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Il Racconto del Potere IV Puntata

Il Racconto del Potere IV Puntata

All’inizio del 2009 si era conclusa la vicenda privata di Eluana Englaro dopo anni di battaglie giudiziarie e politiche. Il dibattito in Parlamento mi aveva colpito. Si trattava di sospendere l’accanimento terapeutico e l’alimentazione forzata di una donna in stato vegetativo e il centro-destra con a capo il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si opponeva in nome della difesa di una vita, e dei voti di una parte dell’elettorale cattolico. Berlusconi arrivò a dire che “potrebbe in ipotesi anche generare un figlio“. Quale fosse la concezione della maternità e del consenso al rapporto sessuale di una donna in quelle condizioni avrebbe dovuto essere motivo di riflessione. Soprattutto mi inquietò l’uso delle emozioni legate alla vita ed alla morte: una spregiudicatezza che qualificava il leader politico.

La prima volta che cominciai a capire il personaggio era stato nel gennaio del 1994. Berlusconi lanciava il suo progetto di partito politico per le elezioni del marzo successivo. Ero di ritorno da una missione in Russia e per capire telefonai ad amici che abitavano in diverse regioni italiane. Un amico e collega di Palermo, docente di economia aziendale ed esponente dell’Opus Dei, mi disse: “Con Berlusconi a Palermo il peggio del peggio…”. C’era poco da aggiungere. Nelle settimane successive registrai e studiai in sequenza otto ore di interviste televisive, in realtà interminabili monologhi; ne ricavai l’impressione di un manipolatore che era impossibile vedere, nascosto dietro le dichiarazioni studiate ad arte per calamitare voti. Poi, pochi giorni prima delle elezioni arrivò dall’estero la sanzione ufficiale. Lo ricordai in un post di 21 anni dopo. 

Berlusconi era ospite di una trasmissione di Fabio Fazio. Quello che era successo negli anni precedenti sembrava appartenere al regno delle fantasie. Sembrava giusto, invece, ricordarlo.

Tarallucci e Vino

(Forum TeleVisioni; 29.05.2015)

Ho letto l’intervento di Massimo Del Papa (Noli me tangere, 26.05.2015) sulla opportunità (o possibilità) di Fazio di rivolgere a Berlusconi domande che fossero leggermente diverse da quelle concordate.

Suggerirei di vedere Blob del 25.05.2015: nel montaggio, alle affermazioni di Berlusconi sulla neutralità politica delle sue reti televisive (“… altrimenti le mie televisioni perderebbero spettatori di idee politiche differenti”) si inframettevano spezzoni di archivio degli interventi dei divi TV berlusconiani, durante le normali trasmissioni di palinsesto, a favore di Forza Italia e di Berlusconi per le elezioni del 1994. Dopo il 1994 le cose si fecero più raffinate, con una programmazione apparentemente neutra che cercava di orientare l’opinione pubblica tramite trasmissioni di intrattenimento o di cronaca, opportunamente sceneggiate e collocate in orari diversi a seconda della fascia di popolazione che si voleva influenzare. Come si ricorderà, si arrivò al coordinamento della programmazione della RAI e di Mediaset per la massima esposizione vantaggiosa del Caro Leader.

Il riferimento era ad alcune conversazioni telefoniche intercettate dalla magistratura. Una sua collaboratrice, Deborah Bergamini, ora Deputato di Forza Italia e sottosegretario nel governo Draghi, era stata assunta dalla RAI e si attivava per orientare la programmazione delle reti RAI e Fininvest per evitare che si oscurasse l’immagine del Capo. Negli anni precedenti Ilvo Diamanti, sulla base delle sue ricerche demoscopiche, aveva affermato che i successi elettorali di Forza Italia erano anche il risultato della gestione delle reti televisive Fininvest che creavano identità politica. 

