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La partita globale del nucleare

La partita globale del nucleare

Grazie alla lungimiranza di De Gaulle la Francia non ha mai abbandonato la politica nucleare sia sul piano militare che civile. Nonostante le numerose criticità presenti nelle scelte di Orano (fino al 2017 Areva, controllata statale dell’energia) la Francia – attraverso accordi con la Cina e la Russia – ha posto in essere in Europa una politica energetica autonoma caratterizzata da molta spregiudicatezza e volta a tutelare i propri interessi.

Dopo aver usato Areva come esca (si allude alla presenza cinese nel capitale a partire dal 2015) Pechino sta entrando nel circolo ristretto del mondo dell’energia nucleare attraverso lo sviluppo di una propria centrale elettrica in fase di commercializzazione nel mondo. È del 2012 la firma di un accordo di collaborazione per lo sviluppo di un nuovo reattore di 1000 megawatt, a seguito del quale alcuni analisti hanno sollevato legittimi timori riguardo ai possibili trasferimenti di tecnologia nucleare verso la Cina, in un’area molto sensibile come quella africana.

D’altronde la politica posta in essere dalla Cina in campo nucleare si evince chiaramente dalla presenza cinese con 4 reattori in Pakistan, con l’acquisizione di un contratto in Romania per i reattori 3 e 4 di Cernavod, con la partnership tra l’industria nucleare cinese Cgnp e quella francese Edf e con la costruzione della centrale nucleare di Hinkley Point nel Regno Unito. Inoltre la Cina ha posto in essere rapporti di collaborazione in questo contesto in Egitto, Sud Africa, Turchia, Regno Unito, Iran,Kenya, Sudan, Armenia, Argentina e Kazakistan.

La Cina non si accontenta di fare affidamento sullo sviluppo del nucleare, ma sta anche investendo su altre altre fonti di energia come quelle sostenibili (solare ed eolica). Una politica così offensiva renderà il Paese uno dei paesi di punta nei prossimi decenni nel contesto della politica energetica e anche per questo la Russia con Rosatom si sta muovendo in modo altrettanto competitivo.

Rosatom è stata fondata nel 2007 e impiega oltre 255mila persone in 40 paesi. L’azienda mira a garantire la gestione dei progetti e della flotta nucleare della Federazione Russa. Il gruppo è stato in grado di sviluppare collaborazioni utili, in particolare sempre con Areva, sul sistema di comando e controllo della sicurezza. La tecnologia denominata TELEPERM XS e realizzata da Parigi ha consentito a Rosatom di modernizzare i suoi sistemi. Grazie a questa partnership l’industria nucleare russa  è in grado di soddisfare gli standard e i requisiti di sicurezza nucleare, come dimostrato dalle apparecchiature della centrale Novovoronezh-2, di Leningrado-2, e l’integrazione di componenti per la modernizzazione delle unità 3 e 4 della centrale elettrica di Kola.

Rosatom ha annunciato nel 2015 l’acquisizione di 23 reattori a livello internazionale e il portafoglio ordini registrata da Rosatom nel 2018, ha raggiunto la somma di 300 miliardi di dollari.Allo stato attuale 1 reattore su  3 del mondo sarebbe russo.

Naturalmente tutto ciò è stato possibile grazie al fatto che il Cremlino – come la Cina e la Francia -ha chiaramente compreso che l’investimento nelle questioni energetiche è da considerarsi un’arma strategica di grande deterrenza (specie quando ha attinenza con la dimensione militare) ed influenza.

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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