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La rilevanza strategica dell’accordo tra Israele e Marocco

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La rilevanza strategica dell’accordo tra Israele e Marocco

Il 2020 sarà l’anno che verrà storicamente ricordato per la pandemia da Covid-19, ma per gli studi della diplomazia internazionale sarà senza dubbio un anno fondamentale per gli sviluppi che vi sono stati in Medio Oriente, in particolare nelle relazioni che si sono instaurate tra lo Stato di Israele nei confronti del Mondo arabo. Gli accordi di Abramo, firmati lo scorso 15 settembre 2020 per normalizzare i rapporti tra Emirati Arabi Uniti (EAU), Bahrein e Israele, segnano una svolta storica nel contesto mediorientale sulla stessa linea degli accordi di Camp David, o di quelli di Oslo. Questa strategia diplomatica dello Stato di Israele ha trovato uno sponsor rilevante nella amministrazione Trump, che si è rivelata l’interlocutore principale della pace tra mondo arabo e Israele. L’ultimo tassello di questa politica di rappacificamento è stato l’Accordo tra Israele e Marocco, la più antica monarchia araba.

L’approccio della presidenza statunitense viene definito come transnazionale, perché per gli Stati che promuovono le relazioni diplomatiche verso Israele si cela una sorta di vantaggio, ad esempio per gli Emirati Arabi vi è stato il vantaggio di poter comprare degli aerei militari dagli USA. Per il Marocco invece il vantaggio consisterebbe nel riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità del Marocco sul Sahara occidentale, un territorio poco conosciuto a livello internazionale, che a seconda delle parti potrebbe essere definito come  uno Stato oppure come una provincia marocchina.

Questa concessione statunitense però potrebbe andare a riaccendere uno scontro storico tra il Marocco e il Sahara Occidentale, iniziato nel lontano 1975 quando a seguito degli accordi di Madrid, il governo Franchista aveva deciso di ritirarsi dal Sahara spagnolo (oggi Sahara Occidentale), e di concedere la sovranità territoriale su tale territorio a Mauritania e Marocco. Sul territorio in questione però il controllo apparteneva al Fronte Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro), organizzazione politica che si oppose alla suddivisione del Sahara spagnolo tra Mauritania e Marocco dichiarando guerra su entrambi i fronti per prendere il controllo del territorio. La Mauritania si ritirò quasi immediatamente dal conflitto, mentre col Marocco si instaurò un conflitto che sarà congelato nel 1991 grazie una risoluzione delle Nazioni Unite che andrà ad instaurare un cessate il fuoco, senza però risolvere la questione in maniera definitiva. Il Fronte Polisario detiene attualmente un effettivo controllo solo sul 20% del territorio del Sahara occidentale, mentre il Marocco considera questo territorio come una provincia del Regno. A livello internazionale, il Sahara Occidentale detiene lo status di osservatore nelle Nazioni Unite, e viene classificato come territorio non autonomo; mentre nell’Unione Africana viene annoverato tra gli Stati membri.

La risoluzione del Consiglio di sicurezza del 1991, oltre ad instaurare un cessate il fuoco prometteva al Fronte Polisario di poter sostenere un referendum circa la volontà di autodeterminazione, come processo previsto all’interno della Carta delle Nazioni Unite, e questa votazione sarebbe stata controllata dalle Nazioni Unite e dall’Unione Africana.

Dal 1991 le cose tuttavia non sono cambiate, anzi la situazione è nuovamente in stato di deterioramento. In questi anni il Governo marocchino ha cercato di ostacolare in ogni modo un possibile referendum, ed inoltre ha cercato di ripopolare la propria porzione di Sahara Occidentale attraverso agevolazioni economiche ed incentivi fiscali al fine di influenzare una eventuale votazione. Nei mesi scorsi si è riavviato ufficialmente lo scontro a causa dell’ingresso dell’esercito marocchino nella zona demilitarizzata. L’esercito marocchino era intervenuto poiché alcuni manifestanti  sahrawi stavano bloccando una strada molto importante per il commercio diretto verso l’Africa subsahariana, Regione verso la quale vengono esportati molti beni marocchini. Il territorio sotto il controllo del Marocco è il più florido a livello economico perché ricco di risorse e giacimenti, mentre quello sotto il controllo del Fronte Polisario è un territorio impervio, ma al tempo stesso importante perché rappresenta per il Marocco la porta di accesso per il commercio verso l’Africa occidentale e subsahariana, ricco di fosfati ed importante per la pescosità delle proprie acque.

A dividere i due territori esiste un muro fortificato, ma non un muro qualunque perché è il muro più lungo del mondo (se si esclude la muraglia cinese), lungo circa 2700 chilometri, comprendente fortificazioni, bunker e mine antiuomo. Non per niente viene definito “Il muro della vergogna”.

La decisone di Trump di riconoscere la sovranità marocchina sull’intero Sahara Occidentale è andata sicuramente ad alimentare nuovamente la volontà del governo marocchino di prendere il controllo sull’intero territorio.

Se da un lato le azioni di Trump hanno temporaneamente portato un clima pacifico sul Medio Oriente, lo stesso non si può dire del Sahara Occidentale. Muri, diritti umani calpestati e i rapporti con USA e Israele non possono non far venire in mente un collegamento tra il popolo sahrawi a quello palestinese.

Nato a Bari il 20/12/1994. Ha conseguito la laurea specialistica presso la facoltà di Scienze politiche nell'Università LUISS Guido Carli a Roma. Dopo aver ottenuto una laurea triennale in Scienze politiche presso l'Università degli studi di Bari con lode, ha completato i suoi studi presso la LUISS svolgendo un corso in Relazioni internazionali sempre col massimo dei voti. I suoi ambiti di studio prediletti riguardano prevalentemente la politica sociale europea e gli effetti della globalizzazione nel Mercato del lavoro.

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