Vorrei ricordare che mentre i vari Vianello, Bongiorno e attricette varie con candore invitavano a votare il “Presidente Berlusconi” vi erano altre trasmissioni che davano informazioni diverse. Per es., la CNN nel notiziario europeo delle 20 (ora di Londra) del 24.03.1994 ospitava un docente di Storia dell’Università di Oxford che dichiarava: “Siamo preoccupati perché nelle elezioni politiche italiane di Domenica prossima [27.03.1994] rischia di vincere Berlusconi che tutti sanno avere avuto rapporti con la mafia.”

Telefonai alla redazione centrale di Repubblica per informarli: mi risposero che la circostanza era nota, ben prima che lo riportasse la CNN. Un paio di anni dopo ne parlai a New York con uno storico italiano, studioso di Gramsci: “Uh… ma questo lo sapevamo.” 

Nel 2001, poco dopo la formazione del secondo governo Berlusconi, la gestione delle manifestazioni in occasione del G8 di Genova richiamarono alla mente i periodi bui delle democrazie in crisi. Dai computer della Columbia University guardavo i filmati sul sito della RAI e notavo uomini di mezza età in sovrappeso, in borghese, che con fare furtivo e occhiate complici provvedevano a ribaltare automobili e subito dopo scappare: se non erano provocatori gli somigliavano molto.

Nel 2003 l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti era stata decisa anche grazie ad informazioni false costruite con l’aiuto dei servizi segreti italiani durante il secondo governo Berlusconi: fin da subito la vicenda fu controversa. Se ne parlò per anni.

Nel febbraio del 2009, al suo quarto governo, durante la campagna elettorale per le elezioni in Sardegna scherzò sulla pratica dei golpisti sudamericani di buttare vivi dagli aerei in volo gli oppositori di sinistra: “quel dittatore argentino che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone … gli diceva c’è una bella giornata … andate un po’ fuori a giocare”. Durante quella stagione in Argentina scomparvero 30 mila persone. Ne accennai in un post sul blog di Sabelli Fioretti il 3 marzo 2009.

Mi sembrò l’ora di ricordare la letteratura che indaga i fenomeni sociali collegati ai comportamenti privi di vincoli, frutto di deliri di onnipotenza. Considero sbagliato leggere i fenomeni politici abnormi come il risultato di leader affetti da una qualche patologia psichiatrica; ma è letteratura affidabile quella che legge tutti i fenomeni politici come un gioco di rispecchiamento emotivo che porta le persone a riconoscersi nel leader di turno e ad approvare il suo comportamento. Il capostipite di questi strumenti di lettura è il saggio di Sigmund Freud “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”.

In ambito pubblico la Democrazia con le sue regole è l’unico rimedio possibile contro i diavoli che albergano dentro ognuno di noi: un esorcismo per laici utile al contrasto di quella “struttura diabolica del potere segreto” della quale parla lo psicoanalista Franco Fornari.

Esorcismi per Laici 

(Forum Leggere e scrivere; 4, 5, 11, 12, 13 marzo 2009); 

Proprio non riesco a spiegarmelo 

(Forum TeleVisioni; 3 febbraio 2009);

 Esorcismi e cecità 

(Forum Leggere e scrivere; 24 marzo 2009)

Dopo i miei ultimi post su libri che trattano di P2 e di fantapolitica alcuni mi hanno scritto chiedendomi vari pareri. Cercherò di rispondere consigliando dei libri.

Gianni Cipriani. I mandanti. Il patto strategico tra massoneria mafia e poteri politici. Editori Riuniti, 1993” scritto all’indomani dell’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: con un’ipotesi sugli ideatori delle stragi. La prefazione è di Giuseppe De Lutiis, il massimo esperto italiano di storia dei servizi segreti militari. 

Sulla morte di Borsellino c’è anche il recente “Rizza-Lo Bianco, L’ agenda rossa di Paolo Borsellino. Chiarelettere, 2007“. (Il libro ha avuto altre edizioni negli anni successivi). Il riferimento è all’agenda di Borsellino, scomparsa poco dopo l’attentato in via D’Amelio; dove il magistrato vi “annotava le riflessioni e i fatti più segreti”. Ne ha parlato anche il fratello del magistrato in un recente intervento a Piazza Farnese del tutto ignorato dai TG. Sul punto specifico il Prof. Grasso ha avuto la gentilezza di ospitare un mio intervento sul Forum TeleVisioni il 3 marzo scorso.

