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Partiti ed Opere Pubbliche negli anni ’80: III Puntata

Partiti ed Opere Pubbliche negli anni ’80: III Puntata

“… sors non est aliquid mali, sed res, in humana dubitatione, divinam indicans voluntatem” Sant’Agostino, ps 30, 16, enarr. 2, serm. 2.null

1.3. Palermo: una costa lunga decenni

Il problema nasce negli anni ’50 con la creazione di una discarica abusiva a mare. Nell’arco dei decenni si arriva al divieto di balneazione e, addirittura, alla modificazione morfologica della costa a sud-est di Palermo senza che si intervenga a far rispettare i divieti o a sanare i danni ambientali. È interessato un tratto della costa sud-orientale del Golfo di Palermo (sei chilometri) che crescerà di 56 ettari a causa della discarica a mare di 7 milioni di Mc di detriti e materiale di risulta dell’attività edilizia dell’intera città. Tra le conseguenze: creazione di due promontori, l’avanzamento della linea di costa, l’innalzamento dei fondali, la distruzione di flora e fauna ittica, l’interramento di un porticciolo per pescherecci, il rischio di interramento del porto di Palermo. Lungo la fascia costiera interessata si trovano due porticcioli, diversi stabilimenti balneari (anche abusivi), piccoli laboratori artigianali o di lavorazione di laterizi, rudimentali campi di calcio, costruzioni fatiscenti, locali commerciali e di ristoro, capannoni e numerose abitazioni abusive.

Sul piano istituzionale il problema emerge una prima volta con alcune previsioni del PRG (Piano Urbanistico Regolatore Generale) di Palermo (1962) ma il nostro processo decisionale può essere fatto risalire al 1973 quando le proteste degli abitanti della zona inquinata inducono l’amministrazione comunale a bandire un appalto-concorso per istituirvi una discarica controllata. L’amministrazione comunale, infatti, valuta che non vi siano luoghi alternativi validi (qualche anno più tardi, invece, sarà istituita una grande discarica controllata in altra località).

La vicenda è caratterizzata da un lato dall’impunità di quanti hanno continuato ad utilizzare la discarica abusiva; e dall’altro da un’eterna navetta del “problema Costa di sud-est” identificato quasi unanimemente con la SAILEM che aveva vinto la prima gara e che ne vincerà una seconda qualche anno dopo. La ditta in oggetto era stata indicata dalla Commissione parlamentare antimafia degli anni ’70 come contigua ad ambienti mafiosi oltre ad essere legata ad una parte importante della DC siciliana. Non pare che le cose fossero cambiate con il cambio generazionale della dirigenza, nonostante le dichiarazioni ufficiali dell’azienda. Non stupisce, quindi, di trovarsi di fronte ad una situazione che in altri contesti avremmo definito poco comprensibile. Per 20 anni si assiste ad un dibattito su: 1) una discarica dichiarata abusiva ma ampiamente utilizzata; 2) un risanamento annunciato e mai realizzato; 3) una ditta che, curiosamente, presenta soluzioni urbanistiche particolarmente incisive ma non richieste; 4) amministrazioni comunali compiacenti (con delle contraddizioni interne durante la gestione del sindaco Leoluca Orlando); 5) organi regionali competenti ad intervenire ma assenti di fatto; 6) una continua espansione edilizia abusiva nella zona interessata dal progetto.

Quello che a prima vista sembra essere una storia di inadempimenti diventa, invece, la rappresentazione di come un interesse chiaro e determinato (ottenere un investimento pubblico che avrebbe potuto arrivare a migliaia di miliardi) di un attore privato (Sailem) riesca a tenere aperto un tavolo di trattativa per oltre due decenni. Il quadro non sarebbe chiaro se non si aggiungesse che l’obbiettivo vero era quello di determinare surrettiziamente una nuova direttrice di sviluppo urbanistico della città di Palermo, dopo l’esaurimento degli spazi disponibili nella precedente direttrice, gestita dell’assessore Ciancimino.

Siamo in presenza quindi di un attore privato particolarmente significativo che riesce ad agire su più piani nel contesto palermitano: basti dire che solo per l’elaborazione del secondo progetto (1983) mobilita una task force di 80 professionisti (ingegneri, architetti, sociologi) coordinati da un tecnico che pochi anni prima per la Casmez aveva elaborato un progetto similare, sempre per l’area della costa sud-est.

L’attore Sailem riesce ad agire anche a livello nazionale. Ciò, presumibilmente, è il risultato della dinamica avvenuta per la seconda gara d’appalto bandita dal Comune di Palermo: 11 domande di ammissione, 9 ammesse, e solo un’offerta (della Sailem, per l’appunto) che perviene in tempo utile. Tra le ditte ammesse ma silenziosamente rinunziatarie vi sono imprese di livello nazionale come la Grassetto di Padova, la CMC di Ravenna, la Mantelli di Genova, la Condotte di Roma.

