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Braccio di ferro nel Golfo

Braccio di ferro nel Golfo

Ospitiamo sul nostro sito un’interessante analisi del dottor Franco Iacch, analista esperto in sistemi d’arma, sui possibili scenari di un conflitto tra Usa e Iran.

Una guerra tra Stati Uniti ed Iran non ci sarà. L’amministrazione Trump vuole passare alla storia per aver messo fine alle guerre americane nel Medio Oriente, non per iniziarne di nuove. Anche l’Ayatollah Ali Khamenei, suprema guida dell’Iran, ha pubblicamente affermato che una guerra con gli Stati Uniti non ci sarà. Ciò non significa che qualche azione aggressiva isolata e non autorizzata, date le tensioni create, potrebbe verificarsi, ma una guerra totale tra i due paesi è da escludere. Il concetto stesso di guerra convenzionale tra stati, pena conseguenze inimmaginabili ed evoluzioni imprevedibili, è storia. L’Iran non è certamente l’Iraq o la Corea del Nord, ma non rappresenta una minaccia militare convenzionale per gli Stati Uniti. Per intenderci: nessun paese al mondo potrebbe sconfiggere gli Stati Uniti. Un attacco preventivo convenzionale contro l’Iran ridurrebbe certamente le capacità militare del paese, ma non escluderebbe la ritorsione contro le basi statunitensi in Medio Oriente ed Israele. Qualora scoppiasse una guerra totale e senza limiti tra Stati Uniti ed Iran, sarebbe proprio la disparità atomica a rendere irrilevanti tutte le altre voci convenzionali dell’equazione. Tuttavia il ricorso al nucleare, che andrebbe autorizzato solo in specifici casi, avrebbe conseguenze inimmaginabili ed imprevedibili. Nessun paese al mondo avrebbe una sola possibilità di sconfiggere militarmente gli Stati Uniti. Tuttavia una guerra contro la Repubblica Islamica, storia insegna, sarebbe una prospettiva devastante per tutti i soggetti coinvolti.

La presunta forza di invasione

Si tratterebbe dell’attacco militare più pubblicizzato della storia. I social, campo di battaglia virtuale, ospiterebbero contesti IW che plasmerebbero l’opinione pubblica internazionale. Tali attacchi sono sempre in corso. Servirebbero poi settimane se non mesi, in base all’opzione militare scelta dalla Casa Bianca, per assemblare una forza d’attacco. La forza aerea, terrestre e navale di superficie degli Stati Uniti sarebbe monitorata on line lasciando ben poco spazio all’effetto sorpresa. Ciò darebbe all’Iran il tempo necessario per prepararsi alla guerra, alla comunità internazionale di prendere posizione ed agli alleati di Teheran di decidere il da farsi. Ovviamente non consideriamo la posizione della Russia. E mentre Trump ordinerebbe alle truppe di mettersi in posizione, l’Occidente potrebbe essere teatro di attacchi asimmetrici.

Nessun analista sano di mente suggerirebbe un’invasione terrestre dell’Iran. La Repubblica Islamica è il 17 ° paese più grande del mondo. Misura 1.684.000 chilometri quadrati. Ciò significa che è più grande dei territori di Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Spagna e Portogallo messi assieme. L’Iran è una fortezza. Circondato su tre lati da montagne e sul quarto dall’oceano con una terra desolata al centro: è estremamente difficile da conquistare. Quasi tutte le principali città si trovano nel nord del paese. Una forza d’attacco proveniente dall’Afghanistan occidentale richiederebbe mesi per essere assemblata, considerando che sarebbero necessari non meno di 300 mila soldati sul terreno. L’Iran non è certamente l’Iraq del 2003. Passare dal confine afghano alla maggior parte delle principali città iraniane richiederebbe la traversata di due grandi regioni desertiche: Dasht-e Lut e Dasht-e Kavir. Dasht-e Kavir è particolarmente temibile per la conformazione del suo terreno simile alle sabbie mobili. Il Dasht-e Kavir consiste in uno strato di sale che copre del fango denso. Ciò limiterebbe enormemente la fanteria meccanizzata e motorizzata statunitense. I potentissimi carri armati M1A2 SEP Abrams non temono certamente i sistemi pesanti Karrar o Tiam, ma l’attraversata delle due grandi regioni desertiche dell’Iran. L’Iraq è un paese molto più piccolo dell’Iran: il suo terreno si è rivelato essere molto più adatto per le forze corazzate statunitensi.

L’invasione terrestre dalla Turchia

L’alleato della Nato ha già vietato agli Stati Uniti di utilizzare il suo territorio come base di proiezione per un’invasione terrestre dell’Iraq. E l’alleato della Nato non lo concederebbe certamente oggi per invadere l’Iran. Ed in ogni caso non sarebbe un regalo: le montagne Zagros che definiscono i confini dell’Iran con la Turchia e la maggior parte dell’Iraq sono un incubo per qualsiasi forza di invasione.

Come rilevato nello studio The Revenge of Geography di Robert Kaplan “i confini occidentali si trovano nell’estremo sud, dove il Tigri e l’Eufrate si incontrano per formare il fiume Shatt al-Arab. Questa era la via di invasione utilizzata da Saddam Hussein negli anni ’80. Sfortunatamente, come ha scoperto Saddam, questo è un territorio paludoso e facile da difendere. Inoltre, non molto tempo dopo aver attraversato il territorio iraniano, qualsiasi forza di invasione si sarebbe imbattuta nei Monti Zagros”. Teheran ha investito miliardi di dollari per trasformare i Monti Zagros in un’ecatombe per qualsiasi forza di invasione.

Conquistare un paese è la parte facile

Conquistare un paese è la parte facile. E’ l’occupazione la parte difficile e costosa così come hanno appreso gli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan. Saddam fu cacciato in poche settimane, ma in Iraq si continua a combattere ancora oggi. Un’invasione dell’Iran sarebbe molto più impegnativa e sanguinaria della guerra in Iraq.

La distruzione delle principali infrastrutture dell’Iran non sarà sufficiente per annullare la ritorsione. Pertanto, anche se gli Stati Uniti possono essere ragionevolmente certi di arrestare un duro colpo alle capacità militari del Paese nella prima ondata, sarebbe necessario un grado di cognizione assoluta per annullare ogni tipo di ritorsione.

La postura frenemies

Escludendo l’opzione nucleare ed una inimmaginabile invasione terrestre, ogni tipo di azione militare fisica o virtuale innescherebbe una violenta rappresaglia contro le basi statunitensi in Medio Oriente ed Israele. Anche un attacco convenzionale limitato e non in grado di decapitare la linea di comando dell’Iran, scatenerebbe la ritorsione. Teheran non è Damasco. Con una certezza quasi assoluta ogni forma di conflitto convenzionale tra Iran e Stati Uniti si tramuterebbe in termonucleare in brevissimo tempo. La migliore soluzione possibile sarebbe che entrambe le parti adottassero un approccio pragmatico per allineare i loro interessi in aree con obiettivi condivisi, accettando di non essere d’accordo: la postura frenemies. I due paesi continueranno a farsi la guerra per procura.

Franco Iacch è un analista esperto in sistemi d'arma.

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