Caro Prof. Grasso, 

trattando della manifestazione di Piazza Farnese dedicata alle vittime di mafia, tutti i notiziari televisivi (per quello che ne so) si sono soffermati sull’intervento di Antonio Di Pietro. Invece, c’è stato un silenzio tombale (sembra proprio la parola adatta) su un altro intervento di quella manifestazione, quello dell’ing. Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso nel 1992; era dedicato all’attuale ceto politico italiano che fonderebbe il proprio potere su un patto scellerato: l’accordo con la mafia. L’assassinio del fratello sarebbe stato necessario ed urgente perché Paolo Borsellino era decisamente contrario. L’intervento si trova facilmente tramite internet. Si trova il testo e si trova il filmato su Youtube. Vengono anche abbondantemente citati Berlusconi, Marcello Dell’UtriBruno Contrada, un ex funzionario del servizio segreto condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa (poi riabilitato perché quel reato è stato introdotto dopo i comportamenti accertati a lui attribuiti). Domanda: com’è che tutte le televisioni si sono soffermate sull’intervento di Di Pietro ed hanno taciuto su quello dell’Ing. Borsellino? Proprio non riesco a spiegarmelo.

(continua con i post “Esorcismi”)

Leggo sul Corriere che in Sicilia operano il 20% degli esorcisti italiani. A domanda, gli esorcisti precisano che la mafia è fenomeno umanissimo. Non ne dubitiamo. Mi viene in mente la battuta di uno psicoanalista bolognese che in un dibattito con un esorcista sul tema del demonio si definiva “endorcista”. A significare che i problemi bisognerebbe cercarli dentro ognuno di noi e non fuori.

Ma allora che cosa c’è nel cervello di mafiosi e massoni che per i loro affari preferiscono la segretezza e talvolta l’omicidio? Ci possiamo aiutare con “Giuseppe Di Chiara. Sindromi psicosociali. Raffaello Cortina.1999“. Di Chiara esamina molta letteratura psicoanalitica internazionale che fa capire come l’alleanza di individui affetti da alcune patologie psichiatriche possa generare fenomeni sociali e politici criminali, mafie incluse.

L’approccio è usato anche in antropologia. In un saggio di mitologia malacologica scritto da Claude Lévi-Strauss (Cosmopolitisme et Schizophrénie in Le Regard Eloigné, Paris, Plon, 1983; in italiano: Lo sguardo da lontano, Einaudi e Il Saggiatore, traduzione di Primo Levi) si indagava una popolazione di Amerindi che avevano elaborato una cosmogonia basata sui molluschi bivalvi dei quali si nutrivano; l’antropologo francese ne desumeva una mentalità schizofrenica. In un corso di antropologia medica da me seguito alla Columbia University uno dei testi suggeriti era il resoconto di una ricerca condotta in un villaggio irlandese: anche qui emergeva una sorta di schizofrenia diffusa.

Per sapere quale è il rapporto tra i membri delle organizzazioni delle quali scriveva Di Chiara e gli individui che le vogliono abbandonare si può leggere: “Salvatore Parlagreco. L’ uomo di vetro. SugarCo. 2007“. O vedere il film che ne è stato tratto. È la storia di Leonardo Vitale che 10 anni prima di Buscetta disse tutto sulla mafia. Lo chiusero in un manicomio e poi, quando uscì, lo ammazzarono. Un amico mi ha domandato: “Possibile che dopo le sue rivelazioni non sia successo niente?”. Possibilissimo; e non era successo niente neanche 10 anni prima di Vitale. 

