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Russia e Iran: un dialogo a tutto campo sul futuro del Medio Oriente

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Russia e Iran: un dialogo a tutto campo sul futuro del Medio Oriente

Il Russian International Affairs Council e l’Institute for Iran-Eurasian Studies hanno congiuntamente pubblicato in data 22 dicembre 2020 un documento di lavoro il cui obbiettivo è di fornire una generale panoramica sui comuni interessi e dissensi russo-iraniani nella regione vicino-orientale, in particolar modo nel teatro siriano.[1] Entrambi i centri di ricerca tengono importanti legami con le stanze dei bottoni dei rispettivi Paesi e, in questo senso, la pubblicazione congiunta rompe il per certi versi assordante silenzio accademico concernente la cooperazione che si è instaurata tra Russia e Iran nell’ultimo quinquennio. Infatti, come afferma lo studio congiunto, “sarebbe fortemente auspicabile migliorare significativamente l’attualmente modesto dialogo tra i nostri due Paesi – non solo in Siria”; un dialogo che, continua lo studio, purtroppo “tende a far affidamento a dirette o indirette fonti occidentali e spesso a tendenziose opinioni che [Russia e Iran] prendono in prestito dall’Occidente”. La pubblicazione congiunta di questo testo è perciò significativa non solo per le rilevazioni in essa contenute, ma anche perché segna un primo importante tentativo di avvicinamento tra le rispettive comunità accademiche, con la conseguente possibilità di approfondire il dialogo strategico tra i due Paesi.

Infatti, se le comunità accademiche russe e iraniane non avevano fino ad ora aperto importanti canali di comunicazione, il clero accademico occidentale aveva invece sin da subito indagato la nuova collaborazione russo-iraniana, indagine che però si risolveva spesso nel ritenere semplicemente che tale collaborazione fosse essenzialmente dovuta a reciproche simpatie dittatoriali, desideri di potenza e comuni interessi ad indebolire l’ordine mondiale liberale.[2]

Ebbene, con la presente pubblicazione i due Paesi hanno rotto il silenzio ed aperto un canale di dialogo e di confronto, ponendo il primo mattone per una futura e più approfondita discussione strategica anche a livello accademico.

I principali punti

Per via della complessità della situazione siriana e della vastità degli interessi e degli attori in gioco, lo studio dibatte solo celermente i punti ritenuti i più essenziali, ma è molto succoso.

I principali punti di accordo riguardano il comune sostegno alla multipolarità, il contrasto al terrorismo e la generale sicurezza e stabilità della regione.

Infatti, entrambi i Paesi sono d’accordo sulla necessità di collaborare coi vari attori internazionali per prevenire un ulteriore intensificarsi della guerra; in particolare, entrambi condividono l’idea di dialogare approfonditamente con la Turchia attraverso il Processo di Astana, in particolar modo per quanto concerne la regione di Idlib. Sono inoltre d’accordo sul bisogno di contrastare il terrorismo ed una eventuale risorgenza dell’ISIS o di altre organizzazioni terroristiche. Entrambi sostengono la necessità di sostenere il processo di ricostruzione della Siria, anche se in tempi diversi.

Vi sono però anche molti temi spinosi. Se la Russia ritiene che alla ricostruzione della Siria debbano partecipare anche gli Stati arabi del Golfo, l’Iran ritiene che una troppo eccessiva presenza in Siria delle monarchie del petrolio risulterebbe in una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Inoltre, Russia e Iran sono in disaccordo riguardo al possibile futuro di al-Assad: se l’Iran ritiene che al-Assad sia una figura in grado di garantire la stabilità della Siria, la Russia ritiene che egli sia compromesso agli occhi di troppi attori internazionali e nazionali e che perciò un’altra figura potrebbe essere più preferibile.

Per quanto concerne gli Stati Uniti, entrambi i Paesi denunciano il ruolo che gli Stati Uniti hanno giocato nello scoppio dei conflitti siriano e nella macroregione vicino-orientale. Inoltre, gli esperti russi ritengono che gli Stati Uniti non siano interessati a trovare una soluzione ai conflitti vicino-orientali, come dimostrato dalla permanenza delle truppe statunitensi nella zona e dal sostegno statunitense ai Curdi e alle Forze Democratiche Siriane: la reticenza statunitense potrebbe addirittura causare l’arenamento di ogni tentativo di stabilizzazione regionale. Dal canto loro, gli esperti iraniani ritengono che la politica di massima pressione statunitense esercitata ai danni dell’Iran, insieme agli “assassinii” mirati, sia eseguita nell’ottica di trascinare l’Iran in un destabilizzante conflitto su larga scala. Inoltre, ritengono che le sanzioni poste anche ai danni della Siria e degli ufficiali siriani sia un chiaro indicatore che gli Stati Uniti vogliano rallentare o addirittura impedire il processo di ricostruzione siriano.

