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Siberia, il ventre molle della Russia

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Siberia, il ventre molle della Russia

Il 77% del territorio russo è formata dalla sconfinata Siberia. In questa regione inospitale, dove ci sono appena tre abitanti per chilometro quadrato, è concentrato il 70% delle risorse di petrolio e gas naturali. Ciò porta la Siberia ad essere una regione strategicamente fondamentale per Mosca. Il problema è che le differenze sempre più siberiani si sentono esclusi dai lucrosi affari commerciali che Russia e Cina stanno portando avanti nella regione. Questa sensazione causa risentimento, soprattutto verso Mosca che è vista come una forza estranea, capace solo di sfruttare la regione senza dare nulla in cambio. Ed è in questo contesto potenzialmente pericoloso per l’integrità territoriale e il benessere economico russo che si stanno sviluppando spinte regionaliste, già presenti nella Storia ma sopite per lungo tempo.

Cenni storici: quando la Siberia non si pensò russa

Già in epoca zarista si erano presentate derive separatiste e regionaliste da parte di elementi dell’alta società siberiana. Il primo di essi fu Nikolai Novikov che teorizzò una Siberia indipendente già nel 1838. Nel 1863 ci fu un tentativo di rendere autonoma l’enorme regione ma venne represso. I principali teorici di questo, a dire il vero, velleitario esperimento furono, in primis, Afanasy Shchapov ma anche Potanin e Yandritsov. Il primo soprattutto fu il principale teorico dell’oblstnichestvo cioè il regionalismo con spinte indipendentiste.

Un sostenitore della Siberia indipendente fu anche uno dei pensatori fondanti dell’anarchia Bakunin. Durante la guerra civile russa scatenatasi dopo la Rivoluzione di Ottobre i regionalisti siberiani si schierarono al fianco dei Bianchi di Kolchak. Prima però crearono un effimero governo autonomo della Siberia con sede a Tomsk. L’esecutivo ebbe durata abbastanza breve poiché si decise di supportare i nemici dei bolscevichi senza cercare di raggiungere l’indipendenza della Siberia.

In epoca sovietica si decise di spezzettare le province di questa infinita landa in modo da avere un controllo più efficace sul territorio. Le spinte autonomiste sembrano perdere potenza. Tuttavia con il crollo dell’URSS e l’arrivo al potere di Putin si assiste a un cambiamento di politica nell’amministrazione del territorio siberiano. Si decide di accorpare gli oblast e ciò si sta rivelando controproducente dal momento che le spinte regionaliste si stanno ripresentando.

Un pericolo per la Russia?

I siberiani stanno sviluppando un certo astio nei confronti di Pechino e Mosca pur avendo subito l’influenza culturale sia cinese sia, ovviamente e in misura nettamente maggiore, russa. In tal senso si sta assistendo a una vera e propria fioritura di attività regionaliste nei più svariati ambiti.

Manifestazioni, seminari, proposte di referendum sulla maggiore autonomia della Siberia e svariate altre iniziative online. Il web risulta un veicolo efficace per i movimenti regionalisti, tra di essi il più importante è quello chiamato “Veri Siberiani”. Ma il regionalismo in ascesa non è limitato alla rete.

All’università di Irkutsk è stato presentato un seminario sull’indipendenza siberiana. Esso sarebbe stato patrocinato da un US-Siberian Department di cui però non risultano disponibili informazioni più approfondite. Ha fatto invece molto rumore, ma solo in Russia, l’esibizione artistica “Gli Stati Uniti di Siberia”. A fianco a queste iniziative culturali ci sono i movimenti politici. Oltre a quelli nati in Internet ci sono anche le organizzazioni più radicate sul territorio, la più importante è il Movimento Siberiano. Infine si segnala un fatto interessante pur essendo ancora agli inizi. Sempre più persone in questa zona della Russia si definiscono “siberiane” e sempre meno “russe”. Piccoli ma indicativi segnali di un qualcosa che si muove.