Nel libro di Lirio Abbate e Peter Gomez sui rapporti Mafia-Politica (I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento. Fazi Editore 2007(il libro ha avuto altre edizioni negli anni successivi) viene citato un libro (Vita di capomafia, di Nick Gentile). Il libro è stato pubblicato una prima volta nel 1963 con l’introduzione di Felice Chilanti, un giornalista de l’Ora di Palermo e di Paese Sera. Una seconda edizione è del 1993 con una prefazione di Letizia Paoli e qualche materiale ulteriore. Quel libro, 20 anni prima di Buscetta, chiariva le modalità organizzative della mafia; era stato pubblicato poco dopo la strage di Ciaculli, in un periodo critico per quella organizzazione, e avrebbe potuto essere l’occasione per il suo smantellamento definitivo. Pare che sia anche servito all’FBI per integrare le dichiarazioni di Joe Valachi che già nel 1963 rivelò il termine usato dagli affiliati per definire la loro associazione: “Cosa Nostra”. “Nick Gentile, pezzo da novanta … consigliere di Al Capone e Lucky Luciano … racconta i suoi fraterni rapporti con il senatore Giuseppe La Loggia, seguace di Amintore Fanfani, e descrive anche la propria amicizia con Gaspare Cusenza, ex sindaco di Palermo e presidente della Sicilcassa fino al 1962. Quello di Gentile è uno spaccato esemplare su mafia e politica in Sicilia nel secondo dopoguerra.” (Abbate-Gomez “I complici”, pag. 75-76).

Nel frattempo, dopo il servizio di Report su Catania mi giungono notizie di reazioni degli indigeni.

Il riferimento era ad un servizio (I Viceré) del 15 marzo 2009: “… dentro le casse vuote di Catania, dove il Pdl e l’Mpa di Raffaele Lombardo fanno il pieno di voti. Guidato per otto anni da Umberto Scapagnini, medico di fiducia del premier Berlusconi, il comune, giunto sull’orlo del fallimento, è stato salvato da un’apposita delibera del Cipe.”

Alcuni sono indignati per il buon nome della Sicilia così tanto offeso ed hanno grande spazio sul quotidiano “La Sicilia“. È una tradizione: si offendono sempre; le pagine dei giornali siciliani erano pieni di persone offese anche negli anni ’70 del ‘800 dopo l’Inchiesta di Leopoldo Franchetti e Sydney Sonnino). Altri, invece, si dicono increduli: possibile che sia tutto vero? Non c’è più cieco di chi non vuol vedere. Nel servizio si citava il “libro mastro” di Raffaele Lombardo, “mille pagine di richieste di raccomandazioni, perfino per entrare dentro i servizi segreti militari”: ne avevano già parlato i giornali un paio di anni fa!

Ritornando al tema della violenza vengono in mente le parole di uno psicoterapeuta che fa anche politica, Luigi Cancrini: “Chi vuole risolvere i suoi problemi con la violenza in effetti ha qualche problema.” Era indirizzata a Bush ed a tutti i Neocon. L’ho presa in prestito perché la violenza è patrimonio condiviso. 

Anche mafie e P2 sono strumenti privi di nazionalità. Franco Fornari (La malattia dell’Europa: saggio di psicopolitica sulla struttura diabolica del potere segreto. Feltrinelli 1981) esamina il testo di un’intervista a William Colby, capo della CIA dal 1973 al 1976, di stanza in Italia negli anni ’50. Era pubblicata sul settimanale Panorama e lanciava la traduzione in italiano (La mia vita nella CIA. Mursia 1981) della sua autobiografia (Honorable men: my life in the CIA. Simon and Schuster. 1978). Fornari osserva che la mentalità del personaggio è speculare a quella dei suoi nemici, magari solo immaginati, ed il suo comportamento ha un effetto paradossale: contribuisce a creare situazioni coerenti con le sue convinzioni che così si auto-avverano.

