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Il grande gioco della Turchia anima la geopolitica del Mediterraneo allargato

Turchia Erdogan

Il grande gioco della Turchia anima la geopolitica del Mediterraneo allargato

Nel 1911 l’Italia di Giolitti andò nel cassone di sabbia libico a scuotere la palma del Malato d’Europa, ma i leali “alleati” della Triplice Intesa ne raccolsero i frutti. Infatti, nel 1916, in piena Grande Guerra, con l’Accordo segreto Sikes-Picot Francia e Gran Bretagna si spartirono il Medio Oriente ottomano.

Magra consolazione sapere che Mark Sikes, principale ideatore e promotore del frazionamento geometrico degli stati mediorientali, tracciati e creati con squadra e matita, fu colpito dalla tremenda vendetta di Foscolo, che ineluttabilmente si abbatte sugli anti italiani. Invero morì di influenza spagnola nel 1919. Meschino!

Ad oltre cento anni di distanza gli “alleati” silenziosamente insofferenti nell’ombra vorrebbero che a smuovere ancora una volta l’albero turco fosse l’Italia.

Il caos libico, regalato dagli “alleati,” e l’irenismo vuoto, accondiscendente e invertebrato pro Erdogan di certuni politici italiani innominabili, rischiano di essere soffocanti per gli interessi italiani.

Gli Stati Uniti nel conflitto tra Grecia e Turchia, entrambi paesi della NATO, hanno applicato e applicano la dottrina Luns, in base alla quale non scatta la solidarietà di cui all’art. 5 del Trattato Nord Atlantico sul soccorso reciproco in caso di aggressione, poiché le minacce non provengono dall’esterno, ma da Paesi membri.[1]

Tuttavia, nei contrasti tra Italia e Francia la dottrina Luns[2] è stata disapplicata. Nel bombardare sulla base di pretestuose ragioni democratiche la Libia, non propriamente Italia, ma giardino di casa dell’Italia, nel 2012 gli Stati Uniti sono stati a fianco della Francia e della Gran Bretagna e, di fronte alla minaccia di distruggere al primo attacco gli impianti petroliferi dell’Eni, società terza ed estranea, sono stati impassibili, così come hanno ignorato i crimini dei dittatori, talvolta, sanguinari della Francafrica.

Perché Blinken non scuce una parola sullo stato dei diritti umani in Turchia?

Perché la femminista Hillary Clinton non si occupa dei diritti delle donne in Turchia?

Perché la Casa Bianca dimentica, ma non le viene neppure ricordato, che l’8% della popolazione statunitense ha ascendenze italiane?

Aver dato un contributo essenziale alla vittoria nella Guerra Fredda mediante il dispiegamento degli euromissili Pershing e Cruise non è servito all’Italia.

Se ne deve dedurre che a oriente di Otranto i nostri “alleati” applicano la dottrina Luns, ma che questa a occidente è interpretata a favore degli amici.

Con “alleati” di questo stampo non c’è bisogno di essere contro qualcuno: ci pensano loro ad essere anti italiani, in quanto considerano poco o nulla l’Italia, se non attraverso gli stereotipi più triti.  

All’Italia non resta che attivarsi per proteggere i propri interessi. È una partita esiziale[3].

Tratteggiamo un’analisi da scenario, possibilmente la più estrema.

L’Italia dovrebbe, con o senza fascia proconsolare del Mediterraneo, svegliarsi dal sonno delle svanite categorie tutorie da Guerra Fredda e agire, se necessario, anche con tutti gli strumenti delle Relazioni Internazionali, adottando le precauzioni del caso.

Non ci sono altri Paesi che possano attivarsi al momento propizio.

L’Iniziativa Europea d’Intervento (IEI), anche per merito di qualche governo italiano in narcolessia sui temi di politica estera, è poco più che un fantasma dipinto di blu, rosso e bianco.

Le navi della Francia hanno battuto in ritirata di fronte alle navi turche al largo di Cipro e nel Golfo della Sirte. Marianna non vuole sostenere lo sforzo del primo colpo d’urto, però se ci fossero frutti da raccogliere, si può contare sulla sua premurosa e volenterosa presenza.

Anche le navi italiane si sono comportate in modo indicibile al cospetto di quelle turche.

