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Esploratore o genocida? Il grande dibattito su Cristoforo Colombo

Esploratore o genocida? Il grande dibattito su Cristoforo Colombo

Marco D’Attoma ha recensito il “Processo a Colombo” dello storico Antonio Musarra edito da “La Vela“. Un saggio che non solo ricostruisce puntualmente il dibattito sulla figura di Colombo, demonizzato in alcuni contesti culturali come promotore della corsa coloniale europea in America e dei conseguenti genocidi, ma consente anche di capire alcuni rischi insiti nel leggere con gli occhi del dibattito odierno le grandi questioni della storia.

Negli ultimi anni si è diffusa una assurda tendenza a quella che potrebbe essere definita improvvisazione professionale, ovvero un giorno ci riscopriamo tutti virologi, altri ci improvvisiamo politici, altri ancora ci improvvisiamo storici.

Improvvisare a volte risulta un’arte, soprattutto nel mondo dello spettacolo o della musica, ma quando si cerca di improvvisare in settori nei quali non si ha né esperienza né competenza si rischia di generare danni collaterali. Forse questo andamento rientra nel framework della “cultura” populista, e così come nella politica si sono introdotti degli improvvisatori anche nella narrazione storica, e per questo si assiste ad una mercificazione di alcuni fatti storici, e ad una soggettivazione della storia stessa.  Spesso si parla di avvenimenti storici non in maniera narrativa, ma in termini processuali e per certi versi anche agonistici.

Questa narrazione ha indotto anche interi gruppi o movimenti sociali ad espletare atti vandalici mirati contro statue legate a doppio filo a personaggi con un passato discutibile: ci si riferisce particolarmente all’episodio dell’imbrattamento della statua di Montanelli a Milano e della “persecuzione” delle statue di Colombo negli USA (e non solo).

Il primo personaggio è stato attaccato per la sua storia legata fortemente al fascismo coloniale in Abissinia, e per il modo con cui alludeva alle donne. Il secondo personaggio, Colombo, e su questo ci si soffermerà nello scritto, è stato accusato dal movimento Black Lives Matter e da comunità del Nord e Sud America, perché l’esploratore italiano, secondo la loro visione, si sarebbe macchiato del crimine di genocidio con l’aggravante del razzismo, facendo divenire il 12 ottobre da Columbus Day a Olocausto americano.

Giudizio e comprensione

Per rispondere a queste accuse risulta utile prendere in mano un libro di Antonio Musarra, edito da La Vela nel 2018, intitolato “Processo a Colombo. Scoperta o sterminio?”. In questo libro viene effettuata una riflessione importante nella differenza che esiste tra giudizio o assoluzione, che appartengono in maniera assiomatica ad un giudice, e comprensione, che dovrebbe appartenere normalmente ad uno storico.

Nel libro si parte da questa differenziazione per comprende la vita di Colombo. Solitamente ci sono due modi con cui la scuola fa approcciare gli studenti alla scoperta delle Americhe, ovvero la prima è quella di Colombo l’eroe in stile Pirati dei Caraibi, la seconda Colombo il genocida.

Musarra cerca di districarsi da questa narrazione fallace mostrando come Colombo non sia stato né un eroico Jack Sparrow, né tantomeno un genocida, ricordando che per genocidio si intende il crimine che lega un uomo alla volontà di sterminare una intera etnia.

Musarra intende descrivere Colombo come un mercante il cui unico obiettivo era quello di recarsi nelle Indie in cerca di oro al fine di favorire la riconquista di Gerusalemme. Nel libro vengono descritte le avventure che hanno portato Colombo ad esplorare l’America Centrale, e durante queste esplorazioni vi sono stati indiscutibilmente crimini, come stupri, violenze, uccisioni, una affermazione della superiorità dei bianchi cattolici, tratta di esseri umani, ma non vi era mai stato l’interesse di anteporre la parola genocidio a quella di oro, ed a confermare tutto ciò vi sono riportate alcune traduzioni fedeli del Giornale di bordo di Colombo. L’oro era l’unico interesse di Colombo: se per ottenerlo fosse stato necessario compiere un genocidio probabilmente l’avrebbe fatto, ma lui in persona ha commesso altri crimini, gravi e sconsiderati, che non si avvicinano ancora al genocidio. A portare alla scomparsa delle popolazioni autoctone vi è stato il concorso tra l’importazione di virus europei, insieme all’azione dei conquistadores spagnoli, avvenuta però anni dopo la scomparsa di Colombo.

