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La Guerra della Laguna

La Guerra della Laguna

Oggi Verdiana Garau ci parla della situazione drammatica in cui in questo momento verte Venezia e della sua relazione con il MOSE, gigantesca struttura che avrebbe dovuto proteggerla. Buona lettura!

Venezia romantica. Venezia misteriosa. Venezia schifosa. Venezia vanitosa. Venezia nuda e bagnata. A volte dimenticata, vulnerabile e delicata. Venezia è qui dietro, ma pare essere stata messa nel ripostiglio. Perfetta nei dettagli del Canaletto, nebbiosa e indefinita sulle tele di William Turner. Oggi Venezia impreca e resta al suo posto, maledice, ma in silenzio. Non fa sentire lontano la sua sofferenza, sommersa e soffocata ciclicamente dalle maree, si consuma, lasciando solo il suo ricordo sulle cartoline. “Il pizzo verticale delle facciate veneziane è il più bel disegno che il tempo-alias-acqua abbia lasciato sulla terraferma, in qualsiasi parte del globo”, scriveva Iosif Brodslkji nel suo “Fondamenta degli Incurabili”.
Antica meta di scrittori e filosofi, di pittori e musicisti, oggi preda del più selvaggio del commercio turistico, Venezia attira navi da crociera, goffe e mostruose, che più volte al giorno, ogni estate, entrano in scena sul canale della Giudecca, pittoresche e tragiche come in un film di Fellini. Venezia si svuota ogni giorno e viene abbandonata dai suoi abitanti ormai stremati e vessati dai costi insostenibili, dalla mancanza di vero lavoro, laguna insopportabile dai più e sempre meno accogliente per chi le appartiene. Una città invisibile, eppure tanto civetta. Venezia soffre.
Ma Venezia cosa ne pensa di sé stessa?


Novembre 2019: il Mose è piantato. 1.90mt di acqua.

Novembre 2018: Mose, pronto nel 2019, gestirlo costerà 80 milioni 

Luglio 2018: Servono altri 210 milioni. Fine lavori nel 2020

Febbraio 2017: non ce la faremo nel 2018, il progetto è a rischio. Problemi con le paratoie bloccate dai detriti. « Qualcuno » sta iniziando a fare i conti e la manutenzione si aggira sui 20-22 milioni di euro l’anno.

Agosto 2016 : Le paratoie del Mose non si alzano, causa sabbia e detriti

Ottobre 2015: Davanti al giudice Matteoli, il sindaco Orsoni e Sartori: scandali sui finanziamenti ai partiti e tangenti sulle grandi opere

Agosto 2015: Scoppia un cassone in cemento del Mose e la camera iperbarica per la riparazione costa 10.000.000 di Euro

Giugno 2014: Renato Chisso agli arresti allo scoppio dello Scandalo tangenti Mose


Scorrendo questo bollettino e potremmo andare avanti, le vicissitudini della tanta chiaccherata operazione Mose può soltanto che riempire di dubbi: un bollettino da guerra. Il Modulo Sperimentale Elettromeccanico, in arte MOSE, doveva essere in principio un progetto lanciato con l’intento di proteggere la laguna di Venezia dalle continue inondazioni a causa delle maree straordinarie che sommergono ciclicamente le calli e i campi, impediscono alle imbarcazioni di circolare regolarmente, le attività quotidiane di svolgersi senza perdite, ai passanti di camminare tranquilli, rovinano monumenti e frenano qualsiasi operazione di restauro che possa venir presa in considerazione tanto sono i costi e i vincoli imposti per un serio risanamento della laguna più famosa del mondo e tanti sono i costi legati ai danni che ogni inondazione comporta. La realizzazione era già cominciata nel 2003, prevedendo complessivamente 78 paratoie mobili sulle tre bocche di porto lagunari: Lido, Malamocco e Chioggia.
Il Mose continua a fare acqua. Oggi 2019 con l’acqua alta che ha superato il metro e novanta, dopo già ben 16 anni, l’opera non è completata, continua a presentare errori sia meccanici, sia di manutenzione e
magistrali scandali politici da CVD: “come volevasi dimostrare”. Vero è che far scorrere un progettone di questo taglio, un’operazione del genere dove a concorrere sono lo Stato e privati legati alle politiche più fallimentari, non deve essere facile.