La Grecia è troppo piccola e troppo intenta a difendersi dall’aggressività turca nell’Egeo, i cui giacimenti di idrocarburi rischiamo di essere infiammati dalle scintille di Erdogan, il quale fin ora ha fatto il passo più lungo della gamba e non ha pagato dazio alcuno.

Albania e Libia ospitano, soprattutto per l’insensibilità politica italiana, consistenti presenze militari turche.

La Germania è un mistero che pendola tra i ricatti della Turchia e le solidarietà europee, a cui lei per prima non crede.

La Siria filo russa ha dei conti in sospeso con la Turchia, che ne occupa una lunga striscia di confine, col beneplacito di Putin, ma non di Assad.

La Russia è l’altro membro della innaturale, altalenante e instabile alleanza russo-turca. Se per qualche ragione la NATO si suicidasse grazie all’indifferenza americana o la Turchia ne fuoriuscisse, l’orso russo sarebbe pronto a prorompere dalla tana e ad approfittarne da est, per dilagare a sud, ma ciò comporterebbe l’intervento successivo degli Stati Uniti, accompagnati dal cagnolino britannico, per arginarne l’espansione.

La lontana Cina, presente in forze a Gibuti, sarebbe parte tardiva della mischia.

È dubitabile che sauditi, egiziani ed emiratini partecipino, a meno di non essere coinvolti direttamente.

Israele e Iran andrebbero tenuti fuori dai contrasti: sarebbero ulteriori elementi di complicazione non indifferenti.

Le consistenti minoranze turche, oppresse dal nazionalismo di Ankara, potrebbero essere decisive per ridimensionare la Turchia.

Si porrebbe il problema del controllo degli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Sarebbe inevitabile affidarli alla Grecia, perché non ci sarebbero altri guardiani possibili.

Cosa ci farebbero allo stesso tavolo americani, russi, cinesi, francesi, inglesi, italiani, siriani, greci, curdi, armeni e turchi? Litigherebbero per imporre la propria pace.

Il Taillerand dell’occasione tirerebbe un brutto tiro agli altri.

Certe Conferenze è meglio evitarle. La storia insegna all’Italia che sono orpelli utili per essere barata.

È più vantaggioso concentrarsi realisticamente sui frutti da raccogliere.

Chiediamoci però se l’Italia ha una classe politica coi controfiocchi, in grado di implementare un lucido progetto di Relazioni Internazionali, senza commettere errori, imprudenze e facilonerie?

I russi hanno come ministro degli esteri Lavrov, il quale appena ha fiutato del bruciaticcio con i turchi, è andato in Egitto, avversario della Turchia, per installare la Russia sullo Stretto di Suez, già presente sul Mar Rosso.

Non pago del colpo messo a segno, è passato in Iran per fornire agli iraniani, in barba alle sanzioni occidentali, ciò di cui hanno bisogno per essere potenti.

Gli Stati Uniti hanno la più grande amministrazione degli esteri al mondo, ma hanno avuto Segretari di Stato come Hillary Clinton e Presidenti come Barak Obama, tra i coautori irresponsabili del pasticcio libico. Saranno ricordati come creduloni telecomandati di fake news sulla Libia e di pregiudizi sull’Italia.

La Turchia ha come ministro degli esteri Cavusoglu, personalità politica di tutto rispetto, all’unisono con Erdogan nel portare avanti assertivamente lo stesso disegno politico espansionistico. E a Roma chi c’è?


[1] Articolo 5: Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.

[2] La dottrina Luns prende il nome dal Segretario Generale della NATO, Joseph Luns, che nel 1974 la elaborò in risposta alla richiesta greca di intervento contro la Turchia a cagione dell’invasione di Cipro.

[3] Sul punto vd Aldo Giannuli, La Turchia di Erdogan, in https://www.youtube.com/watch?v=f3DfFeO-HPI

Luca Colaninno Albenzio, già avvocato, è abilitato all'insegnamento di scienze giuridiche ed economiche negli istituti di istruzione secondaria di II grado. Si occupa di Contabilità Pubblica; è' autore sotto pseudonimo di numerosi interventi di politica estera sul sito www.aldogiannuli.it, dove pure si cura della newswire "ACME NEWS".

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