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Lacheroy, il controrivoluzionario

Lacheroy, il controrivoluzionario

Charles Lacheroy, colonnello dell’esercito francese, fu tra i teorizzatori della teoria della “guerra rivoluzionaria” di cui hanno recentemente parlato Aldo Giannuli e Giuseppe Gagliano, e studiò le contromisure che i Paesi occidentali avrebbero dovuto approntare. E proprio Gagliano ci guida alla scoperta del suo pensiero e della sua figura.

Quella che George W. Bush ha chiamato la battaglia occidentale per conquistare i cuori e le menti, cominciò in Algeria nel 1954, tra i militari francesi stregati dalla sconfitta di Điện Biên Phủ. Antesignano del nuovo approccio fu il colonello Charles Lacheroy (1906-2005) che dalla sua esperienza personale e dalle teorie militari ricavabili dalla prassi rivoluzionaria leninista e maoista elaborò quella dottrina della guerra controrivoluzionaria come “azione psicologica” che finì per trasformarlo nel funesto ideologo dei “soldati perduti”, fino a organizzare un disastroso tentativo di colpo di stato contro de Gaulle e a perseverare nel delirio di fermare la storia gettandosi nella criminale avventura dell’OAS. Condannato a morte in contumacia nel 1961, fu amnistiato nel 1968. Festeggiato dall’associazione Amici di Raoul Salan, morì quasi centenario, ma non pentito.

Com’è noto Lacheroy cominciò ad elaborare le sue teorie nel 1954, con due articoli anonimi apparsi ad agosto sul prestigioso Le Monde. Quelle tesi dirompenti ebbero tale risonanza da indurre l’autore a esporle in modo più organico in una prolusione all’Ecole de guerre nel settembre dello stesso anno. Al di là delle considerazioni di merito, l’analisi del pensiero del generale Giap e la teoria della guerra rivoluzionaria ricavabile dagli scritti di Lenin e Mao, costituiranno il punto di partenza per elaborare una nuova dottrina nel contesto della strategia francese che troverà proprio in Lacheroy il primo teorico e che prenderà il nome di guerra rivoluzionaria . I presupposti che indurranno Lacheroy a modificare profondamente le sue convinzioni strategiche non possono che collocarsi temporalmente nel 1946 quando ,dopo aver ripreso la sua carriera di ufficiale coloniale, ebbe modo di seguire i corsi del Centro alti studi amministrativi della amministrazione musulmana (CHEAM) creato nel 1937 su iniziativa del professore Robert Montagne con il quale Lacheroy si era legato a livello amicale all’inizio degli anni trenta .Nominato in seguito comandante del primo battaglione autonomo in Costa d’Avorio ebbe modo, suo malgrado, di prendere parte alla sanguinosa repressione dell’insurrezione scatenata dall’Unione democratica africana (RDT).

Questo primo incontro con la ” propaganda sovversiva” e con i tentativi di ” infiltrazione comunista” nella colonia africana determinerà un cambiamento profondo sia sul piano emotivo che strategico. Quando nel febbraio 1951, Lacheroy sbarca a Saigon, chiamato dal Generale de Lattre, l’Estremo Oriente è per lui una incognita rispetto allo scenario dell’Africa occidentale .Nominato comandante della prima armata nel settore di Bien-Hoa in Indocina, avrà modo di conoscere i Viét-minh la cui modalità operativa verrà connotata come sconcertante, inafferrabile modus operandi che si basava sul sostegno nella popolazione grazie al quale il Viét-minh era dovunque e da nessuna parte al tempo stesso. Fortemente scosso nelle sue certezze, Lacheroy si domandò come, a dispetto di un armamento largamente superiore a quello di cui disponeva il nemico, il corpo di spedizione francese non fosse in grado di conseguire la vittoria.

