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La nuova corsa allo spazio è un’opportunità per l’Italia

Spazio spazio Italia

La nuova corsa allo spazio è un’opportunità per l’Italia

La recente intesa sul programma Artemis tra l’Italia e gli Stati Uniti è solo l’ultimo tassello di un’ampia strategia di sviluppo che sta vedendo il nostro Paese protagonista della nuova corsa allo spazio, partita estremamente importante sia sul versante economico che su quello geopolitico. Del tema oggi abbiamo voluto discutere con l’onorevole Iolanda Di Stasio del Movimento Cinque Stelle. Campana classe 1992, prima firmataria del disegno di legge sulla Zona economica esclusiva nel Mediterraneo, Iolanda Di Stasio è una delle esponenti del Parlamento maggiormente attenta agli sviluppi del settore aerospaziale nazionale.

Onorevole Di Stasio, l’accordo tra Italia e USA sul programma Artemis rilancia a tutto campo il settore spaziale italiano. Quali sono i punti nevralgici su cui l’accordo è stato strutturato?

Gli Accordi di Artemide mettono i presupposti per una serie di principi condivisi, su un sentiero già tracciato con il trattato per lo Spazio Extra-atmosferico del 1967; sono sicuramente una grande opportunità per l’Italia e per gli altri Stati sottoscrittori, in un’ottica di poter stabilire degli insediamenti di lungo periodo sulla superficie lunare. L’esperienza della Stazione Spaziale Internazionale, per ovvie ragioni dettate anche dall’obsolescenza stessa della struttura, giungerà a breve al capolinea, come si è esaurita la spinta ideologica che ne incentivò la nascita negli anni 80.

Alcuni dei punti chiave dell’accordo prevedono quindi che tali attività vengano svolte in un regime di assoluta sicurezza per tutti i Paesi parte dell’accordo, e dunque la NASA ha dettato una chiara linea d’azione che tutti gli stati si impegnano a rispettare.

L’accordo è composto da diverse sezioni, che invitano i Paesi sottoscrittori a condurre attività esplorative, sia di carattere scientifico che economico, nella massima trasparenza, sicurezza e per fini assolutamente pacifici.

Alcuni punti prevedono dunque che vi sia la libera circolazione tra i Paesi sottoscrittori, di dati scientifici e rispetto alla classificazione degli “oggetti spaziali” identificati. Così come è inserita una sezione che riguarda lo sfruttamento delle risorse minerarie presenti, che deve avvenire nel rispetto di pratiche sostenibili e che non arrechino danni significativi durante le operazioni di estrazione. Vi è anche un punto che riguarda la tutela del paesaggio, con la precisa intenzione di salvaguardare qualsiasi prova dell’attività antropica sui corpi celesti.

Come avverrà concretamente il coinvolgimento italiano in Artemis? Il governo italiano e le controparti statunitensi nella Nasa stanno già pensando a progetti concreti?

L’Italia è l’unico Paese che, alla firma degli Accordi, si è presentata a Washington con un memorandum d’intenti, forti di una significativa volontà di dare uno slancio decisivo a quello che è un settore centrale nella politica e nell’economia del futuro. In questo senso va sicuramente riconosciuto l’encomiabile lavoro del Sottosegretario Fraccaro, che dal Consiglio Ministeriale ESA di Siviglia dello scorso anno ad oggi, ha portato a casa una serie di eccellenti risultati per l’Italia, sottolineando la capacità di esprimere un proprio peso specifico in vari scenari. Anche il presidente Saccoccia di ASI ha ribadito l’importante firma, l’adesione al progetto Artemis, corroborati dalla firma degli omonimi accordi, porterà a commesse in vari segmenti, dai moduli abitativi alle TLC.

L’Italia contribuirà in maniera significativa alla realizzazione dell’I-Hab del Lunar Gateway, la stazione spaziale cislunare che la NASA programma di lanciare per il 2024. Leonardo, infatti, figura già tra le aziende che hanno sottoscritto un accordo economico con l’agenzia statunitense. Allo stesso modo, non dimentichiamoci dell’obiettivo al di là dell’orizzonte: l’approdo su Marte vedrà il coinvolgimento di primissimo piano per l’industria italiana.

L’indotto industriale e tecnologico per il sistema-Paese si preannuncia importante. Come l’Italia pensa di fare sistema della realtà economica attiva nel settore spaziale? Come valorizzare al meglio il cluster di piccole e medie aziende ad alta specializzazione?

Leonardo ha preannunciato un ritorno economico a nove zeri per il settore, che ormai si qualifica come un segmento in via di consolidamento in molte aree del Paese. Questo, di per sé già un numero significativo, prende ancora più rilevanza se si pensa che ad oggi, l’indotto aerospaziale nel nostro Paese conta circa 8000 dipendenti (di cui circa due terzi inquadrati in Leonardo), per un valore totale di circa 2 miliardi di euro. Va da sé, dunque, che un ritorno diretto di un miliardo significhi un rimbalzo del 50% del valore stesso del settore!

