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La geopolitica delle nuove reti energetiche

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La geopolitica delle nuove reti energetiche

L’interessante dibattito svoltosi lunedì 5 ottobre, in collaborazione con Sottosopra, ha fatto emergere parecchi temi interessanti sul tema energetico. Quello su cui vorremmo focalizzare l’attenzione è come lo ha chiamato Alberti: “Geopolitca delle reti elettriche”, che ci ha stimolato a sviluppare una analisi sul tema.

L’equilibrio energetico internazionale che finora abbiamo conosciuto si è sostenuto su due paradigmi fondamentali: la geopolitica dei gasdotti e l’apertura degli stretti. Partiamo dal secondo, pur essendo un fondamentale assunto della politica strategica statunitense ciò ha determinato anche una delle principali conditio sine qua non con cui i paesi produttori di petrolio potevano esportare la loro materia prima grazie alle petroliere. Appare perciò evidente come l’apertura degli stretti e la globalizzazione commerciale diventino necessarie alle politiche commerciali strategiche dei paesi produttori di petrolio, traendo enorme vantaggio dalla politica strategica statunitense.

Il primo è la geopolitica dei gasdotti, cioè la fornitura tramite metanodotti del gas necessario non solo alla fornitura energetica nazionale ma anche principalmente al riscaldamento delle abitazioni. Ciò ha determinato grandi frizioni, l’innesco di guerre locali, la destabilizzazione di paesi e tanto altro. Basti pensare alle grane che i due corridoi North South Stream hanno causato alla Germania e alla Russia, per parte USA che da sempre temono l’avvicinamento dei due paesi, in grado di compensarsi a vicenda: tecnologia tedesca con materie prime russe.

L’avanzamento tecnologico dato delle energie rinnovabili, pone nuovi paradigmi con cui è necessario confrontarsi, per poter avere una necessaria previsione strategica di lungo periodo.

Il cambio di paradigma è dato essenzialmente dal cambio delle condizioni tecniche: il mutamento della materia prima di utilizzo per la creazione di energia (vento, sole, moto ondoso, ecc.), il luogo fisico di trasformazione della materia prima in energia e il suo trasporto. È chiaro che dal primo punto derivano a catena poi gli altri due, perché non è più l’ubicazione scarsa del petrolio (o del gas) a farne da padrone, ma la disponibilità delle materie prime rinnovabili è abbondante, ciò porta a regionalizzare le fonti di energia. Questo deriva dai due successivi punti, il luogo fisico della trasformazione della materia prima in energia è il medesimo in cui è presente la materia prima cosa che non accade con le fonti tradizionali (idrocarburi), l’altro è ovviamente il trasporto dell’energia che deve essere di breve durata, perché dispendioso in termini di dissipazione. Si aggiunge poi il fondamentale discorso sulla sostenibilità, che come Alberti ha spiegato riferendosi al caso concreto di Enel diventa un presupposto stesso dell’innovazione tecnologica applicata alle nuove fonti di energia

Dette condizioni tecniche porteranno perciò ad una regionalizzazione delle fonti di energia, che regionalizzerà in diversi contesti anche la competizione e gli accordi politici per la promozione della commercializzazione e della creazione di alleanze nel mercato energetico. Cambieranno, con l’ascesa delle rinnovabili, i mix energetici adottati dai diversi Paesi, che come ha più volte sottolineato parlando con l’Osservatorio l’analista Gianni Bessi potrebbero scegliere con maggior forza il mix rinnovabili-gas naturale, emergeranno nuovi attori che punteranno a colmare il gap naturale dato dalla carenza di fonti non rinnovabili (la strategia del Marocco per l’energia solare ne è un esempio) ma non cambierà il dato di fatto del perenne bisogno di sicurezza energetica da parte degli Stati. La pandemia ha confermato la priorità data dai Paesi al tema, e come ha ricordato Alberti nell’incontro coniugando questa necessità con la crescente pressione politica, economica e sociale verso la transizione energetica si potrà avere nei prossimi anni una grande finestra d’opportunità. Il passaggio da un mix energetico a un altro implica profondi sviluppi sotto un ampio punto di vista, dall’evoluzione di regolamentazioni adatte a attrarre investimenti nel settore a nuove strategie di politica industriale che valorizzino l’indotto della realizzazione e della governance delle nuove reti e delle loro applicazioni.

Per aree come l’Europa e l’Italia la sfida non potrà che passare dall’obiettivo di posizionarsi sul livello più alto della catena del valore, per i Paesi in via di sviluppo impianti sostenibili di energia rinnovabile possono creare importanti mercati di prossimità e un indotto produttivo, economico e occupazionale notevole su scala locale. La strategia di Enel nel territorio africano va proprio nella direzione della promozione di questi tipi di investimento, che mira a ridurre i rischi economici, concentrazionari e geopolitici legati alla sistematica realizzazione di mega-strutture avulse da una strategia capillare.

(Analisi realizzata con il contributo di Andrea Muratore)

Piacentino classe 1994, è Coordinatore di redazione dell'Osservatorio Globalizzazione e Gestore cedenti presso SACE Fct. Attualmente è dottorando di ricerca in economia presso l'Università di Roma Tre e precedentemente laureato triennale in Economia e Management presso l'Università degli Studi di Milano e laureato magistrale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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