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Tutte le imprecisioni sul caso di Aleksei Navalny

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Tutte le imprecisioni sul caso di Aleksei Navalny

In questi giorni si sta discutendo molto di Aleksei Navalny, l’attivista politico russo che sembra esser stato avvelenato con l’agente nervino “novichok” mentre viaggiava nella Russia siberiana e che ora si trova in stato comatoso in un ospedale militare tedesco. Di Navany si afferma che sia “l’oppositore politico più temuto dal presidente Vladimir Putin[1], “la più importante figura dell’opposizione politica russa”[2], il “leader dell’opposizione russa”[3]. La condanna mediatica e politica in risposta al suo presunto avvelenamento (presunto perché ci sono ancora alcune cose da chiarire) è stata univoca e molto dura, e si è arrivati persino a sostenere che dietro il misfatto ci possa essere, più o meno direttamente, la mano dello stesso presidente della Federazione Russa. La stessa Angela Merkel ha usato delle parole molto dure, affermando che “l’uso di questo veleno non lascia alcun dubbio sul fatto che sia stato vittima di un crimine”, un crimine che il cancelliere tedesco “condanna con la massima forza” e per cui “insieme ai partner UE e NATO […] decideremo una risposta adeguata a seconda del coinvolgimento della Russia”.[4]

I numeri dell’opposizione in Russia

Alla luce di questa campagna politica e mediatica, la prima cosa da cosa da chiarire è il reale peso politico di Navalny. Per farlo, è utile controllare i risultati delle elezioni presidenziali russe degli ultimi vent’anni, cioè da quanto Putin è comparso sulla scena politica. La legge elettorale russa ha una soglia di sbarramento del 5%.

Nel 2000, Putin ottenne il 52,94% dei voti, cioè una maggioranza assoluta. Il candidato arrivato secondo fu Gennadij Zjuganov con il Partito Comunista della Federazione Russa, il quale ottenne il 29,21% dei voti. Il terzo candidato per voti ottenuti fu Grigorij Javlinsko del partito di stampo liberale Jabloko, che ottenne il 5,8%.

Alle elezioni del 2004 il partito Russia Unita di Putin ottenne il 71,9%, mentre l’unico partito di opposizione a superare il 5% fu il Partito Comunista di Nikolay Kharitonov, mentre i partiti di matrice liberale si rimpicciolirono.

 Alle elezioni del 2008 fu eletto presidente Dimitrij Medvedev con il 69% dei voti, mentre Putin, che non poteva candidarsi per un terzo mandato successivo, ricoprì la carica di primo ministro. Il secondo candidato per voti ottenuti fu per la terza volta Zjuganov, che ottenne l’11,72% dei voti. Al terzo posto si classificò Vladimir Zirinovskij con il Partito Liberal-Democratico di Russia, che ottenne il 9,35% dei voti. Il nome del Partito Liberal-Democratico non deve però trarre in inganno, poiché, a contrario di Jabloko, si caratterizza per posizioni fortemente populiste e nazionaliste e in Europa verrebbe descritto come un partito di estrema destra.

Nel 2012 il partito Russia Unita di Putin vince con il 63,64% dei voti. Il secondo posto è stato aggiudicato ancora una volta dal Partito Comunista di Zjuganov con il 17,18%, mentre Zirinovskij e il Partito Liberal-Democratico ottengono il 6,22%; Michail Prochov, un oligarca che corse alle elezioni da indipendente, ottiene il 7,94%.

Alle ultime elezioni presidenziali, avvenute nel 2018, Putin ottiene il 76,69%, il Partito Comunista della Federazione Russa ottiene l’11,77% e il Partito Liberal-Democratico il 5,65%; Jabloko, il maggior partito apertamente liberale, ottiene il 1,05%, non riuscendo ad ottenere nessun seggio.

Ora, numeri alla mano, dal punto di vista politico la figura di Navalny chiaramente non si caratterizza nei termini di una sostanziale opposizione politica. La stessa cosa, però, vale per quanto concerne il suo peso ideologico e culturale, poiché un sondaggio fatto nel 2017 rivela che “il 48% dei russi non era a conoscenza di chi fosse e i rispondenti positivi erano polarizzati sul tema, il 31% credeva che fosse un politico come gli altri mentre il 28% credeva che fosse un agente dell’Occidente”.[5]