La Damnatio Memoriae e i conti col passato

La parte più interessante del libro riguarda il paragrafo “I conti col passato” in cui si allude al concetto romano di Damnatio memoriae, ovvero a quel fenomeno che spinge una popolazione a volersi disfare di un passato scomodo per sostituirlo con un presente senza memoria, un po’ come effettuato dalla Germania col nazismo. Ma tra una dittatura scellerata e i crimini commessi da un navigatore a cavallo tra ‘400 e ‘500 c’`e una abissale differenza, e sicuramente la Germania è stata costretta a volersi discostare da una atroce pagina storica per poter ripartire psicologicamente. Quindi quando si parla di Colombo come personaggio italiano, come afferma Musarra e come viene riportato in questo articolo, c’è solo da vergognarsi come se si parlasse di criminali mafiosi o di altri infami personaggi, e quindi in questo senso potrebbe essere condannato. Tuttavia, le barbarie verificatesi contro i vari monumenti storici richiamano una altrettanta povertà morale di chi compie questi atti, e come viene descritto nel libro, si allude ad un fenomeno non isolato, ma bensì diffuso anche in altre parti del globo. Questi monumenti del passato, o che richiamano il passato, vanno rispettati perché ci permettono di comprendere, nel bene e nel male, quanto fatto dai nostri avi. Se ad esempio dovessimo attaccare e distruggere il patrimonio culturale italiano che richiami personaggi o civiltà  attinenti a atti vili e crudeli dovremmo eliminare tutto ciò che ha a che fare con l’antica Roma, perché anche loro hanno fondato la loro grandezza su uccisioni e schiavitù, dovremmo eliminare ogni singola costruzione del fascismo, e non si tratta solo dell’obelisco con la scritta “DUX”, ma di intere città, monumenti e infrastrutture, insomma l’Italia probabilmente sarebbe un territorio senza memorie.

Se riflettessimo anche su ciò che possediamo di tecnologico, bene anche lì per ottenere molti minerali si inducono bambini, donne ed intere popolazioni allo sfruttamento, e in molti casi si creano anche pretesti per scatenare guerre crudeli. Quindi questo fa anche la nostra civiltà complice degli stessi crimini commessi da Colombo, e quindi siamo anche noi moralmente colpevoli. Ma per coerenza cosa dovremmo fare? Prendercela con la figura di chi ha inventato ad esempio il telefono e la Radio (cioè Meucci e Marconi, “purtroppo” sempre italiani)? La morale, perciò, deve essere adottata nella narrazione, non del passato, ma del presente, al fine di non permettere alle nostre civiltà di commettere gli errori del passato, e fare i conti con una storia che non va giudicata, ma compresa, e dalla quale dobbiamo riempire un bagaglio formativo ed informativo, che ci permetta di osservare il passato in senso obiettivo.

Per questo motivo il libro di Musarra dovrebbe indurci ad una netta scissione tra moralismo, giustizia e comprensione. Allo storico spetta quest’ultimo aspetto, ai giudici lasciamo la giustizia e la morale.

Tutte le recensioni dell’Osservatorio

Nato a Bari il 20/12/1994. Ha conseguito la laurea specialistica presso la facoltà di Scienze politiche nell'Università LUISS Guido Carli a Roma. Dopo aver ottenuto una laurea triennale in Scienze politiche presso l'Università degli studi di Bari con lode, ha completato i suoi studi presso la LUISS svolgendo un corso in Relazioni internazionali sempre col massimo dei voti. I suoi ambiti di studio prediletti riguardano prevalentemente la politica sociale europea e gli effetti della globalizzazione nel Mercato del lavoro.

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