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Politicopsicopatologia e pornografia culturale, le pene di una malattia che conduce alla sterilità del pensiero

Politicopsicopatologia e pornografia culturale, le pene di una malattia che conduce alla sterilità del pensiero

Continua il ciclo “Destrutturaizone della politica” di Verdiana Garau, che oggi allarga il campo facendo una più vasta operazione di interpretazione del reale. Buona lettura!

La libertà di espressione, anche quella di odio attraverso l’hate speech, ci sta mettendo di fronte ad un disordine alimentare, dove l’alimento in questo caso sono le informazioni e il contesto digestivo l’elaborazione di queste. Ai disturbi alimentari spesso sono associati i disturbi affettivi e sessuali. 

Da una parte ognuno di noi è libero di dire ciò che vuole senza che questo sia censurato o resti impunito, in totale assenza di disciplina, dall’altro si verifica e si realizza una specie di liberazione sessuale della parola, come appunto accade nel web, che permette il coito al di là di ogni retorica, schizzando opinioni sugli schermi altrui senza nessuna reticenza, finendo però per violentare spesso il prossimo, mentre bulimizzato vomita anch’egli.

Non ricordo inoltre chi parlò di panoptismo, ma mi pare proprio Foucault. Quella visione si sta anche in parte realizzando: concetto di panoptismo che si traduce nella realtà di una struttura in cui ogni prigioniero viene osservato da una sola guardia carceraria, senza che i carcerati possano essere capaci di dire che qualcuno li stia osservando, mentre danno sfogo in questo caso alle loro più perverse fantasie in cella.

In una coercizione inconscia, una alimentazione informatica eterodiretta dal mondo consumistico dove tutto appare possibile, che genera una dieta totalmente sballata e rapporti malsani. Non si capisce bene chi sia più perverso e chi violenti chi, o chi sia più o meno libero, se chi dà libero sfogo alla propria pulsione, chi glielo abbia permesso o chi osserva divertito questo fenomeno o chi lo subisce.

Il supplier alimentare è stato oggi col web picconato, detonato e micronizzato ed assistiamo ad un fall-out generale di cultura frammentaria e disordinata. C’è un problema che ha mille volti e non è polarizzato, l’eterodirezione si colloca ad ogni passaggio di questa diabolica block-chain culturale o anti-culturale.

Fu Aldous Leonard Huxley (scrittore britannico) nel 1961 in un discorso tenuto alla California Medical School di San Francisco a dire: “ci sarà nelle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici”. “La dittatura perfetta avrà sembianze di democrazia. Una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la schiavitù.”

Più che “amare” la schiavitù sono convinta che “questo metodo farmacologico” dopo l’era del grande consumismo che prendeva piede negli anni ’60 del boom economico di Huxley, sia diventata una “pillola dell’inconsapevolezza nel mondo inaffettivo”, in cui questo prigioniero scollegato totalmente dalla realtà, ma cablato alla macchina virtuale mentre si cabla a sua volta agli altri cablati, crede di vivere mentre in realtà l’encefalogramma sociale si appiattisce sotto i suoi occhi e il suo cervello comincia a morire di stenti.

Come dei voyers, viene svolta un’operazione scrutatoria del pianeta, mentre dalla scrivania comodamente seduti si guarda tutto il mondo ormai pornografico dal buco dello schermo, con compiacimento o con schifo, ma senza toccarlo con mano interagendovi sterilmente.

Infine, rinchiusi questi prigionieri tra mura apparentemente inesistenti, siano essi voyers, violentatori o violentati, nell’ego tutto autoreferenziale in preda ai rigurgiti inconsci o meno all’interno della cattività inconsapevole, si è generata una società da tastiera in prede all’Hubris e malata, pornografica e senza arte, infine schiava di sé stessa prima che di un carceriere da Panopticon.

