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L’Europa imperiale nella visione della “nuova destra”

Geopolitica Italia

L’Europa imperiale nella visione della “nuova destra”

Identità, tradizione e modernità sono, a detta di Franco Freda nel suo L’albero e le radici, i capisaldi sulla cui base la filosofia politica della “nuova destra” rifiuta quella che viene chiamata “l’oligarchia senza volto di Bruxelles”. Le riflessioni di Freda sono cruciali per capire lo sviluppo del nuovo pensiero politico-filosofica di destra riguardante, in particolare, l’Europa e le sue prospettive.

L’Europa di Maastricht – come aveva osservato lo storico leader dell’Fpo austriaco e governatore della Carinzia Jorg Haider e ha sostenuto nel 2000 Sergio Gozzoli – rappresenta a detta dei teorici della nuova destra la definitiva rinuncia ad ogni reale autonomia da parte dei singoli Stati e dei singoli popoli a favore di un potere finanziario e monetario privato sovranazionale.

Proprio per questa ragione, sottolineano gli esponenti culturali della nuova destra, non solo bisogna rifiutare la società multirazziale ma anche l’individualismo poiché questo costituisce la premessa alla dissoluzione della famiglia e quindi della società.

Ebbene, una delle immagini dell’Europa che la nuova destra promuove è certamente quella delle regioni, in cui il federalismo etnico gravita intorno all’idea della comunità etnica: l’Europa potrà rinascere solo grazie a un modello federale che sia però portatore di un modello imperiale. Difficile non cogliere in questa affermazione il richiamo all’Europa imperiale del belga nazionalbolscevico Jean Thiart per il quale la nuova Europa doveva essere unita da Dublino a Vladivostok. Proprio partendo da questa tesi Claudio Mutti si è fatto sostenitore di una visione imperiale che ha come suo scopo quello di liberare l’Europa dalla presenza americana e dalle oligarchie mondialiste. Convertitosi all’Islam è stato animatore delle Edizioni all’Insegna del Veltro , specializzato in filologia ugro-finnica fu uno dei primi a tradurre Khomeini e Gheddafi ma nello stesso tempo fu uno dei primi a comprendere l’importanza per la nuova destra di Codreanu e delle Guardie di ferro rumene.

Dopo aver collaborato con Giovane Europa (di cui in gioventù fu membro anche Franco Cardini) e con Lotta di popolo, fonderà l’associazione Italia-Libia. Pur di contrastare il globalismo americano, Mutti nel corso di decenni costruirà rapporti culturali e non con l’ex impero sovietico, con il Fronte di Salvezza Nazionale, con il movimento della Romania e con gli ayatollah iraniani. Questa impostazione geopolitica, assolutamente originale nel panorama italiano dominato dalla ortodossia atlantica e americana , gli consentirà da un lato di tradurre in lingua italiana le riflessioni del leader russo nazionalista Zjuganov e dall’altro lato di fondare la rivista di studi geopolitici Eurasia non a caso in stretta collaborazione con il filosofo marxista Costanzo Preve maestro di uno dei più noti critici del mondialismo e cioè Diego Fusaro.

Ritornando alla riflessione della nuova destra, secondo le sue tesi l’Europa dovrebbe rivolgere la propria attenzione a sud e sud-est con lo scopo di stringere alleanze sia con i popoli nordafricani che con quelli medio orientali e con la Russia nel rispetto del principio dell’autodeterminazione. Non a caso la nuova destra, soprattutto nel 2009, si è schierata a favore della causa palestinese e, in modo particolare, dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad visto come il baluardo o la sentinella della lotta antimodernista cioè letto come strumento in grado di contenere il potere americano e sionista.

La nazione che ha ostacolato l’emancipazione dell’Europa, a detta della nuova destra, sono certamente gli Stati Uniti patria della globalizzazione, la quale avrebbe cancellato le tradizioni nazionali e soprattutto il concetto di patria sostituendolo con una omologazione culturale, sociale ed economica. Tutto ciò sarebbe stato possibile grazie ad un sapiente regia pianificata e attuata da politici, banchieri e grandi finanzieri che, attraverso fondazioni e organizzazioni sovranazionali, avrebbero posto in essere il loro progetto di dominio globale.

In quest’ottica è possibile leggere l’immigrazione che viene vista come una sorta di invasione etniche pianificata proprio degli strateghi della globalizzazione allo scopo di omologare il mondo trasformandolo in una sorta di Macmondo (la famosa teoria del “piano Kalergi” di cui sull’Osservatorio ha scritto Lucio Mamone, criticandone gli assunti). A tale proposito, proprio CasaPound ha più volte sottolineato come organismi privati, intrisi di pregiudizi ideologici e religiosi, alimentino ormai da tempo una guerra tra poveri offrendo favoritismi agli immigrati rispetto agli italiani, proprio nell’ottica di questa ideologia. Grazie a ciò le imprese nazionali avrebbero la possibilità di utilizzare lavoratori a basso costo in grado di reggere l’urto della concorrenza con gli altri paesi. Ancora più significative sono le affermazioni di Gabriele Adinolfi che sottolinea come i Migrantes della Caritas gestiscano quasi metà dell’otto per mille offerto alla chiesa. Secondo Adinolfi le oligarchie internazionaliste, cioè quelle del clero, della massoneria e del comunismo, insieme a quelle dell’Unione Europea e dell’Onu ,perseguono scientemente la distruzione delle nazioni, delle loro radici, delle loro memoria. Il rifiuto dello Ius soli diventa quindi perfettamente coerente rispetto a queste premesse, diritto al quale viene contrapposto lo Ius sanguinis – per esempio da Forza Nuova – cioè il diritto di sangue che lega strettamente il concetto di cittadinanza ad un sistema di valori condivisi dalla comunità radicata nel proprio passato. In quest’ottica il territorio viene letto come spazio vitale, cioè come una sorta di campo di battaglia che deve essere strenuamente difeso dall’immigrazione.

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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