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Varsavia marcia davvero verso la Polexit?

Polonia Kaczynski Polexit

Varsavia marcia davvero verso la Polexit?

In questi giorni si sta discutendo molto di una sentenza della Corte suprema di Polonia che ha ribadito il primato del testo fondamentale polacco sui trattati internazionali, europei nello specifico. Alcuni hanno già gridato al rischio Polexit, ma cosa sta accadendo e cosa accadrà (veramente)?

Polexit? Nie, dziękuję; ai polacchi piace l’Unione Europea e per Diritto e Giustizia è soltanto l’ennesimo braccio di ferro in funzione elettorale e negoziale. Ma partiamo dal principio.

Il progetto europeo nasce per volere degli Stati Uniti nel secondo dopoguerra. Obiettivo? Pacificare il bellicoso Vecchio Continente, renderlo la fabbrica del capitalismo internazionale ed un avamposto di americanità nell’appendice ponentina dell’Eurasia.

Chi va parlando di autonomia strategica, come Emmanuel Macron, sembra scordarsi di questa verità, che è tanto fondante quanto attuale e, forse, inalterabile. E, difatti, viene puntualmente smentito dalla realtà dei fatti. Perché come può un satellite smarcarsi dal proprio pianeta? Non può. E se lo facesse, smetterebbe di essere tale.

La domanda è: l’Europa vuole smettere di essere una provincia dell’Impero americano? I fatti sembrano suggerire di no. Anche perché l’autonomia strategica, che a parlarne sia Parigi o Berlino, non viene mai sventolata per esigere un’indipendenza tout court, quanto per reclamare (a voce bassa) il diritto a possedere dei maggiori ma comunque limitati margini di manovra in materia di politica interna (es. la tassazione ai Big di Silicon Valley) ed esterna (es. investimenti in un Paese retto da un regime che non piace agli Stati Uniti).

Ora, ricostruite le basi, veniamo alla Polonia. Varsavia non è Londra. Varsavia è Europa, Londra non lo è mai stata. Londra è atlantica, da capo a piedi, da pelle ad anima, e lo è sempre stata. E Londra, soprattutto, è la sorella di Washington. Non va commesso l’errore gravissimo di credere che la Brexit sia stata un fenomeno genuino. Tutt’altro. A Londra, infatti, non si muove foglia che Washington non voglia. Ed ecco, non a caso, che dopo la Brexit ha avuto luogo la Global Britain.

Comunque, tornando alla Polonia, questo è quanto:

  • Trattasi di una sentenza che ribadisce il primato della Costituzione su alcuni punti di alcuni trattati europei, quelli che si potrebbero definire i “valori non negoziabili”.
  • Trattasi di una sentenza che ha sicuramente valenza politica, ma che viene formulata in un contesto preciso (il braccio di ferro sulle questioni giustizia e diritti lgbt) e per un motivo altrettanto ben definito (inviare un monito nella speranza di aumentare il proprio potere negoziale a Bruxelles).
  • Non avrà luogo alcuna Polexit, perché la Polonia, ancor prima che satellite dell’Europa, è satellite degli Stati Uniti.
  • PiS non è mai stato un partito antieuropeista: è leggermente euroscettico. Due cose molto diverse.
  • I polacchi sono il popolo più europeista del continente (84%). E i tedeschi? L’Ue piace “solo” al 69% di loro. I francesi, invece, risultano ultimi in classifica con un modestissimo 51% (quasi quasi, verrebbe da dire, l’Ue piace più ai russi, 37%). Fonte: Pew Research Center, 2019.
  • Ne consegue, dato il punto di cui sopra, che i polacchi non sosterrebbero alcuna Polexit e che soltanto parlarne provocherebbe un’emorragia di consensi a PiS.
  • Agli Stati Uniti, poi, ciò che fa comodo è un’Europa tanto unita quanto divisa, come la Germania preunitaria. Da qui il ricorso (imperativo ed indispensabile) alla Brexit, fenomeno propedeutico al ritorno del Regno Unito all’antico ruolo di katechon di egemonie in divenire dell’Europa terrestre. E da qui l’impiego di piccole potenze terrestri, come la Polonia, alle quali delegare compiti di disturbo dall’altro lato del continente, accerchiando l’area franco-tedesca ed impedendo simultaneamente un mackinderiano avvicinamento tra la suddetta e la Russia

Che cos’accadrà dunque? Le parti abbaieranno per non mordersi. Grideranno pur di non rompere il dialogo. E si scontreranno perché, a volte, questo è l’unico modo di incontrarsi. Non si tratta di uscire dall’Unione Europea, quanto di avere maggiore influenza al suo interno. Polexit, dunque? La storia, e gli stessi polacchi, rispondono “Nie, dziękuję!”.

Classe 1992, è laureato in Scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione all’università degli studi di Torino con una tesi sperimentale intitolata “L’arte della guerra segreta”, focalizzata sulla creazione di, e sulla difesa dal, caos controllato. Presso la stessa università si sta specializzando in Studi di area e globali per la cooperazione allo sviluppo – Focus mondo ex sovietico. I suoi principali campi di interesse sono geopolitica della religione, guerre ibride e mondo russo, che negli anni lo hanno portato a studiare, lavorare e fare ricerca in Polonia, Romania e Russia. Scrive per e collabora con diverse testate, tra cui Inside Over, Opinio Juris – Law & Political Review, Vision and Global Trends, ASRIE, Geopolitical News. Le sue analisi sono state tradotte e pubblicate all’estero, ad esempio in Bulgaria, Germania, Romania, Russia.

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