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Lotta al Covid e vaccini: la necessaria difesa delle filiere biomedicali

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Lotta al Covid e vaccini: la necessaria difesa delle filiere biomedicali

L’Osservatorio Globalizzazione ha oggi il piacere e l’onore di rilanciare un estratto dell’ultima ricerca compiuta dall’Osservatorio per la Sicurezza del Sistema Industriale Strategico Nazionale (Ossisna), un progetto creato all’interno del Centro Italiano di Strategia e Intelligence (Cisint), riguardante la tutela delle filiere biosanitarie sotto il profilo operativo, logistico e industriale nel contesto della lotta al Covid e dell’avvicinamento ai grandi piani di distribuzione dei vaccini. La ricerca “Pianificazione e Protezione delle Filiere Logistiche per il Comparto Industriale Biosanitario nella Lotta al Covid” è disponibile sul sito del Cisint.

La pandemia di Covid-19 ha richiamato gli Stati, i loro decisori politici, gli apparati di sicurezza e gli operatori economici a valutare a livello sistemico il valore strategico delle filiere sanitarie e biomedicali.

La tutela e la garanzia del corretto funzionamento delle principali filiere legate ai comparti produttivi e logistici connessi alla risposta alla pandemia si sono imposte come primarie necessità politiche e organizzative nel contesto dell’avanzamento di questa battaglia.

Questo vale in particolar modo per l’Italia, tra i Paesi maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria.

La salienza di tali questioni è destinata nei prossimi mesi a essere ulteriormente amplificata dalla prospettiva di arrivo nel Paese di uno o più vaccini contro il Covid-19 che stanno venendo studiati e testati dai principali gruppi farmaceutici del pianeta.

L’arrivo del vaccino, la sua conservazione e la sua somministrazione determineranno non solo nuove sfide d’interesse nazionale ma anche un effetto moltiplicatore di quelle già esistenti.

L’esperienza della prima ondata della pandemia e le nuove problematiche della seconda ondata aiutano a individuare i principali fattori di criticità.

In primo luogo, per il Paese è fondamentale mobilitare un’efficace catena logistica che consenta la corretta gestione dei flussi dei presidi sanitari chiave (mascherine, siringhe, dispositivi di protezione, ossigeno biomedicale, contenitori per preservare la catena del freddo dei vaccini, ventilatori polmonari) e dei farmaci in tutto il territorio nazionale. Possibili ostacoli a tale necessità possono essere incertezze nella catena di comando tra autorità centrali ed enti locali, conflitti di competenze tra strutture deputate alle varie fasi del progetto, mismatch tra domanda e offerta di dispositivi in fasi cruciali per contrastare l’avanzata del contagio. Questo tema appare fondamentale in vista dell’apertura della corsa al vaccino.

In secondo luogo, come accaduto nelle prime settimane di pandemia, è utile un ragionamento strategico volto a individuare quali siano i presidi che possono, nei limiti della capacità del sistema industriale o sulla scia di riconversioni estemporanee, venire realizzati direttamente sul territorio nazionale e quali invece, specie nel contesto dei prodotti più complessi, siano legati a catene del valore globali. In quest’ultimo caso, la discesa in campo del potenziale strategico dello Stato ha portato diversi Paesi a valutare il reshoring di parte dei processi produttivi legati all’ambito sanitario e biomedicale in quanto definiti di interesse nazionale (è il caso dei programmi “Build Back Better” del Regno Unito e che l’entrante amministrazione Biden negli USA propone con lo stesso slogan). Chiaramente vanno tenute in considerazione le necessarie economie di scala utili ad adattare o creare ex novo impianti de putati a produrre in maniera massiccia tali presidi e la disponibilità di università, centri di ricerca, competenze tecniche volte ad accelerare i processi più urgenti.

In terzo luogo, si pone il tema del coordinamento tra i piani di rilancio del sistema sanitario sotto il profilo della dotazione di risorse, delle infrastrutture e dell’organizzazione territoriale e una coerente strategia di politica industriale che sappia mobilitare le migliori e più produttive risorse del Paese per dare sostanza ad essi.

Quarto punto è il fondamentale aspetto securitario: le filiere in questione vanno poste al riparo da qualsiasi possibilità di perturbazione e la loro protezione è da intendersi a trecentosessanta gradi. Parliamo in questo caso della possibilità che le aziende di nicchia più importanti finiscano preda di attori stranieri (per la scarsa capitalizzazione o il mancato inserimento, in un discorso sistemico, del tema della cybersecurity e del rischio di furto di proprietà intellettuali e dati sensibili) e delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata a monte o a valle di una catena biomedicale.

Un’analisi di scenario multidimensionale del fenomeno non può che prendere in considerazione questi quattro punti e combinare ogni risposta tenendoli fortemente in considerazione.

Sia sul profilo della produzione dei dispositivi critici che, in prospettiva, della sua sovrapposizione con la partita del vaccino è possibile ipotizzare una strategia articolata e di medio-lungo periodo, nella previsione che gli effetti della pandemia non si esauriscano definitivamente che sull’orizzonte temporale di più anni.

[Vai al report completo sul sito del Cisint]

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