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Corneliu Codreanu, un “legionario” tra ultranazionalismo e misiticismo

Codreanu

Corneliu Codreanu, un “legionario” tra ultranazionalismo e misiticismo

Considerata la crescita, in molti paesi europei di formazioni di estrema destra, il “Ritratto” di questa settimana lo scriviamo sul leader del movimento più singolare che apparteneva alla galassia dei nazionalsimi intrabellici: Corneliu Zelea Codreanu che come ebbe a dire successivamente il filosofo Petre Țuțea giudò non un movimento fascista ma “un movimento di risveglio cristiano e nazionale in Romania”.

Corneliu Codreanu nacque il 13 settembre 1899 a Huși, in Moldavia (attualmente distretto di Vaslui in una zona dove era relativamente forte la presenza ebraica) da Ion Zelea Codreanu e Elisabeth Brunner. Interessante è notare che Ion era polacco e il suo cognome originario era Zelenski (una volta giunto a Huși romenizzò Zelenski in Zelea e aggiunse Codreanu richiamando la professione avita, quella di guardaboschi poiché “codru” in romeno significa bosco) ed Elisabeth era sassone. Ion, insegnante al ginnasio, aderì subito alla causa del nazionalismo romeno e collaborò politicamente con il professore di economia politica all’università di Iași, A.C. Cuza, esponente del nazionalismo in Moldavia. Corneliu fu quindi educato in una atmosfera patriottica e nazionalista, imbevuto delle letture di Cuza e Iorga, al cui Partito Nazional Democratico suo padre aveva aderito. Dopo gli studi ginnasiali si iscrisse a legge alla prestigiosa università di Iași, ponendosi sotto l’ala del nazionalismo conservatore di Cuza. Il battesimo politico lo ebbe all’interno della “Guardia di Coscienza Nazionale”, un piccolo movimento fondato da un operaio tecnico, Costantin Pancu. L’atmosfera sociale nel 1919 era caratterizzata da agitazioni social/comuniste e sindacali nelle fabbriche e nelle industrie con veri e propri scontri. La possibilità di una espansione russa, non sempre distinguibile da quella comunista, era percepita chiaramente in Moldavia, cosicché antibolscevismo e nazionalismo si fusero in un’unica idea. Dopo la riforma agraria del 1921, la situazione si calmò, eccetto che per la questione ebraica: cioè naturalizzazione degli ebrei e conseguente loro ammissione nelle università.

Codreanu fu espulso dall’università perché da leader dell’Associazione degli Studenti Cristiani, incendiò la tipografia dei volantini che criticavano il gruppo, e sebbene fosse stato riammesso, non si laureò mai. Nei successivi due anni si recò a Berlino e a Jena per studio, per poi tornare in Romania, aderendo alla “Lega della Difesa nazionale Cristiana” (Liga Apărării Național-Creștine), il nuovo partito di Cuza nel 1923, al tempo delle agitazioni politiche per la nuova Costituzione. Considerato che, politicamente, le interlocuzioni con il governo sul numero chiuso all’università per gli ebrei furono un fiasco, Codreanu reputò di cambiare strategia, cercando di eliminare fisicamente gli ebrei, i politici locali liberali (il Partito Liberale era il partito al governo) e i funzionari di stato. Scoperto e imprigionato a Văcărești, nel novembre del 1923, fu una icona dell’Arcangelo Michele lì presente ad impressionarlo, e a ispirargli poi il nome del futuro movimento. Uscito di prigione e assolto, fondò il movimento giovanile, “Fratellanza della Croce” (Frăția de Cruce), i cui capisaldi erano, almeno nelle intenzioni e parzialmente nei fatti; fede, onore, lavoro manuale e creativo a sostegno della gioventù romena (ad esempio costruire alloggi e luoghi ricreativi per studenti). Il conflitto con le autorità locali era però continuo e molti studenti del movimento vennero arrestati e malmenati su ordine del prefetto di Jassy, Constantin Manciu. Codreanu, durante il processo contro il prefetto, sparò a Manciu, uccidendolo e venendo incarcerato e poi assolto. La vicenda, del 1924, è emblematica: a Jassy, ricevette ampio sostegno dal mondo studentesco, a Focșani (roccaforte del Partito Liberale), dove fu incarcerato, venne acclamato da una buona quantità di persone e venne infine assolto per legittima difesa. Segnale di profonda spaccatura in seno alla società e alle istituzioni: da un lato la frattura del mondo studentesco e contadino con il governo liberale e dall’altro lo scontro tra potere giudiziario ed esecutivo.