Sul piano politico le uniche voci critiche sono quelle degli ambientalisti (con qualche contraddizione interna), della lista civica cattolica Città per l’Uomo, del Pci. Anche per quest’ultimo si deve rilevare alcune ambiguità visto che l’iniziativa “diplomatica” esplicata dalla Sailem per un certo periodo di tempo vi aveva colto una parziale disponibilità a discutere il progetto, eventualmente per modificarlo in parte.

L’aspetto che appare più rilevante è il ruolo etero-imposto che svolge l’amministrazione comunale (con qualche distinguo, già ricordato). Le vicende di due decenni sembrano, così, trovare una loro ragionevolezza- nell’apparente disordine- in un unico filo rosso, con logiche molto chiare non ufficiali e, in quanto tali, ricostruibili solo in negativo: per gli inadempimenti, più che per gli adempimenti[1].

Nel periodo preso in considerazione Palermo è teatro di una peculiare strategia del terrore: una lunga sequela di assassinii di politici, magistrati, forze dell’ordine, imprenditori. Il sindaco Insalaco in carica durante una fase del nostro processo decisionale (i lavori della commissione per l’aggiudicazione della gara alla Sailem) fu assassinato nel gennaio 1988, probabilmente per aver deposto alla Commissione Antimafia sui Comitati di Affari palermitani, coagulo di interessi edilizi, finanziari, speculativi dotati di particolare forza persuasiva e con una vocazione speciale al governo nascosto della città. L’imprenditore Parisi a suo tempo parte importante degli stessi Comitati di Affari fu assassinato verosimilmente per motivi analoghi. Così ne rendeva conto il sindaco Insalaco nel suo diario: “[Parisi] Ha pagato con la vita la decisione di sganciarsi dai giochi locali… Era entrato nella vera logica dell’imprenditore serio, intendeva liberarsi da tutto e da tutti” [Galasso 1993].

Quello che in altri luoghi e contesti potrebbe tradursi in una parziale “occupazione delle istituzioni” (logica acquisitiva di risorse, e non risolutiva dei problemi formalmente in agenda) a Palermo assume il volto di un governo complesso. Della società civile: 1) non compare alcuna altra impresa a contestare il ruolo egemone della Sailem; 2) si raggiunge un evidente accordo con le ditte nazionali “esterne”; 3) il Consiglio di quartiere, che esprime una legittima inquietudine per il pericoloso inquinamento della zona, mostra sintonia con le proposte della Sailem; 4) parte importante del mondo delle professioni viene impegnato nella faraonica opera di progettazione con la promessa del pagamento completo ad appalto assegnato. Governo anche delle istituzioni nel complicato passaggio delle varie Commissioni che devono decidere l’appalto; che dovrebbero controllare; che devono esprimere pareri; che potrebbero bloccare e che invece assecondano ecc. ecc.

Sarebbe sbagliato ignorare le contraddizioni interne, pur presenti; ed ancor più eclatante il fatto che l’operazione “Costa di sud-est” è tuttora inattuata, segno evidente che se di governo della città si è trattato, non si è trattato di governo assoluto. Dopo oltre venti anni di processi decisionali con decine di attori e innumerevoli avvenimenti si deve rilevare che “… a tutt’oggi, il depuratore di Acqua dei Corsari non è ancora ultimato… mentre la costruzione della condotta fognaria sud-orientale della città procede molto lentamente a causa di una serie di difficoltà tecniche e di controversie tra l’Agenzia del Mezzogiorno e le FF.SS….”[2]. E ciò in presenza di problemi igienici talvolta allarmanti.

Anche per questo caso viene da domandarsi quale sia stato l’oggetto del processo decisionale; o, meglio, se l’oggetto era uguale per tutti gli attori e per i ricercatori che lo hanno esaminato. Se assumiamo come ipotesi da verificare che l’oggetto sia stato la soluzione della issue ambientale è necessario svolgere un ragionamento ulteriore. Si potrebbe dire che il problema da noi semplicisticamente isolato come problema ambientale abbia assunto una funzione complessa all’interno di quel contesto, tale da condizionarne le modalità di soluzione (o di non soluzione).

Inoltre, assumendolo come oggetto “vero” ci si deve interrogare sulle qualità del network di attori che hanno agito: a consuntivo se ne possono evidenziare i limiti cognitivi sulla base delle cose che sono state risolte (per le quali, cioè, vi era l’interesse prevalente a risolvere) e delle cose che non sono state risolte. Sulla base di questo discrimine, dopo oltre 20 anni di micro e macro decisioni possiamo dire che quel network di attori non è stato in grado di dare soluzioni al problema per come noi lo abbiamo definito. Piuttosto, parte importante di quella rete di attori si è mossa, direttamente o indirettamente, per il raggiungimento di uno scopo ulteriore e diverso (la soluzione urbanistica surrettizia) trascurando che nel frattempo l’inquinamento cresceva e le condizioni igieniche peggioravano drammaticamente.

