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Non si ferma il caos: perchè anche il Perù è in fiamme

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Non si ferma il caos: perchè anche il Perù è in fiamme

Scene di lotta, morte e scontri tra le forze di polizia e la frazione più animata della popolazione peruviana, sono quelle a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane, infiammando la città di Lima. Gli scontri che preludono ad una guerra civile riportano il Perù ai tempi bui del terrorismo d’ispirazione maoista di Sendero Luminoso. Nel mese di novembre, nell’arco di circa una settimana, come riporta l’autorevole New York Times si è insediato il terzo presidente peruviano, già fondatore del Partito Viola di formazione centrista, nonché ingegnere e docente Francisco Sagasti. Il Presidente ad interim Sagasti dopo esser stato investito dei poteri dal Congresso della Repubblica (unico organismo parlamentare in virtù della sua costituzione unicamerale) ha subito dato avvio alla creazione di un nuovo governo, che dovrà guidare il paese fino all’avvento delle nuove elezioni in programma per la primavera del 2021. Sagasti che aveva pure votato per la destituzione di Martin Vizcarra, succede al Presidente dimissionario Manuel Merino, ritenuto responsabile per la pessima gestione degli scontri nella capitale in cui hanno perso la vita due studenti.

Il deposto Vizcarra, invece, era stato accusato dal Parlamento quasi all’unanimità di impeachment, quindi di alto tradimento alla Nazione. La messa in stato di accusa è stata motivata da un sospetto che risale alla sua precedente esperienza come amministratore della regione di Moquegua, quando secondo l’accusa fornita dal Congresso, Vizcarra riscosse delle tangenti in cambio di una concessione di lavori pubblici.

Questa sequela di eventi, dunque, hanno fatto da preambolo per l’ascesa presidenziale del 76enne ingegnere di Lima, che avrà l’arduo compito di gestire la crisi sociale nel suo paese con delle responsabilità politiche e morali storiche. Ricucire lo strappo creatosi tra il popolo e la classe dirigente del paese sarà essenziale per la sopravvivenza stessa della nazione, già sofferente per la crisi sanitaria scatenata dal Covid-19 e per la forte recessione finanziaria, che ha riportato i valori economici del paese agli anni Venti e Trenta del Novecento.

Le difficoltà che avrà Sagasti saranno mastodontiche, soprattutto in questo oscuro periodo storico nel quale nessuno sognerebbe l’insediamento alla Casa di Pizarro. Il suo più arduo compito sarà quello di allentare le tensioni popolari, senza dover incassare la sfiducia di chi lo ha investito dei poteri presidenziali, vale a dire una classe politica che attualmente conta circa 68 parlamentari dei 130 totali sotto inchiesta dalla Giustizia, per attività che vanno dalla frode alla corruzione.

Il problema di una macchina legislativa macchiata da rappresentanti tutt’altro che dediti all’attività di governo, sta nel sistema stesso fortemente malato. La legge peruviana, di fatti, consente a chiunque di candidarsi senza alcun criterio, anche nel qual caso un aspirante legislatore abbia dei precedenti penali in corso di svolgimento. Il New York Times sottolinea come questi, una volta eletti e godendo dell’immunità parlamentare cercano di sfruttare i pochi anni a disposizione nella legislatura per risolvere le proprie faccende private. La visione che ne esce è quella di una classe interessata a definire il proprio ego, piuttosto che manifestare una solidarietà ed un coinvolgimento politico più diretto verso gli ultimi e verso chi soffre. La stessa Corte Costituzionale che avrebbe voce in capitolo sulla legittimazione al Congresso di personaggi dal dubbio valore morale, più volte non si è espressa, per via di un accordo do ut des che garantisce l’insindacabilità dei deputati, i quali sono gli stessi che votano i membri della Corte.

Il futuro del paese attualmente è tutt’altro che limpido. Bisognerà attendere i prossimi sviluppi per capire se il nuovo Governo farà da collante per tutte le parti politiche e sociali in causa. Gli stessi Stati Uniti al momento impegnati con il passaggio di consegna dall’amministrazione Trump a quella Biden, e con un’agenda in politica internazionale in via di definizione non hanno ancora manifestato le proprie intenzioni sul proseguo della crisi peruviana, nonostante siano i garanti degli equilibri nelle Americhe come espresso nel 1823 dall’ex Presidente USA James Monroe nel suo celebre discorso annuale tenuto al Congresso.

Nato a Bitonto (Bari) il 23 ottobre 1993, ha conseguito una laurea magistrale in Scienze Storiche presso l'Università degli studi di Padova, dopo essersi laureato in Storia e Scienze Sociali all'Università degli studi di Bari "Aldo Moro". Esperto in Storia Contemporanea, ha elaborato una tesi di laurea magistrale in Storia delle Relazioni Internazionali sull'Islam radicale nel contesto balcanico, durante i conflitti multietnici che devastarono la Jugoslavia nell'ultima decade del XX secolo.

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