Mi scriveva un amico: “Allora vuoi fare la psicoterapia ai massoni, ai mafiosi, agli aspiranti golpisti?” Risponderei volentieri come il generale Charles De Gaulle che quando gli chiesero di eliminare i cretini (les cons) esclamò: “Vaste Programme!“. Per essere seri, suggerirei una sana e robusta azione politica che porti ad un frequente ricambio del ceto dirigente. È necessario contrastare l’azione di queste organizzazioni perché sono volte a procurare benefici esclusivamente ai propri affiliati. La pratica del segreto è un delitto: rende impossibile valutare la legittimità dei comportamenti e conoscere i criteri seguiti nelle decisioni.

Mi ha sempre interessato il fatto che il libro di Fornari, pubblicato dopo il decennio ’70 (quello dei terrorismi) fosse dedicato al presidente Sandro Pertini che ha sempre espresso i suoi dubbi sulla matrice esclusivamente autoctona e di sinistra di quel fenomeno.

Colby racconta di come girava con pacchi di dollari da dare alle varie organizzazioni politiche italiane per combattere i pericolosi comunisti. Parlava anche delle strutture segrete europee stay-behind o Gladio 10 anni prima che Giulio Andreotti ne facesse clamorosa e drammatica ammissione in Parlamento. In fondo bastava leggere un libro. Misteri italiani!

I misteri continuano. Nel 1990 viene pubblicato “Claudio Gatti. Rimanga tra noi: l’America, l’Italia, la questione comunista: i segreti di 50 anni di storia. Leonardo“. Gatti aveva studiato i documenti USA desecretati ed aveva fatto un quadro delle persone e delle organizzazioni che erano la controparte italiana di Colby. Tempo sei mesi, il libro viene tolto dalla circolazione. Come diceva Andreotti (che non so chi sia): “L’Italia è un paese senza segreti ma con tanti misteri.” (Pare che l’avesse copiata da Winston Churchill).

Non resta che ricorrere alla letteratura. Ricordando di come gli inciuci italiani siano sempre stati roba che unisce il molto basso e il molto alto, Istituzioni incluse: “Romanzo Criminale. Einaudi 2002″ di Giancarlo De Cataldo sulla Banda della Magliana e la Roma degli anni ’70/’80, ed il successivo “Nelle mani giuste. Einaudi 2007″ che racconta le atmosfere, i personaggi, gli intrecci di quel lontano 1992/93 (bombe incluse) dal quale eravamo partiti. E dal quale forse non ci siamo mai allontanati.

Un altro amico mi scrive e si dice incredulo del fatto che William Colby avesse potuto rivelare l’esistenza delle reti stay-behind. E comunque, dice, erano organizzazioni legittime ed opportune perché reti di resistenza in caso di invasione.

Non ho letto l’edizione italiana dell’autobiografia ma ho sotto gli occhi l’edizione originale in inglese. Leggo e traduco.

Pag. 73: … nel 1948 viene costituito il terzo braccio della CIA [il primo braccio era costituito dagli analisti, il secondo dagli “spymasters and counterspies”] per operazioni paramilitari e politiche clandestine “euphemistically entitled the OPC- Office for Policy Coordination”.

Pag. 82: l’OPC ha iniziato “un importante programma in tutti i paesi dell’Europa occidentale che sembravano possibile bersaglio degli attacchi sovietici: costruire quello che nel gergo dell’intelligence erano conosciuti come “stay-behind nets”, strutture segrete di equipaggiamento e leader addestrati e pronti per essere chiamati all’azione a tempo debito, per operazioni di sabotaggio e spionaggio.”

Gli uomini d’onore (“Honorable Men”) di Colby godevano di totale libertà di azione, di un eccezionale livello di segretezza, di una totale copertura politica: il mix giusto per lasciare liberi di agire quei diavoli interni ai quali faceva riferimento Fornari in “La malattia dell’Europa”.

Pag. 83: “… mi fu data istruzione di limitare l’accesso alle informazioni su quello che andavo facendo al più ristretto gruppo di persone possibile a Washington, nella NATO, in Scandinavia [la zona che era stata assegnata a Colby]”. “Miller mi disse: < …abbiamo alcuni piani preparatori ma devono essere riempiti di contenuti e messi in opera…>”.

