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Le ragioni scadute dei Paesi “frugali”

Le ragioni scadute dei Paesi “frugali”

La pandemia ha colto gli Stati in condizioni fiscali molto diverse. La Germania ed i cosiddetti “frugali”, ovvero quelli del surplus di bilancia commerciale, proprio quelli che vivrebbero al di sotto dei propri mezzi, hanno avuto spazio per un vigoroso impulso fiscale espansivo. Altri, come il nostro, giunti all’appuntamento col destino in ben altre condizioni fiscali, sono costretti a sperare in sussidi esterni o improbabili cancellazioni di debito.

Si questo nostro sciagurato paese, così ricco privatamente e così indebitato pubblicamente, sta sempre in attesa della fatale compensazione tra le due dimensioni. Giust’appunto olandesi, tedeschi ed altri popoli europei stanno aspettando quella compensazione.

Beh si dirà, come dar loro torto? E … se avessero solo mezza ragione?

Essipperchè, prima di poter accampare vecchie ragioni, nell’Economia dei Consumi toccherà rifare i conti per intercettare quelle nuove ragioni a disposizione.

Diamo un’occhiata: sul Recovery fund la strada sarà ancora lunga, ha detto l Merkel, ma “ricordiamoci che i Paesi frugali sono beneficiari netti del mercato unico“.

Cosa avrà voluto dire l’ex frugale?

Che l’Euro, più che l’Europa, ha ridotto il nostro vantaggio competitivo aumentando il loro tanto, da poter esportare più di quanto importano?

D’accordo ma…. è un vantaggio assoluto questo, ai tempi del virus, o un vincolo che ti impicca al come si sta nelle case di chi ha importato?

Quel che le loro ragioni non scorgono: la patrimoniale per ridurre il debito pubblico, riduce la spesa potenziale; il lock down quella reale, quando il reddito di oltre il 50% delle famiglie, in Italia, si è ridotto allo stremo come emerge dall’Indagine straordinaria sulle famiglie italiane nel 2020 pubblicata dalla Banca d’Italia.

Si può, insomma, continuare a beneficiare di una crescita, fatta con la spesa degli altri, quando gli altri stanno/staranno così?

Bene, bando alle vecchie ragioni su quel che s’ha da fare, con il recovery plan, per sanare l’out put gap: la crescita si fa con la spesa, non con la produzione; per farla al massimo, tutto quel che viene prodotto deve poter essere acquistato.

Signori toccherà come al solito esser prodighi, altro che frugali. Tutti!

Mauro Artibani, l’economaio

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Sono Mauro Artibani l’Economaio. Studio l’Economia dei consumi, quella che gli accademici non scorgono e che le facoltà di Economia non insegnano. Autore del libro Professione Consumatore (2009) Del Decalogo del Professional consumer. Ho in corso la redazione del Sillabario dell’Economia dei consumi, testo che riallinea le voci dell’economia al nuovo paradigma della produzione. Autore del libro: La domanda comanda: verso il capitalismo dei consumatori. Ben oltre la crisì (Aliberti Editore, 2013). Redattore di una storia a puntate, fatta in casa con passione dilettante: La Gente, la crisi e il bandolo della matassa.

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