Quindi una società prigioniera, psicopatologica da mancanza di regolazione affettiva, che potrebbe essere ricondotta anche scientificamente, come brevemente vado riportando qui sotto, ad una mia riflessione sul funzionamento del sistema limbico in generale: “Una società è affetta da psicopatologia da mancanza di regolazione affettiva in conseguenza alla riduzione dell’attività limbica del cervello.” 

Quando l’informazione affettiva è in stato assente o ridotta (questo genere di informazione si sviluppa di solito nei primi anni di vita e di accudimento e il limbichese non è verbale), che nel mondo virtuale non è diretta e fisica e nemmeno reale, essa viene appagata e sostituta dal numero di click generati dalle nostre pagine o post, i quali generano un certo piacere o dispiacere.  E ricordiamo infatti, che le interazioni praticate nel web possono avere qualità negativa e volgare. Intermediata dalla macchina, l’informazione affettiva, tende a riferirsi ad un compiacimento virtuale o ad una violenza, non fisiche, una attività socioemozionale basata sui likes, od offese, con l’aggiunta di sistemi algoritmici che ci riportano sul bagnasciuga dello schermo, in base alle nostre “imperscrutabili” preferenze private e soggettive, l’amplificazione delle nostre scelte o azioni che vengono ripetute fino a convincerci che sia la realtà, l’unica realtà. In questa visione, senza che questo meccanismo trovi una vera e reale intersoggettività, il sistema limbico, e di conseguenza l’attività mentale, così si affievolisce, non trovando l’integrazione di quella informazione affettiva che la presenza fisica, anche silenziosa, normalmente trasmette, informazione necessaria al sistema limbico di funzionare in modo appropriato perché trovi la sua naturale regolazione, generando, nell’assenza di contatto con la realtà fisica e contatto con la presenza fisica,  uno sregolamento affettivo e socioemozionale. 

È l’attività psicobiologica con l’intersoggettività che il sistema limbico assembla. Uno stato corpo-mente che interagisce con un altro stato corpo-mente. La disregolazione del sistema limbico infine è dimostrato che porti ad un collasso di soggettività e intersoggettività. Con il risultato infine di continui ambienti inaffettivi, dell’hubris, della caccia alle streghe, fino all’analfabetismo funzionale come diretta conseguenza socio-culturale. Con il totale dissociamento che ne deriva delle relazioni umane di qualità, oggi inquinate da questo modo di relazionarsi al prossimo.

Ricercando le cause e le possibili definizioni di questa difficile “malattia sociale” già diffusa, spesso ricondotte ad un eccesso di libertà, (che poi invece è una inconsapevolezza della schiavitù in atto), e di cui palesi ne sono le tracce, ma di problematica individuazione saranno le sembianze, benché manifeste di questa malattia, epidemia oscura e insinuante, andremo qui chiamandola politico-psico patologia della pornografia culturale.

Tra narcisismi, nevrosi e psicosi varie, che non vengono cercate di essere curate, ma amplificate e legittimate nello sfoggio costante e continuo, senza reticenza né veli, in riferimento al particolare mondo politico, essendo la politica l’attività pratica relativa all’organizzazione e amministrazione della vita pubblica, l’arte del governo nella sfera privata e pubblica, la vita nelle città delle città dei molti, ovvero l’intersoggettività che produce la soggettività, le relazioni tra individui che producono la pluralità, in altre parole educazione civica, in questo caso si ottiene la diseducazione civica.

Saranno le motivazioni altresì riconducibili allo smodato senso di potere che anche la tastiera è andata ad offrire, la sete di potere apparentemente appagata e di un potere acquisibile molto velocemente, potere facile, carriere politiche non maturate prive di reale esperienza sociale, di poter dire tutto ciò che si pensa, senza che questo derivi da un processo ragionato e che venga recepito ed elaborato ragionevolmente, in questa carenza di informazione affettiva, in un mondo totalmente individualista, della politica assente e destrutturata e nella cattività oggi tutta virtuale dove si viene violentati ogni giorno da ogni sorta di informazione, sia essa un pensiero odioso rivolto a qualcuno nel particolare, sia essa un proclama politico a scopo propagandistico senza forma e criterio purché efficace e penetrante.