È particolarmente significativa l’intenzione espressa dagli esperti iraniani ad invitare la Cina ad una prossima conferenza sulla ricostruzione siriana: proposta ignorata dai russi, che invece propongono di aprire ai capitali arabi ed europei. Ciò è forse dovuto ad un generale timore russo di non essere in grado di gestire un flusso di capitali cinesi in Siria, laddove invece quelli arabi ed europei sarebbero più facili da “gestire/supervisionare indirettamente”.

La ferma intenzione russa di gestire i flussi di capitali in entrata, fatta nell’ottica di tradurre il proprio impegno militare in benefici economici, è d’altronde espressa molto chiaramente quando gli esperti russi lamentano “l’inflessibilità” di Damasco nei confronti di alcune richieste care a Mosca (aumentando l’interesse verso un’eventuale capo di Stato che non sia al-Assad) e l’intenzione di “raccogliere i benefici economici” che la zona sarebbero derivando dalla protezione militare offerta dalla Russia. Dal canto suo, l’Iran è invece interessato a potenziare la propria presenza militare e non economica in Siria.

Ma il più spinoso punto di disaccordo è la relazione russo-israeliana. Per la precisione, l’Iran “considera che il problema di Israele sia l’unico [vero] problema nelle relazioni irano-russe in Siria”. Infatti, gli esperti iraniani notano come il sistema missilistico S-300 dato dalla Russia alla Siria nel 2018 in diverse occasioni non si sia attivato quando l’aviazione israeliana bombardava le postazioni iraniane in Siria: eventi che, se uniti alla generale cortesia diplomatica tra Mosca e Tel Aviv, “fanno fare certe congetture nella comunità degli esperti iraniana”. Gli strateghi russi non danno rassicurazioni a riguardo, specificando semplicemente che l’intenzione della Russia sia quella di caratterizzarsi nei termini di un “onesto mediatore” tra le varie fazioni nel Vicino Oriente: fazioni che possono comprendere anche Iran e Turchia da una parte e Stati Uniti e Israele dall’altra.

Perché questo studio è importante?

Le relazioni russo-iraniane in Siria e nel Vicino Oriente in generale sono certamente complesse e risentono di numerosi tasti dolenti. Tuttavia, Russia e Iran hanno dato prova di essere in grado sia di agire autonomamente che di coordinarsi in una delle zone più problematiche del mondo, dando prova di una collaborazione che è effettivamente risultata in una generale stabilizzazione della zona vicino-orientale ed in una parziale estromissione della potenza statunitense, tanto che si potrebbe dire che in futuro, questione israeliana a parte, ci sono le potenzialità affinché i due attori si riescano a trovare un funzionale compromesso tra le reciproche aspirazioni ed interessi.

La cooperazione che è nata tra i due Paesi non ha dato forma ad una alleanza (e un’alleanza non è in vista), ma certamente costituisce uno dei più significativi fattori che stanno dando forma non solo al Vicino Oriente, ma anche alla bilancia di potenza internazionale. Non è infatti da dimenticare che persino un attento ed influente consigliere per la sicurezza statunitense come Zbigniew Brzezinski riteneva che la formazione di un asse Mosca-Teheran-Pechino (e Pechino è sempre più vicino sia a Mosca che a Teheran) avrebbe costituito la peggiore minaccia al dominio statunitense. Per questa ragione, non c’è da sorprendersi se è stato l’insieme di azioni russo-iraniane ad aver causato una netta diminuzione dell’influenza statunitense nella zona vicino-orientale.

Che i più alti livelli delle comunità accademiche di Russia e Iran abbiano discusso con tanta franchezza il ruolo dei propri Paesi, i reciproci interessi e i vari tasti dolenti in una zona significativa e sensibile come quella siriana è un evento significativo non tanto per le rilevazioni che si traggono dallo studio in sé, quanto perché così facendo i vertici delle due comunità accademiche hanno infranto il silenzio concernente la collaborazione che tra i due Paesi sta prendendo forma da ormai un quinquennio. E così facendo, le due comunità accademiche hanno aperto un importante canale di dialogo in vista – come affermato da entrambe le parti nell’introduzione – di un significativo miglioramento della collaborazione strategica ed intellettuale tra le due potenze.


[1] Il documento è visualizzabile al seguente indirizzo https://russiancouncil.ru/en/activity/workingpapers/russia-and-iran-in-syria-and-beyond-challenges-ahead/

[2] Per una discussione critica di questo argomento, si veda: Marco Ghisetti,  Russia, Cina e Iran: potenze revisioniste? 2020, opiniojuris.it https://www.opiniojuris.it/russia-cina-e-iran-potenze-revisioniste/

Marco Ghisetti è dottore in Politica Mondiale e Relazioni Internazionali e in Filosofia. Ha lavorato e studiato in Europa, Russia ed Australia. Si occupa principalmente di geopolitica, sia pratica che teorica, teoria politica e filosofia politica, con particolare attenzione per le correnti Neo-Eurasiariste e il pensiero comunitarista. Collabora con la rivista di geopolitica "Eurasia" e l'Osservatorio Globalizzazione.

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