Erano giustificate le preoccupazioni di Fornari? Pare di si. Nel 2004 Daniele Ganser, un ricercatore svizzero, pubblica “NATO’s Secret Armies: Operation Gladio and Terrorism in Western Europe. In Italia il libro sarà pubblicato da Fazi nel 2005: Gli eserciti segreti della NATO. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale.

Dalla presentazione editoriale di Noam Chomsky:” …la fosca storia degli eserciti segreti creati dalla NATO…: pur creati originariamente a scopo di difesa … [che] come la storia dimostra, spesso può coprire azioni terroristiche, aggressioni e manipolazioni delle popolazioni nazionali…”.

La tesi è che le organizzazioni Stay-Behind siano servite in alcune nazioni europee anche a fomentare il terrorismo. In Belgio fu scoperto un gruppo criminale che aveva modalità di azione del tutto simili a quelle della banda della Uno Bianca che agì in Emilia Romagna dal 1987 al 1994: il ministro belga che relazionò in Parlamento fece riferimento all’azione di governi stranieri.

Alla fine degli anni ’80 ebbi un colloquio con un avvocato che difendeva un pregiudicato sotto processo per aver rapinato un supermercato bolognese e di aver ucciso un passante durante la fuga. Mi disse: “Il mio cliente è un rapinatore ma non ha mai fatto quella rapina e commesso omicidi. E comunque c’è qualcosa di strano in questa vicenda. C’entrano i servizi segreti.” Pensai ad una disperata strategia difensiva. L’episodio mi tornò alla mente dopo l’arresto dei veri responsabili e gli interrogativi sulla loro mancata cattura: per sette anni un gruppo di poliziotti aveva rapinato e, soprattutto, ucciso senza motivo ogniqualvolta se ne presentava l’occasione seminando terrore: 24 omicidi e 102 feriti.

In un’intervista pubblicata da Panorama (novembre 2007) il Gen. Inzerilli, “una sorta di capo della Gladio… capo di stato maggiore del Sismi, diretto da Fulvio Martini”, lamentava la confusione di Gladio con i “nuclei di difesa dello Stato, organizzazione dipendente della Terza armata … infiltrata dalla destra eversiva, Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale“. Secondo Inzerilli, a causa di quella confusione “sia la Gladio sia Inzerilli si sono dovuti difendere per quasi un decennio da accuse infamanti come quella di aver collaborato ad alcune stragi e di aver agito per la sovversione dello Stato”. 

In realtà’ c’è molto altro da chiarire. L’edizione italiana del libro di Ganser ha un’ottima introduzione di De Lutiis, esperto di servizi segreti militari: cita le testimonianze del Gen. Gerardo Serravalle, capo della Gladio Italiana dal 1971 al 1974.  Vengono citati due suoi libri: “Gladio”, Edizioni Associate 1991 e “Il Consiglio delle Ombre”, Tullio Pironti 1994; ed un suo saggio inedito: “Il Dispositivo”, 1992. Serravalle osserva che esistevano linee gerarchiche e di decisione interne a Gladio parallele alla sua (che era quella legittima ed istituzionale) e che non ha mai capito a chi facessero capo.

Gianni Cipriani, che è stato consulente della Commissione Parlamentare sul terrorismo e le stragi, è autore di “Lo stato invisibile”. Sperling & Kupfer, 2002. Dalla presentazione editoriale: “...i servizi avrebbero svolto un ruolo attivo nel provocare il terrorismo e lo stragismo. Un ruolo che spesso non sarebbe stato solo di semplice copertura ma di programmazione dell’eversione. L’autore è giunto a questa conclusione grazie all’attento studio di migliaia di documenti dei nostri servizi segreti, delle carte del Viminale, di testimonianze contenute in atti processuali nonché dei documenti declassificati degli archivi USA…”. 