I sintomi sono sotto gli occhi di tutti, sintomi tutti patologici: narcisismo sfrenato, showing off patologico, travasi di bile sulla tastiera, giudizi facili, parolacce, commenti nervosi, ostentazione della propria cultura (più o meno fondata), prevaricazioni virtuali, giustizia fai da te, imprigionamento degli utenti scomodi, fino al loro confinamento in zone di isolamento chiamate “liste dei contatti bloccati”.

Si è così aperta un varco la menzogna. Dove tutto è possibile, anche la menzogna trova un comodo spazio. Secondo la Carta dei Diritti Universali gli uomini devono agire in uno spirito di fraternità vicendevole, perché dotati di ragione e di coscienza.

Vengono però oggi minacciati i presupposti delle doti etiche al fine di un agire fraterno, per le motivazioni di cui sopra, con il collasso della soggettività e dell’intersoggettività, e la crisi di una base etica solida sulla quale poter costruire il mondo futuro.

Non c’è un essere. Ma una necessità di esistere. L’essere muore sostituito dal trofeo di una immagine parziale e ridotta, in assenza della conquista della completezza di un significato originale di valore.

Questi modelli hanno ipertrofizzato l’inutilità, con la conseguente atrofizzazione della capacità critica fondamentale e l’annullamento delle tracce del sé che trova storia nelle sue esperienze socio-emozionali generate nei secoli, che oggi diventa sterilità sociale in un mondo incattivito e violento, iperconnesso, ma chiuso e privo di relazioni genuine.

Così l’uomo-cittadino sta fondamentalmente distruggendo sé stesso, la sua natura, sia essa umana che ambientale, la sua capacità di fecondare un pensiero, e i modelli politici di riferimento in cui organizzare sé stesso come corpo sociale. Cresciuto uomo così, si rifarà comandando alla moglie e ai figli e allungherà la catena, che nessuno osa spezzare, perché ognuno di noi tende a diventare secondino.

Torniamo un attimo alla libertà di espressione. Stuart Mill diceva “ la completa libertà di disapprovazione e di contraddizione delle nostre opinioni, è la condizione che ci giustifica e legittima nell’assumere la verità nell’intenzione dell’azione; e in nessun altro termine può un essere con facoltà umane avere l’assicurazione razionale di essere nel giusto”.  La libertà di espressione in altre parole non protegge soltanto tutto ciò che viene detto, ma ne incrementa la verità e la razionalità.

“Come l’essere umano migliora, il numero di dottrine che non sono più dibattute o dubitate saranno sempre in aumento: e il benessere dell’essere umano sarà probabilmente certo misurato dal numero e dalla gravità delle verità che hanno raggiunto il punto di non essere messe più in discussione da nessuno

Si giunge qui al paradosso con il contesto creatosi frutto della terapia farmacologica della “pillola dell’inconsapevolezza del mondo affettivo”. Provate a confutare questo, finché ne saremo in tempo, ovvero fintanto che ci saranno capacità critiche in giro.  Poiché Mill peraltro è vissuto in altro contesto, non poteva prevedere l’attaccamento patologico dell’essere umano alla sua inconsapevolezza senza che questo ne fosse consapevole e quindi attaccamento ai suoi errori come ad una tetta materna che secerne il più velenoso degli alimenti, l’ignoranza sociale generalizzata.

Chi sarà in grado in questo contesto di pornografia culturale di prendere delle decisioni politiche? Gli stessi politici non includono l’uso della ragione nel loro agire e dire pubblico e chi li ascolta e fornisce loro il consenso perché questi politici si esprimano, fanno altrettanto, ovvero non usano la ragione.

Da una parte si dirà che nulla appartiene a nessuno, dall’altra si cercherà di soggiogare chiunque. Siamo arrivati a questo punto. Ne riparleremo più avanti. 

Una frase che mi ha sempre turbato, fin dal ginnasio: "prendiamo un punto nell'infinito" (Leo Longanesi)

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