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Lo Zar allo specchio: Putin come Nicola II?

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Lo Zar allo specchio: Putin come Nicola II?

La guerra russo-ucraina scatenatasi formalmente nel 2014 con l’occupazione della Crimea, ma con i caratteri propri della guerra militare nel febbraio 2022, ha lasciato i più autorevoli esperti di politica internazionale a bocca aperta: nessuno si aspettava che la Russia, in buona parte anche per cattive valutazioni dell’Occidente, avrebbe esasperato il conflitto. Nientedimeno, si ritorna all’utilizzo della minaccia nucleare come strumento di deterrenza e a sistemi di alleanze che riportano in auge un lessico da guerra fredda, ma con circostanze più simili al periodo di inizio Novecento. Bloccare Putin dall’esterno potrebbe rivelarsi un azzardo, e nessuno sarebbe disposto ad intervenire militarmente contro lo Zar. Però come Machiavelli insegna, la storia deve avere un bagaglio formativo ed informativo, ed in tal senso la storia ci insegna che Putin può essere fermato, non solo dall’esterno con le sanzioni economiche ma dall’interno, ovvero dal popolo russo. 

Un precedente storico importante riguarda la Russia del primo Novecento con lo Zar Nicola II: la popolazione era ridotta allo stremo con carestie e repressioni all’ordine del giorno. Per di più il parallelismo rispetto a quel periodo è rafforzato rispetto ad un conflitto che però aveva interessato l’estremo opposto di Kiev, ovvero il territorio tra Vladivostok e la Manciuria settentrionale, e poi i Balcani nella Prima guerra mondiale. Le mire espansionistiche zariste erano molto più ambiziose di quelle di Putin, e volevano portare la Russia fino alla Persia e al Tibet, e con un accesso diretto nel mar Adriatico, ma le motivazioni erano in linea di massima sempre le stesse, di carattere economico e geopolitico. 

Le ingenti perdite militari e le condizioni di povertà estrema portarono a rivolte poderose, che anche se furono inefficaci inizialmente, dimostrarono una crescita del dissentimento interno verso lo Zar, una figura considerata divina. Per “sconsacrare lo Zar” ci vollero pochi anni e due rivoluzioni russe a cavallo con la Prima guerra mondiale, dove le morti e sconfitte militari acuirono le proteste, e portarono al nuovo sistema leninista. 

Una rivolta interna adesso sarebbe difficile da immaginare poiché si è all’inizio del conflitto, e non si sa ancora quanto l’Ucraina riuscirà a resistere e ovviamente come si svilupperà il conflitto. Inoltre, Putin, da buon dittatore, è stato ben abile persino nell’epoca dei social media a tacciare ed eliminare ogni voce dissenziente con l’arte corrotta che ogni buon despota possiede, ovvero quella di incutere timore e paura nei propri sottomessi. I precedenti storici sono fondamentali, e descrivono il DNA di una nazione e di un popolo, e per questo che un risentimento verso Putin da parte dei russi non va sottovalutato.

Rispetto ad allora anche le alleanze politico-militari sono molto diverse: Lo Zar aveva portato la Russia dalla alleanza conservatrice con Germania e Austria-Ungheria, ovvero il patto dei tre imperatori, ad una alleanza con la Francia, mentre oggi Putin ha rotto ogni tipo di relazione con l’Occidente, dopo un periodo di pacificazione tra le due sfere, per riabbracciare le relazioni con la Cina comunista di Xi Jinping che allegramente rimane spettatrice di questo conflitto e attende per sferrare la sua prossima mossa.

Per quanto riguarda invece le mosse della Russia odierna e quella comunista le cose sono ben diverse: quel tipo di sistema era supportato da una ideologia e aveva numerosi sponsor politici in Occidente e non solo, mentre la Russia di Putin come quella zarista non sono mosse da alcuna ideologia, se non da un imperialismo macchiato di sangue. Per dipiù non esiste alcun partito che sostiene le azioni di Putin, neanche quelli che fino a ieri consideravano Putin come il loro “modello”: neanche la pandemia era riuscita a compattare i sistemi politici (persino in Italia!!).

Una cosa è certa alla luce di ciò che sta succedendo: le relazioni umane sono politiche e quindi conflittuali per eccellenza, e chi aveva pronosticato la fine della storia, oggi ingoia un boccone amaro. La favoletta della globalizzazione e delle banalizzazioni delle teorie di Adam Smith hanno portato all’esasperazione del conflitto sociale e tra sistemi, mentre si andrà verso un regionalismo più sensato e sostenibile sotto tutti i punti di vista. I primi impatti di questo conflitto nel breve periodo sono proprio un ritorno alle sfere di influenza ed a una cultura del sospetto.

Mala tempora currunt.

Nato a Bari il 20/12/1994. Ha conseguito la laurea specialistica presso la facoltà di Scienze politiche nell'Università LUISS Guido Carli a Roma. Dopo aver ottenuto una laurea triennale in Scienze politiche presso l'Università degli studi di Bari con lode, ha completato i suoi studi presso la LUISS svolgendo un corso in Relazioni internazionali sempre col massimo dei voti. I suoi ambiti di studio prediletti riguardano prevalentemente la politica sociale europea e gli effetti della globalizzazione nel Mercato del lavoro.

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