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Usura, imprese in crisi, vaccini: la minaccia delle mafie nell’era del Covid

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Usura, imprese in crisi, vaccini: la minaccia delle mafie nell’era del Covid

Anche nell’era della pandemia la minaccia delle mafie va tenuta in grande considerazione come fattore di rischio per il sistema-Paese. In un certo senso, la criminalità organizzata ha sguazzato nei problemi causati all’economia e alla società italiana dai lockdown, dalle misure necessarie a frenare l’avanzata del Covid-19 e dai conseguenti venti recessivi per l’attività di imprese e lavoratori.

Da più parti negli ultimi tempi un grido di allarme è salito: le mafie, presenza organizzata sui territori e vero e proprio attore “geopolitico” nel moderno contesto criminale, sono attive nel capitalizzare al massimo l’attuale fase di criticità per il sistema-Paese.

La Fondazione Antonino Caponnetto ha stimato in circa 3mila miliardi di euro, una volta e mezzo il Pil italiano, la massa di denaro e di risorse che Cosa Nostra, ‘ndrangheta, Camorra e altre mafie possono mobilitare per ramificarsi nell’economia e nei settori chiave del Paese.

Roberto Saviano, in un’interessante inchiesta per il Corriere della Sera, ha approfondito un tema di grande rilevanza: lo sbarco delle mafie nel terreno dell’usura nei confronti delle imprese messe in difficoltà dalle dure contingenze economiche. Saviano, citando dati della Banca d’Italia, sottolinea che i decreti governativi hanno abbassato da 142mila a 100mila le imprese a corto di liquidità e da 48 a 33 miliardi di euro il fabbisogno di risorse. Ma, si chiede, “Come si salveranno, quindi, queste 100mila aziende in crisi di liquidità e con sempre più difficile accesso legale al credito? Ecco la risposta: Camorra, Ndrangheta e Cosa Nostra”. “Usura vuol dire — sottolinea la pm Alessandra Dolci della Dda di Milano — agire per prendersi le imprese e poi, con quelle imprese, fare rete”.

La mafia odierna pensa globale e agisce locale, sfrutta connivenze, professionalità e coperture sui territori che conosce a menadito, amplifica la sua funzione di “supplenza” delle debolezze statali e degli apparati pubblici, lucra sull’incertezza e le problematicità sociali. Rappresentando, per questo, un nemico ancora più ostico. La cui minaccia è accresciuta dalla possibilità che la criminalità organizzata possa tentare il suo personale “assalto al cielo”: un deciso e vigoroso inserimento nel mondo della produzione, distribuzione e commercializzazione dei prodotti bio-sanitari fondamentali per la lotta al Covid-19, l’infiltrazione nel processo di procurement e distribuzione dei vaccini e, come corollario,un inserimento delle aziende strategiche nelle filiere-chiave della logistica ad esse collegate.

“Il vaccino è l’oro liquido del 2021, la cosa più preziosa da distribuire il prossimo anno e la mafia e le altre organizzazioni criminali sono già preparate. Con la diffusione dei vaccini la criminalità aumenterà drasticamente”, ha dichiarato a dicembre Juergen Stock, alla guida della Criminalpol, in un’intervista alla Wirtschaftswoche. E anche gli osservatori sulla criminalità organizzata del Viminale sono concordi nel segnalare che la diffusione dei vaccini potrebbe costituire l’area di interesse dei gruppi criminali in funzione della elevata domanda e della fisiologica bassa offerta iniziale. Sul tema si è esposto anche Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, convinto che esista il rischio concreto che una parte delle filiere di distribuzione dei vaccini possa cadere in mano alle mafie. Nel recente saggio “Ossigeno illegale” scritto a quattro mani Gratteri e il professor Antonio Nicastro hanno ventilato proprio questa possibilità come naturale sbocco della presa di posizione delle mafie sull’emergenza Covid-19.

Oltre ad avere capitali ingenti a disposizione (e va valutata anche quanta parte degli aiuti a fondo perduto distribuiti dallo Stato durante l’emergenza sia stata intercettata da cosche di varia natura) e connivenze istituzionali e imprenditoriali ogni organizzazione mafiosa padroneggia per i suoi business efficienti reti logistiche e capacità professionali necessarie a portare avanti i vari affari illeciti (traffico d’armi, contrabbando, droga, stoccaggio illegale di rifiuti tossici) che possono essere “riconvertite” per programmare un inserimento sulle filiere logistiche del settore biomedicale. L’impennata degli attacchi informatici contro le strutture critiche nazionali, al contempo, fanno pensare che attori ostili allo Stato stiano saggiando la capacità di resistenza dei sistemi informativi che governano e governeranno i flussi.

Nel report “Pianificazione e Protezione delle Filiere Logistiche per il Comparto Industriale Biosanitario nella Lotta al Covid-19”recentemente pubblicato dal Centro Italiano di Studi d’Intelligence (Cisint) l’analisi di scenario prevedeva proprio un possibile rischio di infiltrazione criminale nell’apparato distributivo di vaccini e altri prodotti critici come una delle maggiori minacce da cui guardarsi nella pianificazione strategica. Infiltrazioni di questo tipo possono avere i loro effetti più pericolosi a monte (ovvero qualora organizzazioni criminali dovessero prendere il controllo di singole aziende impegnate nella distribuzione o infiltrarsi negli apparati organizzativi) o a valle, attraverso l’accaparramento di carichi interi o quote ingenti di dosi dei vaccini e di altri asset distribuiti sul suolo nazionale.

Il decisore politico e la magistratura devono quindi fare i conti con un ampio spettro di minacce legate all’assertività delle mafie nel quadro del contesto perturbato dalla pandemia. Priorità fondamentali per le autorità saranno, senz’altro, politiche volte a difendere la capitalizzazione e la tenuta delle aziende più rilevanti per le filiere strategiche prese in questione, interventi di coordinamento centrali volti a verificare l’affidabilità degli attori coinvolti, manovre di tracciamento delle forniture che possono sfruttare tecnologie già esistenti (come la blockchain) o nuovi protocolli per evidenziare i “colli di bottiglia” in cui è più possibile si manifesti la minaccia criminale.

Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto, ha dichiarato a Juorno che un altro fronte da monitorare è quello della ramificazione della “mafia sanitaria”: “i business di quella che noi chiamiamo mafia sanitaria non si limitano ai soli vaccini. Includono anche appalti per le forniture, ambulanze, nomine nelle Asl, farmacie e parafarmacie. A causa dell’urgenza dettata dal virus abbiamo abbassato la guardia e le mafie hanno approfittato delle procedure semplificate per gli appalti”. Questa, assieme all’imminente sfida del Recovery Plan, sarà un’ulteriore sfida da vincere: l’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, gli agenti politici e gli attori sociali alla necessità di contrastare fin dal principio l’estensione dei tentacoli della piovra mafiosa. Desiderosa di lucrare nel pieno della pandemia e della contemporanea tempesta-sanitaria, da nemico pubblico numero uno della Repubblica quale è sempre stata.

Bresciano classe 1994, si è formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano. Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019. Il suo principale interesse di studio è la geoeconomia, ovvero l’analisi degli effetti dell’interdipendenza tra le grandi questioni geopolitiche e le dinamiche industriali, commerciali e produttive del mondo contemporaneo, con un focus particolare sull’impatto della rivoluzione tecnologica, sulla sfida Usa-Cina e sul ruolo dell’Europa nel mondo contemporaneo.

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