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Saranno rispettati e riveriti

Saranno rispettati e riveriti

Diamo il nostro benvenuto sull’Osservatorio al Dott. Giorgio Pirré, studioso di lungo corso che ha effettuato ricerche sia per enti pubblici che privati. Buona lettura!

Il Presidente del Consiglio Conte ha annunciato un Piano Straordinario per il Sud. Nei mesi scorsi durante una cerimonia per ricordare l’assassinio di Falcone e Borsellino aveva dichiarato: “Dobbiamo creare le condizioni perche’ non ci sia bisogno della mafia”. Gli avrei chiesto: e nel frattempo?

L’11.09.2019, Tutta la Citta’ ne parla (“La lotta alla mafia non è più quella di una volta”, RaiRadio 3) ha trasmesso un intervento del Presidente della Svimez, il Prof. Adriano Giannola, che ha molto insistito sulla necessita’ di un massiccio investimento di risorse al sud anche per rivolvere il problema della mafia, lamentando (?) che il Nord non ha ancora recuperato rispetto al periodo pre-crisi del 2008.

Vorrei dare il mio contributo.

Il 14.07.2019 La Lettura ha pubblicato “Dov’e finito il Sud”. Nicola Rossi, docente di economia politica e con un’esperienza parlamentare decennale (DS, PD) ne ha discusso con lo storico dell’economia Amedeo Lepore, Consigliere di Amministrazione dello Svimez. Mi hanno convinto le argomentazioni di Rossi: e’ inutile investire piu’ soldi; bisogna cambiare il modo di spenderli.

Nelle stesse pagine, la notizia della pubblicazione di un libretto con Prefazione dello stesso Rossi: Accetturo-Di Blasio, Morire di aiuti. I fallimenti delle politiche per il Sud (e come evitarli), IBL Libri 2019. Rossi si dice pessimista sulla possibilita’ che si possano seguire le indicazioni dei due studiosi, da lui condivise. Il testo e’ una preziosa meta-analisi. Prende in visione le ricerche piu’ aggiornate ed indica i fattori cruciali che hanno avuto un ruolo positivo per far fruttare gli interventi: 1) Enti locali efficienti; 2) la presenza nei territori di destinazione di diplomati di scuola media superiore oltre una certa soglia percentuale sul totale della popolazione; 3) l’assenza di reti criminali che dirottano a proprio vantaggio le risorse investite.

E’ stata calcolata anche una correlazione negativa: dove maggiore e’ la presenza mafiosa, minore e’ la spesa pubblica per istruzione.

Proporrei allora un piano di lavoro per il neo-ministro per il mezzogiorno Provenzano, gia’ vice-direttore dello Svimez, ed i suoi colleghi di Governo: 1) Approntare Testi Unici per gli enti locali per rendere la vita piu’ facile agli amministratori, ai cittadini, al sud, al centro, al nord; Piani Straordinari di formazione e di riorganizzazione per i Comuni dei territori destinatari delle risorse ed assunzione di nuovo personale sulla base del merito e non delle raccomandazioni. 2) Piano Straordinario per porre rimedio alla cosiddetta dispersione scolastica e borse di studio per studenti meritevoli e bisognosi che vogliano conseguire un diploma di scuola media superiore. 3) Piano Straordinario per la repressione delle reti criminali.

Rispetto a quest’ultimo punto, nel libro si legge che alcune normative anti-corruzione hanno funzionato. A me il problema pare piu’ complicato.

In occasione dell’uscita in sala del bel film di Bellocchio su Buscetta (Il traditore, 2019) ho ripescato un libro di qualche anno fa: Saverio Lodato, La Mafia ha vinto, Intervista con Tommaso Buscetta, Mondadori 1999. Nell’edizione Oscar (2007) a pag. 17 leggo: “Noi in Cosa Nostra avevamo un medico, il dottor Maggiore, che era proprietario di due cliniche ben avviate. Ma avevamo anche il ragazzo che vendeva i fiori … agli angoli delle strade… Avevamo il rappresentante della Birra Messina … e divento’ Assessore al comune di Palermo. Era ricco… avevamo i fornai, i direttori di banca, i ragazzi delle pompe di benzina…i cocchieri, i garzoni di macelleria… La mafia che io ho conosciuto non tornera’ piu’. Non fara’ piu’ parte di Cosa Nostra l’uomo che vendeva i fiori e si vedeva riconosciuto lo stesso rispetto che aveva il dottor Maggiore … Di Cosa Nostra faranno parte uomini con grandi uffici e centinaia di impiegati… agiranno come Cosa Nostra. Saranno molto rispettati e riveriti.

L’argomento viene ripreso da Lodato nel suo libro-intervista a Piero Grasso, allora Procuratore di Palermo: La Mafia Invisibile, Mondadori 2001. La mafia ricicla nell’economia legale la gran parte dei proventi dei traffici illeciti e usa la corruzione per acquisire consenso e complicita’. Ma possono essere individuate queste imprese finto-legali? Risponde Grasso, pag. 69: “… sono indagini molto lente, molto lunghe, che possono essere dirette solo dagli specialisti della Guardia di Finanza. E la Finanza non dispone di risorse illimitate.

