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Le patologie pregresse del paziente occidentale

Le patologie pregresse del paziente occidentale

Perché un accidente “x” in alcuni casi non ha effetti ed in altri porta alla morte? Nel dibattito pubblico delle ultime settimane è comparso il concetto di “patologie pregresse”. Per rispondere cioè alla domanda, tocca distinguere l’organismo giovane e sano da quello anziano in lotta terminale contro il principio di entropia che alla fine, inesorabilmente porta a disordine tutti gli ordini faticosamente costruiti per resistere. Esistere è cioè l’emergenza del resistere.

Prendiamo allora il paziente occidentale e facciamogli l’anamnesi. Sappiamo che l’Occidente è in contrazione netta demografica e di peso di Pil sul totale mondo dalla fine della Seconda guerra mondiale. Dal 1950, dal 29% al 14.6% (la metà esatta) di oggi per la popolazione. Più lento il declino del Pil dal 55% al 45% circa, ma con prospettive di trend unanimi verso l’ulteriore contrazione nei prossimi trenta anni.

L’Occidente si è fondato negli ultimi secoli sull’ordinatore economico ma questo incontra oggi tre problemi. Si dicono “problemi” perché quell’ordinatore, per gli occidentali, ha una forma che si basa non opzionalmente sul principio di crescita. Del resto si è evoluto storicamente in un processo di crescita e quindi è naturale sia così conformato.

Il primo problema è di ciclo. La forma economica occidentale da alcuni detta “capitalismo” è storica e come tutte le cose storiche risente delle condizioni storiche. Il ciclo aperto da questa forma economica ha preso un mondo coi cavalli e gli uomini a piedi, con qualche vestito per lo più di lana, con pasti contenuti ed a volte saltuari, con case di legno e paglia, qualche volta di pietra e l’ha portato all’oggi, da pochi milioni a centiania. Ma da diversi decenni, l’indice di innovazione di prodotto ovvero le “cose nuove” che ancora nel dopoguerra presentavano frigoriferi, elettrodomestici, radio, televisori, automobili e moto, aeroplani e molto altro, stenta a trovare novità. Soprattutto stenta il sottostante tecno-scientifico che a cavallo secolo aveva prodotto rivoluzioni a ripetizione (industriale, chimica, elettrica, meccanica, sanitaria). La rivoluzione info-digitale è solo una pallida ombra delle rivoluzioni precedenti e molte volte è un semplice trasferimento di forma o di canale (Internet) di cose che già esistevano. I paesi non occidentali invece, si trovano al loro inizio ciclo ed hanno molte più cose da fare visto che hanno iniziato da poco.

Il secondo problema è il contesto umano. Da quando si è andato a sviluppare questo modo economico in Occidente, dal Quattrocento, gli occidentali hanno alimentato il proprio interno (l’Europa per lungo tempo, l’Europa più l’anglosfera negli ultimi due secoli), coartando l’esterno. Colonie commerciali, colonie d’insediamento, domini coloniali, imperi formali, domini e imperi informali, rubando risorse, soggiogando esseri umani prima schiavi, poi servi, poi salariati consumanti eccedenze occidentali o produttori a basso costo. Con armi, religioni, immagini di mondo, corruzione, punizione, cooptazione, divide et impera, propaganda, libero mercato, dominio valutario, sanzioni, dazi, monopoli e quant’altro che troverete nei libri di storia. E per sproporzione tra il peso occidentale e quello del Resto del Mondo e per dinamica storica, oggi questo non è più possibile ai livelli precedenti e sempre meno lo sarà.

Il terzo problema è il contesto naturale. Il dominio del mondo che ha creato le condizioni per il benessere occidentale, si è declinato non solo nel mondo umano, ma anche nel mondo naturale. Si tratta di risorse: minerali, agricole, forestali, idriche, animali di terra-di cielo-di mare, energetiche. Oggi molte di queste risorse cominciano a scarseggiare, danno rendimenti decrescenti, sono richieste anche da altri ed accendono sempre più costose competizioni. In più, iniziano i feed-back di ritorno a secoli di saccheggio naturale che ha modificato gli equilibri con cui la natura si ordina in logica omeostatica.

La crescita è quindi in declino per via dei tre problemi e lo è da un bel po’, almeno cinquanta anni. Questo ha generato una rimozione della diagnosi che ha preso la forma di un ultimo disperato tentativo di “guadagnare tempo” (W. Streeck) di prorogare oltre il possibile la vigenza dell’ordinatore. Ne è nata la coppia globalizzazione + finanziarizzazione (detta “neo-liberismo”) che ha portato ad una atrofia completa della sfera pubblica, corruzione diffusa ed endemica, dominio di una sempre più stretta oligarchia omnipotente. Ma questa tentativo disperato di mantenere un ordine che non si dava più ha generato un grande disordine i cui effetti si sono visti a partire dall’ultimo decennio se non prima. Braudel lo chiamava “autunno del ciclo del capitale” solo che lui lo leggeva tra cicli-paesi-potenze occidentali, oggi è proprio il sistema occidentale nel suo assieme ad esser nel suo autunno di ciclo.

In tutto ciò, per la prima volta 7,8 mld di umani sul pianeta determinano l’oggettiva planetarizzazione (che è cosa diversa dalla globalizzazione) e questo nuovo tavolo da gioco mostra una nuova forma geo-politica di: secondo alcuni disordine detto “anarchia internazionale”, secondo altri di ordine conteso detto “multipolare”. Ma si tratta della stessa cosa vista da due punti di vista.

A questo nuova condizione storica gli occidentali debbono trovare nuovo adattamento chiudendo i conti col moderno durato cinque secoli e trovano difficoltà a farlo per le ovvie ragioni che si possono desumere da quanto sopra. Ma difficoltà nella difficoltà, è il doverlo fare cercando nuove forme del pensare prima di fare, stante che le forme del pensiero che ereditiamo sono, purtroppo, quelle moderne, inadatte sotto tutti i punti di vista alla nuova condizione mondo.

Su queste “patologie pregresse” si è abbattuto il filetto di RNA circondato da poche proteine.

61 anni, professionista ed imprenditore per 23 anni. Da più di quindici anni ritirato a "confuciana vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente.Si occupa di "complessità", nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica, culturale e soprattutto filosofica. L'applicazione più estesa è in geopolitica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore. Ogni tanto commenta notizie di politica internazionale su i principali media (Rai3, la7, Rai RadioTre Mondo, Radio Blackout ed altre testate on line). Fa parte dello staff che organizza l'annuale Festival della Complessità.

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