Se una differenza vogliamo cogliere con gli altri casi esaminati, è proprio questa sproporzione tra obiettivi che gli attori guida hanno perseguito (e gli sono stati permessi dal contesto) e la gravità dei problemi irrisolti. La sproporzione cioè tra la legittimazione sociale, politica, economica al perseguimento dell’interesse reale, differente da quello ufficiale, e l’effetto di tale perseguimento. Gli attori secondari, inoltre, (Ente Porto, camionisti, movimenti, Partiti, abitanti e Consiglio di quartiere) pur con qualche distinguo hanno espresso le medesime logiche.

Colpisce, dunque, che la legittimazione alla conduzione del processo decisionale abbia potuto esplicarsi per un così lungo arco di tempo nella costanza di un problema igienico cui nessuno degli organi competenti dava soluzione, anche temporanea. Ciò ha avuto effetti irreversibili sull’ecosistema: evidentemente le qualità cognitive di questo network di attori ne prescindevano quasi appunto che non ne sapessero apprezzare gli effetti, considerati al di fuori dei propri interessi. 

Bibliografia

Galasso A.- 1993, La mafia politica-, Milano: Baldini & Castoldi

Mejía R. M. 2006, “Il Teatrino delle Meraviglie: Omertà e Gruppo Assente” in Pubblic/azione, n. 3 (Omertà. Mafie, terrorismi, sette segrete), re_edizione: Catania

Note


[1] Rileggendo il caso Palermo nel Dicembre 2019 mi è venuto in mente un intervento che analizza un testo teatrale di Miguel de Cervantes [Mejía 2006]: osserva come l’aspetto omertoso si rivela nel nascondimento di alcune azioni che si svolgono fuoriscena, al riparo dagli occhi degli spettatori. Ad un certo punto del processo decisionale diventò chiaro a tutti che la Sailem puntava ad un importante investimento edilizio ma negli atti formali questo elemento è emerso solo indirettamente. Una sorta di patto collettivo alla dissimulazione e la rappresentazione sociale, politica ed istituzionale del concetto di Omertà.

[2] Dal testo del Rapporto di ricerca che mi era stato consegnato.

Indice

I Puntata (Premessa; Introduzione: a) Alcuni temi della letteratura; b) I case-study esaminati; Bibliografia; Note).

II Puntata (Capitolo 1. I processi decisionali; 1.1. Genova: le Colombiadi; 1.2. Roma Capitale; Bibliografia; Note).

III Puntata (Capitolo 1. I processi decisionali; 1.3. Palermo: una costa lunga decenni; Bibliografia; Note).

IV Puntata (Capitolo 1. I processi decisionali; 1.4. Torino: Il Palazzo di Giustizia; 1.4.1. Alcune comparazioni tra il caso torinese e quello palermitano; Bibliografia; Note).

V Puntata (Capitolo 1. I processi decisionali; 1.5. Lo stadio di Cagliari; 1.6. Firenze: il caso Fiat- La Fondiaria; Bibliografia; Note).

VI Puntata (Capitolo 1. I processi decisionali; 1.7. Alcune Considerazioni; 1.8. Italia ’90; Bibliografia; Note).

VII Puntata (Capitolo 2. Uno sguardo di sintesi; 2.1. Le caratteristiche dell’Area di Policy; 2.1.1. Aziende Pubbliche e PPSS; Bibliografia; Note)

VIII Puntata (Capitolo 2. Uno sguardo di sintesi; 2.1.2. La Società Civile; 2.1.3. I Partiti; 2.2.Politica, Economia, Identità Sociale; Bibliografia; Note)

IX Puntata (Capitolo 2. Uno sguardo di sintesi; 2.3. Politica, Mercato, Pubblica Amministrazione; Bibliografia; Note)

X Puntata (Capitolo 3. A futura memoria; 3.1. Gli indicatori di policy: a) il mercato, b) la pubblica amministrazione, c) la discrezionalità politica; 3.2. Alcune questioni di metodo: a) il sistema oppositivo, b) universo convenzionale; Bibliografia; Note)

Nato nel 1955, Laurea in Scienze Politiche. Al suo attivo pubblicazioni a stampa, progetti e rapporti di ricerca, missioni di lavoro in Venezuela, Russia, Ucraina, un lungo soggiorno di studio e lavoro negli Stati Uniti.

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