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Teoria e pratica della guerra rivoluzionaria

Geopolitica Italia

Teoria e pratica della guerra rivoluzionaria

Dopo il suo primo articolo sul tema, Giuseppe Gagliano ci offre un’analisi dettagliata della dottrina della “guerra rivoluzionaria” e delle sue applicazioni.

Roger Trinquier, ufficiale dei paracadutisti, veterano dell’Indocina, di Suez e dell’Algeria, fu capo di S. M. della 10e DP comandata da Massu, protagonista della battaglia di Algeri. Un suo volume del 1961 (La Guerre moderne, Table Ronde), contribuì alla fondazione della riflessione strategica moderna sulla guerra rivoluzionaria. La rilevanza del suo contributo fu tale che negli anni Sessanta fu oggetto di un vero culto nelle scuole militari americane, in particolare a Fort Benning (casa madre delle forze aeromobili) e nella famigerata Escuela de las Americas di Panama.

La guerra moderna

L’antifona implicita nel volume di Trinquier era che la guerra d’Algeria si sarebbe potuta vincere se governo e stati maggiori avessero capito la lezione dell’Indocina e non avessero continuato a combattere coi vecchi metodi, cercando d’imporre una tradizionale battaglia campale ad un nemico che attuava la strategia temporeggiatrice della non battaglia, basata su terrorismo e guerriglia. La macchina militare francese assomigliava, secondo Trinquier, a un battipalo che cerca inutilmente di scacciare una mosca. Ebbene, se gli esponenti del Fronte di Liberazione Nazionale in Algeria sono riusciti a portare avanti una nuova tipologia di guerra, questo certamente fu dovuto a un’organizzazione costruita in modo specifico con metodi specifici. Sotto il profilo strettamente strategico la denominazione guerra moderna allude a un nuovo tipologia di guerra che si è soliti definire guerra sovversiva o rivoluzionaria.

Aspetti della guerra moderna

La guerra moderna è un insieme di elementi concatenati comprendenti la dimensione politica, economica, psicologica e militare che ha come suo obiettivo principale quello di rovesciare le autorità politiche legittime stabilite in un paese e di sostituirle con un altro sistema politico. Affinché sia conseguibile questo ambizioso obiettivo, l’avversario sfrutta a suo vantaggio le tensioni, di diversa natura, presenti all’interno del sistema politico da destabilizzare. Ebbene, proprio alla luce di questa precisazione di natura teorica, le operazioni militari della guerra rivoluzionaria non si dispiegano più su un dato terreno ma acquisiscono una complessità prima sconosciuta. Da un lato, uno degli aspetti di maggior interesse della guerra moderna, rileva Trinquier citando la riflessione di Mao Tse Tung, è certamente il supporto psicologico e materiale della società civile dato ai rivoltosi; dall’altro lato, affinché questo sostegno sia efficace, è necessario che vi sia una organizzazione clandestina armata che attraverso il terrore impone la sua volontà sulla popolazione. Ebbene l’esempio più evidente di organizzazione clandestina è certamente fornito dall’FNL presente in Algeria dal 1956 al 1957.

Il Terrorismo

Dicevamo che una delle armi decisive per imporre la propria volontà alla popolazione, è l’uso del terrore o più esattamente l’uso del terrorismo che l’autore interpreta come una vera propria arma di guerra la cui importanza non può essere né ignorata né minimizzata dal momento che, attraverso il terrorismo, è possibile attuare un controllo capillare della società civile sottoponendo il cittadino a una minaccia continua nello spazio e nel tempo determinando in tal modo una graduale ma inesorabile perdita di fiducia verso lo Stato da parte del cittadino. In secondo luogo, colui che pratica l’azione terroristica non è un militare nel senso classico del termine poiché l’azione terroristica è un’azione che non si dispiega su un campo di battaglia tradizionale e soprattutto non prende come proprio nemico il militare ma civili disarmati. La pratica terroristica e la sua azione consentono al terrorista di non correre alcun rischio di ritorsione né da un punto di vista pratico né da un punto di vista giuridico. Sotto il profilo psicologico il terrorista combatte per una causa che considera ideale ed elimina i propri avversari senza alcuna odio ma con la stessa indifferenza con la quale agisce un soldato professionista. Ebbene, agendo al di là delle norme tradizionali del campo di battaglia, il terrorista, sottolinea Trinquier- rifiuta di avere gli stessi obblighi del militare di professione  non accettando la semplice constatazione che, una volta catturato, non potrà essere trattato come un militare nel senso classico del termine né come un normale criminale. Ad ogni modo, una volta arrestato diventa decisivo attuare un interrogatorio sistematico volto a prendere informazioni precise sull’organizzazione, volto cioè a ricostruire nel dettaglio l’organizzazione gerarchica della struttura alla quale fa riferimento. Nel momento in cui si dovesse rifiutare di rispondere alle domande che gli vengono poste, la  sofferenza fisica e la morte diventeranno esiti inevitabili. Proprio perché l’interrogatorio è di decisiva importanza, questo dovrebbe essere condotto da personale qualificato e preparato soprattutto perché l’interrogatorio deve collocare l’interrogato all’interno del diagramma della organizzazione alla quale appartiene allo scopo di poterne ricostruirne la struttura.

