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Come rinforzare l’istruzione nel Pnrr? Parla l’onorevole Frassinetti (Fdi)

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Come rinforzare l’istruzione nel Pnrr? Parla l’onorevole Frassinetti (Fdi)

Nelle scorse settimane Marco D’Attoma ha commentato il tema dell’istruzione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sull’Osservatorio. Oggi approfondiamo la questione dell’istruzione nel Pnrr confrontandoci con una voce proveniente dall’opposizione, l’onorevole Paola Frassinetti di Fratelli d’Italia. Deputata eletta nel collegio uninominale di Saronno, è vicepresidente della commissione Istruzione alla Camera. Con lei ci siamo confrontati sul tema dei miglioramenti possibili al piano.

  • Il PNRR ha posto come uno dei pilastri principali “l’istruzione e la ricerca”, ovvero degli elementi imprescindibili per garantire un continuo sviluppo economico in un mondo sempre più interconnesso e competitivo. I fondi stanziati, e i progetti previsti in larga misura nel piano, potranno garantire una vera svolta generazionale?

Le risorse messe a disposizione per l’istruzione, a partire dall’asilo nido fino al mondo universitario, seppur consistenti non sono sufficienti a risolvere i nostri ritardi in questo settore causati dai continui tagli effettuati da governi di ogni colore. Affinché ci possa essere la svolta generazionale occorre effettuare investimenti mirati. È necessario tener conto, per esempio, che in molte zone del Sud non è ancora attivo il tempo pieno e che la carenza di organico degli insegnanti è ancora un grande problema.

  • Le varie Riforme della scuola negli ultimi venti anni sono state in larga misura funzionali a tagliare fondi piuttosto che ad aumentarli. I dati italiani relativi all’istruzione sono drammatici in termini di abbandono degli studi, di qualità dell’insegnamento e di partecipazione alla vita scolastica. Secondo lei in Italia l’istruzione è stata vista come un fardello economico, o vittima sacrificale per avvantaggiare le classi meno produttive (ma più importanti a livello elettorale) del Paese? Oppure, come si è visto durante la pandemia, è la cultura in genere ad essere sacrificata in caso di necessità?

Si l’istruzione è stata caratterizzata da tagli incomprensibili. Bisognava investire e le priorità dovevano essere il contrasto alla dispersione scolastica, la formazione dei docenti, il potenziamento degli interventi in edilizia scolastica. Considerare la scuola una settore che non rende elettoralmente oltretutto è un grave errore perché sulla scuola sono caduti nel tempo anche i governi; ci è voluta purtroppo la pandemia per far riscoprire il valore essenziale dell’istruzione.

  • Stando ai dati OCSE e dell’UE, i Paesi scandinavi sono coloro che investono di più nell’istruzione in rapporto al PIL (insieme a Belgio ed Estonia), e questo avviene anche per gli investimenti pubblici in innovazione come riportato nell’European Innovation Scoreboard. In entrambi i casi è la Svezia la ‘regina’ dell’investimento. Possiamo definire quella scandinava come una “Cultura nell’investimento” a lungo termine?

I Paesi scandinavi investono molto in istruzione ma le differenze con il nostro sistema sono tante e tali che è difficile fare paragoni. Noi dobbiamo potenziare il sistema italiano che è sempre stato uno dei migliori.

  • La pandemia da Covid-19 ha portato a galla una questione che non era stata mai presa in considerazione, ovvero la digitalizzazione legata alla partecipazione scolastica: molti ragazzi si sono trovati nell’impossibilità di usufruire di un diritto costituzionalmente garantito come il diritto allo studio. Oggi ritorna in auge la proposta di inserire in Costituzione il diritto di accesso ad internet, ma il fatto che molti studenti si trovino nella impossibilita di usufruire di un collegamento alla rete e di strumentazioni digitali, per motivi economici o legati alla struttura della rete stessa, non è di fatto già una violazione costituzionale? In che modo un diritto costituzionale di accesso alla rete potrebbe avvantaggiare lo studio in termini di digitalizzazione?

Non penso che inserire in Costituzione l’accesso ad internet possa migliorare i pessimi collegamenti che purtroppo hanno reso difficile la vita agli studenti in questo anno di pandemia. Bisogna riflettere ed ammettere che la DAD è stato solo uno strumento utile ai fini dell’emergenza ma che non potrà mai sostituire la scuola in presenza. La DAD ha aumentato le disuguaglianze tra studenti, chi ha avuto una famiglia benestante alle spalle è stato avvantaggiato sugli altri. La funzione fondamentale di “ascensore sociale” della scuola è venuta meno.

  • Il PNRR prevede un massiccio aumento delle coperture a favore degli asili nido, ovvero un tema che si collega ad un altro dato drammatico, quello della natalità. Un aumento dei fondi in tale settore potrebbe bastare ad arginare la decrescita della popolazione italiana dovuta non solo al tasso di natalità in diminuzione, ma anche  all’esodo dei giovani verso le nuove terre promesse?

Sicuramente gli investimenti sugli asili nido e sulle scuole dell’infanzia sono importanti per supportare i genitori che sono in difficoltà ma non può essere l’unica misura. Ci vogliono interventi sociali mirati per incentivare la natalità. Il pericolo del calo demografico è stato sottovalutato e la pandemia ha aggravato la situazione.

  • Altra questione evidenziata nel PNRR, riguardante il mondo universitario comprende il mismatch tra domanda nel mercato del lavoro e istruzione, ovvero quello che viene etichettato come il problema delle  “lauree inutili”, non tanto per il percorso di studi scelto dal singolo, ma in termini occupazionali. Sarebbe necessaria una campagna per indirizzare preventivamente gli studenti uscenti dalle scuole superiori verso indirizzi universitari con prospettive occupazionali più generose?

Per le Università è necessario effettuare l’orientamento. Non esistono “lauree inutili” ogni studio ha la sua dignità. Bisogna attivare indirizzi che possano agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro ma lo studio non è solo finalizzato all’impresa può essere anche piacere dell’apprendimento, l’importante è indicare agli studenti le loro opportunità. Lo sforzo che si sta facendo alla Camera, in commissione cultura, per riformare e potenziare gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) è un passo importante per formare giovani pronti ad entrare nel mondo del lavoro con le loro competenze e le loro specificità.

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Nato a Bari il 20/12/1994. Ha conseguito la laurea specialistica presso la facoltà di Scienze politiche nell'Università LUISS Guido Carli a Roma. Dopo aver ottenuto una laurea triennale in Scienze politiche presso l'Università degli studi di Bari con lode, ha completato i suoi studi presso la LUISS svolgendo un corso in Relazioni internazionali sempre col massimo dei voti. I suoi ambiti di studio prediletti riguardano prevalentemente la politica sociale europea e gli effetti della globalizzazione nel Mercato del lavoro.

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