A mancare oltre la trasparenza che tutti vorrebbero, sono forse le motivazioni necessarie che dovrebbero spingere tutti quei soldi in una direzione comune: salvare Venezia. Salvare Venezia potrebbe, dovrebbe, essere davvero il minimo comune denominatore a tanta speculazione. Salvare Venezia dovrebbe far pensare tutti questi personaggi a quanto sarebbe più proficuo e lungimirante portare a termine un’opera ingegneristica che potrebbe dare lustro non solo alla Laguna nel vedersi ripulita e protetta, ma portare alto il nome dell’Italia e certo anche delle persone che concorrono alla sua realizzazione. I soliti ignoti, i soliti assetati di mazzetta veloce, i soliti traffichini, gli amici del quartierotto, i furbetti?


Che brutta reputazione per dei geni del design, dell’architettura, dell’arte e del bello, delle idee e delle magie e della qualità venduta a prova di brevetto nel mondo: noi, italiani. Ma perché? Per concorrere a tale iniziativa servono: molti soldi, moltissimi, molta testa, molta esperienza in campo politico, contrattuale, diplomatico e negoziatore, in campo imprenditoriale, soprattutto a livello internazionale, in materia di competenze ingegneristiche serve l’avanguardia, serve solidità, estrema serietà. Il nostro patrimonio è ciò che di più importante abbiamo e merita questa serietà. Le opere complesse d’altro canto comportano sempre equivoci, chiacchere, problemi e contrattempi.

Tra le opere più famose al mondo realizzate in passato, si dovrebbe ricordare la Vecchia Diga di Assuan in Egitto, per mano di costruttori britannici al tempo del dominio inglese in terra faraonica, all’inizio del secolo scorso. La diga era fondamentale per l’arresto o quantomeno la riduzione delle inondazioni, avrebbe dovuto di conseguenza incrementare la popolazione del basso Nilo e ripopolare l’area. Anche questa impresa subì sconfitte, le inondazioni non vennero facilmente arrestate e ben due volte furono apportate modifiche. Anche questa diga non seppe reggere nel tempo, tanto che, nemmeno cinquanta anni dopo, ne fu costruita completamente un’altra. In antichità ad Assuan, al tempo dei califfati, grandi uomini chiamati a corte si adoperavano nel pensare per trovare rimedi contro le frequenti e devastanti inondazioni del fiume più lungo del mondo. Il problema legato alle dighe è da migliaia di anni per l’uomo nodo complesso da sciogliere, soluzione al problema idrico da inventare, con ingegno. L’ingegnere iracheno che fu designato al compito, finse poi la malattia mentale e venne arrestato dopo che le ricerche portate avanti allo scopo di far uscire qualche idea, lo convinsero dell’impraticabilità del progetto. Perché non riprogettare il tutto? Significherebbe buttare a mare tutti quei soldi già speculati? Sì, ma appunto, spesi dove?


Venezia avrà mai il suo Mose? O basta un po’ di renella ad inceppare i grandi meccanismi? Humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere (“cadere nell’errore è stato proprio dell’uomo, ma è diabolico insistere nell’errore per superbia”, Sant’Agostino).
Molte delle cateratte sul Nilo sono descritte da W.Churchill su un libro che si intitola: “The River war: An account of the reconquest of the Sudan”.

“Riconquistare Venezia – la Guerra della Laguna” dovrebbero allora essere gli annali da illustrare oggi su cui ripercorrere quella che è la storia più incredibile, la storia di Venezia, ostinata perseveranza umana, nata dalla necessità, questa virtù da sogno, una città acquatica che nasconde nei suoi fondali segreti incredibili e sogni da portare avanti.

Una frase che mi ha sempre turbato, fin dal ginnasio: "prendiamo un punto nell'infinito" (Leo Longanesi)

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