Questa non è soltanto una buona notizia per Leonardo, che da decenni e sotto varie insegne, rappresenta un’eccellenza di carattere mondiale nel settore dell’aerospazio sia civile che militare, ma anche per tutto quel microcosmo di micro, piccole e medie imprese che si sono sapientemente organizzate in cluster regionali ad alto tasso tecnologico. Oltre alla Lombardia e al Piemonte, importantissime realtà sono sorte in Lazio, in Puglia, in Sicilia, e nella mia regione, la Campania, dove vi è la sede del CIRA, il Centro Italiano per la Ricerca nel settore Aerospaziale, e dove ho visitato il Consorzio ALI, che si trova a Napoli, dove PMI, Università e istituzioni lavorano in maniera sinergica per contribuire in maniera significativa alla ricerca scientifica e al successo di progetti di respiro internazionale. La New Space Economy sta generando uno sviluppo diffuso a carattere territoriale, e la sottoscrizione di accordi internazionali di questo tipo produrrà degli effetti di spillover, con l’aumento della domanda di professionisti specializzati nel settore, e la nascita di poli universitari di eccellenza che possano incontrare la domanda di tale settore industriale.

Il progetto Artemis andrà avanti di pari passo all’inserimento dell’Italia nei progetti dell’Esa e al programma internazionale per il Lunar Gateway. Come il governo sta gestendo lo sviluppo dei programmi che procedono su piani differenti?

La partecipazione ad un progetto, per quanto fondamentale, non può rallentare il contributo e il coinvolgimento del Paese in altre iniziative comunque importanti. Il Governo distribuirà in modo equo energie e risorse al fine di portare a casa tutti gli obiettivi sottesi a queste missioni.

Come sottolineato da più parti, l’alleanza strategica con gli USA ha anche un significato geopolitico. Ritiene che l’asse su Artemis possa fornire una base ad accordi negoziati in senso filo-atlantico anche in altri campi legati a questioni scottanti sul fronte geopolitico ed economico, come le Tlc e il 5G? In che modo impatterà sulle scelte strategiche future della Difesa?

Non rientra nella mia competenza dire come evolveranno le scelte strategiche della difesa, ma posso certamente confermare che quest’alleanza rafforza un legame già molto solido e profondo con gli Stati Uniti d’America.

L’Italia è il primo Paese europeo a firmare con loro un accordo bilaterale sull’esplorazione lunare. L’obiettivo è allargare il mercato agli operatori commerciali non esclusivamente spaziali e creare un volano che incrementerà la competitività e la crescita di entrambi i nostri Paesi.

L’Italia, oltre all’importantissimo contributo sul piano tecnico e scientifico, fornirà alla missione lunare l’apporto tecnologico necessario alla costruzione dei sistemi di allunaggio e alla realizzazione degli ulteriori moduli abitabili di superficie. Dalla cooperazione con gli Usa, quindi, per il nostro Paese ci sarà anche un ritorno industriale, senza contare tutti gli effetti positivi per la filiera e l’indotto dello spazio

A che punto è la riflessione italiana sulla rilevanza strategica dello spazio? A livello governativo e parlamentare si sta sviluppando una strategia per performare al meglio in quello che potrebbe essere un terreno futuro di scontro tra le principali potenze?

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un drastico cambio di visione per quanto riguarda lo spazio. Finalmente abbiamo maturato la consapevolezza che si tratta di un settore indispensabile per la crescita e lo sviluppo dell’economia di un Paese moderno.

L’Italia ha una lunga tradizione spaziale. Pochissimi sanno che il nostro Paese dispone di un comparto spaziale ed aerospaziale caratterizzato da una filiera completa di prodotti e servizi. Questo comporta un’autonomia strategica che ha consentito alla nostra industria di maturare un’eccellente competenza ed una validissima competitività sul mercato globale.

Il comparto spaziale italiano conta più di 200 aziende, di cui 4 su 5 sono PMI e con +74% start-up negli ultimi 5 anni, per un totale di oltre 7.000 addetti, in 10 distretti tecnologici nazionali, localizzati in Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania e Puglia, con un fatturato complessivo di 1,6 miliardi all’anno.

In un’intervista, l’astronauta Luca Parmitano ha dichiarato che “L’Italia è sul podio delle tecnologie per lo spazio e questo non può che spingerci a sfruttare al massimo le nostre competenze e le nostre preziose risorse per un tornaconto industriale, commerciale, ma anche per definire, a livello geopolitico, la nostra posizione in un settore tanto importante quanto ambito dalle principali potenze mondiali.

Clicca qui per leggere tutte le interviste realizzate dall’Osservatorio Globalizzazione.

Bresciano classe 1994, si è formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano. Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019. Il suo principale interesse di studio è la geoeconomia, ovvero l’analisi degli effetti dell’interdipendenza tra le grandi questioni geopolitiche e le dinamiche industriali, commerciali e produttive del mondo contemporaneo, con un focus particolare sull’impatto della rivoluzione tecnologica, sulla sfida Usa-Cina e sul ruolo dell’Europa nel mondo contemporaneo.

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