Le proteste in Siberia

Ma non ci sono solo iniziative culturali e movimenti politici la cui reale influenza è difficile da stabilire. Ci sono state anche proteste, quasi tutte con epicentro a Novosibirsk. Sia nel 2011 sia nel 2012 la città è stata interessata da proteste la cui anima era anche regionalista. Particolarmente accesa era la rabbia verso Mosca e la politica del Cremlino, percepita come lontana dagli interessi dei siberiani. Nel 2014 una marcia per la federalizzazione della Siberia è stata proibita dalle autorità governative. Altro sintomo che qualcosa bolle in pentola. Infine a luglio del 2020, a Khabarovsk, tra le cinquantamila e le ottantamila persone sono scese in piazza contro l’arresto del governatore Furgal. Egli, molto amato dal proprio popolo, era però malvisto dai vertici del Cremino che lo consideravano sleale. La piazza, pur non avendo dichiarati intenti regionalisti, era però ostile a Mosca e allo Stato centrale. Infine, ennesimo indizio di un’attenzione crescente del governo centrale, due blogger regionalisti che si chiamano Loskutov e Margolin sono stati messi sotto stretta sorveglianza dalle autorità giudiziarie.

Una questione politica

Ma quali sono le caratteristiche del regionalismo siberiano, particolarmente fertile a Omsk. Tale città è diventata il nuovo centro autonomista della regione. Tornando alle peculiarità delle spinte che si stanno cominciando a verificare in Siberia. Per prima cosa occorre dire che l’appoggio alle numerose iniziative che sono state trattate precedentemente è trasversale politicamente. Il regionalismo non è egemonizzato da un solo partito ma è appoggiato da componenti, per ora decisamente minoritarie, di quasi tutte le organizzazioni politiche. Un’altra caratteristica è l’opposizione alla politica finanziaria di Mosca nella regione. Essendo la regione la fonte principale delle ricchezze della Russia, la Siberia vuole meno tasse. C’è insomma la convinzione che il rapporto non sia paritario ma decisamente sbilanciato in favore della Russia occidentale. Infine il regionalismo gode di qualche appoggio anche nelle istituzioni. Si è visto nel caso Furgal dove alla rabbia per la rimozione di un esponente politico popolare si è unita una malcelata insofferenza verso Mosca con chiare venature regionaliste.

Il Cremlino per ora ha reagito cercando di centralizzare il più possibile. Per quanto le spinte regionaliste, finora, non siano state di particolare potenza o rilevanza occorre comunque tenere d’occhio la situazione in Siberia. Regione nevralgica per la Russia che da questa sconfinata terra poco abitata riceve gran parte delle sue ricchezze, la Siberia rischia di diventare il prossimo obiettivo per iniziare quell’assalto alla Russia che ha visto crollare prima l’Ucraina e poi mettere nel mirino la Bielorussia. La nuova amministrazione statunitense vuole proseguire sulla strada già intrapresa da Obama, da cui ha riciclato molti membri: massima pressione alla Russia.

Senza dimenticare il fatto che anche la Cina avrebbe vantaggi da una debolezza russa nella regione. Soprattutto perché il Celeste Impero ha già dalla sua parte una vicinanza geografica che rende più facile esercitare un’influenza. Ma per ora queste sono semplici ipotesi. Rimane tuttavia il fatto che il regionalismo siberiano stia tornando di moda.

Brianzolo nato nel 2000. Studente di Storia presso la Statale di Milano, appassionato di politica nazionale e internazionale. La sua attenzione maggiore si concentra sui rapporti tra Nazioni. Nutre un particolare interesse per le questioni sociali ed economiche che legano i vari Stati e tiene sempre un occhio fisso sulla storia. Collabora anche con L’Antidiplomatico dove gestisce lo spazio “Un altro punto di vista”.

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