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L’alleanza di ferro tra Azerbaijan e Israele e le sue conseguenze geopolitiche

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L’alleanza di ferro tra Azerbaijan e Israele e le sue conseguenze geopolitiche

La guerra appena finita nel Nagorno-Karabakh mette in luce un’alleanza particolare tra Azerbaijan e Israele.

Quando Armenia e Azerbaigian hanno stipulato la pace per il conflitto riesploso nell’Artsakh la reazione nelle rispettive capitali sono state opposte. A Yerevan i manifestanti infuriati sono scesi in piazza chiedendo le dimissioni di Pashinyan e il proseguimento della guerra. La polizia è evaporata e la popolazione ha assaltato il Parlamento sfasciando anche alcune stanze. Per qualche ora si è anche paventata l’ipotesi che alcuni reparti dell’esercito avrebbero disobbedito e continuato la guerra. Scenario poi non avveratosi.

Invece a Baku il popolo è sceso nelle strade festeggiando la vittoria. Un successo che è decisivo per Aliyev e segna un passo indietro de facto di Putin oltre che la vittoria strategica di Erdogan. Ma quello che pochi hanno notato è la presenza di bandiere con la stella di David nelle piazze azere. Come si spiega questo fatto in un Paese dove c’è una chiarissima maggioranza musulmana sciita?

Una lunga relazione

L’alleanza tra Azerbaigian e Israele ha origine all’alba dell’indipendenza dell’ex repubblica sovietica. In una dichiarazione venuta alla luce grazie a Wikileaks il dittatore azero Aliyev affermava che le relazioni con lo stato ebraico sono come un iceberg, solo la punta è visibile mentre il resto è nascosto sotto la superficie del mare. Un’affermazione criptica che dimostra però la profondità di questo apparentemente innaturale rapporto.

Azerbaijan e Israele, reciproci vantaggi

Israele e Azerbaigian condividono interessi comuni. In primis la preoccupazione per l’Iran. La Repubblica Islamica è il principale nemico di entrambi. Per quanto riguarda Israele le ragioni sono note e hanno le loro radici nella Storia.

I motivi per cui Azerbaigian e Iran, entrambi Nazioni a maggioranza sciita, sono in cattivi rapporti merita un excursus rapido. Circa il 16% della popolazione iraniana è di etnia azera ed è la prima minoranza del Paese. La paura di spinte secessioniste per la creazione di un Grande Azerbaigian è sempre stata una preoccupazione per Teheran che ha quindi raffreddato notevolmente i rapporti con il vicino. Ma l’Azerbaigian dai buoni rapporti con Israele ci guadagna, oltre a macchine agricole di alto livello, anche una protezione speciale dei suoi interessi davanti all’Occidente e specialmente negli USA. Qui infatti le lobby ebraiche si fanno portavoce delle istanze azere contro quelle portate avanti dai gruppi di pressione armeni, anch’essi attivi e influenti anche se in maniera inferiore rispetto a quelle israeliane.

E invece quali sono i guadagni israeliani? Il primo e più banale riguarda ovviamente l’acquisto di petrolio azero da parte di Israele. C’è poi la questione della sorveglianza del confine iraniano. L’Azerbaigian infatti usa sistemi di monitoraggio israeliani e in cambio i due Paesi si passano informazioni sul nemico comune. Inoltre nel 2016 l’Azerbaigian ha dato il permesso a Israele per usare i suoi aeroporti come punto di partenze per i raid contro le strutture di sviluppo nucleare iraniane. Ma l’affare più utile per gli azeri e più lucroso per gli israeliani è un altro.

Armi, armi e armi

Secondo una stima dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma tra il 2006 e il 2019 Israele ha rifornito l’Azerbaigian per un totale di 825 milioni di dollari di armi tant’è che l’Armenia, nel corso dell’ultimo infausto conflitto, ha ritirato il suo ambasciatore a Tel Aviv e ha ufficialmente chiesto a Israele di smettere di vendere armi a Baku. Cosa che ovviamente non è avvenuta. Insieme alla Turchia, la Nazione su cui Aliyev e il regime azero puntavano per ricevere aiuto nel dare inizio a una nuova guerra per il Nagorno-Karabakh era, è e rimarrà soprattutto Israele. E Israele non ha deluso le aspettative. Ma facciamo un passo indietro. Nel 2012 erano usciti vari dossier che parlavano di un accordo da 1.6 miliardi di dollari tra Tel Aviv e Baku.

Otto anni dopo, nel settembre del 2020, il giornale Haaretz ha rivelato movimenti bancari che collegavano l’Israel Aerospace Industries, un gigante dell’industria bellica di proprietà dello Stato ebraico, a due aziende che riciclano denaro per il regime azero che così finanzia la sua cleptocrazia e forse anche attività di terrorismo. Si parla di 155 milioni di dollari passati da un ente statale ebraico a due aziende (la Jetfield Networks e la Larkstone Ltd.), che sono di fatto scatole cinesi, riconducibili al medesimo individuo, ovviamente azero: tale Javid Huseynov. Il sostegno israeliano alla guerra portata avanti da turchi e azeri è reso ancora più palese dall’intensificazione dei voli di aerei cargo usati per il trasporto presumibilmente di armi da Baku all’aeroporto Ben Gurion, nell’Israele del sud. Aerei che probabilmente trasportavano i droni “suicida” che hanno provocato gravissime perdite agli armeni sia tra i militari sia tra i civili.

Aliyev dunque ha pienamente ragione a definire i rapporti azero-israeliani come un iceberg. Sotto la superficie ci sono contratti faraonici che servono a finanziare una guerra di conquista sanguinosa, ci sono mazzette agli alti papaveri di quello che è a tutti gli effetti un regime dittatoriale oppressivo e soprattutto armi, molte armi. Ma qualcosa si vede in superficie. Si vedono i civili armeni costretti a lasciare le loro case perché conquistate da un nemico che vuole la pulizia etnica e un’altra parte del nostro mondo che viene stritolata dall’ennesimo conflitto. 

Brianzolo nato nel 2000. Studente di Storia presso la Statale di Milano, appassionato di politica nazionale e internazionale. La sua attenzione maggiore si concentra sui rapporti tra Nazioni. Nutre un particolare interesse per le questioni sociali ed economiche che legano i vari Stati e tiene sempre un occhio fisso sulla storia. Collabora anche con L’Antidiplomatico dove gestisce lo spazio “Un altro punto di vista”.

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