Altri aspetti fondamentali

Un’altra caratteristica della guerra rivoluzionaria è la difficoltà con la quale si può identificare il nemico: infatti nessuna frontiera fisica demarca amico e nemico. Il confine che separa l’amico dal nemico è un conne ideologico. Proprio per questa ragione, il fronte della guerra psicologica diventa decisivo nella guerra moderna e dunque l’esercito, che ha la massima responsabilità nel difendere la nazione, deve poter essere sicuro di ricevere un appoggio incondizionato da parte della società civile.

Un altro aspetto determinante della guerra moderna – sottolinea Trinquier – è la trasformazione profonda del campo di battaglia che non è più circoscritto ma è globale e locale al tempo stesso poiché può comprendere il singolo cittadino e la sua abitazione che può diventare il centro di un vero e proprio conflitto. Proprio per questa ragione, le contromisure che dovevano essere poste in essere per contrastare la guerra moderna, dovranno far sì che il singolo cittadino contribuisca attivamente alla sua stessa difesa personale. Inoltre, la possibilità che la guerra moderna si dispieghi con efficacia, dipende dalla profonda conoscenza della società civile.

Proprio per questa ragione, durante la battaglia di Algeri, fu istituita un’organizzazione in grado di fronteggiare l’FLN, organizzazione che si dipanava dal basso verso l’alto(dal singolo gruppo di case al distretto vero e proprio)che fu resa possibile grazie alla stretta collaborazione tra l’esercito e le forze di polizia. Il secondo momento consisteva nella realizzazione di un accurato quanto capillare censimento dell’intera popolazione. Inoltre, il censimento della popolazione, consentì ad ogni abitante di ricevere un tesserino di censimento grazie al quale diventava agevole individuare la zona di appartenenza. Sotto il profilo strettamente strategico, questa organizzazione svolse in Algeria una funzione difensiva poiché finalizzata ad assicurare la protezione della popolazione. Ebbene, la possibilità di realizzare una complessa operazione di tale natura ,richiese a livello preventivo di evitare ogni infiltrazione all’interno del territorio. Implicava in altri termini una vasta rete di intelligence e l’istituzione di centri specializzati segreti volte ad addestrare i cittadini al ruolo di agente informativo che à dispiegarono di fatto la loro azione informativa nei più diversi contesti. Naturalmente l’apice dell’operazione d’ intelligence consisteva nell’infiltrare propri agenti all’interno della organizzazione algerina.

Un altro aspetto della guerra moderna indicato da Trinquier è la guerriglia che si edifica sul terrorismo: infatti guerriglia e terrorismo per l’autore sono solo uno stadio della guerra moderna e sono entrambi finalizzati a creare un contesto favorevole per la formazione di un esercito regolare il cui scopo ultimo è quello di confrontarsi con l’esercito nemico su un campo di  battaglia di tipo tradizionale. Ad ogni modo, l’obiettivo primario della guerriglia è quello di determinare un clima di incertezza sia fra la popolazione che fra le forze dell’ordine. Anche in questo caso- come per il terrorismo- il sostegno della popolazione diventa fondamentale poiché impedisce che il guerrigliero durante la sua azione sia colto di sprovvista. Servirsi degli avamposti militari, delle imboscate isolate e dei rastrellamenti a  tappeto non costituisce una strategia di controguerriglia efficace. È infatti necessario conoscere la natura della guerriglia per poterla contrastare: questa si concretizza grazie ad una perfetta conoscenza dell’area geografica da parte del guerrigliero, grazie al supporto della popolazione e quindi grazie alle informazioni capillari che il guerrigliero può ottenere dalla popolazione sul modus operandi del nemico. Proprio per questo le più utili contromisure da adottare saranno quelle di indebolire il controllo da parte del guerrigliero nei confronti della popolazione e consisteranno ,per esempio, nel consentire  alla popolazione di partecipare attivamente alla propria difesa .In altri termini -secondo Trinquier sarà necessario isolare il guerrigliero dalla popolazione, rendere non più difendibili le zone che il guerrigliero occupa e coordinare queste azioni su un’area più vasta in un tempo ampio finché il guerrigliero non sarà sconfitto.

L’insieme di queste misure prende il nome di strategia di controguerriglia e dovrà prendere forma attraverso non solo contromisure di natura militare ma anche politica, economica, psicologica, amministrativa e dovrà essere preparata a un livello di pianificazione elevata. Uno degli aspetti più interessanti della controguerriglia è certamente l’identificazione della parte più vulnerabile della organizzazione nemica che solitamente si trova all’interno del settore urbano. Fra le misure che la controguerriglia deve attuare una delle più importanti è certamente la realizzazione di un sistema difensivo reticolato all’intero della quale l’organizzazione militare segua le linee dell’amministrazione civile sfruttandone al massimo tutte le possibilità di comando.

