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“Le parole della guerra”: l’opera imperdibile di Campochiari e Capitini

“Le parole della guerra”: l’opera imperdibile di Campochiari e Capitini

LE PAROLE DELLA GUERRA. Viaggio nel mondo dei termini militari – esercito

Mirko Campochiari, Paolo Capitini

Parabellum Edizioni, 2024

È difficile, molto difficile, trovare un’opera sostanzialmente priva di difetti, ma ogni tanto se ne scrivono e questo è uno di quei casi. Già iniziare una recensione così sembrerebbe denotare un atteggiamento adulatorio: si aggiunga che il recensore è amico e sodale degli autori, e la frittata è fatta.

Invito dunque a leggerlo, questo importante lavoro, e farsi una propria opinione: resterà un’opera con la quale confrontarsi per chiunque, in lingua italiana, voglia approfondire il tema degli studi militari contemporanei. In italiano uno studio sistematico e analitico di tutti gli aspetti della guerra contemporanea (dall’inizio del XX secolo a oggi) semplicemente non esisteva. Esistono senz’altro approfondimenti verticali di altissima qualità: Gianmarco Badialetto e Giampiero Giacomello (2017) hanno prodotto un completissimo manuale di Studi Strategici, Gastone Breccia (2022) e Gianluca Bonci (2019) ci hanno regalato dei testi di grande profilo storico e tecnico-militare sulla guerriglia, Francesco Zampieri (2020) ha scritto un manuale di strategia marittima di livello superiore persino a quelli in lingua inglese, Andrea Locatelli (2010) uno studio magistrale sulla Rivoluzione negli Affari Militari e l’impatto della tecnologia militare sul modo di condurre la guerra, Carlo Jean (2012) sulla Geopolitica e Aldo Giannuli (2009) sull’intelligence. Un’opera unica che però analizzasse sistematicamente ognuno di questi ambiti, mettendoli a fattor comune dalla teoria strategica agli armamenti, dalle definizioni “da dizionario” dei termini militari al ciclo dell’intelligence, dai tipi di munizione alla disciplina logistica, partendo dal livello della pianificazione strategica sino a scendere sul dettaglio tecnico-tattico, davvero non c’era in Italia e forse nemmeno all’estero. 

Il libro che avrete tra le mani è infatti solo il primo di un’opera che avrà carattere enciclopedico e onnicomprensivo: tratta dell’esercito e delle tematiche terrestri, e sarà seguito da un volume sul dominio marino e sottomarino, sul dominio aereo e spaziale, sul dominio informatico e sulla storia delle dottrine e delle strategie militari dal Novecento ad oggi. Comprende un capitolo sui principi della guerra secondo gli studi clausewitziani, uno dove si analizza lo strumento esercito (esercito o milizia? Cos’è un ufficiale e cosa un sottoufficiale?), un capitolo sui livelli della guerra (strategico, operativo, tattico) e con le prime basi di dottrina, un capitolo sulla logistica, uno sugli armamenti terresti (con un focus su quelli pesanti più che non sulle armi leggere, forse l’unico elemento che lascia l’appassionato a bocca un po’ più asciutta) e un capitolo finale che inizia ad allontanarsi dal puro dominio terrestre e parla di intelligence. 

Si noti come un testo simile sia stato prodotto fuori dall’accademia, da parte di analisti indipendenti (uno storico e un militare) e di una realtà privata. L’accademia italiana ama poco il dialogo interdisciplinare, figurarsi quello con il mondo militare vero e proprio. Chiusa tra le proprie algide mura da turris eburnea, considera gli studi militari e strategici troppo spesso come branca delle relazioni internazionali (cara grazie se di quelli storici), e quindi li analizza da un angolo principalmente giuridico. La geopolitica è vista con sospetto, l’intelligence snobbata, e non vogliamo pensare cosa potrebbe provocare il solo pensiero di discutere di armamenti. L’Accademia ha davvero scarsa volta di gettare il cuore oltre la teoria e dialogare con il mondo reale. Spazi di libertà analitica e culturale vanno troppo spesso cercati fuori dalle mura delle università – senz’altro collaborando con accademici privi di preconcetti: non è una polemica, bensì una costatazione, e non riguarda solo l’università italiana. Gli autori delle opere che ho menzionato poc’anzi appartengono esattamente a questa categoria dei “dialoganti coraggiosi” e hanno infatti prodotto studi superbi che ci teniamo ben stretti, e ai quali il lavoro di Mirko e Paolo si unisce a pienissimo titolo: difetti, come dicevo in esordio, non mi pare proprio ce ne siano nel loro lavoro, semmai un peccatuccio veniale. Per evitare di raggiungere le quasi 600 pagine a libro, gli autori hanno dovuto irrimediabilmente operare dei tagli – non nel contenuto ma negli apparati. Si sono visti costretti ad escludere l’imponente sitografia, mantenendo solo, nelle fonti, la bibliografia, ed hanno rinunciato ad un indice dei nomi e ad un indice analitico. Data la natura enciclopedica dell’opera, per agevolarne la consultazione da parte di studiosi, studenti e appassionati, speriamo di cuore vogliano fornircene una a pubblicazione conclusa. Se abbiamo iniziato da adulatori, chiudiamo da pignoli: su un lavoro così vasto, sarà irrinunciabile. Grazie a Mirko a Paolo per aver finalmente regalato al lettore italiano un testo di scienze militari completo, mettendo la pubblicistica italiana in pari con la migliore pubblicistica internazionale.

Si è laureato in Economia presso l’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano nel 2011. Dopo un’esperienza di cooperazione in Egitto durante le elezioni parlamentari dello stesso anno, inizia a collaborare con diverse riviste di Studi internazionali («Affari Internazionali», «Eurasia», «ISAG – Geopolitica» e altre). Si occupa di storia ed economia politica nonché di strategia e affari militari con un forte focus sul mondo arabo e islamico e sullo spazio post–sovietico, sia come analista che come appassionato viaggiatore.

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