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Marcello Veneziani e le critiche al “dio Mercato”

Marcello Veneziani e le critiche al “dio Mercato”

Anche la riflessione di Marcello Veneziani, come quella di Massimo Fini, è il risultato di una sintesi delle riflessioni di celebri autori della cosiddetta destra radicale ma anche della sinistra radicale, autori questi accomunati dalla critica spietata non solo alla democrazia liberale ma anche al capitalismo e alla tecnica. I principali autori ai quali fa riferimento Veneziani sono a destra Nietzsche, Junger, Evola, Mishima, Splenger, Cioran, Zolla, mentre a sinistra i riferimenti di Veneziani sono Marx, Stirner, Lenin, Gramsci ed infine Sorel.

Il nuovo ordine mondiale viene interpretato dall’autore come l’occidentalizzazione del mondo e cioè della uniformità dei prodotti, degli usi e costumi, del feticismo del mercato. Naturalmente è nell’americanismo, già giudicato severamente da Marco Tarchi, e soprattutto nella commistione esplosiva di utilitarismo, Illuminismo, permissivismo e nichilismo che, secondo Veneziani, l’occidentalizzazione del mondo raggiunge il proprio apice determinando l’ omologazione planetaria e la mercificazione della vita che hanno determinato un graduale ed inesorabile sradicamento dell’individuo. La società nella quale ci troviamo oggi sarebbe infatti il risultato inevitabile della cultura laica e liberale, cioè il risultato dell’incontro fra le culture progressiste ed il capitalismo, che ha determinato l’universalizzazione della logica del mercato, dei diritti umani e del superamento dei nazionalismi. Uno dei risultati dell’ordine mondiale certamente è il mondialismo, figlio del cosmopolitismo illuministico, che ha condotto alla riduzione del mondo a mercato globale e a villaggio uniforme. In tal contesto l’intellettuale si trova marginalizzato e il suo ruolo diventa evanescente.

Secondo l’autore il villaggio delle comunicazioni ha creato dei soggetti incapaci di comunicare in modo autentico gli uni con gli altri. In altri termini la globalizzazione della comunicazione ha determinato il trionfo del potere totalitario e dunque la fine della società poiché ogni potere dispotico del passato e del presente in fondo non ha altro obiettivo se non quello di dissolvere i legami fra gli esseri umani isolandoli gli uni dagli altri.

Aldilà dell’asettica e acritica esaltazione del mercato, la realtà in cui ci troviamo presenta caratteristiche profondamente diverse dalla propaganda liberale. Infatti, nota Veneziani, il mercato non contribuisce per nulla a innalzare il livello della libertà ma costituisce il suo maggior ostacolo, poiché l’obiettivo del mercato non è l’ampiamento della libertà ma semmai l’ampliamento del fatturato e cioè del profitto. In un contesto di tale natura, la libertà viene oppressa in modo certamente diverso rispetto a quanto avveniva nei sistemi totalitari del passato ma viene comunque repressa. La libertà viene repressa dall’ideologia del mercato totale che determina soltanto indifferenza ed emarginazione, ma soprattutto determina una falsa democrazia, cioè una democrazia simulata in cui non esiste un reale pluralismo ma soltanto un pluralismo fittizio cioè un semplice gioco delle parti.

Veneziani contro il “dio Mercato”

Se dunque il mercato viene elevato a unico Dio e la falsa democrazia governa in modo indiscriminato il mondo attuale, la condizione dell’uomo non può che essere alienata. L’uomo di oggi infatti non può dare un senso profondo alla sua vita e si sente sostanzialmente estraneo al contesto nel quale opera poiché è stato privato di qualunque legame con la comunità finendo per essere oggetto passivo e inerte di fronte alla disintegrazione determinata dal sistema capitalistico. L’uomo di oggi è insomma un uomo subordinato al lavoro e al profitto cioè al dio-Mercato.

Ciò di cui la civiltà attuale ha realmente bisogno è una nuova rivoluzione che sia in grado di essere autenticamente radicale, a differenza di quelle del Sessantotto che non fu in grado di porre in essere un antagonismo veramente radicale ma finì per essere riassorbita. La vera rivoluzione, nota Veneziani, deve essere in grado di mettere in discussione gli pseudo valori della civiltà attuale abbattendo la sostanza del potere senza tuttavia cadere nell’abbraccio mortale dei sistemi totalitari. Del resto, la società aperta di popperiana memoria è la dimostrazione più efficace di come la società attuale sia priva di valori autentici di riferimento, e cioè la dimostrazione più efficace di come l’uomo di oggi sia in balia della logica mercantilistica e soprattutto di bisogni biologici legati unicamente al soddisfacimento materiale.

Un’altra componente alienante e distruttiva del mondo attuale è certamente la tecnica, vera e propria espressione della volontà di potenza che tende a espandersi in modo illimitato. Se, da un lato, la tecnica contribuisce ad aumentare le condizioni di vita e le possibilità dell’uomo, dall’altro lato la società sotto il suo giogo sta pagando un prezzo altissimo perché ha determinato la perdita di significato della vita portando avanti un progetto distruttivo che porterà alla dissoluzione dell’uomo. La natura intrinseca della tecnica consiste nel rifiuto dell’umanesimo e, cioè, nella consapevolezza che il suo trionfo può essere determinato soltanto dalla morte del soggetto attraverso una inesorabile oggettivazione.

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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