In Russia, l’opposizione a Putin è principalmente dovuta al Partito Comunista e al Partito Liberal-Democratico, due gruppi politici ben più grandi e influenti di quello di Navalny ma le cui critiche nei confronti della linea politica putiniana non vengono pressoché mai trattate dai mezzi di comunicazione di massa occidentali. In effetti, sarebbe davvero singolare se come maggior oppositore di Putin venisse presentato, dai maggiori quotidiani europei, Zjuganov (come lo è da almeno vent’anni), considerando che il segretario del Partito Comunista ha pubblicamente dichiarato di ritenere che “il nuovo ordine mondiale capeggiato dagli USA e dalla NATO [è una] dittatura liberal-fascista globale[6], che “il ‘paradiso liberale’ non esiste da nessuna parte nel mondo”[7] ed è “dovere dei comunisti trasformare il XXI secolo nel secolo del trionfo dei socialismo. Possa l’esempio di Lenin farci forza[8]. Posizioni altrettanto radicali sono d’altronde caratteristiche anche del Partito Liberal-Democratico di Zirinovskij, il secondo partito d’opposizione per numero voti, il cui primo punto del programma politico afferma che “la Russia si riprenderà l’Asia Centrale, la Transcaucasia, l’Ucraina e la Bielorussia”.[9] I principali oppositori politici di Putin, in poche parole, non sono costituiti da partiti ed attivisti di posizioni liberali e filo-occidentali, ma da elementi “nazional-comunisti”, cioè gruppi politici che fanno proprie posizioni ben più radicali e per certi versi estremiste di quelle dell’attuale partito di governo. Se i mezzi d’informazione europei trattassero i partiti di opposizione russi in maniera proporzionale al loro peso politico e al sostegno popolare che riscuotono, invece che ignorare taluni a favore di talaltri, il partito Russia Unita di Putin apparirebbe al pubblico come un partito dalle posizioni piuttosto moderate.

Che Navalny sia stato avvelenato poiché egli costituisce “la più importante figura dell’opposizione politica russa” e “l’oppositore più temuto di Putin” sono perciò affermazioni dubbie. Quello che è certo, però, è che il suo avvelenamento (o presunto tale, a seconda della versione che vogliamo ascoltare) avviene in un momento di debolezza per la Russia; debolezza, questa, che chiaramente non è dovuta alla presenza fastidiosa di un attivista politico liberale e filo-occidentale. La Russia, infatti, si ritrova schiacciata tra un aggressivo occidente americanocentrico ed una Cina sempre più potente, a cui va aggiunta la presenza di attori regionali secondari ma molto attivi nello spazio ex sovietico, come la Polonia e la Turchia. A questa debolezza va infine aggiunta la diffusa mancanza di fiducia popolare nei confronti delle istituzioni nazionali, a cui Putin ha cercato di rimediare tramite un referendum costituzionale.

Alla luce di quanto detto, l’ultima cosa di cui l’attuale classe dirigente russa ha bisogno è un attivista politico fastidioso ma piccolo elevato internazionalmente a martire per la libertà, poiché ciò si tradurrebbe in un’ulteriore pressione estera (taluni attori internazionali hanno già proposto di imporre ulteriori sanzioni contro la Russia e di interrompere immediatamente la costruzione del gasdotto North Stream 2) ed in un’ulteriore perdita di credibilità istituzionale.

I reali motivi ed i mandanti dietro l’avvelenamento di Navalny, evento che rimane moralmente inaccettabile a prescindere dall’effettivo peso politico di cui egli godeva, non sembrano perciò essere così ovvi e scontati.[10]


[1] Roberto Fabbri, La Merkel accusa Putin: “Navalny avvelenato. Ha Novichok nel sangue”, il Giornale, 3 settembre 2020, pp. 15

[2] https://www.washingtonpost.com/business/putin-poison-and-the-importance-of-alexey-navalny/2020/08/25/9fad1820-e6e8-11ea-bf44-0d31c85838a5_story.html

[3] https://www.informazione.it/a/D48265E6-E205-47EB-9FA9-DFE567312E7F/Navalny-quando-il-leader-dell-opposizione-russa-accusava-Putin-sul-voto-sulla-riforma-costituzionale

[4] https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/09/02/merkel-navalny-vittima-di-un-crimine-ora-il-governo-russo-dia-risposte/5918298/

[5] https://it.insideover.com/politica/alexei-navalny-avvelenato-ecco-cosa-non-torna.html

[6] http://www.cnj.it/24MARZO99/ziuganov.html

[7] http://cprf.ru/2020/06/the-countrys-russian-core/

[8] http://cprf.ru/2020/04/lenins-ideological-legacy-and-the-struggle-of-working-people-for-socialism-in-the-21st-century/

[9] http://ldpr.su/programma-ldpr/

[10] A questi dubbi vanno anche aggiunti i quelli dovuti al fatto che, nel caso alcuni potenti inquilini del Cremino avessero effettivamente deciso di farlo fuori, allora si sarebbero mossi in maniera talmente goffa ed inefficiente da avere dell’incredibile.

Marco Ghisetti è dottore in Politica Mondiale e Relazioni Internazionali e in Filosofia. Ha lavorato e studiato in Europa, Russia ed Australia. Si occupa principalmente di geopolitica, sia pratica che teorica, teoria politica e filosofia politica, con particolare attenzione per le correnti Neo-Eurasiariste e il pensiero comunitarista. Collabora con la rivista di geopolitica "Eurasia" e l'Osservatorio Globalizzazione.

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