Nel 1926 la Lega di Cuza ottenne 10 seggi parlamentari, tra cui Ion Codreanu, ma gli scontri tra i dirigenti e la visione sostanzialmente borghese di Cuza, indussero Codreanu a fondare un nuovo movimento alternativo, insieme al gruppo con cui era stato incarcerato a Văcărești: la Legione dell’Arcangelo Michele il 24 giugno del 1927 divenendone il Capitano. La Legione andò a focalizzare la sua azione politica laddove il potere costituito arrivava con difficoltà o dove la sua azione aveva portato degrado e peggioramento delle condizioni di vita, il che, per la Romania del tempo significava andare nelle remote campagne, dai contadini impoveriti e affamati di terra: in particolare la Bessarabia, la regione dei Motzi in Transilvania e la Bucovina. I villaggi contadini erano difficilmente controllabili dalle autorità e la retorica di redenzione, salvezza e riscatto sociale e nazionale (anche in chiave antisemita) svolta sui sagrati delle chiese, con gli abiti tradizionali, intervallata da canti contadini, era di sicuro appeal per piccole ma sempre più numerose folle. Ciò non vuol dire che non ci fossero scontri e venne quindi fondata una nuova organizzazione combattente, denominata “Guardia di Ferro” nel 1930. Sempre nel 1930 Codreanu vinse le elezioni suppletive di Pietra Neamtz ed entrò in parlamento ma la Legione fu sciolta, a seguito dell’assassinio di Emanoil Socor, direttore del giornale Dimineatza (che aveva aspramente attaccato la Guardia di Ferro per alcuni disordini in Maramures) per mano del legionario Dumitrescu-Zapada, opera di cui Codreanu era certo al corrente. Il nazionalismo di stampo tradizionalista e ultraortodosso cresceva in un paese in cui la maggioranza della popolazione era contadina e nel 1932, la Legione ottenne 6 seggi (uno suppletivo a Tutova e 5 alle elezioni).

Il conflitto maggiore era tra la Legione e re Carlo II unitamente alla camarilla di corte, cui era particolarmente vicino il Partito Liberale. Dopo 4 anni di relativa tranquillità, con i governi di Iuliu Maniu e Alexandru Vaida-Voevod (Partito Nazional Contadino), il conflitto tra governo e Legione divenne molto aspro con  il nuovo primo ministro liberale voluto da Carlo, Ion Duca che venne assassinato dai legionari nel 1933 (le leggenda legionaria dei Nicadori). Paradossalmente le politiche di stampo corporativista furono portate avanti dai liberali sotto la pressione del re, ma globalmente si rivelarono inefficaci a far fronte al crollo dei prezzi delle materie prime e al crescente debito contadino. La Legione per contro aveva messo in piedi un vero e proprio piccolo sistema economico: cantieri, campi da coltivare, osterie riscontrando grandi adesioni tra gli studenti universitari della provincia che non percepivano un futuro di possibilità di accesso alla classe media che vedevano chiusa dagli stranieri (tra sassoni, ungheresi ed ebrei in particolare). La Legione venne sciolta nel 1933 dal governo e Codreanu fondò, mantenendo le stesse strutture (l’organizzazione in piccoli “Cuib”, nidi, autonomi localmente e gestiti in maniera leaderistica), il nuovo partito Totul pentru Țară (Tutto per la Patria): la platea di questo partito divenne sempre più larga avendo i suoi sostenitori tra i contadini, il basso clero ortodosso, i giovani di provincia e molte famiglie nobili come i Ghica, i Cantacuzino e gli Sturdza. In Romania si assisteva ad un curioso combattimento a destra: Carlo II, sempre più autocratico aveva fondato un movimento giovanile paramilitare, lo Straja Țării (Guardie della Patria), e Cuza che aveva fuso la Lega con il Partito Nazionale Agrario (di ispirazione social populista) del poeta Octavian Goga, diede vita al nuovo Partito Nazional-Cristiano che aveva il suo braccio armato giovanile nei “Lancieri”. Tra le tre formazioni in conflitto la Legione, con la sua disciplina, il richiamo alle tradizioni, il suo sistema di attività e sostentamento interno, era quella con più seguito e lo dimostrò alle elezioni del 1937, in cui, alleandosi con il Partito Nazional Contadino di Maniu ottenne il 16,5%, divenendo il terzo partito a livello nazionale con 66 parlamentari.