Il generale Gerardo Serravalle ha espresso perplessità anche sulle modalità del rapimento di Aldo Moro e l’assassinio dei cinque uomini della scorta: “… dietro la “Geometrica Potenza” brigatista c’erano killer professionisti. Uno che spara in quel modo, centrando come birilli, tutti gli uomini della scorta senza lasciar loro il tempo per la fuga o per la difesa, è senza dubbio alcuno un tiratore scelto di altissimo livello; 49 colpi in una manciata di secondi: un record. In Europa di siffatti uomini si contano sulle dita d’una mano!” 

E qualcuno è un po’ più libero

 (Forum Leggere e Scrivere; 5 dicembre 2011)

Su La Stampa del 3 dicembre 2011 leggo un articolo di Gian Antonio Orighi: “Spagna, l’ombra della Cia nel giallo di Carrero Blanco”. Di recente è stato pubblicato in Spagna un libro della giornalista e scrittrice Pilar Urbano, conservatrice e numeraria dell’Opus Dei: El precio del trono. Planeta 2011. Si parla dei maggiori avvenimenti spagnoli dal 1931 fino al 1976 quando, poco dopo la morte del dittatore Francisco Franco, il Re Juan Carlos condusse la nazione verso la democrazia. Si parla anche dell’attentato a Carrero Blanco. Nel 1973 l’Eta, l’organizzazione indipendentista Basca, portò a compimento uno dei più spettacolari attentati dell’epoca: Carrero Blanco, allora capo del governo che godeva della fiducia di Franco, fu fatto saltare in aria con una forte carica esplosiva. Pare che ad ispirare l’attentato fu la CIA che fornì anche l’esplosivo e le informazioni logistiche necessarie: in uno degli ultimi colloqui con Henry Kissinger, Carrero Blanco aveva ribadito che la Spagna non sarebbe entrata nella NATO, non avrebbe prorogato l’accordo per le basi militari USA in Spagna e avrebbe iniziato un programma nucleare militare.

Sull’attentato Gillo Pontecorvo girò anche un film (“Ogro”, dal nome dell’operazione) che avrebbe dovuto essere distribuito nelle settimane del sequestro Moro. Proprio per l’argomento (terrorismo politico) la distribuzione fu procrastinata. Lo stesso Pontecorvo (che pure aveva comandato 2.000 uomini in armi durante la Resistenza) ebbe parole autocritiche. Mi domando cosa direbbe ora, se fosse ancora vivo, sull’operazione Ogro e sul caso Moro.

Per scrivere il post sul libro di Littell (The Company – Il grande romanzo della CIA) lessi anche la recensione scritta da un autore sotto pseudonimo (Alain Charbonnier, Un lungo viaggio attraverso la CIA- GNOSIS n. 1 ottobre – dicembre 2004). Parlava molto bene del libro di Littel e aggiungeva qualcosa sulla capacità degli agenti della CIA di trovarsi nel posto giusto al momento giusto: “Ogni volta ti chiedi: ma come fanno? … prima degli altri sanno cosa accadrà e lo sanno perché sono proprio loro a far accadere quella certa cosa, quindi si trovano dove quella cosa deve accadere.”

In una delle pareti del salone di entrata della sede della CIA c’è una scritta: “La verità rende liberi”. È tratta dal Vangelo di Giovanni, quello delle organizzazioni esoteriche. Dovrebbero aggiungere: “E qualcuno è un po’ più libero”.

(continua)

Il Racconto del Potere, I Puntata

Il Racconto del Potere, II Puntata

Il Racconto del Potere, III Puntata

Il Racconto del Potere, V Puntata

Il Racconto del Potere, VI Puntata

Il Racconto del Potere, VII Puntata

Nato nel 1955, Laurea in Scienze Politiche. Al suo attivo pubblicazioni a stampa, progetti e rapporti di ricerca, missioni di lavoro in Venezuela, Russia, Ucraina, un lungo soggiorno di studio e lavoro negli Stati Uniti.

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