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La geopolitica come ideologia: l’ultimo saggio di Amedeo Maddaluno

Geopolitica Italia

La geopolitica come ideologia: l’ultimo saggio di Amedeo Maddaluno

Salutiamo il debutto sul sito di Cristiano Poluzzi che oggi recensisce per noi “Geopolitica – Storia di un’ideologia“, l’ultimo saggio di Amedeo Maddaluno.

Sempre più spesso ci imbattiamo, volenti o nolenti, nella “geopolitica”. Nella società dello spettacolo in cui viviamo il termine viene riproposto, ossessivamente, per infarcire servizi televisivi o articoli di giornale ogni qual volta la situazione internazionale (ultimamente molto spesso), presenti scenari ed avvenimenti di crisi. Il mondo dei media, vittima della stessa immediatezza che produce e con cui si auto-alimenta, dando continuamente forma ad un “presente permanente”[1] che inibisce la possibilità di qualsiasi memoria, primeggia nella corsa alla “geopolitica” per spiegare (o per illudersi di spiegare) la realtà. Così la “geopolitica” diviene, di volta in volta, un serbatoio fenomenologico vuoto e strumento poco utile per fare chiarezza sulle dinamiche della politica internazionale.

            L’agevole testo di Amedeo Maddaluno, giovane studioso e analista geopolitico, riesce con coraggio a fare ordine ricostruendo, con uno stile chiaro e lineare, le tappe di un pensiero prima che di una scienza tout court. Così Geopolitica. Storia di un’ideologia(editore GoWare, 114 pp., prezzo di copertina 10,99 euro) ha il pregio, tra le altre cose, di rimettere al centro della discussione una vera e propria filosofia della geopolitica. Al netto dei limiti insiti nella disciplina stessa, se utilizzata come chiave di lettura dei processi storici e delle contraddizioni del presente, il libro di Maddaluno ha comunque il merito di presentare la materia con scrupolo certosino, saziando la sete di conoscenza del lettore inesperto quanto il senso di orientamento degli addetti ai lavori per mezzo di una sintesi efficace del pensiero strategico contemporaneo. Il testo è, insomma, un utilissimo strumento per chiunque volesse comprendere la “geopolitica” mettendosi al riparo dalle semplificazioni mediatiche.

            Il viaggio di Maddaluno fra le scuole tedesca, anglosassone, russa e cinese (con un’interessante chiosa sull’Italia, impantanata nel dubbio iperbolico: “siamo un paese marittimo o terrestre? Mediterraneo o europeo?[2]) comincia dalla definizione della materia: “la geopolitica studia il rapporto tra statualità e spazio”[3]. Definizione che, al termine del volume, è integrata ed arricchita. La geopolitica diviene, in sostanza, “il rapporto tra ‘immaginazione politica e spazio’ e tra ‘ideologia e spazio’ ”[4]. Conclusioni che non recintano l’area d’interesse, ma la aprono verso nuovi orizzonti epistemologici.

            Tutto il viaggio, al di là delle posizioni teoretiche soggettive dei singoli autori affrontati, è attraversato dalla ricerca del rapporto tra “ideologia e spazio”. La “storia dell’ideologia” proposta da Maddaluno è, come ricordato poco più sopra, storia e ricerca di una filosofia della geopolitica; storia e ricerca di una geopolitica che tenta di assurgere a scienza regina. Questo il leitmotiv che permea il pensiero tanto di Dugin, quanto di Kennan o di Haushofer: autori diversissimi, e lontanissimi, fra loro, ma accomunati da una Weltanschauung ben precisa anche se idealistica in quanto intimamente geopolitica.

            Il rapporto tra “ideologia e spazio” si fa dialettica nel tentativo di leggere le azioni delle grandi potenze come motore dello sviluppo storico.  Nella teoria del nomos della terra di Schmidt così come in quella del Rimland di Spykmann la dialettica fra “ideologia e spazio” si articola fra materia (la geografia nelle sue componenti base quali la terra e il mare, cui corrispondono negli stati, la vocazione alla centralizzazione e quella al libero commercio) e idealismo (la geopolitica come ideologia vittima dell’illusione di poter leggere la realtà da posizione di forza rispetto al modo di produzione), arrivando a presentare la geopolitica come scienza che, non potendo emanciparsi dalla struttura per descrivere la politica internazionale, si costruisce come “filosofia” legittimandosi dunque come ideologia.

            Maddaluno è del resto abile a presentare la teoresi della disciplina nel suo moderno sviluppo storico, soffermandosi con rigore e sistematicità sui padri del pensiero strategico. Proprio per questo il libro, non da ultimo, offre spunti di analisi e riflessione circa il mondo in cui viviamo. Il lettore verrà quindi guidato lungo gli assi interpretativi (secondo la geopolitica) che motivano le scelte di politica estera dei vari attori internazionali (Stati Uniti, Russia e Cina).

            Il critico (non lo scettico) della geopolitica, come il sottoscritto, influenzato a ben vedere dalla sua formazione marxista, può porre più di un’osservazione in merito ad alcune considerazioni che animano gli studiosi di geopolitica (si pensi ai cenni sull’ “imperialismo” della repubblica popolare cinese o a quelle relative alla “geoeconomia”)[5]. Ciononostante il testo di Maddaluno offre una chiave di lettura del mondo non slegata dai processi storici reali e per questo di notevole interesse. Basti pensare, a titolo di esempio, alle riflessioni sulla geopolitica cinese e alla Nuova Via della Seta come risposta strategica della repubblica popolare al pivot americano nel Pacifico. Un progetto, quello della Belt and Road Iniziative, che sintetizza al meglio il processo di emancipazione di un popolo che ha fatto delle libertà “dal bisogno” e “dalla paura” la sua stella polare[6].


[1] E. J. Hobsbawm, Il secolo breve. 1914/1991, Rizzoli, Milano 2006, p. 14.

[2] A. Maddaluno, Geopolitica. Storia di un’ideologia, GoWare, Firenze 2019, p. 89.

[3] Ivi, p. 11.

[4] Ivi, p. 95.

[5] Cfr. Ivi, p. 84 e p. 66.

[6] Cfr. D. Losurdo, La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra, Carocci, Roma 2014, pp. 229-231.

Cristiano Poluzzi (nato a Treviglio, in provincia di Bergamo, nel 1991) si laurea in Storia nel 2013 presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi dal titolo “Meta ai Pakeha. Il rugby eredità dell’impero e tradizione maori”. Nel 2016 consegue, presso lo stesso ateneo, la laurea magistrale in Scienze Storiche con una tesi intitolata “I partigiani caduti delle Brigate Garibaldi a Bergamo e provincia. Tra storia e memoria”. Storico contemporaneista, si occupa prevalentemente di Storia dello Sport e Storia della Resistenza.

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