Papa Leone XIV e l’Afghanistan: quel messaggio che scuote le coscienze
Il devastante terremoto che ha colpito l’Afghanistan orientale uccidendo oltre 800 persone ha ricevuto dal Vaticano e dalla Santa Sede delle immediate risposte in termini di condoglianze e un significativo passaggio che merita di essere sottolineato. Papa Leone XIV, in un telegramma firmato dal Segretario di Stato Pietro Parolin, ha detto di essere solidale “in particolare con quanti piangono la perdita di persone care, con i soccorritori e con le autorità civili impegnate nelle attività di recupero e di salvataggio”. C’è vicinanza umana e pastorale, ma anche un passaggio significativo: nominare quelle “autorità civili” è rivoluzionario.
Perché dall’agosto 2021 parlare di autorità, in Afghanistan, significa parlare nientemeno che dei Talebani, tornati da quattro anni al potere indiscusso nel Paese centroasiatico. E dunque il passaggio, pur nel contesto di una solidarietà di fronte a una tragedia, è di quello che fa potenzialmente tremare i polsi: Leone XIV, il Papa che ha invitato i nemici “a guardarsi negli occhi” e ha esordito con l’invito, appena eletto, a “costruire i ponti con il dialogo e con l’incontro, per essere un solo popolo, per essere in pace”, ricordando che “il Male non prevarrà”, demolisce lo scontro di civiltà. Il capo della Chiesa cattolica universale sa che, di fronte a una tragedia, un’autorità va sostenuta. Anche se l’autorità pro tempore del Paese è un regime sunnita integralista.
Il dialogo deve partire con l’altro da sé. Con l’Afghanistan, Paesi come Cina, India, Iran lo fanno da tempo. La Santa Sede anticipa Europa e Usa nello sforzo per una comprensione dell’Afghanistan. Lo fece già, un anno fa, Papa Francesco, condannando “chi fomenta l’odio in nome di Dio” ma rifiutandosi di escludere le responsabilità di decenni di guerre dal caos afghano: “l’instabilità, le operazioni belliche, con il loro carico di distruzione e di morte, le divisioni interne e gli impedimenti a vedersi riconosciuti alcuni diritti fondamentali, hanno spinto molti a prendere la via dell’esilio”, ricordò. Il suo successore lo segue. Dove porterà questa strada non lo sappiamo. Ma la Santa Sede prova, specie di fronte ai fatti più gravi, a costruire ponti laddove altri vedono muri. Andando contro un mondo che sembra invece erigerne continuamente di nuovi.