Uno potrebbe dire: in fondo sono sempre soldi che vengono reinvestiti. Sull’argomento il parere dell’allora (11.03.2011) Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e’ chiaro: le oligarchie criminali drenano risorse a proprio vantaggio e impoveriscono i territori dove sono presenti. Lo si puo’ leggere in un intervento di otto cartelle all’Universita’ degli Studi di Milano, intitolato “Le mafie a Milano e nel Nord: aspetti sociali ed economici”.

Tramite la brevissima bibliografia citata, anche internazionale, chi vuole puo’ accedere ad una vasta serie di pubblicazioni. Per es.: Alleanze nell’ombra, Mafie ed economie locali in Sicilia e nel Mezzogiorno, a cura di Rocco Sciarrone, Donzelli 2010.

Nel 2009 la Guardia di Finanza pubblicava gli scostamenti tra reddito dichiarato e spesa effettuata pro- capite e per provincia: lo scostamento maggiore era in Val d’Aosta dove, secondo l’ufficiale responsabile della ricerca, era sintomo di evasione fiscale; seguiva la provincia di Ragusa ed altre provincie siciliane e meridionali: in questi casi la valutazione era che si trattava di riciclaggio.

Paolo Borrometi, un giornalista di Modica (RG), ha avuto la curiosita’ di andare a vedere e ci ha quasi lasciato la pelle. Lo ha raccontato in Un morto ogni tanto, Solferino 2018. Di quel libro mi ha suscitato particolare interesse lo strano furto nella sua casa romana (un’operazione chirurgica, da professionisti) di alcuni hard disk e di alcuni documenti cartacei che sarebbero serviti per capire l’eventuale ruolo di Matteo Messina Denaro nella Sicilia sud-orientale. Lo Stato ha dato una scorta al giornalista. Faccia un altro piccolo sforzo e tramite la Guardia di Finanza verifichi quello che scrive: molti esercizi commerciali che negli negli ultimi anni sono nati, hanno cambiato proprietario o sono stati dati in affitto nelle provincie di Ragusa e Siracusa servono per riciclare denaro di provenienza illecita.

I privati Franchetti e Sonnino negli anni ’70 del 1800 redassero una mirabile “Inchiesta” sulla Sicilia. Proponevano il dissolvimento del latifondo e l’introduzione di forme piu’ efficienti di economia agricola. Negli stessi anni ci fu l’inchiesta di una Commissione Parlamentare (“Bonfadini”, dal nome del suo Presidente) che proponeva solo miglioramenti infrastrutturali (strade, ponti, acquedotti, ecc.). Fu seguito il consiglio di Bonfadini, lasciando intatto il potere dei feudatari. Esiste una edizione del 1924 dell’”Inchiesta in Sicilia”, ristampata nel 1974, con una Introduzione di Enea Cavalieri che, a 50 anni dalla prima edizione, rifletteva su quello che era successo ed individuava nella mafia qualcosa di più di una semplice risposta criminale alle occasioni di guadagno economico: gli appariva come una perdurante forma di regolazione sociale e di governo del territorio.

Nei mesi scorsi e’ stata data notizia di una inchiesta della Procura della Repubblica di Catania. 60 tra docenti universitari e rettori sono indagati per aver truccato i concorsi di reclutamento di ricercatori e professori di varie discipline. Ne ha scritto Antonio Fraschilla su L’Espresso dell’08.09.2019 (E a Catania l’Ateneo e’ Cosa Loro).

L’indagine e’ iniziata a seguito delle dichiarazioni di un ex Direttore Amministrativo dell’Universita’ e ha esaminato gli ultimi due-tre anni. Si puo’ ipotizzare che se le indagini fossero state condotte 10 anni fa o in altre citta’ avrebbero evidenziato situazioni analoghe con protagonisti differenti. Il nuovo rettore, appena eletto, ha promesso un nuovo corso; e’ uno stimato docente di Fisica “…ma non è certo esterno all’ateneo e ha lavorato a stretto contatto con i rettori uscenti e molti docenti finiti nel mirino della procura.”

Quale puo’ essere la qualita’ della ricerca e dell’insegnamento se i criteri di selezione sono decisi da poche famiglie della Catania-bene? Nelle classifiche delle Universita’ italiane Catania ha una posizione poco onorevole: ma va?

Uno scenario neo-feudale dove e’ lecito aspettarsi anche una speciale allergia alle analisi politologiche, economiche, sociologiche che indagassero le relazioni di potere. In una intervista televisiva il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha parlato di comportamento para-mafioso. A me vengono in mente le parole di Buscetta: “…agiranno come Cosa Nostra. Saranno molto rispettati e riveriti.”

A 150 anni dall’inchiesta di Franchetti e Sonnino, facendo tesoro dell’esperienza accumulata conviene chiedersi: Un Piano Straordinario? Per fare cosa? E a vantaggio di chi?

Nato nel 1955, Laurea in Scienze Politiche. Al suo attivo pubblicazioni a stampa, progetti e rapporti di ricerca, missioni di lavoro in Venezuela, Russia, Ucraina, un lungo soggiorno di studio e lavoro negli Stati Uniti.

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