La situazione era di difficile lettura per Carlo II che affidò il governo a Cuza e Goga (9%) con il sostegno parlamentare dei liberali. L’ascesa hitleriana e il mutamento di clima europeo permise al nuovo governo di attuare misure decisamente anti-semite (privazione della cittadinanza, chiusura delle attività commerciali, licenziamenti dai pubblici uffici). Il revisionismo tedesco e ungherese, la debolezza di Francia e Inghilterra, l’instabilità interna indussero il re a indire nuove elezioni nel per il marzo del 1938, non prima di aver cercato un accordo con Codreanu per convincerlo a formare un governo con Goga.

Codreanu invece decise di non partecipare alle elezioni e di rifiutare la proposta reale, convinto che il paese fosse ormai allo stremo e pronto per una insurrezione generale. Così Carlo II il 12 febbraio 1938 sospese la costituzione democratica, dichiarò fuori legge tutti partiti lasciando legale solo il suo (Fronte Nazionale per la Rinascita) ed emanò una nuova costituzione autocratica di stampo nettamente corporativista, laddove la Legione aveva in mente un sistema economico cooperativo. Il pretesto per togliere di mezzo Codreanu fu una lite scritta tra il Capitano della Legione e Iorga, nominato prefetto di Bucarest. Codreanu venne incarcerato per diffamazione e durante la detenzione venne incriminato, davanti a un tribunale militare, per detenzione di armi, tentata insurrezione e attività spionistica in favore di una potenza straniera (la Germania). Per molti dei reati contestati Codreanu era già stato assolto dalla magistratura ordinaria per insufficienza di prove, e per lo spionaggio non era possibile provare che le informazioni, di cui Codreanu era in possesso, fossero state date a potenze straniere (anche perché il partito favorito dai tedeschi era il Partito Nazional Cristiano). Codreanu venne condannato a 10 anni di lavori forzati a Jilava, le sedi della Legione occupate e migliaia di legionari furono arrestati. La Legione era però fusa con le popolazioni dei villaggi e Codreanu si preoccupò, per non inasprire una sommaria reazione governativa e per non indebolire ulteriormente la nazione, di dissuadere i suoi da reazioni violente. Il più degli inviti si rivelarono vani. Fu il re a decidere la sorte di Codreanu, pressato come era dalle richieste di revisione dei trattati da parte di Ungheria e Germania, aveva bisogno di stabilità: il 30 novembre il 1938, il Capitano e i suoi compagni di prigionia vennero strangolati, crivellati di colpi di fucile alle spalle per simulare una sparatoria dovuta alla loro fuga e infine gettati in una fossa comune ricolma di acido. Qui finisce la parabola di Codreanu; la Legione, sotto la guida di Horia Sima e di nuovi giovani avrebbe vissuto la stagione di governo con Antonescu, senza però quel misticismo e quella disciplina che ne avevano caratterizzato la nascita e lo sviluppo. Fu una Legione di violenza e di follia, che finì violentemente soppressa. Alcuni seguirono Horia Sima in esilio a Vienna, molti vennero cooptati per la campagna di Russia, e un piccolo gruppo di legionari transilvanici (in particolare nella zona di Brasov) confluì nel Partito Comunista.  

9 -Ciccilla, una brigantessa tra storia e letteratura

10 – La strada del coraggio di Gino Bartali

11 – Liliuokalani, l’ultima regina delle Hawaii

12 – Lev Trotsky a ottant’anni dall’assassinio

13 – Corneliu Codreanu, un “legionario” tra ultranazionalismo e misticismo

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Laureato magistrale in Scienze Filosofiche all'Università degli Studi di Milano, è attualmente consigliere comunale nel paese di Cesano Boscone.

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