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La grande sfida per la successione a Angela Merkel

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La grande sfida per la successione a Angela Merkel

A che punto si trova la situazione politica nella Germania di Angela Merkel, che prepara la successione alla guida della Cdu e della cancelleria federale? Chi prenderà le redini del Paese centrale in Europa dopo il voto del 2021? Ne abbiamo parlato con il giornalista Jörg Seisselberg, corrispondente radiofonico dello studio romano di ARD, il principale gruppo radiotelevisivo pubblico tedesco.

In che stato di salute è arrivata la Germania sul finire dell’anno della pandemia? La crisi ha cambiato profondamente uno scenario politico in cui Angela Merkel sembrava in declino.

Si, è un fenomeno simile a quanto accaduto in Italia: la pandemia ha spinto i cittadini tedeschi a stringersi attorno al governo: guardando i numeri raggiunti dalla Cdu della Merkel nei sondaggi vediamo che è tra il 35 e il 37%, una situazione diversa rispetto agli sviluppi degli ultimi anni, in cui temi come le migrazioni avevano eroso diversi consensi, finiti soprattutto a destra. La Cdu viaggia abbastanza bene.

C’è stato, quindi, un ritorno alla Cdu dei voti usciti per protesta verso Afd e astensione?

Esatto, la Merkel recupera molto in questi campi e toglie molto anche ai Verdi, che avevano sottratto in passato alla Cdu quote consistenti di voti. Sono solo sondaggi, ma si sta verificando un ritorno di molti voti sul partito della Cancelliera, premiata per la gestione della pandemia.

Si riapre dunque la partita per la successione interna alla Cdu, che potrebbe dunque portare al nome del futuro cancelliere. Armin Laschet, presidente del Nord Reno-Vestfalia, è reduce da un tour internazionale che lo ha portato anche a Roma, ove ha incontrato Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e, soprattutto, Papa Francesco. Che conseguenze politiche ha questa visita così insolita?

Laschet è favorito senza ombra di dubbio per la successione alla Cdu, è l’uomo più vicino alla Merkel e ne rappresenta la continuità. Anche a me ha stupito molto il fatto che abbia viaggiato all’estero per accreditarsi e preparare la sua campagna elettorale. Questo può essere spiegato con il modo con cui il segretario viene eletto, che non è basato sulle primarie aperte ma sul voto di 1.001 delegati di partito davanti ai quali è fondamentale presentare uno standing internazionale. Essere ricevuti dal Papa o da un primo ministro straniero può impressionare alcuni delegati

Come valuta le possibilità del principale avversario di Laschet, Friedrich Merz, di ostacolargli la corsa? Che visione politiche ha lo storico rivale della Merkel?

Laschet è il favorito, il suo avversario Merz ha una proposta politica divergente, più liberale, estremamente aggressiva, in discontinuità con l’agenda della Merkel. Ho partecipato a diversi congressi della Cdu, e ho visto quanto il partito sia spaccato al suo interno, perché i gruppi vanno dai sostenitori duri e puri della Merkel ai fautori di un cambiamento, critici del presunto “tradimento” della Merkel ai valori conservatori. Gli ultimi congressi hanno sempre segnalato che c’è una maggioranza pro-Merkel, fatto che complica la partita per Merz. Una sua vittoria cambierebbe le politiche della Cdu, spostandole più a destra anche su temi come quello dei migranti e avvicinandole a quelle di Wolfgang Schauble, il duro ex ministro delle Finanze favorevole al rigore verso la Grecia e i Paesi del Sud, sul piano economico.

Chi vincerà nella Cdu non avrà comunque in tasca la nomination. Possiamo indicare in Markus Söder, il governatore della Baviera, il principale sfidante di Laschet per la carica di candidato cancelliere?

Si, il candidato cancelliere è presentato assieme dalla Cdu e dall’alleata bavarese della Csu quindi essere eletti alla guida della prima non significa essere automaticamente candidati a cancellieri. Söder ha fatto molto bene nella gestione della pandemia, e anche in caso di vittoria Laschet non può essere sicuro di esser candidato cancelliere.

