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Il forte nesso tra inquinamento e coronavirus

L'eterno ritorno dell' Iri

Il forte nesso tra inquinamento e coronavirus

Oggi l’Osservatorio dialoga col dottr Mario Menichella sulla correlazione tra diffusione della pandemia da Covid-19 e tassi di inquinamento atmosferico. Un nesso che Menichella ha approfonditamente studiato, come dimostrato in una recente analisi su “Inquinamento Italia”, forte di un’esperienza pluridecennale nel campo. Fisico, data analyst e intellettuale, nipote dell’ex Governatore della Banca d’Italia Donato Menichella, il nostro ospite di oggi è un esperto di “problemi globali”, ovvero delle grandi tendenze a breve, medio e lungo termine e delle varie minacce attuali o via via emergenti alla nostra civiltà tecnologica.

  • Dottor Menichella, grazie per il tempo a noi dedicato. Lei ha studiato molto nel dettaglio la convergenza tra livello dell’inquinamento atmosferico e aumento del numero di casi coronavirus. Quali sono le principali motivazioni di questo fenomeno?

Il legame fra la diffusione di alcuni virus respiratori e l’inquinamento da particolato (in particolare, PM10 e PM2.5) è stato indagato da relativamente pochi anni, poiché la disciplina che lo studia è piuttosto giovane. Il mio lavoro in questo campo è stato, essenzialmente, divulgativo e di rassegna dei principali lavori scientifici sull’argomento: sia di quelli preesistenti nella letteratura peer-reviewed, sia delle analisi più recenti, effettuate da numerosi ricercatori italiani, sul legame fra la diffusione del coronavirus che provoca il Covid-19 e l’inquinamento da particolato nel nostro Paese. Sia le vecchie analisi, come quella relativa alla diffusione della SARS in Cina nel 2003, sia quelle recentissime sui casi di Covid-19 in Italia, hanno evidenziato una forte correlazione fra le due variabili, che ha superato brillantemente i test statistici volti a stabilire che tale legame non sia casuale. Per avere un legame causa-effetto, però, occorre avere anche un meccanismo plausibile: esso è fornito da altri articoli presenti in letteratura ed è costituito dal fatto che le particelle di particolato fine e ultrafine agirebbero da vettori fisici “leggeri” nei confronti del virus, in grado di portarlo assai più lontano rispetto ai vettori tradizionali: le ben più pesanti goccioline (o droplets, in inglese). Ciò, quindi, avrebbe provocato un boost dei casi, ad esempio, di Covid-19.        

  • Wuhan, New York, Pianura Padana: tre centri di inquinamento atmosferico risultano tra le aree più colpite dal Covid-19. Come ha fatto la situazione dell’inquinamento in queste aree a diventare insostenibile?

Si tratta, in tutti e tre i casi, di aree che hanno da decenni sviluppato una forte concentrazione di industrie e grandi impianti inquinanti, che contribuiscono più di altre sorgenti al loro inquinamento atmosferico per la maggior parte dell’anno, causando di conseguenza un’elevata incidenza fra la popolazione di cancro, malattie cardiovascolari (infarto, ictus, etc.), patologie respiratorie croniche o comorbidità spesso letali. In Lombardia, di cui mi sono più occupato, d’inverno il traffico veicolare influisce per appena un quarto all’inquinamento da particolato (PM10), mentre il riscaldamento invernale (legna, pellet, etc.) costituisce il contributo dominante. Nella Pianura Padana, però, Il perdurare dell’alta pressione e l’assenza di ventilazione garantiscono spesso, durante il periodo invernale, la presenza di una densa coltre di nebbia e di un conseguente forte inquinamento, non a caso associato sovente al blocco del traffico nelle grandi città per diverse giornate. Pertanto, le varie sostanze nocive (diossine, polveri sottili, particolato fine e ultrafine, gas tossici, etc.) prodotte dalle varie sorgenti vengono trattenute al suolo, e tendono a ristagnare e ad accumularsi in modo progressivo raggiungendo concentrazioni del tutto anomale, a differenza di quanto accade in altre zone d’Italia. Inoltre, nella Pianura Padana gli impianti a biogas ed a biomassa sono cresciuti in modo esponenziale negli ultimi 15 anni, a causa di incentivi statali del tutto inopportuni.

  • Parlando del caso italiano, ritiene non ci sia stata abbastanza attenzione al tema ambientale nella programmazione degli investimenti in sanità negli anni scorsi?

Negli ultimi anni mi sono occupato di tutti i principali tipi di inquinamento (atmosferico, dell’acqua, del suolo, chimico, elettromagnetico, radioattivo, acustico, etc.), anche operando sul campo con misurazioni ed a fianco di comitati spontanei di cittadini lombardi e toscani in aree caratterizzate da elevatissima mortalità per cancro, e posso dire senza tema di smentita che vi è stato il disinteresse più totale per la salute pubblica. Tanto per dare qualche elemento concreto: in molti settori, si sono elevati – o si stanno per elevare – i limiti di legge per permettere l’installazione di nuovi impianti inquinanti non indispensabili, che altrimenti risulterebbe impossibile; le analisi epidemiologiche di routine effettuate dalle Aziende sanitarie locali sono, in generale, del tutto insufficienti per evidenziare le aree più critiche per la salute e associarle alle relative fonti inquinanti, e la task force epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità è stata del tutto smantellata qualche anno fa; le ARPA collocano sempre, volutamente, le centraline di rilevamento dell’inquinamento ben lontano dagli impianti inquinanti, contribuendo alla falsa sensazione che non vi siano picchi pericolosi, quasi sempre in coincidenza delle aree con maggiore incidenza dei tumori maligni e/o rari. 