Lo scopo ultimo di questo sistema è di creare veri e propri villaggi strategici realizzando in tal modo un perimetro serrato insuperabile. Sotto il profilo operativo il sistema difensivo reticolato si costruisce attraverso fasi o tappe assai  precise. La prima tappa consiste nel costruire un’operazione di polizia che consisterà nell’installare un ufficio per il controllo e l’organizzazione degli abitanti in collaborazione con lo staff militare in maniera tale da circondare la città da un perimetro chiuso e protetto; la seconda tappa consisterà nel fornire ai singoli abitanti un tesserino di censimento una copia della quale sarà inviata al posto di comando del settore del distretto di appartenenza; la terza tappa consisterà nell’effettuare un censimento di tutti  gli animali marchiandoli con il numero di tesserino del loro proprietario in maniera tale da  poter identificare in modo preventivo gli strumenti dell’approvvigionamento del guerrigliero. La quarta tappa consisterà nella formazione di un battaglione di fanteria di quattro compagnie mobile in grado dunque di muoversi a piedi o con i veicoli e di spostarsi rapidamente su lunghe distanze con lo scopo di annientare le bande armate che cercano di opporsi alla sua azione. Inoltre, dovranno compiere una ricerca sistematica per individuare nascondigli o depositi dei guerriglieri abitante per abitante che verranno sottoposti ad un interrogatorio individuale. La quinta tappa consisterà nel predisporre un apparato di intelligence costruito a partire dalla popolazione stessa. Se l’insieme di queste operazioni sarà condotto con successo verrà a crearsi un vero e proprio iato tra guerriglieri e società civile. La sesta tappa consisterà nel predisporre elicotteri e velivoli leggeri di osservazione per attuare ricognizione e protezione ma soprattutto per intervenire rapidamente in qualsiasi punto dell’aria operativa in modo rapido. La settima tappa dovrà condurre alla realizzazione di un’azione psicologica attraverso l’uso di altoparlanti e volantini allo scopo di demoralizzare sul piano psicologico gli abitanti che fino a quel momento avevano appoggiato i guerriglieri. L’ottava fase del sistema difensivo reticolato dovrà consistere nella distruzione, nel sequestro dei depositi, dei rifugi, dei nascondigli dei nostri nemici. Ad ogni modo, perché tutte queste operazioni o queste fasi siano condotte con efficacia, sarà necessario – precisa Trinquier – ricordare che il nemico è invisibile, fluido e che solo attraverso un sistema reticolato come quello indicato sarà possibile lanciare una rete a maglie strette su tutta l’aria da prendere in considerazione. Accanto all’appoggio interno è chiaro che il guerrigliero riceve un appoggio esterno: il sostegno materiale e la garanzia di un aiuto forte e continuo da un paese estero diventano fondamentali per il guerrigliero. In secondo luogo, considerando l’ interdipendenza delle nazioni, è evidente  che un movimento rivoluzionario sarà sfruttato a livello propagandistico da un altro paese. Proprio per questo, le forze militari tradizionali avranno un compito importante: la  marina dovrà interferire nelle forniture del nemico mentre il potere aereo dovrà attuare una sorveglianza efficace delle frontiere terrestri. Accanto a queste azioni di difesa e di prevenzione, diventerà necessario dispiegare l’azione offensiva anche attraverso la formazione di partigiani sul territorio straniero. Sarà naturalmente necessaria la formazione di quadri e di leader il cui compito sarà quello di creare altre squadre partigiane che verranno suddivise in personale da combattimento, esperti in comunicazione e agenti politici e di intelligence. In questo modo, la guerra che verrà a compiersi in territorio straniero sarà senza l’ausilio di truppe regolari. Sotto il profilo psicologico, l’offensiva partigiana dovrà essere presentata come una spontanea insorgenza interna verso la quale la nazione che in segreto l’ha organizzata darà un sostegno ufficiale. Di estremo rilievo, per completare in modo efficace l’azione psicologica, sarà quella di dare un connotazione ideologica precisa alla resistenza partigiana e di individuare un leader simbolico che, grazie al suo carisma, rappresenti la lotta da intraprendere. Conclusione

Significativa ed insieme profetica è l’osservazione di Trinquier posta a conclusione del volume: nonostante si sia posta l’enfasi sul ruolo sempre più rilevante della guerra nucleare, la guerra di per sé non scomparirà; nonostante l’evoluzione tecnologica la guerra si dispiegherà ancora attraverso uno scontro su un campo ben definito e ancora una volta l’intelligenza, l’astuzia e la brutalità fisica finiranno per avere la meglio su un armamento cieco ed asettico. P

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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