Libano, Grecia, Israele, Turchia, Egitto hanno infatti lanciato gare per l’assegnazione di blocchi offshore, importanti accordi con le compagnie nazionali sono stati sottoscritti in Libia tra Eni, BP e NOC e in Algeria tra Eni, Total e Sonatrach.

In gennaio, inoltre, sette paesi del mediterraneo hanno dato vita all’East Med Gas Forum, avviando un dialogo per la costituzione di un mercato del gas regionale, promuovendo progetti comuni di infrastrutture per il trasporto del gas. L’Egitto infine ha già soddisfatto la domanda interna di gas e si avvia a riattivare gli impianti di LNG per l’export di gas, massimizzando l’utilizzo delle infrastrutture esistenti inclusi il pipeline che lo collega con Giordania, Libano e Siria. Ecco per fortuna che c’è ENI.

Osservatorio Globalizzazione: Come giudica l’attivismo continuamente messo in campo da Eni? I governi negli ultimi anni come si sono raffrontati con le iniziative del cane a sei zampe?

Gianni Bessi: Se i grandi player mondiali si stanno muovendo per garantirsi un approvvigionamento consistente di gas, noi dobbiamo essere lì a contenderlo. Abbiamo le competenze per farlo e, soprattutto, un’impresa tra le più grandi e le più tecnologicamente avanzate del mondo, l’Eni, che potrebbe giocare un ruolo chiave in questo scenario. Come spiego nel libro Gas naturale l’energia del futuro, il settore energetico può essere, come è stato in passato, uno dei settori in grado di produrre ricchezza e, soprattutto, occupazione per il nostro Paese. Ma dobbiamo scegliere senza esitazioni una ‘via italiana al gas’, da realizzarsi puntando a un mix energetico, pulito e futuribile che ci permetterà di gestire la transizione in maniera efficiente e di produrre, appunto, ricchezza e benessere diffuso su molti territori del Paese. Ma se vogliamo essere fra i protagonisti ‘della rivoluzione del gas’ dobbiamo abbattere un ostacolo, cioè dobbiamo essere attori attivi e non quelli che sanno solo dire di no a tutto in casa. Poi quando ENI o le nostre validissime multinazionali tascabili che sono le PMI che lavorano nei servizi dell’oil&gas si affermano all’estero tutti ad applaudire. Eticamente non edificante, non crede?

Le azioni sul campo e il nodo trivelle

Osservatorio Globalizzazione:Lei ha usato toni molto duri contro la decisione di rallentare o stoppare le trivellazioni nel Mar Adriatico. A gennaio ha scritto che “è folle che l’Italia si castri nell’attività di ricerca e di sfruttamento dei giacimenti nazionali”. Quali sono stati gli ultimi sviluppi in materia?

Gianni Bessi: Il decreto semplificazione che ha introdotto la moratoria ha provocato una situazione di netto calo della produzione interna, che in meno di un anno è scesa al minimo storico. Se lo dovessi riassumere in un Tweet, strumento di comunicazione favorito dei politici attuali,  scriverei: meno investimenti, meno posti di lavoro, più import, più costi di energia per tutti. Questo è l’effetto della politica energetica del ministro Luigi Di Maio e del ministro degli interni Matteo Salvini.

E pensare che in Adriatico sono presenti giacimenti notevoli di gas naturale. Se è vero, come io credo, che sia giunto il momento di rivedere il paradigma dello sviluppo energetico italiano puntando sul mix di gas naturale e rinnovabili, dobbiamo sfruttare anche le risorse a ‘km zero’. In Adriatico potrebbe esserci un tesoro di metano, forse una quantità pari ai 100mila ‘barili equivalenti di petrolio’ al giorno di cui parla Eni nei suoi piani di investimento, pari a 2 miliardi di euro. La presenza di così tanto gas in Adriatico è un dato che Eni ha verificato: mi riferisco al lavoro del supercalcolatore Hpc4, il più grande centro di calcolo italiano del settore industriale, la stessa ‘macchina’ che ha trovato il giacimento di Zohr in Egitto. Bene, se Eni potesse sfruttare i giacimenti adriatici, sarebbe possibile ridurre un poco quella dipendenza dal gas di importazione che ora è un elemento di debolezza del nostro sistema energetico. Dalle informazioni in mio possesso e che riporto nel libro le risorse di gas naturale a km Zero made in Italy sono anche di più. E visto che si parla tanto di sovranismo o nazionalismo, se si vuole metterlo in pratica dovremmo aiutare Eni e tutta la filiera dell’impiantistica, delle manutenzione, del manifatturiero a lavorare a casa nostra e non solo all’estero.

Osservatorio Globalizzazione: Quali pensa siano gli investimenti prioritari che il Paese dovrebbe porre in atto per risolvere le sue problematiche in materia energetica?

Gianni Bessi: La mia idea è sostenere investimenti nel campo energetico e nelle politiche industriali grazie a un piano di organizzazione di rete delle nostre eccellenze industriali come Eni, Saipem, Versalis, Enel, Leonardo, Syndial, Snam, ecc. fino alle grandi municipalizzate, che faccia capo a una cabina di regia super partes, operante a un livello superiore rispetto ai singoli Cda, dove Cdp giocherebbe un ruolo centrale. Non dimentichiamo che lo Stato ha identificato proprio la Cdp come lo strumento in grado di fornire le risorse economiche per sostenere le strategie di sviluppo. Ovviamente, la Cdp non deve diventare una nuova IRI, ma uno strumento operativo che sostenga le imprese che, per know how, sono in grado di essere competitive. Sostenere i nostri campioni nazionali non è una scelta di politica protezionistica: molti Paesi che competono sul libero mercato, scelgono politiche che favoriscono, quando possono e all’interno delle leggi della libera concorrenza, le proprie aziende e le proprie le filiere.

Osservatorio Globalizzazione: In ultima istanza, vorremmo chiederle una sua opinione sul tema, tanto dibattuto, della transizione energetica. Lei ha sostenuto un approccio ragionato al tema, che ci porta a pensare come ogni mossa sul tema debba essere improntata al rispetto del più assoluto realismo in quanto a scelte politiche e pianificazione economica. A che punto siamo, in Italia, su questo campo?

Gianni Bessi: Serve un progetto di sistema, io l’ho presentato e continuo a presentarlo con il libro “Gas naturale. L’energia di domani”, che si fondi sul mix energetico gas naturale e rinnovabili. Nuovi investimenti, dismissioni delle piattaforme visto la chiusura mineraria, progetti pilota per rinnovabili ultima generazione, l’Adriatico come area di formazione sul campo delle figure professionali ecc. ecc. come i nostri tecnici o i nostri sommozzatori. Anche perché la ‘transizione energetica’, la ‘bioeconomia’ o ‘l’economia circolare’ senza un progetto industriale di sistema, senza capacità e conoscenza industriale e finanziaria è puramente un esercizio di stile, se non di propaganda. E torno a riferirmi naturalmente a Eni, Enel, Snam, alle principali municipalizzate, Cdp ecc. ai loro partner che sono le PMI italiane che si sono sviluppate e cresciute grazie a questo fare sistema. La moratoria, il piano aree o altri totem, la mancanza di una legislazione chiara sia per la produzione sia per le dismissioni, le posizioni demiurgiche di chi è contro o di chi a favore stanno solo paralizzando e cancellando un sistema economico decisivo per il nostro Paese. Servirebbe solo buon senso, buona volontà e un po’ di lavoro…

(A cura di Andrea Muratore)

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