  • Quali lezioni dovranno trarre i decisori dalla crescente dimostrazione della correlazione tra inquinamento e tasso di incidenza di un virus pandemico?

In realtà, il “boomerang” cui lei si riferisce è, numericamente parlando, quasi il minore dei mali e, d’altra parte, come si dice, “se uno si scava la fossa, prima o poi ci finisce dentro”. Con riferimento alla Lombardia, che è complessivamente la regione più inquinata d’Italia e in cui ho vissuto per alcuni anni prima di abbandonarla per i livelli intollerabili di inquinamento, posso dire che il sistema è “marcio”. Nella Provincia in cui abitavo ho visto di tutto: nelle Conferenze dei servizi venivano autorizzati impianti inquinanti di ogni sorta, addirittura a insaputa dei Sindaci dei Comuni più piccoli, ad esempio “incistando” un impianto a biogas in uno ben più grande – e all’apparenza più innocuo – di trattamento rifiuti; i rappresentanti delle ASL non si presentavano nelle Conferenze in questione, dove avrebbero potuto porre un veto, come avviene in altre regioni d’Italia; un’azienda ha perfino richiesto un incontro privato all’ARPA prima di una Conferenza dei servizi (un po’ come se invitassi a cena un giudice prima della sentenza su di me) e, nonostante tutto ciò sia stato verbalizzato, l’impianto è stato ugualmente autorizzato; infine, le strutture della Provincia che si occupano di dare le autorizzazioni spesso sono dirette e gestite da persone che non hanno lauree – o competenze specifiche – adeguate al delicatissimo compito che dovrebbero svolgere.    

  • A livello aggregato, la crisi in corso ci pone problemi di analisi e studio della sostenibilità dei modelli economico-politici dominanti. Dal Sima di Bologna all’Università La Sapienza di Roma molti studiosi stanno portando avanti un’analisi del peso dello sviluppo “insostenibile” sulla diffusione dei contagi epidemici. Quali sono le sue considerazioni a riguardo?

L’analisi del SIMA è coraggiosa e lodevole, ma è purtroppo soltanto una goccia nel mare, come si può intuire da quanto ho detto finora. In generale, ci si accorge della gravità della situazione in due casi: quando si cominciano a “contare” i morti, come nel caso del Covid-19, e/o quando a occuparsi della questione sono i giornalisti e non – come dovrebbero – gli scienziati, i politici, le Agenzie e Aziende sanitarie nazionali e locali, le ARPA o, in caso di loro mancato intervento, i magistrati. Le darò uno “scoop” relativo a qualcosa di cui quasi nessuno è oggi al corrente, a parte pochi esperti indipendenti di alto livello con cui sono in contatto. Mentre l’inquinamento dell’aria di cui si spesso si parla è in realtà rimasto relativamente costante negli ultimi decenni, al contrario il livello di inquinamento elettromagnetico – dovuto alle emittenti FM e TV e, oggi, specie alla telefonia mobile – è cresciuto di innumerevoli ordini di grandezza, ed è tuttora in crescita quasi esponenziale. Dato che i relativi effetti vanno dallo sviluppo dell’elettrosensibilità (condizione che sconvolge la vita, portando talvolta perfino al suicidio) all’aumento degli infarti in persone relativamente giovani e, soprattutto, al “boom” solo dopo alcuni anni (come per il tabacco) dei tumori al cervello e ad altri organi, le lascio immaginare che numeri di vittime potremo vedere nei prossimi anni per il 2G, il 3G e il 4G e quali potremmo avere con il 5G, che è oltre 1000 volte più impattante. 

  • Che opinione ha del ruolo del ritorno al “primato della politica” per la costruzione di sistemi economici a misura d’uomo e su di esso centrati? Come integrare fluidamente i progressi della scienza nel processo decisionale?

Come si è visto in questa emergenza, ogni decisione politica è stata subordinata a un’approfondita analisi scientifica della realtà, che per sua natura solo gli esperti possono fare: scienziati, ingegneri, economisti, geopolitici, etc. Dato però che la nostra società è altamente complessa, occorrerebbe anche una struttura – attualmente inesistente perfino negli Stati Uniti o a livello accademico – che si occupasse di problemi interdisciplinari, poiché quello che rende difficile le decisioni è, in primis, il non avere una visione chiara delle priorità, che sono un po’ l’equivalente dei valori per un singolo individuo. Le priorità per una società, ed i valori per un individuo, devono guidare le proprie azioni. E quali sono le vere priorità per la nostra società lo si può in gran parte capire leggendo il mio libro Mondi futuri (SciBooks, 2005), scaricabile gratuitamente dal mio sito web personale. A ciò si deve aggiungere il fatto che, mentre abbiamo una qualche conoscenza delle soglie critiche per i sistemi ecologici e per quelli economici, non l’abbiamo per i sistemi politici e sociali, ma tutti questi sistemi sono altamente interconnessi fra loro: ciò vuol dire che guidiamo una macchina senza conoscerne bene il funzionamento e senza avere delle “spie” che si accendano prima che accada l’irreparabile. I Cinesi venerano gli anziani per la loro saggezza, noi dobbiamo imparare a “venerare” gli esperti, da non confondersi con i “tuttologi”, da cui occorre invece stare alla larga.  

Clicca qui per leggere tutte le interviste realizzate dall’Osservatorio Globalizzazione.

Bresciano classe 1994, si è formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano. Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019. Attualmente è analista geopolitico ed economico per "Inside Over" e "Kritica Economica" e svolge attività di ricerca presso il CISINT - Centro Italia di Strategia e Intelligence.

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