Che significato avrebbe per la Germania vedere un bavarese espugnare Berlino?

Sarebbe un’assoluta novità. Due bavaresi in passato hanno provato a conquistare la cancelleria, ma hanno fallito miseramente. Le chanches di Söder sono migliori, anche perché lui da un lato si presenta molto bene come leader capace di gestire la crisi, una sorta di “Luca Zaia tedesco”, e dall’altro riesce a darsi un profilo molto moderato, sensibile ai temi ecologici, per aprire a una possibile coalizione con i Verdi.

Una linea molto diversa dal predecessore Horst Seehofer, oggi Ministro dell’Interno, che appariva un conservatore duro e puro…

Assolutamente: tanti non lo pensavano, vedendo Söder come un osso duro, ma lui si è dimostrato politicamente molto intelligente, aumentando le sue possibilità di diventare candidato Cancelliere.

Fin qui abbiamo ragionato pensando che sarà la Cdu/Csu a nominare il Cancelliere. Sono possibili maggioranze che escludano il centro?

Un governo a guida Cdu/Csu è lo scenario più probabile, ma se guardiamo i numeri dei sondaggi vediamo che una coalizione tra Verdi, socialdemocratici (Spd) e sinistra (Linke) arriverebbe comunque al 45-46%. Un buon candidato socialdemocratico potrebbe muovere un 10-15% dei consensi in campagna elettorale. Martin Schulz ce l’aveva fatta in un primo momento, poi a sprecato tutto. Olaf Scholz, ministro delle Finanze, è diverso, è un candidato forte, per alcuni più credibile di Laschet, e la sua discesa in campo può cambiare le carte in tavola. Non escludo un forte movimento dei numeri dei sondaggi durante la campagna elettorale. Forse per i Paesi dell’Europa del Sud una vittoria di Scholz, molto aperto al dialogo su temi come il Mes e il Recovery Fund, potrebbe essere una buona notizia.

Il centro Cdu/Csu cerca i Verdi come nuovo partner di governo, la Spd mira a coalizzarsi con loro dopo le elezioni. I Verdi, insomma, sono l’ago della bilancia?

È proprio così: bisognerà vedere se i Verdi manterranno i numeri elevati e i consensi che nei sondaggi spaziano tra il 15 e il 20%. I Verdi erano già con più di un piede in una coalizione con la Cdu dopo il voto del 2017, e l’ipotesi di un governo assieme sfumò solo per il veto all’ultimo istante dei liberali, terzo partner nella mancata coalizione. Su temi come l’ecologia e la sostenibilità i Verdi hanno più vicinanza alla Cdu che alla Spd, tradizionale partito operaio che ha molta attenzione per la politica industriale e il mondo del lavoro, guardando solo secondariamente all’ambiente. Verdi e Cdu hanno fatto le prove generali tre anni fa, per capire come avrebbero reagito le basi dei due partiti. Quella dei Verdi, più a sinistra dei leader del partito, già allora non reagì male e non pose veti: se ci saranno i numeri, la coalizione Verdi-Cdu appare probabile in caso di vittoria di Laschet o Söder. Una coalizione a sinistra appare meno probabile considerando che vi dovrebbe prendere parte la Linke, partito senza grande esperienza di governo in cui sono presenti numerose componenti radicali e fondamentaliste. Questo può spingere i Verdi nella direzione di un governo stabile con il centro. I Verdi, al contrario, hanno esperienza di governo in diversi Lander (sia con la Cdu che con la Spd) e, al contrario di quanto era spesso rinfacciato in passato ai liberali, anche in coalizioni ampie difficilmente vengono meno ai loro valori politici.

Clicca qui per leggere tutte le interviste realizzate dall’Osservatorio Globalizzazione.

Bresciano classe 1994, si è formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano. Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019. Attualmente è analista geopolitico ed economico per "Inside Over" e "Kritica Economica" e svolge attività di ricerca presso il CISINT - Centro Italia di Strategia e Intelligence.

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