L’anno successivo- e più esattamente nel novembre del 1952-in una conferenza svolta a Bien- Hoa individuerà la causa di questo iato(individuazione che sarà possibile anche grazie alla lettura degli scritti militari di Mao) nelle realizzazione- da parte dei Viét-minh -delle gerarchie parallele grazie alle quali gli abitanti del Vietnam del sud erano imprigionati in un sistema di coercizione dalla perfezione machiavellica, in un sistema politicamente connotabile come dittatura populista coordinata dal potere militare. Il successo conseguito dalla relazione presso gli alti comandi militari, gli consentiranno nel 1953 di dirigere il Centro studi asiatici e africani (CEAA) presso la caserma di Lourcine e di formulare in modo più articolato il 25 aprile del 1955 presso l’Istituto di alti studi della difesa nazionale (IHEDN) una nuova dottrina che Lacheroy denominerà guerra rivoluzionaria caratterizzata dal controllo totale della popolazione che imbriglia l’individuo fin da giovane in una triplice struttura: professionale, territoriale e ideologica condizionandolo costantemente attraverso l’indottrinamento conseguito attraverso slogan semplici e incisivi e attraverso letture orientate. Ebbene di fronte a questa arma nuova- che pone l’enfasi sulla dimensione psicologica come sottolinea Lacheroy – diventa imperativo adattare il modus operandi alla nuova realtà strategica senza indugio alcuno. Allo scopo di amplificare la portata della sua riflessione, accelerando in questo modo le necessarie e urgenti modifiche a livello di strategia presso lo Stato maggiore e il Ministero della difesa, in accordo con il giornalista Blanchet del prestigioso quotidiano Le Monde – che aveva conosciuto al Ceaa – pubblica il 3 e il 4 agosto in forma anonima sul quotidiano francese tre estratti tratti da un testo dattiloscritto intitolato La campagne d’Indochine ou une leçon de guerre révolutionnaire. Il successo conseguito presso la società civile e le istituzioni militari gli consentiranno di illustrare la dottrina della guerra rivoluzionaria al Generale Guillaume nel maggio del 1955 e nel giugno del 1957 alla Sorbona alla presenza del Generale Challe – Maggior Generale delle forze armate – e di duemila ufficiali della riserva in una prolusione di un’ora e mezza intitolata La guerra rivoluzionaria e l’arma psicologica. Secondo Lacheroy la guerra rivoluzionaria si articola in cinque fasi:

Prima fase: “In un periodo tranquillo, solo i servizi speciali sono in grado di rilevare i segnali  premonitori di una tempesta, e ,di solito, vengono segnalati alle autorità competenti. Ma l’esperienza dimostra che essi sono raramente ascoltati. Ecco che allora  improvvisamente esplodono le bombe, gli attentati diventano frequenti, e delle parole d’ordine si mettono a circolare creando una situazione drammatica”.

“Allo stesso tempo, gli “incidenti” sono messi in evidenza da alcune potenze straniere che cominciano ad avvertire le principali  organizzazioni internazionali… Siamo in presenza della  fase della  pubblicità ed è solo quando questa ha svolto il suo ruolo. che si passerà alla prossima fase”la fase Seconda:” di fronte a questa situazione e al clima di nervosismo – gestito dai media – che lo accompagna, le autorità devono adottare misure a carattere di polizia. Il movimento rivoluzionario concentrerà quindi la sua azione sul trattamento della  popolazione  con lo scopo di terrorizzarlo”;

Seconda fase “Nella seconda fase l’avversario ha vinto la battaglia anche grazie alla complicità del silenzio della popolazione. Per mantenere lo stato di terrore sarà sufficiente che la complicitá sia mantenuta solo di fronte ad attacchi  circoscritti”;

Terza fase: “È necessario operare Una distinzione tra le azioni di natura militare e quelle di natura politica .Le azioni di natura militare consistono nella presenza di elementi ribelli armati che con la complicità della popolazione, iniziano la pratica della  guerriglia, mentre la azione di natura politica si basa  su nuclei attivi responsabili che trasformano  a poco a poco la complicità passiva della società civile in “complicità attiva”, gli spettatori in attori, i sostenitori neutri in fanatici”;

Quarta fase: “è essenzialmente una fase di transizione durante la quale le azioni di guerriglia si intensificano come anche  la popolazione coinvolta“;

Quinta fase: “il territorio Controllato dai guerriglieri aumenta, si costituiscono gerarchie parallele e di conseguenza l’autorità dei ribelli si sostituirà in modo graduale alla autorità legali. In altri termini, con questa fase, la legittimità del potere politico e della forza militare è nelle mani dei ribelli e non più delle autorità costituite”.

Ebbene queste cinque fasi – sottolinea Lacheroy – venivano pianificate a livello centrale dall’Urss che indottrina i propri militanti con tecniche psico-politiche allo scopo di indebolire il mondo occidentale in Medio Oriente e in Africa . A partire da queste tesi-profondamente  innovative  nel  contesto della  strategia francese-prenderà  avvio  in  Francia una riflessione ampia e approfondita  sulla guerra  rivoluzionaria.

48 – Il sardonico Johnny Hart

49 – Mino Pecorelli, un uomo che sapeva troppo

50 – Herbert Marcuse e la fine delle utopie

51 – Steve Bannon tra Guillaume Faye e Samuel Huntington

52 – Lacheroy, il controrivoluzionario

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Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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